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India: un piccolo approfondimento su Adivasi e nucleare



Vi proponiamo un piccolo articolo di approfondimento sulla lotta degli Adivasi in India contro il nucleare, in specifico l'estrazione di uranio. A noi serve per ricollegarci ai fatti piu' recenti che vedono sempre piu' frequentio le aggressioni di radicali hindu' verso cristiani per la maggiorparte Adivasi, appunto.


India : il "radioso" futuro degli Adivasi

Nell'intento statunitense di contrapporre alla Cina un'India politicamente ed economicamente forte, il Congresso degli USA ha approvato nel 2006 il Hyde -Act, che di fatto riconosce l'India come potenza militare atomica nonostante l'India non abbia mai firmato l'Accordo sulla non proliferazione delle armi atomiche. Il riconoscimento degli USA rende più facile anche l'espansione del nucleare a scopi civili in India. I costi di questa politica ricadranno perlopiù sulle popolazioni indigene Adivasi poiché i giacimenti indiani di uranio si trovano quasi esclusivamente sulla loro terra. Attualmente l'uranio viene estratto solo nella regione attorno a Jadugoda nello stato indiano di Jharkand dove vivono prevalentemente le popolazioni Adivasi degli Ho e dei Santhal. Il 24 dicembre 2006 migliaia di litri di scorie radioattive sono fuoriuscite per nove ore dall'impianto gestito dall'impresa statale Uranium Corporation of India Limited (UCIL) e si sono riversati in un piccolo fiumiciattolo che scorre accanto al vicino villaggio di Dungridih. I gestori degli impianti non si erano neanche accorti della falla nel sistema e la perdita è stata fermata solo dopo l'allarme dato dalla popolazione. Nel frattempo sul fiume si era formato un tappeto di rifiuti velenosi che ha annientato buona parte della fauna del fiume e ha contaminato le riserve di acqua di molte delle comunità situate lungo il fiume. Questo non era il primo incidente. Nel 1986 si era rotta la diga di un bacino di raccolta dei residui di lavorazione dell'uranio. Ciò nonostante l'impresa evidentemente non considera necessaria l'adozione di accurati sistemi di sicurezza e di allerta. Le conseguenze di questa gestione spensierata ha comportato e continua a causare drammatici problemi di salute per le circa 30.000 persone che vivono nelle vicinanze della miniera di Jadugoda. L'uranio è trasportato in camion aperti su strade pubbliche e a volte piccole parti del carico cadono in strada. I bacini di raccolta dei rifiuti radioattivi non sono né coperti né recintati, le dighe di contenimento vengono spesso usate come passaggi pedonali e i materiali di scarto usati come materiale edile. L'equipaggiamento di sicurezza fornito ai minatori, in maggioranza Adivasi, consiste in un paio di guanti. Le autorità indiane hanno classificato come strettamente confidenziali i dati attuali sui morti al lavoro e sull'incidenza di malattie gravi tra la popolazione. I minatori malati vengono curati in ospedali appositi, la loro cartella clinica sottostà al segreto di stato, e anche il possesso non autorizzato di un contatore Geiger costituisce un reato. Ufficialmente però viene negata qualsiasi relazione tra la radioattività e i dati indicativi forniti dai resoconti delle infermiere dei piccoli centri di salute dei villaggi. Le patologie che più saltano agli occhi sono l'alto numero di tumori e tubercolosi, di malattie alle vie respiratorie, di anemia, di aborti spontanei, bambini nati morti e di malformazioni nei neonati. Per le autorità, l'energia nucleare è e resta una fonte energetica sicura nonché la fonte energetica del futuro. In una paese caratterizzato da elevati tassi di analfabetismo c'è voluto il lavoro di informazione della Jharkandi's Organisation against Radiation (JOAR – Organizzazione di Jharkandi contro le radiazioni) affinché la popolazione prendesse coscienza del fatto che i gravi e diffusi problemi di salute non fossero una punizione divina ma causati dall'uomo. Per questo lavoro la JOAR è stata insignita nel 2004 del Nuclear-Free Future Award. Attualmente in India ci sono 14 reattori nucleari, ma secondo i progetti dello stato altri otto reattori dovrebbero essere costruiti entro il 2020. Gli enormi giacimenti di uranio di Jadugoda si stanno esaurendo e diventa quindi sempre più impellente il bisogno di avviare lo sfruttamento dei nuovi giacimenti individuati a Turamdih, Bagjata e Banduhuran nelle regioni di Jharkhand, Lambapur e Peddagattu. Anche in questi casi, i giacimenti si trovano su territori adivasi e circa 30.000 persone sarebbero costrette a lasciare terra e casa per fare spazio alle miniere. Il caso di Jadugoda ha però fatto scuola e tra la popolazione cresce la resistenza a questa forma di sviluppo.