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questa scienza e' contro l'uomo ed e' perversa



la sentenza non condanna a morte Eluana ma in ultima analisi ne afferma la volonta'.

Eluana non esce sconfitta da questa vicenda.
al contrario finalmente verra' rispettata la sua scelta di vita fatta quando lei era 
capace di decidere e comunicare le proprie scelte.

penso non sia vero che il dott.Melazzini condivida con Eluana l'aspetto centrale di 
questa vicenda in quanto il dott.Melazzini non e' nello stesso stato in cui si trova suo 
malgrado ad essere Eluana.
questo e' palese.

il Dott.Melazzini si chiede se la vita sia o no un valore assoluto.
purtroppo anche qui la risposta e' lampante ed e' NO!
in italia ce' lo schiavismo sia in campo sessuale che in quello lavorativo.
in puglia ci sono dati che dicono di decine di lavoratori clandestini uccisi da aguzzini 
senza scrupoli perche'ribellatisi a condizioni di vita disumane.
in italia ci sono numerose vicende di centinaia di morti per malattie contratte sui 
luoghi di lavoro che han visto assolti i responsabili.
un esempio su tutti portomarghera.
in italia perdono la propria vita 4 esseri umani al giorno.
la causa esatta di cio' e' che la vita umana appunto vale niente di fronte al profitto 
dei pochi che continuano ad arricchirsi sulle morti di queste persone.
a livello internazionale scontato affermare che ogni giorno muoino di fame nel mondo 
migliaia di persone quando innumerevoli statistiche affermano che se le ricchezze fossero 
ridistribuite equamente non morirebbero.
in italia si muore nelle carceri e non se ne parla mai.
e ci sono tanti altri esempi da portare.

quindi penso che il Dott.Melazzini dovrebbe sapere che la vita non e' un valore.
questo dice la realta' dei fatti.
la vita..le vite sono subordinate a mille tipi di profitti e da questi offese umiliate e 
disprezzate costantemente.

il Dott.Melazzini da dell'assassino al padre di eluana dopo aver affermato che la 
famiglia di Eluana e' povera.
io credo sia ricca di valori umani e civili e che sia "povera" solo perche' ha dovuto 
lottare per tanti anni contro oscurantismi ed ipocrisie che spesso son gli artefici 
proprio del disprezzo della vita di cui sopra.

inoltre si giudica Eluana "solo una disabile" ma bisognerebbe chederlo a lei come si 
sente.cosa si sente.


il Dott.Melazzini sapra' che i diritti inalienabili sia in italia che nel mondo vengono 
costantemente violati e che della dichiarazione dei diritti fondamentali dell'uomo non 
ce' una sola nazione al mondo che li abbia messi in pratica.


il padre di Eluana lotta da tanti anni per far riconoscere alla propria figlia il suo di 
diritto.
 suo e insindacabile da parte di chicchessia.
il padre di Eluana non e' un assassino che non vede l'ora di far morire sua figlia ma un 
uomo che per tutta questa vicenda ha sofferto profondamente e dimostrato una grande 
dignita' che va rispettata.


se Eluana soffrira' nel decorso finale dello stato in cui versa suo malgrado e' solo a 
causa di una legislazione retrograda incivile e illiberale che non permette l'eutanasia 
come in paesi piu' avanzati e civili dell'italia.
inoltre il rischio che soffra sembra una scusa in quanto ci sono molti dottori che 
affermano che cio' non avvera' in quanto Eluana sara' sedata.
e questo e' purtroppo l'unico percorso che la possa condurre a cio' che lei voleva.

Eluana non e' morta.
ma quella che suo malgrado sta conducendo non e' la vita che voleva vivere.

io credo che il Dott.Melazzini sia da rispettare profondamente e da ammirare nella sua 
sofferenza e nel suo coraggio e concordo con lui chela vita e' un valore in se e non puo' 
essere misurata in base alla sua qualita'.
trovo ammirevole il riferimento che fa alle tante famiglie che vengono lasciate sole 
dallo stato nel dover affrontare situazioni cosi' gravi.

cio che si continua a non voler capire e' che va tutelata anche la liberta' e il diritto 
di chi sceglie liberamente e in coscienza quale sia la vita che si vuole o non si vuole 
vivere per se. 





> /www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8672 
> 
> Melazzini: anch'io mangio grazie a un sondino, e dico che questa sentenza è un omicidio 
> 
> venerdì 14 novembre 2008 
> 
> «Ricorso inammissibile»: due parole tremende, per dire che tornare indietro non si può. 
> La sentenza che condanna a morte Eluana Englaro non può essere cancellata, e il suo 
> tragico effetto non può essere bloccato. Questo ha deciso ieri sera la Corte di 
> Cassazione, respingendo il ricorso della procura di Milano.
> 
> Potrebbe essere l'ultimo atto, epilogo di una lunga vicenda in cui nessuno esce 
> vincitore, e solo una persona, di certo, esce sconfitta: Eluana stessa. Di questa 
> sconfitta è convinto Mario Melazzini, presidente della Associazione Italiana Sclerosi 
> Laterale Amiotrofica (AISLA), e malato di Sla dal 2002. Una sconfitta che suona 
> particolarmente tragica per chi, come lui, condivide con Eluana l'aspetto centrale di 
> tutta questa vicenda: il fatto di mangiare e bere grazie all'aiuto di un sondino.
> 
> Dottor Melazzini, che cos'ha provato sentendo questa ultima sentenza?
> 
> Enorme tristezza. Anche se da qualcuno potrà essere vissuta come una vittoria, io dico 
> che in queste situazioni non ci possono essere né vinti né vincitori, ma solo 
> sconfitti. E una cosa esce sconfitta in particolare: la vita. Sentendo dichiarazioni di 
> vittoria fatte anche da persone non direttamente coinvolte, mi vien da dire che forse 
> dobbiamo interrogarci, come società che si dice civile, su quale sia il valore che 
> diamo alla vita. È o no un valore assoluto? Alcuni dicono che è stata fatta la volontà 
> di Eluana: ma come si fa a desumere la volontà, come accade nella sentenza, in base 
> solo ed esclusivamente a modelli di vita? A me come cittadino, come persona e anche 
> come malato questa cosa fa molto, molto male: la vita vista come accettabile solo se 
> adeguata a certi modelli.
> 
> Cosa si sentirebbe di dire alla famiglia di Eluana?
> 
> Io mi sento vicino a quella povera famiglia, indipendentemente da tutto. Non so cosa 
> faranno ora, e se effettivamente metteranno in pratica l'ultimo atto, che non sarà un 
> accompagnamento ma un vero e proprio omicidio. Questo mi sembra doveroso dirlo, come 
> uomo ma anche e soprattutto come medico: l'alimentazione e l'idratazione non sono 
> strumenti terapeutici, e come tali non sono mai identificabili come atto di accanimento 
> terapeutico. Eluana non è una persona malata: Eluana è solo disabile.
> 
> Ciò che ieri ha stupito è l'aridità di una sentenza che giudica tecnicamente 
> inammissibile un ricorso: un semplice meccanismo giuridico, che decide della vita di 
> una persona.
> 
> Questa è la cosa che io trovo veramente assurda, e cioè che riguardo a un valore e un 
> bene inalienabile e indisponibile si possa decidere sul da farsi solo ed esclusivamente 
> in base a uno strumento giuridico. Questo sia detto con tutto il rispetto per il lavoro 
> della magistratura. Ma il fatto che i magistrati giudichino inammissibile il ricorso 
> solo dal punto di vista procedurale, e non per i contenuti, forse dovrebbe far 
> concludere che non abbiano preso bene in visione quello che dice l'articolo 2 della 
> Costituzione. Si cita sempre e solo l'articolo 32, e non si ricorda mai che 
> all'articolo 2 si parla di «diritti inalienabili» da riconoscere e garantire. Comunque, 
> fa male e dà molto da pensare il fatto che in un'aula fredda di tribunale vengano 
> decisi alcuni valori che sono indiscutibili.
> 
> Cosa accadrà ora? Molti pensano che sia un semplice automatismo: si stacca una spina e 
> tutto finisce. Ma cosa accadrà realmente ad Eluana, se si dovesse dare esecuzione alla 
> sentenza?
> 
> L'idea che il tutto possa risolversi con una sorta di automatismo è figlia di una 
> concezione, gravissima, secondo cui in realtà Eluana non è più una persona viva. Basta 
> staccare una spina, il sondino, e punto e a capo. Non sarà così: morirà di fame e di 
> sete, cioè con una delle morti più atroci che ci possono essere. Questo è doloroso ma 
> deve essere detto, visto che molti pensano e affermano che quella di Eluana non è vita. 
> Io posso affermare, come medico, che sarà una morte atroce, e dovrà essere 
> "controllata", come accaduto nel caso di Terry Schiavo. Alcuni fautori di questa 
> sentenza e presunti uomini di scienza sostengono che il danno subito da Eluana a 
> livello corticale, cioè della corteccia cerebrale, coinvolgerebbe anche le strutture 
> deputate al controllo della sete e di alcune sensazioni, come il dolore. Ma se fosse 
> così non ci sarebbe ragione di trattare con analgesici maggiori le ultime ore della 
> vita, come accaduto con la povera Terry Schiavo. A Terry furono date forti dosi di 
> morfina. È come mettersi a posto la coscienza, nel caso in cui quella teoria fosse 
> erronea. Significa che presumiamo che lei proverà grande dolore.
> 
> La sua malattia costringe anche lei, come Eluana, alla nutrizione attraverso il 
> sondino: che effetto le fa sentire che questa condizione possa essere considerata in 
> contrasto con la dignità della vita?
> 
> Mi sento profondamente offeso come malato, e non solo per me, ma anche per i tanti 
> malati che si trovano in condizioni simili a quelle di Eluana, con alimentazione e 
> idratazione artificiale. Tutte queste persone hanno la loro vita; e la vita ha un 
> valore intorno al quale non possono essere prese decisioni, come se la dignità fosse 
> legata al concetto di qualità. Io ne sono estremamente convinto: la dignità di ogni 
> vita ha un carattere intrinseco, ontologico. Mi è rimasta impressa un'intervista fatta 
> alle persone che accudiscono Eluana. Dicevano: «oggi Eluana è molto bella». Perché 
> nessuno parla del fatto che ci sono persone che si occupano di lei, che la vestono, la 
> cambiano, le fanno fare fisioterapia. Per una persona morta sarebbe tempo sprecato Ma 
> Eluana è viva. Purtroppo si pesa spesso che casi come questo, che danno molto disagio, 
> sia molto meglio risolverli. E la cosa più grave è che tutto questo ci distrae da tutti 
> gli altri soggetti che sono a carico delle famiglie, le quali hanno bisogno di 
> strumenti e di sostegno economico per portare avanti queste situazione. Sono costretti 
> a lottare per essere liberi di vivere. È un paradosso: è più tutelata la decisione di 
> interrompere una vita che non la scelta di chi vuole continuare ad esercitare un 
> diritto sacrosanto, come la vita stessa. E così la scelta della vita diventa una 
> battaglia quotidiana.
> 
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