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Torino. Defilè antirazzista al Palagiustizia



Torino. Defilè antirazzista al Palagiustizia

 

Era il luglio del 2008. A Torino in via Germagnano, tra le baracche dei rom i bambini giocavano nel fango e tra i topi. L’alluvione di primavera per poco non si era mangiata le miserabili baracche della parte bassa del campo, dove vivono i più poveri. Alcune famiglie, stanche di una miseria che aveva segnato ogni momento delle loro vite, decidono di prendersi la loro parte di futuro, occupando una palazzina dell’Enel in via Pisa. La casa era abbandonata all’incuria da molti anni. Uomini donne e bambini hanno dormito sotto ad un tetto sino al 15 luglio: per alcuni era la prima volta.

La mattina di quel giorno le truppe dello Stato in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell’edificio: i bambini, spaventati, si sono svegliati urlando. Fuori li aspettava un pullman della GTT che li ha riportati alle baracche di via Germagnano. Uno dei solidali accorsi venne arrestato e rilasciato due giorni dopo: aveva osato chiedere notizie sul futuro di quelli di via Pisa.

Due giorni dopo, era il 17 luglio, in piazza d’Armi, nell’ambito del festival ARCIpelago era prevista una tavola rotonda. Di “Paure metropolitane” dovevano parlare politici e professori: tra loro Ilda Curti, assessore con la delega all’integrazione degli immigrati.

Non potevano mancare gli antirazzisti. Armati di striscione, volantini e megafono hanno parlato a Curti delle paure di chi, giorno dopo giorno, vive ai margini di una città che spende per giochi e luci d’artista ma permette che i bambini crescano senza una casa.

Curti non tollera la contestazione, da in escandescenze ed infine abbandona il palco. Fila dalla polizia e sporge denuncia per violenza privata. Prima di andarsene grida “E, io, che c’entro?” Le stesse parole di Chiamparino di fronte ai bambini che lo inseguivano con lo striscione dove campeggiava la scritta “casa per tutti”.

 

Questa mattina in tribunale era previsto il riconoscimento “all’americana” di quattro antirazzisti, accusati da Curti di “violenza privata”, “minacce” e “ingiurie”. Roba che in tribunale può costare sino a quattro anni di reclusione. Tra gli imputati una compagna della nostra Federazione.

La nostra compagna, per facilitare la memoria degli assessori Curti e Alfieri, nascosti dietro il vetro della stanza “ricognizioni”, indossava una maglietta con la scritta “Casa per tutti. Via Pisa non si cancella”.

 

La dignità degli uomini donne bambini di via Pisa è un forte, silente, atto di accusa contro chi, in questa città, di fronte alla miseria, alle baracche, ai bimbi morsi dai topi dice “E io che c’entro?”.

 

Federazione Anarchica Torinese – FAI

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