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Re[2]: No all'immoralità diffusa






On 26/05/2009 at 2.40 Arrigo Colombo wrote:

>Attento alla presunzione e all'arroganza: il documento è un richiamo al
>PD 
>alla moralità. Che poi sia l'unica concreta speranza per la costruzione di 
>una società di giustizia è innegabile, stante la disastrosa frammentazione 
>della Sinistra, e la sua impotenza.
>
>Un saluto fraterno da Arrigo Colombo




Caro Arrigo, vera fraternità c'è se si divide, fraternamente appunto, ciò che per giunta 
appartiene a tutti.

Ma se si mantiene per sè stessi qualcosa che invece appartiene all'intera collettività, 
se ci si appropria di un sacro bene comune come quello che oggi è ancora riduttivamente 
definito "pubblico impiego", fraternità ci può essere solo nei saluti, i quali non 
possono non apparire, a questo punto, che una presa in giro.

E non si tratta tanto di politica nè di politicanti. Si tratta innanzitutto di 
comprendere:



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La qualità comunitaria del pubblico impiego
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"... In effetti nella società pre-repubblicana l'attività svolta dai lavoratori pubblici 
non è un compito genuino e libero come qualsiasi altro quanto la realizzazione concreta e 
fedele di ciò che la monarchia pensa: i pubblici addetti sono il braccio, lo Stato è la 
mente. Il fulcro del rapporto che li lega è una interessata fedeltà reciproca: in cambio 
del cieco, muto, sordo e mentalmente atrofico contributo del pubblico dipendente la 
monarchia assicura a questi un ruolo stabile. Solo così infatti essa è in grado di 
garantirsi un gruppo di sempre obbedienti, fidati perché immutabili, servitori. 

Questo legame caratterizza il rapporto tra Stato monarchico e pubblico dipendente sin 
dalla sua origine. E ripercorrendo la nostra storia, dalla Legge Cavour del 1853, al 
Fascismo, alle riforme degli anni '50 ed '80, fino alle numerose riforme degli anni '90, 
per giungere ad oggi, in tutti i casi le successive leggi sono sempre attentissime a non 
cambiare la sostanza del rapporto. Il pubblico dipendente permane acritico e docile 
strumento di un potere centrale assoluto che però nel frattempo ha cessato di esistere 
con la fine della monarchia e l'inizio della repubblica! 

Proprio con l'avvento di questa si sarebbe dovuta affermare una generale e verace 
partecipazione democratica. Il concetto di Repubblica coincide infatti massimamente con 
quello di una società/comunità che si autogestisce, autogoverna ed autorinnova in 
continuazione per il tramite di una partecipazione popolare che si esprime innanzitutto 
in ambito esecutivo e funzionale, per un iniziale apprendimento di ognuno dei modi del 
vivere comune, e poi, per i migliori, nel più impegnativo ambito deliberativo. Com'è, 
dunque, che tale estesa partecipazione ancora oggi invece manca, così come ancora manca 
la consapevolezza della pregna essenza di un moderno pubblico impiego ..."



tratto da http://www.hyperlinker.com/ars/comunitaria.htm


Fintantoché non cambierà radicalmente il supporto sul quale poggia la politica, sarebbe a 
dire la pubblica amministrazione, l'apparato esecutivo e funzionale del potere centrale, 
moralità resterà soltanto un miraggio.


I migliori saluti,

Danilo D'Antonio