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Caselle (TO). Bloccata la strada per l'Alenia



Caselle (TO). Bloccata la strada per l’Alenia

 

Questa notte la strada di accesso allo stabilimento dell’Alenia Aeronautica - tra Caselle torinese e Malanghero - è stata chiusa.

Cartelli stradali e transenne avvertivano gli automobilisti dell’interruzione con scritte quali “Strada chiusa. Pericolo assassini.” “Pericolo fabbrica di morte”.

Legato alla catena che chiudeva la strada uno striscione con scritto “NoF35. No fabbriche di guerra”.

 

Ecco le foto scattate da alcuni antimilitaristi di passaggio:

http://piemonte.indymedia.org/article/5084

 

Una piccola azione diretta contro la guerra, contro le fabbriche di morte, contro chi costruisce le armi per i massacri che insanguinano il pianeta. Ma, soprattutto, un segnale. Fermare la guerra si deve e si può. Non basta l’indignazione, non basta la rivolta morale: bisogna mettersi in mezzo. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche d’armi…

 

L’Alenia Aeronautica del gruppo Finmeccanica è il principale partner italiano della statunitense Loockeed Martin per la produzione degli F35, cacciabombardieri di nuova generazione, capaci di portare anche armamento atomico.

L’8 aprile di quest’anno le commissioni “Difesa” di Camera e Senato hanno dato parere positivo alla proposta del governo di acquisto di 131 cacciabombardieri F35 e della costruzione in Italia, all’aeroporto di Cameri (NO), di una linea di assemblaggio per questi gioielli dell’industria di morte.

Gli F-35 sono cacciabombardieri monoposto, stealth (cioè invisibili ai radar), e possono portare anche armamento nucleare. Gli F-35 servono per attacchi al suolo di ogni genere. Possono fare terra bruciata nei territori dei nemici, preparare invasioni, stanare e distruggere truppe avversarie, fare strage di civili inermi.

 

Gli F-35 sono giocattolini da 150 milioni di euro l’uno. Con i soldi di uno solo di quelli acquistati dal governo si pagherebbe un quartiere all’Aquila, un nuovo ospedale, gli insegnanti per il tempo pieno alle elementari, la manutenzione delle linee ferroviarie per i pendolari… Tante cose utili alla vita di noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno dall’altra parte del mondo. Come la bambina che quelli della Folgore hanno ucciso una decina di giorni fa in Afganistan.

 

L’Italia è in guerra. Truppe tricolori combattono in Afganistan. Lo chiamano “peace keeping”: suona meglio e mette la coscienza a posto. Ma, là, in Afganistan, ogni giorno bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. A morire sono uomini, donne e bambini. In silenzio. Otto anni di guerra e dicono che sono lì per mantenere la pace. Dicono che sono lì per la libertà. Dopo otto anni le donne sono ancora incarcerate sotto i burqua, le poche scuole per bambine sono fatte saltare in aria, le attiviste vengono uccise. Un massacro senza fine. Ma che importa? Gli affari dei petrolieri e dei fabbricanti di armi vanno a gonfie vele.

 

L’esercito è anche nelle nostre strade. Nel mirino sono i poveri, gli immigrati, i rom, i senza casa, chi si ribella alla devastazione del territorio ed al saccheggio delle risorse.

Lo Stato militarizza il strade e le piazze e tratta da delinquenti quelli che si ribellano. È la guerra. La guerra interna. Anche questa serve alla pace, la pace sociale.

 

Viviamo tempi difficili. La crisi morde e molti fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Il lavoro, quando c’è, è precario, pericoloso, malpagato. In tanti, in troppi, vivono l’incubo del mutuo da pagare, dei figli da mandare a scuola, degli anziani che hanno bisogno di cure ed assistenza. I paracadute sociali che nei decenni passati garantivano qualche servizio, una pensione decente, l’accesso all’istruzione, la difesa del lavoro sono stati eliminati uno ad uno. Oggi, per la prima volta da decenni, figli e figlie rischiano di avere un futuro peggiore di quello di padri e madri.

Nei quartieri dove non è mai stato facile vivere, la crisi strangola un po’ tutti: se i lavoratori dipendenti se la vedono brutta, non va meglio ad artigiani e commercianti. Se il salario è poco, se l’impiego c’è e non c’è, tutti guardano il centesimo e difficilmente ci scappa una pizza o un paio di scarpe nuove.

Chi governa questo paese, oggi la destra ieri la sinistra, ha tagliato pensioni, sanità, scuola, ha fatto leggi che condannano alla precarietà a vita, ha inventato il caporalato legale, favorito il sistema degli appalti a catena dove chi sta in fondo è poco più di uno schiavo.

Solo la spesa militare aumenta ogni anno.

In Afganistan ci sono 2.600 soldati italiani: questo orrore costa a tutti noi milioni di euro. La spesa di guerra comprende il mantenimento di basi, caserme, aeroporti ed un buon numero di ben addestrati assassini di professione. I governi di destra e quelli di sinistra hanno fatto a gara nel finanziare le imprese belliche.

A Vicenza costruiscono la più grande base militare USA d’Europa. A Novara hanno fanno lo stabilimento per l’assemblaggio dei nuovi bombardieri F35.

 

Bisogna mettersi in mezzo. Fermare la guerra. Quella esterna, che si combatte in Afganistan, quella interna contro i poveri, gli immigrati, i senza casa, opponendosi all’esistenza stessa degli eserciti, vere organizzazioni criminali legali.

 

Chiudere l’Alenia, chiudere tutte le fabbriche di morte. No F35.

 

Sabato 30 maggio

giornata di lotta e festa antimilitarista

ai giardini (ir)reali

di fronte alla palazzina ex Fenix sgomberata per antifascismo

in corso S. Maurizio angolo via Rossini.

Concerti , performance, video, interventi di compagni impegnati nelle lotte antimilitariste e di resistenza alla presenza dei soldati nelle nostre strade.

Suoneranno: Officine Aurora * Cabrones * Adrenocore * Area Limite * MikiMarcoDJ * MarcoTestaonemanband *.

Interventi di compagni del: Comitato Antirazzista di Milano e dell’Assemblea No F35 di Novara.

 

Martedì 2 giugno Novara corteo contro i bombardieri F35.

Ore 15 piazza Garibaldi (stazione FS).

Da Torino partenze collettive. Per info: 338 6594361

 

Scarica qui la locandina:

http://piemonte.indymedia.org/article/5079

 

Federazione Anarchica Torinese – FAI

Corso Palermo 46 Torino – la sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi

fai_to at inrete.it 338 6594361