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Mafia Pubblica e Privata






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Quanta sofferenza ancora?
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L'umana società è anch'essa un essere vivente. E' come un organismo biologico.
E, come in un organismo, in una società il male si afferma stabilmente quando essa è 
debole.

Una società è debole quando i suoi ordinamenti sono fondati sull'esclusione, ingiustizia 
e prevaricazione. In una società escludente, ingiusta e monopolizzante viene a mancare 
l'importante rapporto di fiducia e stima reciproca che altrimenti si stabilirebbe 
naturalmente tra i suoi membri. Di conseguenza viene a mancare quell'unione che solo può 
esser concessa dal rapporto solidale. E, senza unione, la forza abbandona la società.


A quel punto, in una società stabilmente debole, ogni genere di male si afferma 
altrettanto stabilmente. In un corpo debole, disunito, astioso ed insoddisfatto, i 
malviventi trovano ogni genere di alimento. Il male letteralmente s'ingozza in un corpo 
debole!


Ebbene: esclusione, ingiustizia e prevaricazione da parte dei singoli possono nascere 
solo in conseguenza dell'esclusione, ingiustizia e prevaricazione esercitata per primi da 
coloro i quali hanno osato accaparrarsi i milioni di importanti ed onnipresenti ruoli 
della Funzione Pubblica! Con una finta organizzazione democratica, con uno Stato elitario 
che ancora ruba il posto alla Collettività a 63 anni dal Referendum che affermò la 
Repubblica, gli INDIVIDUI altro non posson fare che seguire il pessimo esempio degli 
STATALI!

Precisamente è il vecchio antidemocratico, antirepubblicano, ANTISOLIDALE ORDINAMENTO che 
assegna a vita i ruoli, poteri e redditi della Repubblica ad avviare la devianza sociale 
che poi si afferma ovunque. Perché è l'ordinamento pubblico il perno di una società. Ed 
essa non può che adeguarsi ad esso.


Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che scompaia la MAFIA PRIVATA senza 
prima aver dissolto la MAFIA PUBBLICA?

Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che vi sia partecipazione popolare 
quando ancora sussiste un ordinamento che IMPEDISCE TALE PARTECIPAZIONE?

Quale valore possiamo allora attribuire alla pretesa che si affermi un Nuovo Mondo quando 
ancora non ci si è accorti di esser parte integrante del Vecchio Mondo?


Quanta gente ha sofferto finora per questo complessivo stato di cose? Quanta disperazione 
ci ha inondati in questi 63 anni di opportunità d'inclusione, giustizia e redistribuzione 
disattese e di sanguinose tragedie? E quanta gente dovrà ancora soffrire prima che quello 
storto e rugginoso perno sia definitivamente rimosso e sostituito con uno diritto di 
inossidabile acciaio?


Domani saranno passati quarant'anni da quando i primi esseri umani hanno calcato il suolo 
della Luna.
Se siamo riusciti in questo, possiamo noi non riuscire a dissolvere la MAFIA PUBBLICA?

NO! Noi ce la faremo. Noi l'abbiamo anzi già iniziato a fare in questo preciso momento!

E quando avremo compiuto questo lavoro, la dissoluzione della MAFIA PRIVATA a quel punto 
avverrà da sola.



Danilo D'Antonio, il 19/07 del quarantesimo anno della Nuova Era

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