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Re: Condivisione del profitto e cogestione dell'impresa



Caro Danilo, mi pare che non conosci bene i termini della questione, né la sua storia. Autopossesso ed autogestione sono l'obiettivo più avanzato del movimento lavoratori come del socialismo per eliminare lo sfruttamento, la dipendenza salariale, la precarietà del lavoro, l'enorme accumulo di ricchezza di contro all'impoverimento. Tutto questo avviene nel privato, non nel pubblico.
Un saluto fraterno da Arrigo Colombo


----- Original Message ----- From: "Laboratorio Eudemonia" <eulab at hyperlinker.com>
To: <dirittiglobali at peacelink.it>
Sent: Monday, September 21, 2009 12:40 PM
Subject: Re: Condivisione del profitto e cogestione dell'impresa





IMHO:


Quanto segue mostra fin troppo chiaramente l'andazzo di confusione che purtroppo da tempo questa società deve subire. In pratica si pretende dal settore economico privato, e si stabiliscono contorti rapporti con esso, ciò che invece si dovrebbe pretendere dalla Funzione Pubblica, attraverso un chiaro patto di solidarietà collettiva.

Un po' per seguire vecchie teorie che la storia in verità ha già seppellito, non avendo più da tempo alcuna connessione con la realtà, un po' per soddisfare i mai rivelati intendimenti di una casta di statali, che cerca di mantenersi così com'è senza mutare i consolidati rapporti di potere esistenti, si suggeriscono riforme che di fatto attribuiscono al privato un ruolo ch'è invece in modo assolutamente prioritario di competenza del pubblico.

E' infatti la Funzione Pubblica a dover guadagnare una coscienza di sè ben più evoluta di quella attuale e farsi carico delle esigenze fondamentali della collettività. E la collettività stessa (i cittadini, non gli statali) dovrebbe alternarsi periodicamente nei posti di lavoro di quelle attività economiche che essendo di primaria importanza dovrebbero appunto rendere più consistente il settore pubblico.

Al contrario il settore privato va lasciato libero di esprimersi, facendosi carico di ogni suo andamento difficile come potendo godere liberamente dei periodi migliori. Il maggior scopo del settore privato infatti non deve essere la solidarietà ma la creatività, ed attenzione non è affatto cosa da poco! Mentre il settore che raccoglie le attività d'interesse e proprietà collettiva, avendo a cuore soprattuttto il bene comune, si trova inevitabilmente a sacrificare le proprie produzioni alla competizione in favore di una generale convenienza, il settore che raccoglie le attività che nascono dalla sensibilità e genialità dei privati non può non preferire una marcata indipendenza e libertà d'espressione per raggiungere i propri obiettivi.

E da entrambi questi due differenti settori la società si troverà a giovare. Quanto più a fondo ognuno di essi percorrerà la propria strada.

Che poi vi possano essere delle joint venture tra i sue settori ben vengano. Ma ogni azienda deve mantenere il suo proprio ruolo senza tentare di impersonare quello che le è complementare.


Al contrario da tempo il settore privato è divenuto parastatale mentre il settore pubblico non è mai divenuto realmente tale, sempre più posseduto quando non proprio rapinato dagli statali. E' proprio da una scorretta e corrotta commistione tra pubblico e privato che derivano tanti problemi in ambito sociale quanto individuale. Non ultimo l'ingerenza continua degli statali nella vita privata dei cittadini i quali non riescono ancora a godere di quella libertà che invece deve pertenere ogni ambito privato.


Tutto ciò IMHO, in my humble opinion, s'intende, ma pure IMCO, in my convinced opinion.


La conclusione, carissimi tutti, è sempre quella: fuori gli STATALI! dentro i CITTADINI a rotazione.

Perché la COGESTIONE va applicata nel settore pubblico, non in quello privato.

Ognuno sia padrone a casa sua: la collettività in tutto ciò che è di sua proprietà, i privati nelle loro proprietà.

Così anche i cittadini potranno finalmente essere padroni a casa loro e della loro vita.

Altrimenti poi arrivano cose come il controllo, il proibizionismo, etc.


Diamoci dunque tutti da fare, a riflettere e poi ad intervenire in proposito per raddrizzare lo sbilenco corso della nostra storia.


Danilo D'Antonio







Arrigo Colombo wrote:
Movimento per la società di giustizia e per la speranza
Cari amici,
il Movimento ha preparato questo intervento per la condivisione dei profitti e le cogestione delle imprese; per il quale chiede il vostro aiuto nell'invio e nella diffusione. Il documento può sempre essere fatto proprio e anche mutato.
Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

Movimento per la Società di Giustizia e  per la Speranza

Lecce



Al Ministro dell'Economia Giulio Tremonti

alla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

ai Segretari di CGIL, CISL, UIL, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti



Condivisione del profitto e cogestione dell'impresa



Il Ministro Tremonti, e altri con lui, hanno istanziato la condivisione del profitto da parte dei lavoratori; punto che nella tradizione cattolica era presente già nelle encicliche sociali dei papi, nella Quadragesimo anno di Papa Ratti, che è del 1931. C'è dunque un ritardo di quasi ottant'anni.

Il Ministro ha però escluso la cogestione, non si sa con quale coerenza.



Si tratta di capire che condivisione del profitto e cogestione dell'impresa sono un fondamentale diritto del lavoratore, di tutto il corpo che opera nell'impresa, del "lavoro" rispetto al "capitale".

Perché il capitale fornisce la base materiale, strumentale e finanziaria, ma chi inopera tutto questo e lo rende produttivo, lo rende profittuale è il lavoro.

È davvero paradossale, e profondamente ingiusto, che il detentore del capitale, l'azionista, possa profittare dell'impresa senza operarvi, semplicemente col suo pacchetto, e con qualche colpo di telefono. O anche, operandovi, appropriarsi dell'intero profitto escludendo il lavoro.

Lo stesso vale per la gestione dell'impresa da cui il lavoro è escluso, mentre è lui che la fa; e dovrebbe perciò anche gestirla, e come tale sedere nel consiglio di amministrazione con una maggioranza di due terzi, o di tre quarti.



Il fatto che sia escluso dall'uno e dall'altro costituisce un'ingiustizia che non può essere ulteriormente tollerata. Che procede dall'arroganza del capitale e dall'ignavia del sindacato; o anche dalla distorsione ideologica della Sinistra che mirava al perverso modello sovietico, dove tutto era posseduto e gestito non dai lavoratori ma dallo Stato. Un capitalismo di Stato.



Certo condivisione e cogestione sono solo un primo passo verso la costruzione di un ordinamento giusto nell'impresa e nell'intera economia. Ma un passo importante proprio in quella direzione, e affinché i lavoratori come i sindacati non permangano nell'ignavia attuale, e non finiscano con l'obliare i grandi principi e obiettivi di giustizia.

Lecce, il 14 settembre 2009

per il Movimento, il Responsabile


Prof. Arrigo Colombo



Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull'utopia, Università di Lecce

Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160

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