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Fratellanza e libertà






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Fratellanza e libertà
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Vorrei esprimere la mia vicinanza emotiva e solidarietà a tutte quelle persone che si 
trovano a far fronte all'incubo della mancanza di un reddito per il venir meno del posto 
di lavoro. Chiunque sia vivo ha esigenze ineludibili, con tali esigenze necessita di un 
reddito: come possiamo allora noi vivi non esserci vicino quando qualcuno si trova in 
difficoltà?

Proprio nella convinzione che il problema della garanzia del reddito non solo debba ma 
pure agevolmente possa essere risolto, son qui ad esprimere il pensiero che per 
raggiungere questo risultato noi cittadini non dobbiamo far altro che riorientare i 
nostri sguardi, allontanarli un momento dalle Imprese private e focalizzarli sulla 
Funzione Pubblica.


La domanda che può spianare la strada alla realizzazione dei nostri sogni è: come 
possiamo pretendere che siano le attività economiche di proprietà privata a farsi carico 
della sicurezza del nostro reddito quando le attività economiche che per Costituzione 
sono di proprietà dell'intero popolo italiano sono quanto di più escludente e 
monopolizzatore vi sia? Trovandosi dei cittadini senza lavoro, non dovrebbero essere 
proprio i ruoli della Funzione Pubblica ad accoglierli? Non dovremmo attenderci una 
maggiore apertura e disponibilità da ciò che appartiene alla Collettività, da ciò ch'è 
effettivamente nostro, piuttosto che da ciò ch'è proprietà privata, un limitato bene 
altrui?

La Centralità coi suoi vari Governi, piuttosto che cercare di imporre alle imprese 
private il loro volere, piuttosto che continuare a trafficare in una indebita commistione 
tra pubblico e privato in cui il peggio dell'uno va a braccetto col peggio dell'altro 
ingrassandosi entrambi sempre più, non dovrebbe finalmente impegnarsi ad accrescere il 
numero dei ruoli della Funzione Pubblica introducendovi pure una periodica rotazione per 
ricordare ad ognuno che quei ruoli non appartengono ad alcuno bensì vanno assolutamente 
condivisi? In somma: la solidarietà non è obbligo morale pertinente innanzitutto la 
Collettività piuttosto che i Privati?


Ecco allora che diviene prioritario comprendere che l'istituto dell'assunzione a vita di 
una minoranza della popolazione in ruoli di proprietà del popolo italiano viene ancora 
mantenuto e nemmeno messo in discussione da Governi corrotti ed incompetenti che vogliono 
continuare a fare il procio (di Ulissea memoria) comodo loro. Gli statali, ex cittadini 
dimentichi della Collettività e passati al soldo di un potere elitario, formano infatti 
un monolitico cerchio e muro di sbarramento che si erge a protezione dei potenti ed 
insieme ad impedire il passo ai più deboli per evitare che giungano nell'agorà politica a 
fornire il necessario ricambio.

Ecco allora che se vogliamo iniziare a vivere una vita degna di essere vissuta, in cui 
non sia garantito solo il reddito ma anche ogni valore democratico ed umano, dalla 
giustizia alla libertà, dobbiamo impegnarci a rassettare l'ordine sociale in modo che la 
Funzione Pubblica si apra alla partecipazione, non più monopolistica bensì inclusiva, non 
più di controllo bensì produttiva, di un più gran numero di cittadini, riacquisendo una 
maggiore consistenza di attività economiche ed introducendo l'uso della periodica 
restituzione al popolo dei singoli suoi ruoli per impedire la corruzione. L'ambito 
pubblico divenga finalmente aperto e solidale, democratico e produttivo. L'ambito privato 
acquisti quella libertà di manovra ch'è necessaria a migliorare le sue creazioni.


Dall'apertura e dalla messa in equilibrio di queste due rinnovate entità sociali potrà 
scaturire quella forza affratellante, unificante nonché costantemente rinnovata sul piano 
culturale e politico, economico e tecnologico, di cui una società non può fare a meno di 
disporre per superare le più ampie difficoltà di un mondo sottoposto a grandi crisi.


Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Appennino Centrale

tel. 339 5014947
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