[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Torino. Mauro e Calabresi delinquenti quotidiani



Torino. Mauro e Calabresi delinquenti quotidiani

Giovedì 1 aprile
“Mauro e Calabresi delinquenti quotidiani”
dalle 17,30 in piazza Carignano
Presidio sulla “libera” informazione in occasione della conferenza al
Carignano dei direttori dei due principali quotidiani cittadini.

In solidarietà agli antirazzisti accusati di associazione a delinquere.

Ogni giorno su Stampa e Repubblica solerti “giornalisti” creano il mostro,
descrivono come delinquente chi si oppone alle leggi e alle politiche
razziste nei confronti degli immigrati senza carte, “illegali” per il solo
fatto di essere nati poveri.
Le inchieste della procura sono “anticipate”, preparate e rese possibili
da questi questurini con mause e tastiera.
Il 24 marzo del 2009 – un anno fa - Massimo Numa, sulle pagine de “La
Stampa” annunciava la “nuova strategia giudiziaria: riunificare i
fascicoli più recenti, per non rischiare di indebolire e vanificare le
indagini ora divise in mille rivoli.”
Un anno dopo, puntuali all’appuntamento, i PM Padalino e Pedrotta hanno
lanciato la loro offensiva contro una settantina di antirazzisti, in buona
parte anarchici, accusandoli di associazione a delinquere.
I quotidiani cittadini hanno plaudito.
Gli antirazzisti? Sono delinquenti! In questo modo manifestazioni,
occupazioni simboliche, contestazioni pubbliche, presidi solidali si sono
trasformati in un reato che potrebbe privare della libertà chi si è
macchiato della colpa di mettersi in mezzo, di non accettare retate e
deportazioni, di non accettare che esseri umani siano rinchiusi in gabbie,
imbottiti di psicofarmaci, insultati ed umiliati nei centri di detenzione
per “clandestini”.
In questo paese clandestina, sotto attacco – lo dimostra il coinvolgimento
nell’inchiesta di radio Blackout – è la libera informazione.
Con buona pace di Calabresi e Mauro, delinquenti “quotidiani”.

Di seguito un volantino del Coordinamento Antirazzista della FAI
sull’inchiesta dei PM Padalino e Pedrotta.

Ci chiamano delinquenti, siamo antirazzisti!
Il PM Padalino ha posto sotto accusa diverse decine di antirazzisti
torinesi. Gli stessi antirazzisti che da anni ne denunciano l’esplicita
attitudine razzista. Padalino, qualche anno fa, propose di prendere le
impronte a tutti gli immigrati, considerati, tout court, delinquenti.
L’operazione è scattata il 23 febbraio con 27 perquisizioni, sei arresti e
un divieto di dimora. Il 12 marzo il tribunale del riesame ha liberato
tutti con obbligo di firma. Ma resta l’accusa. Gravissima. Associazione a
delinquere.
Manifestazioni, presidi, occupazioni simboliche, striscioni, scritte,
azioni di protesta diventano tasselli di un disegno criminoso elaborato
“all’interno del movimento anarchico” e, in particolare, “dell’assemblea
antirazzista”.

La Questura e la Procura della Repubblica studiavano da tempo un mezzo per
incastrare con un teorema repressivo chi lotta contro il razzismo, la
militarizzazione del territorio, la caccia all’immigrato, i controlli
dell’azienda del trasporto pubblico, la schiavitù legale di chi lavora per
paghe da fame sotto il ricatto della clandestinità, dei CIE,
dell’espulsione.
La Procura vuole la galera. A tutti i costi. Ma gli episodi contestati –
per esempio 23 manifestazioni lampo davanti al CIE per salutare i reclusi,
lanciare messaggi, dare sostegno alle proteste – sono semplici
manifestazioni di protesta.
Su alcune ci sono già fascicoli aperti, poiché il codice offre numerosi
appigli a chi vuole impedire nei fatti la libera manifestazione delle
idee, formalmente garantita dalla carta costituzionale. Non ci stupiamo.
Le leggi, e non da oggi, sono fatte per tutelare i potenti, non chi
contesta un assetto sociale feroce ed ingiusto. Quando non bastano le
accuse di violenza privata, occupazione, o manifestazione non autorizzata,
ecco pronto un bel reato associativo.
L’associazione a delinquere è la colla con cui provano ad ingabbiare la
resistenza antirazzista.
L’accusa punta il dito sull’esperienza dell’Assemblea Antirazzista
Torinese, riferimento, tra il maggio 2008 e quello 2009, di un’area ampia
e trasversale, molto attiva. Da lì parte l’offensiva ma, lo sappiamo,
certe inchieste a volte fanno scuola.

Delinquenti, dunque! Perché per lo Stato denunciare la discriminazione e
l’ingiustizia sociale sono dei delitti, perché lo Stato non può tollerare
che il meccanismo infernale del razzismo per legge venga contestato e
contrastato attivamente.
Quali sarebbero i delitti contestati?
Nel mirino la battitura di pentole, il “cacerolazo” – 2 giugno 2008 - alla
casa del colonnello e medico Baldacci, responsabile del CPT, dove un
immigrato era morto senza cure il 23 maggio; l’occupazione simbolica
dell’atrio del Museo egizio – 29 giugno 2008 – per ricordare l’operaio
egiziano ucciso dal padrone per avergli chiesto il pagamento del salario;
la contestazione – 17 luglio 2008 - dell’assessore all’integrazione degli
immigrati Curti, dopo lo sgombero della casa occupata da rom in via Pisa;
la giornata – 11 luglio 2008 - contro la proposta di prendere le impronte
ai bambini rom di fronte alla sede leghista di largo Saluzzo; la protesta
– 20 marzo 2009 - alla lavanderia “La nuova”, che lava i panni al CIE di
corso Brunelleschi… ma l’elenco è ben più lungo. In tutto 80 iniziative
messe insieme per cucire addosso ad un po’ di anarchici un reato
associativo capace di portarli in galera. Gli indagati, tra cui numerosi
compagni della FAI di Torino, sono in tutto 69.

Una farsa giudiziaria.

Una farsa montata per spezzare la resistenza al razzismo, perché nessuno
osi mettere a nudo la violenza istituzionale, cercando di porre fine
all’orrore dei CIE, le prigioni per migranti, dove soprusi, pestaggi,
umiliazioni, cure negate, sedativi nel cibo sono pane quotidiano.

Contro il razzismo di Stato non basta la testimonianza, non basta
l’indignazione.
Bisogna mettersi in mezzo: contrastare retate e deportazioni, rifiutare
ronde e militari in strada, sostenere chi lotta nei CIE, chi sciopera
contro la schiavitù legale, chi cerca di scavalcare i muri e buttare giù
le barriere.
La magistratura dice che chi lo fa è un delinquente. È un delinquente
perché non tollera che vi siano uomini e donne “illegali”, perché non
vuole un mondo diviso in uomini e no.
Voi, da che parte state?

Coordinamento antirazzista della Federazione Anarchica Italiana - FAI

Per info e contatti:
Federazione Anarchica – Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it