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L'Italia era femmina e non lo avevamo notato!







Saluto cordialmente le gentili Presenti, 

cui vorrei subito offrire la lieta presa di coscienza che l'Italia, quantomeno da un 
punto di vista Costituzionale, non è un maschio, uno STATO, bensì a tutti gli effetti una 
femmina, una REPUBBLICA. 

Già al suo primo punto la Costituzione infatti afferma: 


Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica ...
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della 
Costituzione. 


Ciò significa che la somma dei poteri di governo, la cosiddetta "sovranità", non è 
posseduta da una immutabile ed inamovibile Elite bensì dallo stesso suo intero popolo. 
Tant'è che gli incarichi governativi vengono ricoperti da cittadini periodicamente 
rinnovati con libere elezioni, cui il popolo tutto può partecipare sia come elettore che 
come candidato. 

Anche gli incarichi della funzione pubblica oggi verrebbero periodicamente restituiti al 
popolo, poiché proprio in questo si caratterizza l'ordinamento democratico. Senonché, per 
mera eredità storica dalla precedente monarchia, al termine della seconda guerra mondiale 
gli statali si sono ritrovati in pugno l'intera, imponente ricchezza delle mansioni e 
poteri pubblici. Con il passaggio alla Repubblica tale immenso Bene Comune sarebbe dovuto 
automaticamente divenire di gestione collettiva, poiché di proprietà dell'intero popolo 
italiano. Purtroppo tanto i politici, cui faceva comodo gestire clientelarmente il potere 
(lavoro in cambio di voti), tanto e soprattutto gli statali, che avevano (ed ancora 
hanno!) il pressoché totale monopolio d'intervento culturale e giuridico, hanno 
accuratamente fatto sì che il popolo non si accorgesse di questa indebita situazione. 

E così l'Italia ancora oggi patisce quella odiosa discriminazione che divide il popolo in 
statali, aventi un privilegiato rapporto col potere, e semplici persone qualunque, 
private di ogni diritto di partecipazione alla gestione della Cosa Pubblica. Ancora oggi, 
a causa di statali avviluppati all'assioma del "loro" posto fisso (centro immobile ed 
immutabile di un Universo ch'eppure è costantemente in moto e mutevole), il concetto di 
STATO ha ancora la prevalenza sul concetto di REPUBBLICA! 


Ecco allora l'Italia chiedere alle sue DONNE di aiutarla a liberarsi dalla morsa 
onnipresente, poiché educativa, informativa, giuridica, repressiva, sanitaria, etc. degli 
statali, dei fidelizzati a vita ad un potere che solo grazie a loro può permettersi di 
malgovernare. Al contrario, sostituendo gli statali con cittadini periodicamente 
rinnovati, il potere dovrebbe star bene attento a fare le cose giuste, pena la sua 
rimozione. Noi cittadini non avremmo più PADRI/PADRONI, che ordinano ai figli di fare ciò 
che loro invece non fanno, bensì PADRI AUTOREVOLI, i quali loro per primi imboccano la 
via che vogliono che i loro figli seguano. Piuttosto che un rispetto forzato dalla 
minaccia delle armi in pugno agli STATALI, i governanti dovrebbero guadagnarsi una stima 
che nascesse spontaneamente nel cuore e nella mente dei cittadini. Solo così potendosi 
ottenere il buongoverno. 


Quale compito più importante, onorevole e pregno di positivi sviluppi per le donne 
italiane, allora, se non quello di impegnarsi nell'affermare che l'Italia da tempo non è 
più uno Stato, un ente sovrano che detiene il monopolio della forza potendola usare 
contro lo stesso popolo, bensì una società a gestione collettiva in cui il popolo ha 
l'opportunità di alternarsi anche nel costituire la forza pubblica. Chi più delle donne 
può sentire l'urgenza di affermare che l'Italia non è nè ha più l'ordinamento del 
superficiale, sgraziato, violento, plumbeo Stato bensì da tempo è divenuta ed ha 
guadagnato l'ordinamento della premurosa, aggraziata, pacifica, serena Repubblica?! 


Dice l'Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica ...
L'Italia dunque non è nè può avere uno STATO, un ente sovrano sul popolo.
L'Italia è una REPUBBLICA ed ha quindi una gestione a partecipazione collettiva!


Per la qual cosa posto alcuno più non v'è per gli statali, per gli accaparratori di 
mansioni e poteri (nonché redditi) della REPUBBLICA. Solo per loro responsabilità stiamo 
via via tornando indietro ai bui tempi di un autoritarismo dichiarato. Se ne vadano, 
infine, se ne tornino al secolo donde provengono. 

Per superare il blocco dell'evoluzione culturale e giuridica imposto dagli statali 
impegnamoci allora allertandoci ogni qual volta leggiamo od udiamo la parola STATO. 
Iniziamo col vedere come nella stessa Costituzione della Repubblica Italiana l'uso della 
parola Stato permanga, venendo usata molte volte al posto di termini ed espressioni ben 
più legittime. 


Ad esempio: 

Art. 28.
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente 
responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in 
violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli 
enti pubblici. 

proviamo invece a mutare: 

Art. 28.
I funzionari e i dipendenti della Repubblica e degli enti locali sono direttamente 
responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in 
violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende alla Repubblica e 
agli enti locali. 


Oppure: 

Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le 
norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. 
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza 
oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non 
statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un 
trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto 
un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione 
di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, 
università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti 
stabiliti dalle leggi dello Stato. 

prendendo coscienza di quanto sopra, diventa: 

Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le 
norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole pubbliche per tutti gli ordini e 
gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, 
senza oneri per la Repubblica. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle 
scuole non pubbliche che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai 
loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole 
pubbliche. È prescritto un esame ad opera dell'ente scolastico pubblico per l'ammissione 
ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione 
all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, 
hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi della 
Repubblica. 


E poi: 

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto 
al mantenimento e all'assistenza sociale ... Ai compiti previsti in questo articolo 
provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. 

diventa: 

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto 
al mantenimento e all'assistenza sociale ... Ai compiti previsti in questo articolo 
provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dalla Repubblica. 


Ed ancora: 

Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a 
privati ... La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e 
testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità. 

rinnoviamo dicendo: 

Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono alla Repubblica, ad enti 
o a privati ... La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e 
testamentaria e i diritti della Repubblica sulle eredità. 


Altro esempio ancora: 

Art. 87.
Il Presidente della Repubblica è il Capo del Governo e rappresenta l'unità nazionale ... 
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. 

ecco come dovrebbe essere: 

Art. 87.
Il Presidente della Repubblica è il Capo del Governo e rappresenta l'unità nazionale ... 
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari della Repubblica. 


Un ultimo esempio: 

Art. 100.
Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della 
giustizia nell'amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di 
legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio 
dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla 
gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria ... 

che va mutato anch'esso: 

Art. 100.
Il Consiglio della Repubblica è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela 
della giustizia nell'amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo 
di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del 
bilancio della Repubblica. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al 
controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui gli organi della Repubblica 
contribuiscono in via ordinaria ... 

e così via. 


Quante volte si parla di "denaro, fondi, patrimoni dello Stato"? Ebbene non esiste alcuno 
Stato proprietario di quel denaro, di quei fondi e patrimoni. Il denaro, i fondi 
provengono dalla Collettività e di questa sono di proprietà insieme ai patrimoni 
pubblici. 

E quando parlano di "deficit dello Stato" pensate sortità mai qualcuno chiamato Stato a 
coprire tutti quei debiti, tutte quelle perdite? Non pensatelo affatto ma iniziamo a 
contare il denaro che abbiamo in tasca, perché è esattamente e solo con quello che i 
bilanci della Repubblica saranno risanati. 


Usare la parola Stato è modo privilegiato degli statali per continuare a giustificare la 
loro presenza in una Repubblica ed a far dimenticare cosa con quest'ultimo termine si 
intenda. Sta a noi tutti cittadini, e la sensibilità femminile sia d'aiuto perché gran 
bisogno ve n'è, sviluppare queste idee, condurle nel cuore e nella mente delle persone ed 
infine sull'altare dell'ufficialità. Solo ripudiando pubblicamente l'idea ed il termine 
Stato ed al suo posto chiarendo ed affermando l'idea e termine di Repubblica non saremo 
più costretti ad invocare ad ogni istante diritti che mai però ci saranno concessi 
appieno. 

Sia rinchiuso nei libri di storia l'escludente Stato. 

Evviva l'inclusiva Repubblica! 


Cordiali saluti,

Danilo D'Antonio

tel. 339 5014947
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