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Torino Primo Maggio. Spezzone anarchico al corteo



Torino Primo Maggio. Spezzone anarchico al corteo

Sabato Primo Maggio spezzone rosso e nero al corteo.
Appuntamento alle 9 in largo Cairoli (lungo Po) per banchetto libri e
punto info e partenza.
Lo spezzone sarà aperto dallo striscione “Azione Diretta contro Stato e
Capitale”.
Al termine della manifestazione pranzo e festa in corso Palermo 46.
Il pranzo è benefit antirazzisti ma – come sempre – chi può da molto, chi
non può poco o anche nulla. Per prenotarsi 338 6594361

Domenica 2 maggio, in contemporanea con la visita di Ratzinger, la Rete No
Sindone libererà una piazza nel centro di Torino, riempiendola di musica,
teatro, interventi. Sarà l’altra Torino. Libera e anticlericale.
L’appuntamento dei senza religione, dopo che la questura ha vietato piazza
Castello e tutte le piazze limitrofe, è stato fissato in piazza Madama
Cristina dalle 15,30 sino a sera.

In programma spettacoli teatrali (Chi ha paura del lupo cattivo – Giovanna
d’Arco), i video irriverenti e surreali delle Badhole, i canti
anticlericali di due menestrelli toscani, giocolieri e mangiafuoco,
un’asta pubblica di reliquie, il video gioco “operazione pretofilia”, DJ
set elettrosciocchine e Nico, Samba band, la piovra vaticana, interventi,
mostra di quadri anticlericali, una papessa, un bar di-vino, il concorso
“fatti la tua sindone!” e… tutto quello che la libera inventiva di
ciascuno vorrà proporre.

Di seguito il volantino che distribuiremo in piazza il primo maggio

Azione diretta contro lo Stato e il Capitale

Tira un’aria grama. Ogni giorno più grama. Torino, come tutto il paese,
sta scivolando verso un baratro. È il baratro del fascismo che ritorna,
che ritorna nelle strade, che ritorna nelle leggi sempre più razziste e
liberticide, che ritorna, e questo è il peggio, tra noi tutti, gente
comune che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, gente che non ha i
soldi per pagare il fitto o il mutuo, gente che la disoccupazione e la
precarietà obbligano ad un’esistenza sempre più miserabile, gente che sta
tramutando il sano odio di classe, l’odio per i padroni che ci sfruttano e
ci rubano la vita, nell’odio per gli ultimi, per chi sta peggio di noi,
gli immigrati poveri in cerca di un’opportunità di vita.

I governi di “destra” e quelli di “sinistra” hanno fatto la stessa
politica, distruggendo poco a poco i piccoli margini di libertà e di
giustizia strappati con la lotta nei decenni precedenti. Strappati dai
torinesi e dagli immigrati di allora, la gente del sud e dell’est venuta a
Torino per lavorare, uniti per la casa, i trasporti, i servizi, le scuole,
il salario, i tempi di lavoro. Uniti anche se diversi, perché consapevoli
che il nemico non è l’immigrato che ti vive accanto ma chi marcia alla tua
testa.
Oggi il lavoro che ricatta la vita di noi tutti, italiani ed immigrati, è
una vera catena per gli stranieri. I migranti, con permesso o in nero,
sono i nuovi schiavi di quest’Europa fatta di confini e filo spinato.

Mentre i padroni lucrano sulle nostre vite e ogni giorno qualcuno di noi
muore lavorando. Italiani o immigrati, quando si cade da un’impalcatura,
si viene stritolati da una macchina, si brucia vivi in acciaieria, siamo
tutti uguali, ma se non re-impariamo ad essere e sentirci uguali nella
vita, se non re-impariamo a lottare contro i nemici comuni di ogni
sfruttato, la vita se ne va ogni giorno più in fretta, ogni giorno più
miserabile, ogni giorno più insicura. L’insicurezza, quella vera, è nel
lavoro che non c’è, nel lavoro che mutila, nel lavoro che uccide: loro li
chiamano “incidenti”, ma il nome vero è omicidi.
È la guerra del lavoro. È la guerra di classe.
Ci stanno facendo pagare la loro crisi: il risultato è disoccupazione,
tagli ai servizi, maggior flessibilità. Chi governa blatera di interessi
“comuni” tra lavoro e capitale, della “nazione” e simili sciocchezze.
La cruda verità è che il capitale si basa sull’impoverimento del lavoro e
della natura. Chi ha provato a vendere favola della “partecipazione
democratica” mantenendo inalterato un sistema basato sulla schiavitù
legalizzata del lavoro salariato ha miseramente fallito.
La cosiddetta “sinistra radicale” ha concluso la propria parabola. La loro
vicenda dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – che il potere corrode e
muta, che il “realismo”, di compromesso in compromesso, porta ad accettare
tutto: dalla guerra ai CIE, dalle norme più liberticide alle grandi opere,
dalla distruzione dell’ambiente alla fine delle tutele per chi lavora,
dalla precarietà a vita al razzismo di Stato.
Troppo sindacalismo è ormai spudoratamente asservito agli interessi dei
padroni: quello del sindacalista è diventato un mestiere come altri,
burocratico, sempre teso a rafforzare la propria organizzazione, anziché a
fare gli interessi dei lavoratori.
Davanti ad un governo fascista, clericale, servo degli interessi dei
padroni al punto da attaccare ogni giorno il salario, la sicurezza, il
diritto di sciopero, i lavoratori non possono più delegare la loro difesa,
perché è proprio nella delega la debolezza del lavoro davanti al capitale.
La libertà non si delega, si prende. Ogni giorno, ovunque.
Di fronte ai padroni chi non alza la testa e lotta in prima persona è
destinato a soccombere. La solidarietà tra gli sfruttati, italiani o
stranieri, è la nostra arma più potente e temibile.
Il nemico è uno solo per tutti ed è chi sfrutta il lavoro altrui. Senza
mediazioni, azione diretta contro lo stato e il capitale, per un mondo di
liberi ed eguali qui ed ora. Oggi.

Federazione Anarchica Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it