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Paradosso giuridico







Salve!

Gentilmente qualcuno mi aiuterebbe a risolvere un paradosso giuridico?


Avete presente una multiproprietà, una di quelle proprietà immobiliari di cui è possibile 
acquistare una quota per un godimento temporaneo, durante un periodo dell'anno limitato 
ad una o più settimane? Ebbene: immaginate se, pur avendone regolarmente acquisita una 
quota e detenendone la comproprietà al pari di ogni altro consocio, alcuni di questi, con 
la forza, vi negassero il diritto al suo godimento.

Ecco: se qualcuno ci impedisse di godere della nostra legittima quota di multiproprietà, 
correremmo subito a chiedere aiuto alle forze dell'ordine, se necessario ricorrendo pure 
all'intervento dei giudici per risolvere legalmente l'ingiustizia. Faremmo proprio così, 
aspettandoci dalle forze dell'ordine e dai giudici quell'essere super partes che soltanto 
è in grado di operare nella situazione e valutare la questione con la necessaria 
obiettività.

Ed infatti non solo ai nostri arroganti prevaricatori verrebbe impedito di continuare nel 
loro iniquo comportamento ma con ogni probabilità essi sarebbero anche puniti per il 
crimine già commesso.


Perfetto così.


Ma nel caso in cui una multiproprietà fosse accaparrata da un gruppo di persone tra cui 
le stesse forze dell'ordine e gli stessi giudici, nonché pure gli stessi docenti 
universitari, i quali con le loro teorie indirizzano chi governa? Pensiamo a quella 
grande multiproprietà che è la Repubblica Italiana: su di essa, grazie alla Carta 
Costituzionale, ognuno dei sessanta milioni di cittadini che risiedono nel Paese vanta a 
pieno titolo un diritto di compartecipazione e condivisione. Ora: se una minoranza della 
popolazione, costituita non da aventi speciali diritti (perché la Costituzione ci vuole 
tutti con pari dignità) ma da gente che si ritrova in una indebita posizione di forza per 
averla storicamente ereditata da un periodo precedente la scrittura della Carta 
Costituzionale (senza contare la successiva disonesta pratica politica di scambio del 
voto elettorale con l'assunzione a vita nei ruoli pubblici, pratica celebrata infinite 
volte dalle cronache e perfino dall'arte cinematografica), se gli statali, perché di 
costoro naturalmente si tratta, impedissero ai restanti italiani di godere della loro 
quota di multiproprietà, noi cittadini "comuni" a chi dovremmo rivolgerci?


E' evidente che la Funzione Pubblica non può essere ridotta a proprietà privata degli 
statali. Al contrario, essendo essa un Bene Comune, va garantita una partecipazione ad 
ogni cittadino competente e desideroso di prestarvi servizio. Oggi in Italia vi sono un 
gran numero di persone che, per preparazione e titoli, non sono nulla da meno rispetto a 
chi detiene a vita i ruoli di quella Funzione Pubblica di cui ogni italiano è effettivo 
comproprietario. Anzi: essendo il concorso pubblico concepito ed organizzato dagli stessi 
statali, in un tripudio di chiusa casta antidemocratica, esso non è certo in grado di 
esser d'ausilio nella edificazione di un potere super partes e di una società in grado 
tanto di far emergere i migliori quanto di assicurare ad ognuno pari opportunità.


Invero il tempo degli statali è finito con la seconda guerra mondiale.
Uno Stato elitario, una monarchia, un impero: questo è l'ambito degli statali.
Al contrario in una Repubblica non c'è alcun posto per gli statali.
Con l'avvento della Repubblica, l'Italia è divenuta una comproprietà.


Una volta presane coscienza,
come possiamo noi cittadini continuare
ad essere ospiti a casa nostra?


I qui presenti esperti in materia giuridica che farebbero?

Voi tutti qui, da sinceri democratici quali certamente siete, che avete intenzione di 
fare?


Danilo D'Antonio

P.zza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947



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