[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Torino. Cresce la protesta al CIE: presidio solidale giorno e notte



Torino. Cresce la protesta al CIE: presidio solidale giorno e notte

Torino 19 luglio. Un detenuto del CIE di corso Brunelleschi sale sul tetto
della sezione viola deciso a resistere. La sezione viola, di solito
occupata dalle donne, da mercoledì scorso ospita gli immigrati della
sezione bianca, gravemente danneggiata dall’incendio divampato durante la
rivolta del 14 luglio.
Il ragazzo sul tetto è quello che, durante la giornata contro i CIE del 10
luglio, aveva lanciato una pallina con dentro la medicina che la Croce
Rossa gli aveva dato per curare l’asma, un ottimo farmaco, peccato che
fosse scaduto da ben due anni!
Un altro recluso si trova in isolamento in attesa dell’imminente
deportazione.
Intorno alle 14 comincia a formarsi un presidio solidale davanti
all’ingresso del CIE in via Mazzarello. Qualcuno batte un po’ più in là,
altri tengono d’occhio l’ingresso.
Purtroppo l’immigrato destinato alla deportazione viene fatto uscire su un
cellulare che passa dall’ingresso secondario di corso Brunelleschi.

Sabri, questo è il nome del ragazzo sul tetto, ha il sostegno degli altri
reclusi della sezione viola, che promettono di aiutarlo se la polizia
dovesse forzare.
Il presidio antirazzista continua in corso Brunelleschi. In serata,
complici le percussioni della Torino Samba band, i solidali, che nel
frattempo sono cresciuti di numero, si avvicinano al muro del CIE e legano
ad un palo una fiaccola. La polizia blocca con due camionette il
controviale di corso Brunelleschi.
Per oltre un’ora si susseguono battiture e slogan poi comincia una lunga,
partecipata assemblea, che discute come sostenere la lotta di Sabri e
degli altri immigrati che, come lui, si sono fatti quasi sei mesi di CIE
e, se non vengono deportati subito, potrebbero riguadagnare la libertà tra
giovedì e venerdì.
Si decide di fare un presidio permanente davanti al CIE, rimanendo lì
giorno e notte. In un batter d’occhio arrivano tavoli, sedie e persino un
ombrellone gigante.
I reclusi si fanno sentire con battiture e grida: pare che uno abbia
tentato senza successo di fuggire.
Il presidio prosegue ad oltranza. Chiunque possa è invitato a farsi vivo,
anche solo per qualche ora, a portare cibo e bevande e, soprattutto, la
propria presenza solidale.
Nel pomeriggio, alle 16 si svolgerà un’assemblea per fare il punto della
situazione.
Altra assemblea alle 21.
Fate girare la notizia a tutti i vostri contatti.

Il filo spinato e le mura dei CIE sono il simbolo concreto della frontiera
d’odio che attraversa la nostra società. Una delle tante frontiere da
abbattere.

Se un giorno ci chiederanno “dov’eravate quando la gente moriva in mare e
nel deserto? Dov’eravate ai tempi dei lager e delle deportazioni? Vorremmo
poter rispondere “ero lì, con gli altri, a resistere”.
Mettersi in mezzo è un’urgenza che parla a ciascuno di noi.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Per info:
noracism at inventati.org
338 6594361