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L'APICE ed il CORPO della dittatura







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L'APICE ed il CORPO della dittatura
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Per liberare l'Italia ed il mondo dalle dittature anteriori la fine della seconda guerra 
mondiale combatterono intere moltitudini ed in tanti persero la vita. Grande fu il loro 
sacrificio ed oggi, non foss'altro per onorare coloro i quali fecero crollare gli APICI 
di quelle DITTATURE, oggi noi dobbiamo riconoscere che il CORPO di esse, il loro APPARATO 
BUROCRATICO, rimase, per uno di quegli scherzi perfidi della vita, completamente 
inalterato.

Anche in Italia, dopo l'avvento della Repubblica, la Funzione Pubblica rimase tal quale 
era durante la dittatura che l'aveva preceduta. Sfiniti dalla guerra, pressati dalle 
contingenze, chi prese le redini dopo il disastro non potè rinnovare il retrogrado 
sistema degli Enti Pubblici. Avrebbero dovuto farlo quelli che successero loro ma così 
non fu. E la mancanza di una evoluzione della nostra società causò più tardi il tragico 
periodo degli anni di piombo.

Quanti omicidi si sarebbero evitati, quante persone non si sarebbero trasformate in 
assassini, se i docenti e ricercatori universitari umanisti, i filosofi, i giuristi, i 
politici, gli storici, i costituzionalisti, avessero compiuto il loro dovere spiegando 
alla popolazione che Repubblica è null'altro che un bene comune da gestire e vivere 
collettivamente, in cui alternarci appunto democraticamente? Noi tutti, gli stessi 
politici, siamo allevati dagli statali. Non evolvendo loro, per mantenere lo status che 
giustificava la loro presenza, nessun altro è potuto evolvere.

Oggi però Internet offre ad ognuno il potere di una diretta osservazione sociopolitica ed 
ognuno può sviluppare consapevolezza di quanto accaduto. E' giunto allora il tempo che il 
CORPO BUROCRATICO della DITTATURA che scatenò la seconda guerra mondiale raggiunga il suo 
apice in quell'ala del museo della storia che raccoglie gli atti e gli usi dell'umanità 
da non ripetere mai più. Leviamoci in piedi e ad alta voce esprimiamo il desiderio di 
divenire finalmente parte di quella Repubblica dichiarata, sì, 63 anni fa ma ancora mai 
vissuta.

La Funzione Pubblica è la parte più consistente della Res Publica, una comproprietà di 
ogni cittadino. Non dobbiamo far altro che reclamare il diritto di parteciparvi 
attivamente. E' sufficiente dire: hei, voi, statali, scendete dalla bici pubblica che ora 
vogliamo farci anche noi un giro sopra. Oggi ci viene offerta la possibilità di far 
avanzare, in modo del tutto pacifico, legale, civile, la storia rimasta bloccata dal 
monopolio degli statali sulla Repubblica.

Democratizziamo la Funzione Pubblica, lasciamo che un flusso regolare di cittadini 
preparati e desiderosi di prestare servizio si alterni nei ruoli pubblici, e potremo 
finalmente dire di esserci liberati per intero e per sempre dal giogo della dittatura.



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