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Torino: Droga, pusher e bugie. Punto di incontro per un quartiere solidale e antirazzista



Torino: Droga, pusher e bugie. Punto di incontro per un quartiere solidale
e antirazzista

Venerdì 29 ottobre dalle 17,30
Nella piccola area con panchine all’angolo tra corso Vercelli e via Desana
punto di incontro per un quartiere solidale e antirazzista.

Di seguito il testo che stiamo diffondendo in zona:

Droga, pusher e bugie
In quartiere si fanno marce contro la droga, contro chi la spaccia, contro
i pusher: c’è chi chiede più polizia e chi si è messo a fare le ronde.
I giornali di estrema destra come Torino Cronaca soffiano sul fuoco,
assieme a leghisti e fascisti. Sempre la stessa canzone da anni: la
sicurezza. E chi non vorrebbe sentirsi sicuro?
Siamo certi che la sicurezza siano poliziotti, carabinieri, militari? Da
corso Vercelli o da corso Giulio ogni dieci minuti passa una pattuglia.
L’Italia è uno dei paesi al mondo con più poliziotti. Se ci volessero i
poliziotti per essere più sicuri noi saremmo il paese più sicuro del
mondo. E invece no.
Vale la pena domandarsi il perché. In questi giorni a Terzigno, un paese
alle falde del Vesuvio, c’erano centinaia di poliziotti armati di tutto
punto, che per ore hanno caricato, picchiato, gasato la popolazione che
protestava. La loro colpa? Non volere una seconda discarica dove c’è n’è
già una che ha inquinato le falde acquifere e non lascia dormire nessuno
per la puzza. Intanto, nelle stesse zone, protetta da sempre dal potere
politico – e dalla polizia – prospera la camorra.
Lo stesso succede qui da noi. La questura fa retate in grande stile,
occupa il quartiere, mette a soqquadro bar e ristoranti, ci mette anche
gli elicotteri. Il giorno dopo dicono di aver fatto repulisti di
spacciatori. Poi si scopre che nella rete sono finiti i poveracci:
immigrati che lavorano in nero e non hanno il permesso di soggiorno,
immigrati considerati criminali perché hanno perso il lavoro e, quindi,
anche il permesso. Lavoratori come noi, solo più poveri e nati altrove.
Vi sentite più sicuri se deportano in Marocco il muratore Abdel, che
lavora in nero e abita con la sua famiglia nella casa di fronte, vi
sentite meglio se i suoi figli non hanno da mangiare? È questa la Barriera
che vogliamo per noi e per i nostri figli?

È ora di dirlo chiaro. Il governo ha tutto l’interesse che il commercio
delle droghe vada avanti senza intoppi. Se le droghe non fossero illegali,
se non ci fosse il proibizionismo, le darebbero in ospedale a chi ne ha
bisogno. I drogati non morirebbero di infezioni e overdose, la mafia non
ingrasserebbe sui proventi di queste sostanze. I tossici starebbero meglio
e non ce li troveremmo all’angolo della strada a strappar catenine o a
puntare una siringa alla gola di qualche poveraccio che torna a casa. E i
tossici sono ragazzi come tanti, che finiscono con l’entrare e uscire
dalla galera, che un giorno crepano in un angolo come cani.
Vogliamo farla finita con quest’orrore? Vogliamo farla finita con la mafia
e chi la protegge? Bisogna che finisca il proibizionismo.

Lo sapete che il grosso dell’eroina viene dall’Afganistan? Lì il governo
fa la guerra e la chiama operazione umanitaria. Lo sapete che lì ci sono
gli stessi alpini che pattugliano il nostro quartiere?
Il governo che ci riempie di polizia – e alpini - non vuole che finisca,
perché se per le strade di Barriera c’è tanta droga, se i ragazzi di
periferia vanno a eroina, allora diventa più facile controllarci tutti.
I poliziotti per la strada sono lì per tutti noi. Sì, tutti noi. Tutti
quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, perché la crisi
la pagano i lavoratori e non i padroni, che licenziano, abbassano le
tutele, riducono il salario. I ragazzi oggi, quelli che lavorano, sono
tutti precari senza futuro. E le scuole costano sempre di più, e i
trasporti anche. La tutela della salute è per chi se la può permettere,
per gli altri è una roulette russa.
I poliziotti sono lì, perché un giorno anche a Barriera, come a Terzigno,
qualcuno potrebbe ribellarsi ad un ordine sociale che ci condanna a
lavorare come ciuchi, mentre altri, i padroni, campano alle nostre spalle.
I poliziotti servono uno Stato che garantisce con le sue leggi la
disuguaglianza, il razzismo, le mafie, i padroni. I poliziotti picchiano i
poveri e tutelano i potenti.
Per la sicurezza, quella vera, non servono ronde. E non servono poliziotti.
Serve una robusta spallata ad un ordine sociale basato sullo sfruttamento,
serve che non cadiamo nella trappola della guerra tra poveri,
prendendocela con i lavoratori stranieri, che spesso stanno peggio di noi.
La sicurezza. Sì la sicurezza. Ma quella vera non c’è se non c’è giustizia
sociale.

Vogliamo parlarne? Troviamoci il giorno venerdì 29 ottobre al
minigiardinetto all’angolo tra corso Vercelli e via Desana.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 – riunioni ogni giovedì dalle 21
fai_to at inrete.it - 338 6594361
per approfondimenti:
http://senzafrontiere.noblogs.org/