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Torino. Corteo antirazzista



Torino. Corteo antirazzista

Sabato 27 novembre corteo antirazzista
contro la sanatoria truffa, il permesso a punti, vecchi e nuovi pacchetti
sicurezza, la militarizzazione del territorio, i CIE.
ore 14
di fronte alla stazione di Porta Nuova.

Promuove la Rete "10luglioantirazzista"

Appelli, info tecniche e aggiornamenti su: http://senzafrontiere.noblogs.org/

Di seguito uno dei volantini che verranno distribuiti domani in piazza.

Ai padroni interessa il colore dei soldi, non quello della pelle
Sulla stessa barricata
Hanno resistito per 17 giorni, arrampicati su una gru a 30 metri
d’altezza, nel centro di Brescia.
Intorno a quella gru erano in tanti: il presidio è stato caricato più
volte, i manifestanti dispersi. Qualcuno è finito in galera, altri sono
stati rinchiusi in un Centro di Identificazione ed Espulsione. Nove
lavoratori, rastrellati durante la carica dell’8 novembre, sono finiti nei
CIE di Torino e Milano, e di lì deportati in Egitto.
Come tanti altri avevano in tasca la ricevuta della sanatoria del 2009:
tanti immigrati avevano sperato che quella sanatoria fosse l’occasione per
emergere, per uscire dalla clandestinità. Molti di loro hanno pagato
migliaia di euro ai padroni e ai mediatori che li hanno truffati. I più
“fortunati” sono stati denunciati per truffa. È una delle tante trappole
in cui incappano i lavoratori immigrati, poiché chi è senza documenti non
può denunciare i finti datori di lavoro, pena la reclusione nei CIE e
l'espulsione dal Paese per il reato di clandestinità.
Gli immigrati un po’ ovunque in Italia stanno alzando la testa: da due
mesi lottano contro la truffa della sanatoria, per il pezzo di carta che
permette loro di uscire dal buio, dalla paura, dalla precarietà.
Il governo risponde con la violenza e con le deportazioni, perché ha
paura. Ha paura che lavoratori italiani e lavoratori immigrati si mettano
insieme contro i padroni che, giorno dopo giorno, lucrano sulle loro vite.
Ai padroni interessa il colore dei soldi, non quello della pelle. Ci
vogliono divisi per poterci meglio controllare.

Il lavoro che ricatta la vita di noi tutti, italiani ed immigrati, è una
vera catena per gli immigrati. Una legge razzista, una delle tante,
sancisce che può vivere nel nostro paese solo chi ha un contratto di
lavoro, chi accetta di lavorare per quattro soldi, senza tutele e senza
orario. Oggi i migranti, con permesso o in nero, sono i nuovi schiavi di
quest’Europa fatta di confini e filo spinato.
Le leggi sull’immigrazione sono parte del mosaico normativo che incastra
le vite dei lavoratori immigrati e, in prospettiva in rapido
avvicinamento, dei lavoratori italiani, non di rado incapaci di cogliere
il nesso tra leggi contro la clandestinità e riduzione di salari e tutele
per tutti.
Le leggi sul lavoro sono lo specchio dei rapporti di forza tra capitale e
lavoro, la cui bilancia pende a favore dei padroni. Per invertire questa
tendenza servono robuste spallate. Spallate tanto più efficaci quanto più
sapremo costruire percorsi di lotta comune tra lavoratori immigrati e
italiani.
I ragazzi della gru, Rachid, Sajad, Jimi e Arun hanno lanciato un segnale
forte di lotta e solidarietà. Le prime parole di Arun, sceso tra gli
applausi degli antirazzisti sotto la gru, sono state per gli egiziani
deportati quello stesso giorno: “non abbiamo fatto nulla per loro, abbiamo
fallito”. Dignità e forza nelle parole di un uomo rimasto sospeso a 30
metri per 17 giorni, mentre l’assedio si stringeva, sotto la pioggia, al
freddo, per 48 ore senza cibo né acqua.
Si tratta di riannodare i tasselli della questione sociale, mettendo
insieme le lotte per il salario con quelle per la casa, la scuola, i
servizi. Ma non solo.
Se rompiamo l’isolamento dei lavoratori immigrati e di quelli più
sfruttati, gli irregolari, possiamo cominciare a spezzare la rete di
oppressione che lega tutta la società. Costruire solidarietà a partire da
loro significa rovesciare la piramide dello sfruttamento ed abbattere i
muri che altri hanno alzato tra di noi per imprigionarci e meglio
sorvegliarci.
I nostri nemici siedono nei banchi del governo, nei consigli di
amministrazione di banche e aziende.
È tempo di mettere insieme le resistenze, di passare all’offensiva, di
spezzare il cerchio di un’organizzazione sociale basata sull’oppressione e
lo sfruttamento.
La barricata è per tutti la stessa.

per info e contatti:
federazione anarchica torinese – fai
corso palermo 46 – riunioni ogni giovedì dalle 21
fai_to at inrete.it – 338 6594361