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Roma, 20.01.11 --> Europa 2.0 @ LaSapienza + Intelligenza europea @ FlexiLibreriaCaffè



vi segnalo due eventi romani di giovedì 20 sull'Europa a-venire
post-Lisbona e post-crisi.

Nicola Vallinoto
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Giovedì 20 gennaio 2011, ore 15.30
Sala delle Lauree, Facoltà di Scienze Politiche,
Università di Roma, "La Sapienza"

Un’altra idea di Europa

Discussione a partire dal volume

Europa 2.0. Prospettive ed evoluzione del sogno europeo.

A cura di Nicola Vallinoto, Simone Vannuccini, Ombre corte, 2010


Ne discutono:

Adalgiso Amendola, Alberto Aubert, Federica Giardini, Fulco Lanchester


Partecipano tra gli altri:

Paolo Acunzo, Giuseppe Allegri, Franco Berardi Bifo, Giuseppe
Bronzini, Roberto Ciccarelli, Raffaella Chiodo, Arturo Di Corinto,
Chiara Giorgi, Alessandro Guerra, Andrea Marchili, Roberto Musacchio,
Catia Papa, Franco Russo, Michele Surdi, Nicola Vallinoto.

Promuove e sostiene:

Re_Lab_Ind ‐ Rete Laboratori Indipendenti

Link all'evento:

http://europaduepuntozero.blogspot.com
http://www.facebook.com/event.php?eid=158702000843503
http://www.peacelink.it/calendario/event.php?id=8233
http://www.parlalex.it/pgNews.asp?id=163
http://www.frontieredigitali.it/online/?p=2180
http://www.giurcost.org/eventi/incontridistudio.html
http://www.dicorinto.it/eventi/incontro/un%E2%80%99altra-idea-di-europa
http://www.paneacqua.eu/notizia.php?id=16639

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Giovedì 20 gennaio 2011 h. 19.15
@ Flexi libreria caffè, Via Clementina, 9, Rione Monti
"Tumulti dell'intelletto"
Una discussione corale e polifonica con Franco Berardi Bifo
Introduce Peppe Allegri

Come sopravvivere nel secondo decennio del millennio e dopo l'Europa
conosciuta finora?
L'intelletto generale cerca un corpo nelle strade, negli spazi dove
l'autonomia può essere affermata. I movimenti della conoscenza
dispiegano la loro sensibilità contro la patologia finanziaria.

Rivendicando l'attualità del "rifiuto del lavoro" che proprio Franco
Berardi Bifo ci narrò anche negli anni zero de Il sapiente, il
mercante, il guerriero. Dal rifiuto del lavoro all'emergere del
cognitariato (DeriveApprodi, 2004) e al posto della “solita”
presentazione di un libro, ci perderemo nei mille rivoli dei nostri
desideri, per ritrovarci nel battito inedito di una nuova empatia.
URGE: Ultimate Reseau General-intellect (after)Europe in http://th-rough.eu/

Di seguito due recenti interventi di Bifo, da cui prenderemo le mosse.

Il Movimento della Conoscenza: *Manifesto per la creazione di una
scuola di autoformazione dell’intelligenza insorgente europea*, Franco
Berardi Bifo – gennaio 2011

Fin dall'inizio dell'epoca borghese l'autonomia è stato un carattere
imprescindibile del progresso scientifico e dell’istituzione
universitaria. L'autonomia dei processi conoscitivi dalle funzioni
produttive, economiche e politiche non è stata affatto un aspetto
formale, puramente giuridico, ma un prerequisito epistemologico
profondo che ha impedito alla conoscenza di ridursi a mera tecnica
strumentale.

Come sappiamo bene, nella fase finale del capitalismo, che è insieme
il suo trionfo e la sua agonia, cioè nella fase cosiddetta neoliberale
che ha dominato gli ultimi trenta anni della storia del mondo, anche
l'autonomia dell'Università, e quindi del processo conoscitivo, è
stata sacrificata al dominio assoluto del principio di profitto, di
crescita e di competizione.

Questa riduzione operazionale e funzionalistica della conoscenza, già
largamente praticata nel sistema educativo americano è stato imposto
in Europa solo recentemente, ed è stato formalizzato e trasformato in
regola obbligatoria con l'approvazione della Carta di Bologna che nel
1999 ha imposto una trasformazione delle procedure, dei criteri di
valutazione e soprattutto delle finalità del sapere.. Il principio
economico è stato assunto come finalità, come procedura e come
criterio di valutazione del sapere. La stessa idea che il sapere abbia
una finalità (quale che essa sia) è abusivo, dal punto di vista
epistemologico, in quanto il processo conoscitivo mette costantemente
in discussione non solo le sue procedure ma anche le sue finalità

Quando poi, alla fine del primo decennio del secolo nuovo, la crisi
finanziaria ha ridotto i margini di investimento pubblico
sull'educazione, ecco che il processo di sottomissione della
conoscenza alla funzionalità economica, si è sposata con una riduzione
delle risorse a disposizione delle istituzioni educative pubbliche e
con una loro privatizzazione.

Alla vigilia del secondo decennio la fine della modernità inclina
decisamente verso una barbarie funzionalista e verso un dogmatismo
economicista neoliberista i cui effetti già si annunciano catastrofici
per il progresso e la libertà della conoscenza, e per la civiltà
stessa.

L'anno 2010 ha visto precipitare questo processo in molti paesi
europei, ma ha visto anche nascere un movimento del lavoro cognitivo
precarizzato che nella sua fase iniziale si è manifestato come difesa
della scuola e dell'università pubblica, difesa del posto di lavoro
degli insegnati, e del diritto allo studio degli studenti.

Ma il movimento dei lavoratori cognitivi può e deve diventare un
movimento della conoscenza, cioè un movimento per la rifondazione,
entro le mutate condizioni della postmodernità, dell'autonomia del
processo conoscitivo, creativo scientifico e tecnico. Solo così
possiamo salvare l'eredità della civiltà moderna e solo così possiamo
sperare che la conoscenza umana superi i limiti del dogmatismo
economicista e neoliberista per cominciare ad elaborare progetti e
procedure capaci di portare il mondo oltre l'attuale catastrofe
ecologica sociale e culturale.

Per la prima volta nella storia delle lotte sociali, il movimento che
ha visto le sue prime manifestazioni nelle scuole e nelle università
d'Europa nell'autunno del 2010, non potrà difendere le condizioni dei
lavoratori cognitivi senza al tempo stesso attuare una trasformazione
delle procedure e dei contenuti stessi del sapere. Il movimento
cognitario, forma soggettiva del general intellect, che la barbarie
capitalistica sta sottoponendo oggi ad accelerata e violenta
devastazione e sottomissione, è dunque destinato a divenire movimento
della conoscenza se vuole salvare l'esistenza sociale
dell'intelligenza nella sua irrinunciabile autonomia.


7 Punti_Sarò sintetico quasi telegrafico. Molte cose da dire poco tempo.
Franco Berardi Bifo, 19 dicembre 2010

1. Uno sguardo al panorama alla fine del primo decennio.
La speranza Obama si dissolve, e scoppia la crisi europea. Una nuova
logica si istalla al cuore
della vita europea, a partire dalla crisi finanziaria greca: Merkel Sarkozy e
Trichet hanno deciso che la società europea deve sacrificare il suo attuale
livello di vita, il sistema della scuola pubblica, la sua civiltà, per poter
pagare i debiti accumulati dall’elite finanziaria. Una sorta di direttorio si è
impadronito dell’Unione riaffermando i dogma fallimentari del monetarismo
neoliberista: riduzione del costo del lavoro, tagli nella spesa sociale,
privatizzazione della scuola, impoverimento della vita quotidiana. Proiettando
l’ombra di una recessione di lungo periodo sul futuro dell’ultima generazione,
l’Europa è divenuta un ricatto. Se l’orizzonte pare scuro, però, accadono
eventi imprevedibili, inquietanti ed entusiasmanti al tempo stesso, sulla scena
europea. Vedo i cavalieri dell’apocalisse e mi piace il rumore dei cavalli al
galoppo.

2. Wikileaks ha mostrato la potenza dell’intelligenza collettiva.
L’evento orchestrato da Assange è lo sprigionamento della forza
creativa dell’intelletto
generale. La lezione di Wikileaks non sta tanto nei contenuti rivelati, - già
sapevamo che i diplomatici son pagati per mentire, e che i militari son pagati
per sparare sui civili - quanto nell’attivazione di solidarietà, complicità e
collaborazione indipendente tra cognitari, lavoratori cognitivi di vario tipo,
tecnici dell’hardware, programmatori, giornalisti che lavorano insieme
condividendo lo stesso scopo di destabilizzare il potere totalitario. Da questa
lezione i nuovi ribelli troveranno la strada verso l’autorganizzazione dell’
intelletto generale.

3. L’intelletto generale cerca un corpo
La rivolta si diffonde nelle strade d’Europa da Londra a Roma ad Atene, ma la
strada non è il solo linguaggio di questo movimento. Cos’è in gioco nelle
rivolta di massa di dicembre? I ribelli sanno bene che non si sta preparando
una lotta militare contro la polizia e lo stato. Non gli interessa molto della
polizia e dello stato. Quel che stanno cercando è una ricomposizione del corpo
sociale e una riattivazione del corpo erotico dell’intelletto generale. Negli
ultimi dieci anni la precarizzazione, l’isolamento e la competizione del
mercato del lavoro hanno provocato una dissociazione dell’intelligenza
collettiva in rete dal corpo sociale del lavoro ccognitivo. L’accelerazione
dell’Infosfera (intensificazione del ritmo di sfruttamento cognitivo) ha messo
in tensione la psicosfera sociale, provocando solitudine, panico, depressione,
dis-empatia. Oggi nelle strade il cognitariato sta cercando un ritmo dell’
empatia. La sensibilità e il desiderio vogliono riprendere il loro flusso. La
prima generazione che ha imparato più parole da una macchina che dalla madre
ricompone il suo corpo nelle strade.

4. Un processo di lungo periodo
Le lotte studentesche non sono un’esplosione passeggera, ma l’inizio di un
processo di lungo periodo che segnerà il prossimo decennio, una sorta di
insurrezione europea. Insurrezione significa alzarsi in piedi, ma anche pieno
dispiegamento delle potenzialità dell’attore. L’attore che entra sulla scena
storica è l’intelletto generale in soggettivazione. Il pieno dispiegamento
delle potenzialità dell’intelletto generale si spinge molto al di là dei limiti
del capitalismo, e implica una riattivazione della sensibilità. La sensibilità,
facoltà di comprendere quel che non può essere verbalizzato, è stata devastata
dalla precarizzazione e dalla frattalizzazione del tempo.
Per la riattivazione della sensibilità arte e terapia e azione politica
tendono a fondersi.
Prozac, Ritalin, cocaina e competizione hanno prodotto effetti
bipolari nell’economia:
esuberanza irrazionale dei mercati, panico finanziario... e anche
nella psicosfera sociale: depressione di massa, crisi di panico, epidemia
suicidaria. La terapia è stata ridotta a riadattamento della mente depressa
alla normalità dello sfruttamento mentale.

5. La fusione di arte e attivismo ha accentuato l’ineffettualità del gesto.
Il movimento no global del decennio passato era un movimento puramente etico,
privo di effetti politici, incapace di fermare le tendenze della deregulation
capitalista, perché non entrava nella sfera della vita quotidiana, si limitava
alla denuncia etica e all’azione simbolica. L’art-ivismo ha interiorizzato l’
ineffettualità e la trasformazione dell’azione in pura denuncia.
Al suo meglio, l’arte del passato decennio è stata fenomenologia della
sofferenza mentale. Penso ad artisti come Lisa Athila, Jonathan Franzen.
Melinda July, Gus Van Sant, Kim ki Duk, che mettono in scena il corpo sociale
frammentato e la frenetica percezione del tempo indotta dalla precarietà.
La sofferenza psichica è il campo principale di contatto tra arte e azione
sociale, nel momento in cui l’intelletto generale si mette a cercare corpo. I
ribelli di oggi stanno mettendo in opera un’azione poetica e auto-terapeutica.
Stanno ricomponendo l’empatia dei corpi, ridiscoprendo una sfera comune di
sensibilità.

6. Il cinismo è finito.
Al cuore dell’insurrezione attuale c’è una forte
motivazione etica. Non penso ad un’etica fondata su “valori”, che non so cosa
siano. Penso all’etica in termini materialisti, edonisti e sensuali, come
rispetto di sé e come amor di sé. La sfera concettuale dell’estetica deve
ridefinire la sfera etica.
Il cinismo di massa, che secondo Sloterdjik era il sentimento prevalente del
dopo-68, è fuori corso, perché non paga più. Le masse accettavano la tristezza
del cinismo e dell’auto-sottomissione alle regole umilianti del potere, quando
ciò garantiva reddito. Ma oggi il cinismo è appannaggio della sola classe
dominante, e filtra sempre meno nella cultura di massa. La classe cinica ha
perduto il suo glamour.  Brutti, disgustosi, ripugnanti sono coloro che stanno
ai posti di comando della finanza, della politica dell’economia, dal punto di
vista della nuova generazione. E’ un giudizio estetico, prima di tutto. La
scelta etica è fondata sul piacere di sé, non su valori universali, ma sul
piacere della singolarità. Un’altra percezione della ricchezza, come godimento
di sé e non come acquisizione, va facendosi strada nella sensibilità ancor
prima che nella consapevolezza.

7. Dopo l’Europa
La patologia finanziaria ha devastato il corpo e l’anima della società
europea, così ora l’Europa è uno zombie. Il movimento del lavoro cognitivo
insorgente si assume il compito di inventare una nuova Europa, emancipata dai
dogmi della competizione e dell’accumulazione.  L’Europa rinascerà grazie all’
emergere del corpo sociale ed erotico dell’intelletto generale, grazie all’
insurrezione dell’intelligenza sensuale del movimento. Europa potrà essere
allora un luogo di solidarietà e di bellezza.