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Torino. Verso il Primo Marzo



Torino. Verso il Primo Marzo

Lunedì 31 gennaio
ore 21
assemblea antirazzista
nella sala di corso Ferrucci 65°

Sabato 29 gennaio un gruppo di antirazzisti si è dato appuntamento al
mercato di Porta Palazzo per un presidio informativo. Il presidio è quasi
subito diventato itinerante. Gli antirazzisti, aperti due striscioni, con
due striscioni, “Torino è antirazzista” e “W le rivolte nei paesi arabi”,
sono partiti, seguiti passo passo dalla polizia politica. Al ritmo della
Samba Band hanno fatto un lungo giro per il mercato, chiudendo la giornata
nella piazzetta del Balon.

Di seguito il testo del volantino, in italiano e arabo, distribuito sabato
tra i banchi del mercato.

Italiani e immigrati: tanti popoli, una lotta
Algeria, Tunisia, Albania, Egitto: governi travolti dalla rabbia delle
nuove generazioni, intrappolate in un presente che sembra non conoscere
futuro. Studenti, laureati, giovani lavoratori, disoccupati. Uomini e
donne che hanno perso anche la speranza dell'emigrazione, perché
raggiungere la Fortezza Europa, se ci si riesce, significa ormai trovare
un lavoro precario di bassa manovalanza, sotto il ricatto continuo del
permesso di soggiorno da rinnovare. Destinati, per di più, a essere il
capro espiatorio di ogni tensione sociale e lo spauracchio su cui la
politica costruisce ampie fette del poco consenso che ancora raccoglie.
Eppure il futuro arriverà comunque, qualunque sia la sua tinta, e solo una
lotta congiunta, Italiani e immigrati, ci può garantire che sia meno
fosco.
Per questo stesso futuro hanno lottato i migranti in Italia sino ad oggi.
Dalla gru di Brescia alla torre di Milano, dalle rivolte nei CIE fino a
Rosarno. I migranti hanno alzato la testa per dire no alle politiche
razziste e securitarie che il nostro governo continua ad attuare, insieme
ai tagli che distruggono l'istruzione pubblica e gratuita o alla
complicità in contratti capestro come quello di Mirafiori.
Intanto, la sanatoria per colf e badanti si è ormai rivelata per quello
che è: una truffa colossale. Accordi bilaterali riempiono il deserto del
Nord Africa di orribili lager per clandestini, che magari sono stati
respinti in mare aperto, a rischio della vita. Lo stato italiano cerca di
selezionare gli immigrati con test di lingua e cultura italiana, per
regolarizzare quelli più istruiti e tenere tutti gli altri nell'ombra
dell'illegalità e del ricatto.
Noi non ci stiamo! Impediamo la tratta globale dei nuovi schiavi!
Solidarizziamo con gli sfruttati: italiani, regolari e clandestini!
Riprendiamoci il futuro!

Vi invitiamo tutti, Lunedì 31 gennaio, ore 21, presso la sala
circoscrizionale di corso Ferrucci 65/a, a un'assemblea cittadina per
realizzare percorsi di lotta che mirino a ottenere conquiste concrete per
tutti.
Il primo marzo 2011 costruiamo un grande sciopero dei lavoratori immigrati.

Per contatti: antirazzisti10luglio at inventati.org

Di seguito l’appello per l’assemblea di questa sera.
Verso il 1 marzo 2011
Primo marzo 2010. Sono tante le immagini di quella giornata stampate nella
nostra memoria. Quella della gente che vaga stupita tra le poche
bancarelle aperte in una Porta Palazzo quasi vuota. Porta Palazzo, il
mercato all’aperto più grande d’Europa, ha fatto sciopero: i venditori e i
migranti addetti al montaggio delle bancarelle hanno incrociato le
braccia. Oltre il 90% le adesioni a questa giornata di lotta.
L’altro fermo immagine di quel primo marzo è alla stazione di Porta Nuova,
dove le persone hanno iniziato ad affluire ben prima dell’ora fissata per
l’inizio della manifestazione. Poi il fermo vigliacco di Idrissa, un
giovane senegalese portato via dalla Polfer mentre si stava dirigendo al
corteo, la rabbia per le vie di San Salvario, il blocco ad oltranza
davanti alla stazione per chiederne il rilascio, la gioia per la sua
liberazione quando Idrissa è tornato tra noi, perché migliaia di persone
non si sono scoraggiate, non hanno abbassato la testa, resistendo per ore
contro uno dei tanti soprusi quotidiani, che segnano la vita degli
immigrati.
A un anno da quella giornata di lotta e di orgoglio sono tante le ragioni
per riempire – italiani ed immigrati insieme - strade e piazze, ma dopo
quel corteo la capacità di rimetterci in moto non sempre è stata adeguata
alle sfide che una realtà sociale sempre più dura ci imponeva. Nell'estate
del 2010, la rete antirazzista 10 luglio, costituitasi per dare vita a una
giornata contro la vergogna dei CIE, ha saputo, dopo il corteo, innescare
momenti di lotta significativi, culminati nel presidio permanente di
solidarietà con un ragazzo tunisino salito sul tetto di una sezione del
CIE per tentare di evitare il rimpatrio.
Nell'autunno la rete si è mossa ancora, riempiendo di idee, musica
convivialità una prima piazza antirazzista a S. Salvario. Sul fronte della
sanatoria truffa ha costruito insieme ad altre realtà cittadine un
presidio (24 novembre) ed un corteo perché a nessuno sia negata la
possibilità di vivere nel nostro paese (27 novembre). Momenti di lotta
importanti che tuttavia non hanno saputo innescare una resistenza tale da
mettere in difficoltà un governo che, lo sappiamo bene, non è disposto a
fare sconti a nessuno. La durissima repressione che ha investito gli
immigrati e gli antirazzisti bresciani e milanesi quest’autunno è il segno
che occorre maggiore impegno e sempre maggiore coordinamento nelle lotte
per riuscire a dare un segnale forte.

A Brescia e Milano gli immigrati torinesi hanno comunque guardato con
attenzione, senza però riuscire a eguagliarne la capacità organizzativa e
il protagonismo. Eppure le ragioni per lottare, certo, non mancano.
La truffa della sanatoria è ben lontana dal trovare una soluzione
soddisfacente; i meccanismi discriminatori che regolano l'accesso degli
immigrati ai permessi di lungo soggiorno sono ormai una realtà; il
razzismo di stato, con le sue derive securitarie, non accenna a placarsi;
la crisi, come ci ricorda l'infame accordo di Mirafiori, morde le vite dei
lavoratori e gli immigrati si ritrovano nella duplice veste di capro
espiatorio per il malcontento diffuso e strumento di pressione sui diritti
di tutti; i deserti del Nord Africa si riempiono di prigioni disumane
grazie ad accordi bilaterali criminali; Paesi come Tunisia e Algeria sono
percorsi da insurrezioni figlie della claustrofobia per frontiere ormai
sigillate; della rabbia di giovani, magari laureati, la cui rosea
prospettiva è di raggiungere l'agognato Occidente per svolgere sotto
ricatto lavori malpagati; della disperazione di gente affamata dai colpi
di coda del mercato globale.

Diamo forza e continuità alle lotte. Non permettiamo che le energie si
disperdano e prevalga la rassegnazione. Incontriamoci per discutere, per
confrontarci, per riprendere i ragionamenti sul significato e sulla
possibilità di costruire uno sciopero, per dare vita insieme a un 1 marzo
che veda ancora gli immigrati protagonisti della propria lotta.

Incontriamoci lunedì 31 gennaio alle ore 21, nella sala di corso Ferrucci
65/a.
Rete 10 luglio antirazzista