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Diritti per tutti, non solo per qualcuno






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Diritti per tutti, non solo per qualcuno
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Oggi ognuno continua ad invocare diritti per se, al massimo per la categoria di cui al 
momento è parte. Ancora non ci si accorge che i tempi sono profondamente mutati, che non 
è più così difficile cambiare ambiente e tipo di lavoro nonché frequentazioni sociali 
anche più di una volta nel corso della propria vita. Così stando le cose è giunto il 
tempo di pretendere equi diritti per tutti.

Pretendere equi diritti per tutti è l'unico modo per non far rimanere nessuno escluso da 
una condizione di benessere, per far sì che non vi siano minoranze dimenticate dalle 
categorie aventi diritti. Allo stesso tempo si impedisce che una categoria acquisti il 
sopravvento sulle altre, provocando una continua rincorsa a diritti impediti di volta in 
volta dai gruppi divenuti più forti.


Per poter assegnare diritti equi per tutti, nessuno escluso, necessitiamo però di un 
progetto completo di società rinnovata di modo che non si proceda alla cieca senza mai 
riuscire a raggiungere un risultato di stabile sicurezza ma si sappia fin da subito con 
precisione a cosa si sta lavorando, a che punto ci si trovi e ciò che si vuole ottenere.

Sono ancora molte le reminiscenze delle nostre passate letture per cui potremmo essere 
ancora sballottati verso questa o quell'altra teoria politica. Aprendo però la nostra 
mente ad una osservazione diretta della odierna realtà sociale ed animati dal desiderio 
di un bene diffuso non potremo non convenire che verso un progetto i cui punti salienti 
saranno:

1) i ruoli della Funzione Pubblica, nucleo centrale della società, vanno assegnati a 
rotazione a cittadini competenti garantendo un pubblico impiego minimo a chiunque 
desideri prestare servizio ed un reddito di base a chi ne abbisogna;

2) il settore pubblico va rimpinguato con attività economiche fondamentali fino a 
raggiungere una posizione di equilibrio col settore privato, di modo che non vi siano 
esasperazioni nell'uno o nell'altro senso;

3) il lavoro di costante controllo, criminalizzazione e repressione anche di chi non ha 
fatto alcunché di male, nonchè di addomesticamento popolare e riscossione di gabelle, 
compiuto oggi dagli statali, va interrotto e sostituito con un lavoro produttivo di beni 
e servizi utili ad opera degli stessi cittadini;

4) periodicamente i migliori tra gli assunti nella Funzione Pubblica devono poter 
accedere al Governo.

Così non solo l'economia prenderà a girare regolarmente, i cittadini non saranno più 
inermi di fronte ad imprese private senza scrupoli ed agli onnipresenti microdespoti 
statali, la corruzione e la delinquenza quasi spariranno. Ma ci scorderemo pure l'incubo 
dei partiti e la periodica farsa elettorale!


A voi non piacerebbe vivere in una società del genere, costruita intorno agli esseri 
umani e non alle categorie, quindi equa, libera ed armoniosa? A me sì ed è per questo che 
ci lavoro su.


Danilo D'Antonio