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Torino. Striscione “Lega assassina” alle Porte Palatine



Torino. Striscione “Lega assassina” alle Porte Palatine

Torino, 23 aprile. Nel tardo pomeriggio di sabato un grosso striscione
bianco con la scritta “Lega assassina. La resistenza continua…” e la A
cerchiata è comparso sulle Porte Palatine, suscitando vivo interesse nei
numerosi passanti che immediatamente hanno messo mano alle macchine
fotografiche.
La comunicazione politica non ha invece destato alcun interesse nei
poliziotti del Commissariato di Porta Palazzo che si trova proprio accanto
alle vecchie mura. Ovviamente qualcuno di animo malevolo potrebbe supporre
che gli uomini in divisa non si siano accorti di quanto avveniva sotto il
loro naso…

Qui trovi qualche foto:
http://www.flickr.com/photos/58952321 at N07/sets/72157626562742286/show/

La giornata era cominciata molto presto: con il presidio antifascista
promosso in mattinata dagli anarchici della FAI, cui hanno partecipato
anche anarchici delle case occupate.
Il quotidiano Cronacaqui era uscito con un articolo dai toni allarmistici.
“Presidio antifascista. Balon sotto assedio” era il titolo del pezzo di
fantacronaca pubblicato dal quotidiano fondato dal fascistissimo Ugo
Martinat. L’ennesimo tentativo di questo giornale di attizzare il fuoco,
inventando emergenze che, al di là di un gruppetto di fascisti e
commercianti, nessuno vede. Tant’è. La campagna elettorale impazza e gli
anarchici che pure sono del tutto estranei all’ennesima gara di potere,
sono uno dei tanti tasselli su cui viene giocata la propaganda della
paura. Paura dell’anarchico, di chi occupa le case vuote, di chi non
accetta la logica della merce, di chi denuncia la guerra ai poveri, la
militarizzazione delle città, il razzismo di Stato.
Incredibile la faccia tosta del leghista Zenga, consigliere della settima
circoscrizione, che dichiara che “Torino è ed era antifascista” per poi
concludere che gli anarchici hanno dimostrato di “usare metodi peggiori
dei quelli dei fascisti”.
Lo dice un uomo della Lega, il partito di Castelli e di Speroni, quelli
che lamentano di non poter “ancora” sparare a profughi e migranti. Parole
che hanno il sapore ghiacciato della neolingua se si pensa che nelle
stesse ore un barcone pieno di profughi, nonostante fosse in difficoltà,
veniva lasciato senza soccorsi per 15 ore. Come è finita lo sanno tutti.
Lo scafo incagliato sugli scogli di Pantelleria, il mare che si fa grosso
e si mangia la vita di due donne e di un uomo. Assassinati. Gli assassini
sono seduti sui banchi del governo e del parlamento.
La Lega è oggi uno dei volti del fascismo. Era scritto su uno degli
striscioni del presidio antifascista che si è tenuto nel cuore di Porta
Palazzo. Alla faccia del consigliere Pdl Poerio, che si lamentava che agli
anarchici fosse consentito di manifestare. I residenti incazzati
annunciati da Cronacaqui non si sono visti. In compenso, come molte altre
volte da queste parti, in tanti si sono fermati per due chiacchiere, per
dire la propria.

Nel pomeriggio intorno alla lapide che ricorda il partigiano anarchico
Ilio Baroni si è adunato un folto gruppo di anarchici. Bandiere,
striscioni, una bicchierata e un bel mazzo di garofani rossi. I compagni
che si sono succeduti al microfono hanno parlato del filo resistente che
unisce le lotte di ieri e di oggi. Tobia ha ricordato Baroni, la sua lunga
lotta contro il fascismo, cominciata negli anni Venti nella natia Piombino
e continuata per tutto il ventennio sino alla resistenza, dove divenne
comandate della VII brigata SAP delle Ferriere e fu tra i promotori dello
sciopero del marzo 1943.
Muore combattendo il 26 aprile del 1945. Quello stesso giorno, in quelle
stesse strade di Barriera di Milano muoiono diversi altri. Nel giro di
poche centinaia di metri sono tante le lapidi che ricordano operai come
lui, operai in armi che lottavano contro il fascismo. Un anziano che passa
ci dice “Per cosa sono morti? Sono morti per niente”. Si sbaglia. Oggi, al
tempo del fascismo che ritorna, la forza di chi seppe resistere per oltre
vent’anni alla barbarie, ci sostiene di fronte alla nuova barbarie che
siamo forzati a vivere.

Leggi qui il volantino distribuito in piazza:
Lega assassina! La Resistenza continua…
Il 25 aprile 1945 Torino è paralizzata dallo sciopero generale: è il
giorno dell’insurrezione, il giorno in cui i partigiani giocano l’ultima
decisiva partita contro i nazifascisti.
Il 27 aprile i partigiani liberano completamente Torino. Ma il fascismo
non muore in quell’aprile…
Oggi il fascismo colpisce ogni giorno.
Le squadracce si chiamano ronde, le leggi razziste pacchetti “sicurezza”,
le “leggi speciali” sono diventate “normali”, i CIE, i centri per
immigrati senza documenti sono i lager del nuovo secolo.
I profughi muoiono in mare.
A Pantelleria a metà aprile sono annegate due donne quando il barcone che
le portava dalla Libia si è incagliato negli scogli. Una disgrazia? 15 ore
prima il mare era calmo e un peschereccio italiano aveva chiamato
soccorso. Sono arrivate solo navi militari che sono rimaste a guardare.
Il comandante di quel peschereccio lo dice chiaro “li hanno fatti morire.
Perché non sono intervenuti subito? Li ho chiamati ieri pomeriggio tra le
18 e le 19 e si sono mossi dopo ore. Perché non hanno mandato due
motovedette veloci e basse per poterli trasbordare? Perché sono passate
oltre 15 ore prima che li soccorressero?".

L’ex ministro della “giustizia”, il leghista Castelli parla altrettanto
chiaro: «Sparare agli immigrati? Per ora non si può»

In questo paese gli onorevoli leghisti minacciano di morte migliaia di
persone, mentre due anarchici, accusati di aver appeso a testa in giù un
fantoccio con la faccia di Borghezio davanti alla sede della Lega e di
aver detto che Bossi, Maroni, Borghezio sono razzisti e fascisti rischiano
la galera. Era il 23 aprile del 2009: la sentenza al processo è prevista
il 20 maggio.

I leghisti Castelli e Maroni si lamentano di non potere <ancora> sparare
ad immigrati e profughi.
Ma gli immigrati muoiono già ora, uccisi ogni giorno dalle leggi che
impediscono la libera circolazione delle persone.
Il Mediterraneo è un’immensa fossa comune, un sudario che avvolge le
speranze di immigrati e profughi.
I diritti umani, sui quali tante volte si tracciano discrimini di civiltà
e si giustificano le bombe, diventano carta straccia quando fa comodo.
Quando fa comodo ai padroni. Quando fa comodo avere gente disposta a
lavorare e testa bassa per paghe da fame, perché se perde il lavoro perde
il permesso. Il permesso di vivere.
Siamo in guerra. Il confine tra guerra interna e guerra esterna è divenuto
impalpabile. Si è frantumato nelle galere libiche per gli immigrati
respinti dall’Italia, tra le acque del Mediterraneo, nelle campagne di
Rosarno, nelle periferie delle metropoli, nelle gabbie per senza
documenti, dietro il filo spinato delle tendopoli.
L’ennesima partita di civiltà tra le bombe democratiche e il satrapo
mediorientale di turno ha il sapore amaro della beffa. Berlusconi e
Gheddafi – come Sarkozy, Obama, Merkel, Cameron – declinano i diritti
umani alla stessa maniera. Gheddafi adesso è un criminale. Eppure è lo
stesso uomo che hanno baciato ed accolto, lo stesso che il governo
italiano pagava per tenere serrate le porte ai disperati d’Africa.
La guerra va fermata, inceppata, boicottata. Quella interna, contro
rifugiati e migranti, come quella per la Libia. Per fermarla non basta la
testimonianza, non basta l’indignazione, occorre mettersi in mezzo,
praticando una solidarietà concreta con chi incappa nelle reti dei
cacciatori d’uomini. Servono robuste cesoie. Simboliche e reali. Per
spezzare il filo spinato e per rompere il muro d’odio e paura che ci sta
schiacciando.

Torino e l’Italia stanno scivolando verso un baratro. È il baratro del
fascismo che ritorna, che ritorna nelle strade, che ritorna nelle leggi
razziste e liberticide, che ritorna, e questo è il peggio, tra noi tutti,
gente comune che fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Non ci sono i
soldi il fitto o il mutuo, si moltiplicano gli sfratti, siamo schiacciati
da disoccupazione e precarietà, obbligati ad un’esistenza sempre più
miserabile, eppure troppi tra noi stanno tramutando il sano odio di
classe, l’odio per i padroni che ci sfruttano e ci rubano la vita,
nell’odio per gli ultimi, per chi sta peggio di noi, gli immigrati poveri
in cerca di un’opportunità di vita.
Ogni giorno qualcuno di noi muore lavorando. Italiani o immigrati, quando
si cade da un’impalcatura, si viene stritolati da una macchina, si brucia
vivi in acciaieria, siamo tutti uguali, ma se non re-impariamo ad essere e
sentirci uguali nella vita, se non re-impariamo a lottare contro i nemici
comuni di ogni sfruttato, la vita se ne va ogni giorno più in fretta, ogni
giorno più miserabile, ogni giorno più insicura.

Tanti partigiani combatterono e morirono, portando in se il sogno di
un’umanità senza stati né frontiere, solidale. Le loro ragioni sono state
dimenticate o gettate nel fango.
Spetta a noi raccoglierle e farne una bandiera. Spetta a noi riprendere il
cammino. Spetta a noi conquistare un nuovo aprile.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese
Corso Palermo 46
Riunioni, aperte a tutti gli interessati, ogni giovedì dopo le 21
fai_to at inrete.it - 338 6594361