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Democrazia e specializzazione






Il primo requisito democratico di un intervento pubblico,
ciò che rende impossibile l'instaurarsi di un regime,
è che il potere non si serva di STATALI nè di operatori PRIVATI,
bensì di CITTADINI preparati alternantisi nei pubblici ruoli.



Sia nel caso della presenza di statali che di privati assunti stabilmente, il potere ha 
in pugno gente disposta a tutto pur di conservare e pure aumentare il reddito derivante 
dalla sua azione sul popolo. Al contrario, nel caso di cittadini che si alternino 
fraternamente nei ruoli pubblici, non essendo essi univocamente legati ad un ruolo bensì 
avendo garantito sia un lavoro pubblico minimo che un reddito di base tra una 
assegnazione e la successiva, il potere non potrà più intraprendere alcuna azione 
ingiusta od ingiustificata nei confronti del popolo.

Sia gli statali che gli operatori privati sono agenti acriticamente asserviti al potere 
che procura loro il reddito. Cittadini che si alternino, non essendo tutt'uno col ruolo 
che momentaneamente ricoprono ma avendo garantito il reddito sulla base del loro semplice 
essere umani, forniscono il loro contributo trovandosi in una situazione perfetta per 
discernere il bene dal male. Quelli di essi che vengono premiati e fatti avanzare sono 
effettivamente i migliori servitori del popolo, non i più fedeli servi del regime come 
nell'altro caso.

Cittadini alternantisi, quando il potere perseguisse con evidenza il male piuttosto che 
il bene della collettività, agiscono di conseguenza, rispedendo al mittente l'infausto 
editto emesso. Nulla di ciò accade invece da parte di statali e privati. Questi sono come 
canne di fucile dove tutto scorre liscio e veloce senza il minimo dubbio e possibilità di 
intervenire per migliorare l'operato del Governo. Cittadini che si alternano sono come 
logiche di un computer costantemente interrogantesi sulla qualità del lavoro che si sta 
svolgendo.


Statali e privati considerano il ruolo pubblico da loro detenuto come una proprietà 
privata e lo conducono come se lo fosse, distaccati dal popolo sottomesso ed indifferenti 
al destino che il regime gli riserva. Cittadini che si alternano hanno invece piena 
coscienza del fatto che in una Repubblica e Democrazia i ruoli pubblici sono una 
proprietà collettiva, da curare in continuazione perché solo così essa porterà loro il 
bene che s'aspettano.


Non si creda che una Funzione Pubblica condotta dai cittadini renda impossibile politiche 
difficili e pesanti per il popolo. Quando i capi si comportano realmente come tali, 
avanzando essi per primi nella direzione che vorrebbero fosse seguita dal popolo, 
quest'ultimo nella più gran parte sarà fiero di star loro accanto e compiere anche un 
proprio difficile dovere. Quando il patto di solidarietà che unisce capi e sottoposti 
viene rispettato è una continua gara a far ognuno del proprio meglio. Esattamente il 
contrario di ciò che avviene oggi.

Vedendo i nostri capi arretrare e deviare costantemente per vie traverse rispetto a 
quelle cui ci costringono per il tramite di statali e privati parastatali, tutti siamo 
condotti a seguire l'esempio che viene dall'alto, a far del nostro peggio piuttosto che 
il meglio che ci è possibile. Tuttavia i capi che il popolo è costretto a rispettare, 
sotto la minaccia armata di statali e parastatali, alla prima occasione verranno buttati 
giù dal loro indegno piedestallo. I capi che si fanno invece stimare spontanemente, per 
il comportamento retto e di valore che hanno costantemente, vedranno i cittadini divenire 
disposti perfino a rischiare la loro vita pur di seguirli.


Oggi molti Amministratori definiscono se stessi come nuovi, diversi, altri, da quelli che 
li hanno preceduti. Sappiano che una maggiore attenzione per l'ambiente, rifiutare il 
nucleare, fermare l'invasione del cemento, non significa essere democratici. Oggi, non 
ieri ma oggi, disponiamo di un riferimento preciso ed inoppugnabile in grado di 
qualificare se realmente i loro interventi sono democratici oppure trattasi del solito 
autoritarismo, dispotismo, totalitarismo armato di statali e parastatali disposti a tutto 
pur di imporci il regime alla moda.

La distinzione, tra statali e parastatali da una parte e cittadini che si alternano 
dall'altra, è un prezioso, insostituibile riferimento per conoscere in anticipo l'esito 
del proprio operato. Perché la democrazia non è semplice velleità di giustizia sociale. 
La democrazia, l'assenza di muraglie che tengono la popolazione divisa in caste 
specialistiche, è ciò che rende una società in grado di superare indenne ogni difficoltà 
che la realtà infinita metodicamente le proporrà. Se un tempo si poteva sperare di farla 
franca facendone a meno, essa è oggi oltremodo necessaria, visti i tempi di elevata 
specializzazione e costante velocissimo mutamento.


Si abbia dunque il buon senso e la lungimiranza di farne uso.


danilo d'antonio

monti della laga
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