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Sfruttamento in salsa emiliana. La lotta dei lavoratori GFE



Sfruttamento in salsa emiliana. La lotta dei lavoratori GFE

Vi abbiamo già parlato dei lavoratori della GFE, in lotta per il lavoro e
il salario. Vi proponiamo un lungo articolo in cui si ricostruisce la loro
vicenda, una vicenda che mostra tutta la sottile ipocrisia del sistema di
sfruttamento feroce, che è il tratto distintivo della cooperazione.
In fondo trovate anche un numero di conto corrente per sostenere questi
185 lavoratori in lotta dallo scorso dicembre. La cassa integrazione
arriva solo ogni tanto e molti fanno fatica ad andare avanti. I soldi
raccolti sinora hanno permesso a molte famiglie di resistere alle
pressioni di chi vorrebbe piegarne la resistenza.

Approfondimenti: www.senzafrontiere.noblogs.org

Dal novembre del 2010 180 operai della cooperativa GFE di Campegine (RE)
sono in lotta per il mantenimento del posto e per il miglioramento delle
condizioni di lavoro.
La GFE è una delle tante cooperative emiliane che sono cooperative solo di
nome: dietro il paravento della cooperazione si nasconde una realtà di
miseria, sfruttamento, mancata applicazione dei contratti nazionali,
ricatti, salari bassissimi. Il nome “cooperativa” serve solo ad ottenere
sgravi fiscali a tutto vantaggio delle dirigenze e ad entrare nel circuito
delle associazioni come Legacoop o Confcooperative.
Questa cooperativa ha come unico cliente la Snatt, azienda facente parte
del gruppo Fagioli, fornitore di piattaforme logistiche e trasporti
eccezionali. In pratica i lavoratori della GFE, tutti immigrati indiani e
pakistani lavorano esclusivamente per la Snatt, prendono ordini da
caporeparto della Snatt ma permettono alla Snatt di spendere molto meno e
alla dirigenza della cooperativa di lucrare ampliamente. I salari
oscillano tra i 3,50 e i 5 euro all’ora: dipendenti diretti costerebbero
molto di più.
Ripercorriamo insieme le principali fasi di una protesta che sta
diventando un caso politico difficilmente gestibile nella pacificata
provincia reggiana.
La vicenda comincia nel luglio dello scorso anno con uno sciopero per
l'applicazione del contratto nazionale del settore trasporti. Si apriva
una vertenza con sviluppi impetuosi: a dicembre 2010 la Snatt recide il
contratto con la GFE, perchè i costi, con l'applicazione del contratto
nazionale diventano troppo alti. Gli operai vengono informati via sms, la
GFE viene sciolta e vengono create due nuove cooperative, Emilux e Locos
Job, in cui confluiscono i soci che accettano un contratto con meno
garanzie.
Dietro l’operazione, non c’è bisogno di dirlo, erano i soliti noti: l'ex
presidente della GFE e alcuni suoi stretti collaboratori e la dirigenza
della Snatt.
I lavoratori non ci stanno, si ribellano. A dicembre parte un presidio
permanente dei lavoratori della cooperativa davanti ai cancelli della
Snatt. Sono sostenuti da una parte della CGIL e da settori del movimento
reggiano.
Il sindacato chiede al tribunale l'applicazione della procedura d'urgenza
per il reintegro dei lavoratori nell’azienda: a in marzo il tribunale la
respinge. I tempi per una procedura ordinaria, sarebbero stati di anni,
inaccettabili per i lavoratori, che si trovavano senza lavoro e senza
reddito, poiché la cassa integrazione viene erogata a sprazzi.
Le istituzioni politiche reggiane, comuni e Provincia, continuano a far
finta di nulla: d’altra parte i lavoratori immigrati non votano e non val
la pena sostenerli.
In aprile la situazione per gli operai in lotta è disperata: stremati
dalla mancanza di entrate economiche, diverse famiglie rischiano lo
sfratto o il taglio delle utenze di base, la procedura d'urgenza bloccata,
cassa integrazione che non arriva, scarse possibilità di vincere la lotta
dato l'immobilismo della CGIL.
In questo clima matura la decisione estrema di proclamare uno sciopero
della fame e della sete ad oltranza. Lo sciopero viene proclamato senza
avvertire prima il sindacato e questo è indicativo della fiducia che i
lavoratori ripongono nella CGIL.
La classe politica locale si sveglia improvvisamente: il sindaco di
Campegine si presenta al presidio assicurando che farà il possibile per
riavviare le trattative e pigliandosi gli insulti dei lavoratori. Nei
giorni successivi diversi lavoratori vengono ricoverati a causa di malori
dovuti alla disidratazione. Venerdì 22 aprile c’è un incontro presso la
provincia di Reggio Emilia: il Comitato No Pacchetto Sicurezza indice un
presidio di solidarietà con i lavoratori.
Ed ecco il colpo di scena: la Snatt e le due cooperative cedono accettando
di assumere, in diversi spezzoni, i 180 lavoratori rimasti esclusi,
applicando il contratto nazionale. Nel frattempo la Regione si fa carico
di pagare la cassa integrazione arretrata.
Dei padroni bisogna sempre diffidare: gli accordi, per quanto scritti,
firmati e controfirmati, non vengono rispettati: le cooperative e la Snatt
nicchiano, la Regione non paga la cassa.

La Snatt prepara un documento in cui si sostiene che l’azienda ha agito
correttamente: tra pressioni e ricatti lo firmano più di 400 operai delle
cooperative che ci lavorano. Il documento viene depositato in tribunale e
come “prova” per la causa civile. Dato che il tribunale deve valutare la
pertinenza del documento per metterlo agli atti, l'udienza viene rinviata
dal 5 al 23 giugno.
La cassa integrazione di gennaio e febbraio arriva solo il 5 maggio,
guarda caso in coincidenza del nuovo incontro in Provincia tra le parti.
In questo incontro, seguito da vicino da un folto presidio di lavoratori e
solidali, le carte vengono sparigliate del tutto: niente assunzione nelle
cooperative già esistenti ma formazione di una nuova cooperativa composta
dai 185 lavoratori in lotta, cui la Snatt si impegna a fornire lavoro per
un tot di anni. Neanche a dirlo, una proposta indecente: niente
impedirebbe alla Snatt di non rinnovare il contratto alla scadenza o di
cambiare ragione sociale tra qualche mese invalidando gli accordi.
La proposta viene respinta dai rappresentanti degli operai e la lotta va
avanti.
Nel frattempo le varie reti di solidali raccolgono fondi e generi di
necessità che vengono mano a mano consegnati ai lavoratori.

Questa vicenda mostra quanto il tanto decantato “modello emiliano”, basato
sulle cooperative, sia oramai marcio. L'universo cooperativo è parte
integrante e preponderante del sistema di potere politico ed economico
della regione, tenendo in mano diversi settori fondamentali: buona parte
dell'edilizia, la grande distribuzione, i servizi alla persona, parte del
sistema creditizio-assicurativo, servizi logistici e lavoro interinale. È
un sistema che della cooperazione delle origini ha conservato ben poco e
dove i soci lavoratori non hanno peso nelle decisioni, affidate a gruppi
ristretti di potere, spesso trasversali alle diverse coop. Un sistema
funzionale alle logiche di profitto e sfruttamento con tanto di regime
fiscale favorevole. Il PD lo presenta come sistema alternativo alla
barbarie dell'impresa privata ma è in realtà identico. Cambia solo il
nome.

La lotta degli operai della GFE continua, nel silenzio assordante delle
istituzioni locali che amano riempirsi la bocca di parole quali
“solidarietà” e “partecipazione” ma nei fatti dimostrano di essere vili
profittatori. Gli immigrati non sono appetibili per i vari politicanti
perché non sono cooptabili dentro il sistema democratico-clientelare delle
elezioni. Mentre è facile banchettare su lavoratori sempre sotto ricatto,
perché per loro il diritto legale al soggiorno dipende dal lavoro.

Chiunque voglia dare un contributo solidale alla lotta:
conto corrente IBAN: IT94O0538712802000001988307 intestato a "Flavia Prodi
referente sottoscrizione pro lavoratori GFE"