[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Cosa ci insegna la guerra della NATO in Libia?



Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)

Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454

e-mail: resistenza at carc.it – sito: www.carc.it

Direzione Nazionale – Settore Relazioni Internazionali

 

Comunicato del 28 agosto 2011

 

 

Cosa ci insegna la guerra della NATO in Libia?

 

Può darsi che il 21 agosto abbia segnato una svolta per la guerra in corso in Libia: le truppe NATO e le formazioni militari libiche che gli istruttori militari NATO sono riusciti a mobilitare al loro seguito sono entrate nella capitale e stanno rastrellando Tripoli alla caccia dei sostenitori del governo in fuga. Può darsi ma non è detto, perché le capacità di resistenza libica all’aggressione imperialista non sono ancora esaurite, la solidità del controllo delle potenze imperialiste sui rivoltosi libici è da verificare, la capacità delle stesse potenze imperialiste di trovare un accordo nella spartizione del bottino è incerta. Come incerto è l’effetto che la spartizione del bottino avrà sulla coesione dell’Unione Europea, in particolare sui rapporti tra lo Stato tedesco e quello francese.

Per noi comunisti di un paese imperialista l’estensione della guerra imperialista alla Libia è un avvenimento carico di insegnamenti. La Repubblica Pontificia ha ancora una volta trascinato il nostro paese nella guerra. Proprio in Libia, dove giusto cent’anni fa, alla vigilia della Guerra Mondiale, ce l’aveva trascinato la monarchia sabauda. La parte che l’Italia questa volta non ha svolto direttamente con proprie forze combattenti, l’ha svolta come base militare delle truppe degli altri paesi imperialisti. Lo scorazzare delle truppe straniere nel nostro paese, da Pordenone a Pisa fino a Trapani, non ha destato scalpore. La Repubblica Pontificia ha talmente assuefatto la popolazione italiana prima all’uso e abuso del nostro paese e delle nostre risorse da parte delle truppe imperialiste (in particolare USA) e di quelle sioniste, poi alla partecipazione diretta alla guerra nonostante l’espresso divieto inscritto nella Costituzione, ancora formalmente vigente, che vieta il ricorso alla guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali e di cedere la sovranità sul proprio territorio se non su basi di reciprocità, che la nuova guerra non ha più suscitato dissensi tra i partiti e le personalità della Repubblica, neanche a scopo elettorale. Il distacco della massa della popolazione dalla politica borghese, la separazione tra il paese legale e il paese reale sono cresciuti tanto quanto la coesione nazionale ha unito la Corte Pontificia, la Presidenza della Repubblica, la borghesia e il clero, la destra moderata e la destra estrema nel teatrino della politica borghese. Anche la sinistra borghese ha nicchiato adducendo a scusa della sua collaborazione alla coesione nazionale i “crimini contro i diritti umani” commessi dal regime di Gheddafi, come se i suoi aggressori li rispettassero e questo fosse il terreno del contendere.

È una legge da tempo scoperta che nella società moderna la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi e che la politica estera dei singoli Stati è dettata dalla lotta di classe che si svolge all’interno dei paesi. Per capire la natura di una guerra, bisogna rifarsi alla politica dei protagonisti della guerra. Le guerre non scoppiano di colpo. Per capire i motivi e gli esiti possibili di una guerra, bisogna capire il corso degli eventi nel periodo che ha preceduto la guerra e di cui la guerra è stata lo sbocco, quali problemi i belligeranti cercano di risolvere con la guerra.

Da vent’anni a questa parte la guerra imperialista dilaga nel mondo, aumenta il numero di paesi coinvolti nella tormenta, aumentano i morti e le distruzioni. L’aggressione della NATO in Libia è una delle campagne con cui la guerra imperialista si sta estendendo nel mondo. Afghanistan, Pakistan, Iraq, Penisola Arabica, Palestina, Libia, Somalia sono i teatri di guerra più attivi, ma gran parte dei paesi arabi e molti paesi africani sono percorsi da scontri il cui aspetto principale è costituito dall’attività delle potenze imperialiste per tenere in pugno o riprendere in mano i paesi oppressi e sfruttarne con maggiore libertà le risorse. Nelle attività delle potenze imperialiste si combinano tre aspetti: la lotta dell’imperialismo USA per mantenere con mezzi militari la supremazia che gli è sfuggita sul terreno economico e finanziario; la lotta di singole potenze imperialiste per ritagliarsi una loro parte nel bottino della ricolonizzazione dei paesi oppressi del sistema imperialista mondiale; la lotta della “comunità internazionale” presieduta dal governo di Washington e benedetta dal Papa di Roma per far fronte alla rivolta che dilaga nei paesi oppressi, una rivolta che è alimentata dalla crisi generale del capitalismo nonostante la persistente debolezza del movimento comunista.

Gli ultimi vent’anni hanno talmente abituato la massa della popolazione dei paesi imperialisti alle nuove guerre coloniali, che qui da noi non sembra neanche di essere in guerra. Le guerre che dilagano nel mondo finora sono state guerre condotte dalle potenze imperialiste, direttamente o per interposta persona, nei paesi oppressi. La borghesia e il clero ci hanno talmente abituato ad esse che, quando ci danno notizie degli scontri, è normale che diano solo il numero dei morti e dei feriti delle truppe imperialiste. I morti afgani, pakistani, libici, iracheni, africani non fanno notizia. Ce n’è ogni giorno, fanno parte del contesto, come gli immigrati rinchiusi nei campi di concentramento o cacciati dai rifugi provvisori, i morti per fame, le vittime della guerra di sterminio non dichiarata: contano solo come totale approssimativo per le statistiche.

La guerra è diventata una manifestazione corrente della crisi generale del capitalismo da quando questa crisi ha superato una certa soglia mentre la rinascita del movimento comunista è ancora stentata e quindi debole la capacità di lotta delle masse popolari dei paesi imperialisti. Lo svolgimento della campagna della NATO in Libia conferma che l’aspetto principale della lotta contro l’imperialismo per noi comunisti dei paesi imperialisti è la rinascita del movimento comunista e l’instaurazione del socialismo nei nostri paesi. Questa è la lezione che dobbiamo trarre e anche la via su cui dobbiamo incanalare l’indignazione per lo stato in cui l’umanità è nuovamente ridotta, l’indignazione di fronte all’arroganza, alla sfrontatezza, alla crudeltà, ai crimini contro l’umanità a cui la borghesia e il clero si abbandonano nuovamente in tutta libertà. Il movimento comunista che rinasce all’insegna del marxismo-leninismo-maoismo, grazie alle lezioni tratte dai successi e dalle sconfitte della prima ondata della rivoluzione proletaria, porrà fine a questo corso delle cose.

 

Riportiamo di seguito un comunicato della Sinistra Radicale dell’Afghanistan (LRA). È una testimonianza preziosa che spiega ragioni e sviluppi dell’intervento imperialista in Afghanistan, che valgono anche per la Libia e per ognuno degli altri paesi che gli imperialisti hanno aggredito. Compito dei comunisti, dei rivoluzionari e degli antimperialisti di tutto il mondo è sostenere le lotte dei popoli che resistono all’imperialismo e, soprattutto, costruire la rivoluzione nei paesi imperialisti, tagliando il male alla radice. È chiaro, infatti, che in Italia, ad esempio, l’unico governo in grado di attuare ciò che chiede la LRA (ritirarsi dalla Libia, cessare l’azione militare) è un governo di emergenza, un Governo di Blocco Popolare che sia sarà capace di affrontare la crisi mettendo al centro gli interessi delle masse popolari, sia sarà un passo fondamentale della costruzione della rivoluzione in Italia.

 

Partito dei CARC – Settore delle Relazioni Internazionali

 

L’imperialismo non porta mai prosperità al popolo

L’azione della NATO, di Sarkozy e dei loro alleati in Libia è puro terrorismo. Pretendono di proteggere i civili e uccidono la popolazione della Libia, distruggono le infrastrutture e installano il loro solito regime fantoccio. È così che fanno i propri interessi economici e politici in Libia e nella regione. Questo ”ordine mondiale” degli imperialisti di tutto il mondo comporta che occupino sempre più paesi e stabiliscano basi militari che rispondono alle loro esigenze strategiche. Gli USA e la NATO hanno perpetrato crimini del genere anche in Afghanistan. Hanno causato la morte di più di 100.000 afgani e non solo non hanno instaurato ”la democrazia e la pace”, ma hanno reso la situazione peggiore di prima. Hanno messo in piedi un regime corrotto e debole che non può reggere una settimana senza il supporto di USA e NATO. I discorsi recenti su un accordo strategico tra Afghanistan e USA per legalizzare l’occupazione e stabilire basi militari sono l’elemento chiave di una contrattazione tra padrone e schiavo.

L’imperialismo non ha mai aiutato una nazione nè ha portato alcuna prosperità. I suoi ultimi interventi in Afghanistan e Iraq lo provano. Spetta ai popoli, e non agli USA o alla NATO, di determinare il proprio destino.

Gli imperialisti americani ed europei hanno poi un secondo intento, quello di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dallo loro crisi economica e dai problemi di casa propria.

È tempo di esigere l’immediato ritiro delle forze della NATO e di tutte le forze imperialiste dalla Libia e dalla regione, di cessare l’azione militare selvaggia e gli attacchi aerei.

 

Nasir Loyand

Left Radical of Afghanistan (LRA)

25 Agosto 2011