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[Resistenza] Newsletter del 20.10.2011: Mobilitazione permanente per cacciare la banda Berlusconi



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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
e-mail: resistenza at carc.it – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale
 
 
Mobilitazione permanente per cacciare la banda Berlusconi
Costruire l’alternativa politica agli effetti della crisi, ai licenziamenti, al carovita, agli sfratti…
 
Se le lacrime e il sangue sono la ricetta dei padroni per fare fronte alla crisi, i lavoratori, gli studenti, i giovani, i precari, le donne e gli immigrati hanno di fronte solo un’altra strada: la ribellione, la mobilitazione, la lotta e la riscossa. I fatti hanno la testa dura e valgono più di mille moniti, condanne, appelli alla delazione e divieti.
 
Dopo quattro giorni di battage incessante su giornali, televisioni e internet, il Tribunale conferma gli arresti per 9 manifestanti fermati; un acquazzone su Roma semina distruzione e morte e contemporaneamente lava via le ipocrisie: c’è scappato il morto (come piace dire a Maroni), di fatale non c’è nulla, era tutto ampiamente previsto (a ogni pioggia segue una scia di danni, distruzioni e morti) e tutti giocano allo scarica barile. I devastatori e i saccheggiatori sono tutti ancora lì, al loro posto, nei loro attici, nei loro studi, nei loro uffici a trafficare, corrompere, spacciare, ricattare, taglieggiare, rubare, a pianificare la TAV e le colate di cemento, l’apertura di discariche e la chiusura di ospedali, a litigare per chi intasca la parte più grossa dei soldi pubblici per l’Expo 2015 o per chi ha la precedenza di godere dei regali e dei servigi della malavita.
 
La legittima mobilitazione degli operai, delle popolazioni della Val Susa, degli studenti, degli immigrati, delle donne…chi la ferma e come? La mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari è permanente e non la possono fermare divieti, restrizioni, minacce e terrorismo mediatico: il 21 ottobre a piazza del Popolo sono gli operai della FIAT, di Fincantieri e della Irisbus che scendono in piazza e chiamano a raccolta la parte sana di questo paese: ma quali divieti e divieti, un piano straordinario per il lavoro! Il 23 ottobre di nuovo in Val di Susa una lezione di coraggio, di solidarietà, di determinazione e di metodo: diamoci un taglio, a volto scoperto, a mani nude a testa alta. Tagliare le recinzioni è legittimo, anche se è illegale.
 
La soluzione è politica. La piazza del 15 ottobre enorme, combattiva, carica di contenuti e di prospettive ha scontato l’estremo residuale tentativo dei conciliatori, dei mestatori, dei “buoni consiglieri” di mettere un cappello di paglia a coperchio di una pentola a pressione. I buoni propositi, le buone intenzioni, le belle parole e le promesse non sono bastate e non bastano più: quanto più le autorità borghesi si arroccano dietro il loro potere vacillante, tanto più nelle strade, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle aziende e nelle scuole sale la ribellione.
Da Napolitano a Montezemolo, da Berlusconi a D’Alema, da Prodi alla Marcegaglia tutti fanno appello alla “coesione sociale” per uscire dalla crisi, per salvare il salvabile. Per salvare e tutelare gli interessi dei ricchi e degli speculatori e per scaricare i costi della crisi sulle masse popolari: la disoccupazione, la precarietà, la devastazione ambientale e la crisi culturale e morale. Nessuno di loro ha soluzioni reali.
I provvedimenti, le manovre, le misure, le leggi, le campagne di opinione che la borghesia promuove e vuole imporre sulle masse popolari per “fare fronte alla crisi”, per “uscire dalla crisi”, per “alimentare la coesione sociale”, per “trovare soluzioni condivise”, “consolidare la democrazia e la legalità” e “difendere gli interessi del Paese” sono balle. E’ una consapevolezza e un convinzione sempre più ampiamente e profondamente radicata fra le masse popolari.
Ma per farla finita con banchieri, speculazione, mafiosi, corrotti non basta la consapevolezza e la convinzione di ciò che dobbiamo, collettivamente e unitariamente, combattere, contrastare, isolare e debellare.
La situazione è tanto grave e compromessa che rendere unitaria e collettiva la consapevolezza e la convinzione di come dobbiamo muoverci, di quali obiettivi perseguire, di quali soluzioni proporre, promuovere, adottare (il contenuto del cambiamento) è una necessità di gran lunga più importante delle divisioni e contrapposizioni riguardo alla forma del cambiamento. Una volta fissato e riconosciuto il contenuto e l’obiettivo, le forme, i mezzi, gli strumenti ne discendono.
 
Il nuovo avanza e cerca la sua espressione e affermazione, travolge il vecchio che lo costringe, lo respinge e lo opprime. La sintesi fra vecchio (la società dei padroni, della crisi, della guerra fra poveri) e nuovo (una società in cui il libero sviluppo di ognuno è base e presupposto per il libero sviluppo di tutti) è la costruzione di un governo di emergenza popolare: le organizzazioni che godono della fiducia delle masse popolari, che ne promuovono l’organizzazione e la mobilitazione, che ne raccolgono istanze e aspirazioni, che hanno le potenzialità e le forze per adottare misure urgenti per fare fronte alla crisi devono governare attuando un programma articolato attorno a sei misure urgenti e necessarie:
1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),
2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
 
Questa è la direzione, la prospettiva, l’alternativa che dobbiamo costruire. Si tratta di metterci ognuno le proprie sensibilità, conoscenze, intelligenze, forze.
Quanto più la mobilitazione diffusa va in questo senso, tanto più sono valorizzate le tendenze, i percorsi, il protagonismo della moltitudine di organismi, aggregati, organizzazioni e movimenti che stanno contrapponendo gli interessi collettivi e la solidarietà di classe alle manovre e ai tentativi di colpi di mano della destra reazionaria, della destra moderata e dei politicanti di ogni sorta.
 
 
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Comunicato del (n)PCI del 19 ottobre 2011
(…) Se a Sestri e a Castellammare i delinquenti e depravati che sono oggi al governo, gli industriali, i banchieri e i finanzieri che rovinano il nostro paese non hanno già chiuso gli stabilimenti, è solo perché gli operai della Fincantieri hanno fatto della loro resistenza un problema di ordine pubblico!
Marchionne non chiuderà la FIAT solo se gli operai della FIAT si mobiliteranno alla testa degli altri operai e del resto delle masse popolari per costituire il Governo di Blocco Popolare!
Se gli speculatori non hanno ancora devastato la Val di Susa, è perché il movimento NO TAV non ha smobilitato neanche di fronte alla decisione delle autorità e all’occupazione militare del territorio, ma si è organizzato per impedire e boicottare l’esecuzione dell’opera! Che tutte le masse popolari seguano il loro esempio!
Rendere il paese ingovernabile da ogni governo emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia!
Non dobbiamo spaventarci del disordine! Per le masse popolari non c’è niente di peggio dell’ordine di miseria, di precarietà e di guerra che la borghesia e il clero cercano di imporre! Quando un ordine sociale è ingiusto, il disordine è il primo passo per stabilire un ordine sociale giusto! Rassegnarsi all’oppressione e chiudere gli occhi di fronte alla miseria altrui è il livello peggiore di abbrutimento morale! (…)
 
Appello per la manifestazione NO TAV del 23 ottobre
(…) Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.
Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità.
In migliaia taglieremo le reti invitando chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant’altro: se l’invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda.
Migliaia di cittadini mostreranno che sono loro dalla parte della legalità e non hanno paura di difendere il loro futuro, che la loro è una lotta per la difesa dei beni comuni. (…)
 
Comunicato del movimento napoletano contro la repressione
Studenti Federico II, Collettivo SUN, Collettivo Autorganizzato Universitario, Laboratorio Politico ISKRA, Coordinamento II Policlinico, Rete dei Comunisti, CDUP Ingegneria, Partito dei CARC, Area Antagonista, Laboratorio Okkupato SKA, CSOA Officina 99, Sindacato Lavoratori in Lotta, Associazione Solidarietà Proletaria, USB, Banchi Nuovi, Laboratorio Occupato Insurgencia, Z.E.R.081, Collettivo Area Vesuviana, Sud Ribelle, Coordinamento Flegreo, Comunisti di Ponticelli, Colletivo BreakOut Architettura.
(…) A Roma dopo le cariche di via Labicana e i caroselli dei blindati migliaia di manifestanti hanno difeso il corteo in piazza San Giovanni. Sul complesso di questa giornata tutte le considerazioni possono essere legittime, possono sottolineare diversità e differenze, ma appartengono al confronto orizzontale tra le migliaia di persone che subiscono la crisi e si stanno mobilitando per difendersi. Appartengono altresì ad un dibattito interno al movimento tutto da sviluppare.
Il diritto delle lotte sociali contro il disastro capitalista non può invece aspettare patenti di legittimità da politici, padroni e banchieri che la crisi l’hanno provocata.
Le esperienze di conflitto, dalla Val di Susa a Chiaiano e Terzigno, dimostrano che tutte le forme di lotta sono legittime quando le comunità si difendono di fronte all’arroganza, alla violenza e al potere dei veri responsabili della crisi e della devastazione, e lo fanno in una dimensione pubblica, di massa e condivisa. (…)
 
Comunicato dell’Assemblea contro la repressione di Roma
(…) In questi giorni di confusione politica e mediatica, in seguito alla giornata di lotta del 15 ottobre, dove la rabbia e l'indignazione si sono espresse realmente ed in maniera determinata, ci stringiamo intorno alle compagne ed ai compagni arrestati ed a tutti coloro che hanno subito fermi e perquisizioni.
Non è tempo di cadere nelle trappole dei media che vorrebbero a tutti i costi dividerci fra buoni e cattivi, fra pacifisti e teppisti, mentre una massa critica inizia a prendere coscienza e ad incanalare verso il conflitto diffuso un processo rivoluzionario che è in atto fra gli strati di popolazione sfruttati.
Il 15 Ottobre doveva essere una giornata di lotta e lo è stata nonostante in molti vorrebbero sminuire la situazione come se si trattasse di avvenimenti isolati di una minoranza. La realtà è che migliaia e migliaia di giovani hanno espresso in maniera radicale quella rabbia sociale repressa da un Sistema ingiusto e criminale, la realtà è che anche questa volta , come il 14 Dicembre dello scorso anno, la resistenza alle cariche indiscriminate della sbirraglia è stata forte e di massa (…)
 
 
Comunicati di alcune realtà milanesi
C’ero, non c’ero.. sti cazzi, mi associo! - Centro sociale Cantiere Milano
 
Sui fatti di sabato a Roma - Cascina Autogestita Torchiera Senz'acqua Milano, F.O.A. Boccaccio 003 Monza, No Expo Milano, S.O.S. Fornace Rho
 
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Aggiornamenti della campagna NO alla persecuzione e messa fuorilegge dei comunisti
 
·         Rinviati a giudizio 12 compagni e compagne perché comunisti
Dopo ben 4 udienze preliminari (il 25 maggio, quando il GUP non si era neanche presentato in aula, il 13 luglio, il 15  e il 21 settembre) il GUP Alberto Gamberini ha emesso la sua sentenza: i comunisti sono sovversivi e vanno processati! Che la sentenza fosse già decisa (da lui, da altri?) si è capito dal fare assente e distratto con il quale il GUP ha gestito le udienze, ha ascoltato le eccezioni e le discussioni degli avvocati.
Quella di ieri è stata anche una giornata di lotta e solidarietà. Durante l’udienza abbiamo tenuto in contemporanea due presidi. Il primo in piazza Nettuno, dove una decina di compagni e compagne del P.CARC, dell’SLL, dell’ASP e simpatizzati hanno fatto conoscere e denunciato la persecuzione in atto (sono stati diffusi oltre 1.000 volantini) e raccolto la solidarietà di centinaia di persone (oltre 100 firme all’Appello “No alla persecuzione dei comunisti”  [leggi il comunicato]
 
Articolo correlato: A Bologna un tribunale speciale
 
A norma di legge potete essere esclusi da questa lista di distribuzione,
RISPONDENDO A QUESTO MESSAGGIO con la richiesta di CANCELLAZIONE

Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA

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