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No Tav. Non smarrire il sentiero



No Tav. Non smarrire il sentiero

Le reti del fortino della Maddalena, il filo spinato, gli uomini in armi
sono il simbolo dell’arroganza dello Stato. Il simbolo concreto e violento
della volontà di imporre con la forza scelte non condivise.
Nella loro materialità eccessiva sono un chiaro monito: di qui non si
passa, i più forti siamo noi. La spinta a tagliarle, a riprendersi la
terra e la libertà di scegliere il proprio presente è frutto di una spinta
più etica che politica.
Quando crollano le dittature la gente non si accontenta della fine di un
regime, ma si affretta ad abbatterne i simboli.
Per questo da mesi i No Tav assediano il fortino. Ci sono state le nottate
rotte dal fragore delle bombe carta e dei petardi, annegate nel fumo dei
lacrimogeni e le passeggiate tra le vigne chiuse dal filo spinato. C’è
stato Turi sull’albero e i ragazzi che tagliavano le recinzioni, ci sono
state le pietre ai poliziotti e i bossoli di lacrimogeno in faccia alla
gente. Ci sono state le passeggiate di tutti quanti e gli assalti di chi
voleva e poteva.

C’era e c’è un movimento popolare che non si fa spaventare né dalla
violenza della polizia, né dagli assalti dei media, né dalle denunce e
dagli arresti.
C’è un movimento che si interroga giorno dopo giorno sulle scelte da
compiere e prova, non sempre con successo, a percorrere una strada
condivisa dai più.
C’è un movimento che a volte fa fatica ad affrontare uno scenario ben
diverso da quello del 2005, quando in pochi giorni la rivolta dell’intera
Val Susa obbligò il governo ad una rapida marcia indietro.

Oggi il movimento è forte e radicato ma stenta a trovare il ritmo di una
rivolta che oltrepassi il cerchio magico e maledetto delle reti del
fortino per riversarsi nelle strade, nei palazzi di chi decide, nello
sciopero generale e nel blocco di tutto quanto.
Un blocco ad oltranza, che si organizzi per resistere, un blocco popolare
dove ci siano tutti. Tutti. I giovani e i meno giovani, quelli che hanno
coraggio e quelli che il coraggio se lo devono dare, i non violenti e
quelli credono legittima la difesa, chi vorrebbe cambiare il mondo e chi
si accontenta di non farlo peggiore di com’é.
Eppure questo ritmo occorrerà trovarlo. Prima o poi proveranno a farlo
davvero il cantiere, si prenderanno la baita e spezzeranno la montagna con
la dinamite. Noi dobbiamo fermarli prima che sia tardi. Inutile illudersi
ed illudere sulla lotta di lungo periodo, perché rischiamo il logoramento,
la disillusione, la rassegnazione che hanno minato e distrutto altri
movimenti.

Non possiamo aspettarli nel fortino di Asterix, perché quella storia è già
scritta e porta impresso il marchio della sconfitta. Non si vince con la
forza contro chi ne ha il monopolio legale, non si vince contro i
blindati, i lince, gli alpini, i parà, i poliziotti, i carabinieri, i
forestali… tutto l’apparato militare dello Stato contro di noi.
La nostra forza è nelle nostre ragioni, la nostra forza e nella pratica
del confronto e nell’azione diretta non delegata a nessuno. La nostra
forza è il radicamento popolare che potrebbe – ancora una volta – rendere
ingovernabile un intero territorio. Da Torino a Chiomonte. Allora dovranno
scegliere tra spararci o andarsene. Se sapremo rimanere saldi, uniti nelle
nostre mille diversità, sappiamo bene che se ne andranno.
L’importante è non smarrire il sentiero, non divenire ostaggio delle
menzogne di media e politici, non permettere a nessuno di dividerci.

Tagliare le reti, tutti insieme, assumendoci il rischio di un gesto
illegale, accettandone le conseguenze, affrontando con serena decisione i
gas e gli idranti può essere un’occasione importante per mostrare a tutti
che i partigiani sanno muoversi bene di giorno come di notte.
Purché non si cada nella trappola predisposta dai media e dai politici
interessati a drenare consensi elettorali: non ci sono i buoni e non ci
sono i cattivi. C’è un movimento che lotta e resiste, ciascuno a suo modo,
nel rispetto di tutti e di tutte.
Importante è non ingannare noi stessi: lo Stato fa le regole che per primo
violerà, perché impone con la violenza il proprio arbitrio. Le leggi sono
il frutto dei rapporti di forza: in una società basata sullo sfruttamento
e sull’oppressione sono scritte per garantire il perpetuarsi dello
sfruttamento e dell’oppressione.
Chi si riprende la libertà di decidere rompe il vincolo della gerarchia.
Quello che facciamo trae legittimità dalla nostra volontà di impedire uno
scempio e un furto ai danni di tutti. Non si tagliano le reti perché il
fortino è illegale: le si tagliano perché sono lì per disciplinarci a
forza, per piegarci, per negare la nostra libertà di dire e di fare.
Non smarriamo il sentiero. Siamo partiti insieme e insieme faremo la
strada necessaria.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it