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[Resistenza] Non dare tregua al governo Monti-Napolitano, abbiamo la forza e l’occasione per mandarlo via



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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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Milano 23.05.2012
 
I risultati delle elezioni amministrative creano condizioni più favorevoli per condurre vittoriosamente la lotta contro la “riforma” Fornero, l’imposizione dell’IMU e lo strozzinaggio di Equitalia fino alla cacciata di Monti!
 
Non dare tregua al governo Monti-Napolitano, abbiamo la forza e l’occasione per mandarlo via e sostituirlo con un governo d’emergenza popolare che mobiliti lavoratori, pensionati, precari e disoccupati italiani e immigrati nella ricostruzione del paese!
 
In tutta Europa i fautori del rigore e dell’austerità (per le masse popolari!) escono scornati dalle elezioni e l’UE fa acqua da tutte le parti, il primo paese che spezzerà le catene dell’UE, della BCE e del FMI aprirà la strada agli altri e getterà le basi per costruire una nuova unità tra i popoli europei basata sulla collaborazione e sulla solidarietà!
 
I risultati delle elezioni amministrative, l’affermazione del Movimento 5 Stelle (M5S) e la crescita dell’astensionismo confermano che la direzione delle classi dominanti sulle masse popolari, la loro capacità di orientarne le coscienze e controllarne e indirizzarne l’attività è in caduta libera, non riescono più a gestire e controllare il voto popolare nonostante le immense risorse (pubbliche) che i partiti della destra reazionaria e moderata riversano nelle campagne elettorali per accaparrarsi seguito e consensi, le tornate elettorali concorrono ad alimentare l’ingovernabilità del paese.
Massimo Franco, testa d’uovo del Corriere della Sera, lancia l’allarme: “Nelle urne sono stati smaltiti i cascami di una Seconda Repubblica in agonia. Ma questi detriti possono depositarsi e diventare le basi degli equilibri che verranno, se le forze politiche non saranno capaci di interpretare le dinamiche di un'Italia che ha mandato l'ultimo avviso prima dello sfratto”. Ha ragione, le masse popolari si preparano a dare lo sfratto al governo Monti-Napolitano e alle forze che lo sostengono!
 
Partiamo dall’analisi del voto
Le elezioni amministrative si sono tenute il 6 e 7 maggio (primo turno) in 941 comuni, con circa 7,2 milioni di elettori. L’affluenza al primo turno è stata del 66,9% (- 6,8% rispetto al 2007). In totale erano coinvolti 1.010 comuni di cui 768 appartenenti a Regioni a statuto ordinario e 242 a Regioni a statuto speciale. In Valle d'Aosta le elezioni saranno il 27 maggio e in Sardegna il 10 e 11 giugno con l'eventuale secondo turno fissato per il 24 e 25 giugno.
Il ballottaggio del 20 e 21 maggio si è svolto in 118 comuni, con 4,5 milioni di elettori. L’affluenza è stata del 51,4% (-14% rispetto il primo turno). L’astensionismo è stato maggiore in alcune città, come ad esempio Palermo e Genova dove ha votato circa il 39% degli aventi diritto, mentre a Parma ha votato oltre 62% (64% al primo turno). Questo dato conferma che dove c’è una vera alternativa ai due schieramenti che hanno governato negli ultimi 20 anni il paese e le varie città aumenta anche la partecipazione al voto.
 
Si è votato in 27 comuni capoluogo di provincia, con 7 città (Palermo, Genova, Verona, Taranto, Parma, Monza e Piacenza) con più di 100.000 abitanti
I risultati del voto del 6 e 7 maggio sono i seguenti
Nei capoluoghi di provincia sono stati eletti 6 sindaci al primo turno: Brindisi (Centro sinistra (C-S)), Gorizia (Centro destra (C-D)), La Spezia (C-S), Lecce (C-D), Pistoia (C-S), Verona (Lega Nord (LN)). Il C-S conquista Brindisi, mentre Verona passa dal C-D alla LN, nel resto delle città vengono confermate le precedenti coalizioni.
 
Dopo il ballottaggio la situazione nei 26 comuni capoluogo è la seguente: 
15 vanno al Centro sinistra (nelle precedenti consultazioni ne aveva 9). Il Pd e i vari alleati hanno strappato al Pdl Alessandria, Asti, Monza, Como, Lucca, Rieti, Isernia e Brindisi, mentre hanno confermato i sindaci di Genova (dove vince con un esponente di SEL), L'Aquila, La Spezia, Pistoia, Carrara, Piacenza e Taranto.
6 vanno al centrodestra (ne aveva 17): Catanzaro, Gorizia, Lecce, Trani e Trapani e solo Frosinone è stata strappata al centrosinistra.
La Lega è stata sconfitta ovunque tranne che a Verona.
L'Udc ha vinto Cuneo, togliendola al centrosinistra, mentre ha confermato Agrigento.
IdV con Leoluca Orlando ha stravinto (73%) a Palermo (governata da 15 anni dal Pdl).
Ma il risultato più eclatante è stata la conquista di Parma da parte del M5S (60%) contro il candidato del PD e alleati  che si è fermato al 40%.
 
Il PdL e i suoi alleati non sono riusciti ad andare al ballottaggio in importanti città come: Genova, Palermo, Parma, L’Aquila e hanno subito un tracollo ovunque, stessa sorte è toccata alla Lega Ladrona.
 
A Genova il ballottaggio è stato tra il C-S (48,3%) e un “centrista” (15%). Il M5S ottiene un 13,8% mentre il C-D ottiene il 12,7% e la LN il 4,7%.
A Parma il ballottaggio è stato tra l’esponente del C-S (39,2%) e un esponente del M5S (19,5%), mentre i candidati di PdL e  della Lega Nord non hanno superato il 5%.
A Palermo il ballottaggio è stato tra Leoluca Orlando (IdV) che al primo turno aveva ottenuto più del 47% dei consensi mentre il candidato ufficiale del C-S aveva ottenuto solo il  17%. Il candidato di PdL e UdC il 12,8% e quello del M5S il 5%. Era presente anche il Movimento dei Forconi che ha attenuto lo 0,3%.
 
Gli schieramenti e i risultati
Dall’elaborazione dei risultati elettorali nei comuni capoluogo (al primo turno) emergono i seguenti dati rispetto alle elezioni regionali del 2010 (più significativo rispetto alle precedenti amministrative del 2007):
  1. lo schieramento del Centro-Sinistra (C-S):  perde circa 40 mila voti (-7%) e i partiti perdono: PD - 29% (- 91 mila voti), IdV-58% (- 55 mila voti), SEL-FdS -16% (- 12 mila voti), guadagnano liste civiche presenti nello schieramento;
  2. lo schieramento del Centro-Destra (C-D):  perde su tutti i fronti (-38% e circa 206 mila voti). Il PDL - 54% (- 175 mila voti), LN -67% (- 85 mila voti);
  3. lo schieramento di Centro: perde circa il 6,5%.
 
Movimento 5 Stelle (M5S)
Dove si presentano generalmente raggiungono al primo turno circa il 10% dei voti (con i due estremi Palermo e Lecce: 5% e Parma: 20%). L’affermazione del M5S è il segnale più evidente dell’affermazione di liste che si posizionano al di fuori e contro dei due schieramenti (C-S e C-D) che hanno governato e governano il nostro paese e le nostre città.
La conquista al ballottaggio di una città importante come Parma è visto come l’inizio di un terremoto nel teatrino della politica borghese. Come verrà amministrata questa città e nell’interesse di chi sarà il banco di prova del M5S.
 
SEL-FdS
I partiti della sinistra borghese generalmente si sono presentati a sostegno dei candidati del C-S (a Genova il candidato sindaco è un esponente di SEL che ha vinto le primarie battendo il candidato ufficiale del PD) e questo ha determinato risultati modesti che non invertono la china avviata con il tracollo del 2008. A Genova ad esempio la FdS ha ottenuto 5.300 voti e SEL 11.600 (nel 2007 assieme avevano avuto 21.500 voti).
 
I frammenti della SB (PCL, PdAC).
PCL e PDAC proseguono la loro politica di presentarsi “orgogliosamente” da soli con il proprio simbolo: il PCL nelle principali città (Genova, Palermo, Catanzaro, Parma, Pistoia, Carrara e in altri centri minori), il PDAC a Lecce e a Verona  ottenendo percentuali che vanno dallo 0,2 allo 0,7.
 
La destra fascista era presente in alcune città, con scarsi risultati (anche loro sono stati coinvolti dal tracollo dei partiti dei loro padroni e padrini del PdL).
- La Destra: Genova (0,85), Parma (1,4%),.
- FN:  Verona (0,7%).
 
I risultati elettorali hanno determinato un marasma nel quadro politico per la batosta data alle forze (PD-PdL-UDC) che sostengono il governo e il suo programma di lacrime e sangue, per la crisi irreversibile che coinvolge ormai i partiti della ex banda Berlusconi (PDL-LN) e dei più ferrei sostenitori di Monti (Casini & C) e per l’incerto futuro del PD e dei suoi alleati (SEL, IdV).
 
Un inciso sul M5S
Non ci uniamo alle invettive e agli scongiuri degli zombie alla Bersani e dintorni. Il criterio che guida i comunisti, ieri come oggi, è un altro: per ogni iniziativa, organismo e individuo partiamo dal ruolo che ha nel movimento delle masse popolari, non dalle intenzioni dei protagonisti: non sono importanti le intenzioni, ma principalmente quello che essi determinano. Più importante delle intenzioni di chi promuove un’iniziativa e di chi vi partecipa, è l’effetto che tale iniziativa ha nel contesto in cui avviene e il ruolo che noi possiamo (e riusciamo) a farle assumere grazie al nostro intervento. Di fronte a ogni organizzazione, organismo o singolo ci poniamo il problema di come può e come possiamo farlo contribuire oggi alla costruzione di un governo che agisca nell’interesse della maggioranza delle masse popolari anziché di un pugno di sfruttatori, di speculatori e di ricchi e che non tema di rompere con le loro prassi, regole e abitudini.
 
 
 
I risultati delle elezioni amministrative creano condizioni più favorevoli per condurre vittoriosamente la lotta contro la riforma Fornero…  
Il PDL e il Terzo Polo (insieme alla Lega) sono i grandi sconfitti di queste elezioni, quindi il governo si trova a dipendere maggiormente per la sua sopravvivenza dal PD di Bersani. Tra i partiti che hanno avallato il golpe bianco con cui il governo Monti si è insediato e che ne sostengono l’opera di macelleria sociale, il PD è quello che ha più difficoltà a mettersi apertamente contro la FIOM e le categorie della CGIL che si aggregheranno alla FIOM se si mette alla testa della lotta contro la riforma Fornero per difendere ed estendere l’art. 18.
Ma la FIOM ha intenzione di mettersi alla testa della lotta contro la riforma Fornero scavalcando la Camusso e trascinando nella lotta anche altre categorie della CGIL (il 19 aprile c’è stato un Direttivo nazionale della CGIL in cui contro la linea della Camusso hanno votato la FIOM, la FP, la PLC e anche Nicolosi di Lavoro e Società) oppure di lasciare il pallino in mano alla Camusso e soci che non hanno nessuna intenzione di condurre una lotta decisa?
Tra queste due strade la direzione della FIOM tentenna, sembra pendere più verso la seconda. Il 10 e 11 maggio si è svolta a Montesilvano (PE) l’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate FIOM in cui è stato approvato a maggioranza l’odg conclusivo di Landini che si limita a chiedere alla Segreteria Nazionale della CGIL di fissare la data dello sciopero nazionale, mentre è stata dribblata la richiesta del delegato della SAME di Treviglio (BG) che fosse la FIOM a proclamare lo sciopero nel caso in cui  CGIL non lo avesse fatto. All’assemblea-evento organizzata il 20 maggio a Firenze dalla FIOM per il 42° anniversario dello Statuto dei Lavoratori, Landini da una parte ha dichiarato che la FIOM farà tutte le mobilitazioni possibili, anche presidiando il Parlamento durante la votazione della riforma, dall’altra ha prospettato la raccolta firme per un referendum abrogativo (che vuol dire rinunciare a far leva fino in fondo sulla mobilitazione dei lavoratori in nome di un “secondo tempo”, quando proprio la rinuncia di oggi avrà indebolito le forze). Neanche dall’Area Programmatica “La CGIL che vogliamo” (assemblea del 19 maggio a Roma) sono venuti segnali di una svolta in direzione di un’azione sindacale conflittuale.
Quindi è una partita persa? No. L’assemblea nazionale convocata il 26 maggio a Roma (per adesioni e informazioni www.assemblea26maggio.org) da “lavoratori, delegati, precari e disoccupati, militanti di organizzazioni e movimenti per decidere come mobilitarsi per costruire una risposta all’offensiva del governo Monti fino ad uno sciopero generale che fermi il paese” è l’occasione per dare seguito pratico al mandato chiaro e inequivocabile che viene dagli scioperi e dalle proteste che dal marzo si susseguono ininterrotte a livello di fabbrica e di zona.
Una decisione, una presa di posizione chiara e definita sullo sciopero generale contro la riforma Fornero da parte dell’assemblea si combinerebbe con l’azione dei sindacati di base: l’USB, CUB, CIB Unicobas, ORSA, Si Cobas, Snater, USI  e SlaiCobas si sono incontrati il 19 aprile a Firenze e hanno deciso una campagna di mobilitazioni contro la riforma Fornero, nell’ambito della quale sviluppare il confronto “fra le diverse organizzazioni del sindacalismo conflittuale, di base, di classe, autonomo e indipendente per dar vita, assieme alle forze sociali e territoriali disponibili, a forme di mobilitazione che consentano di verificare le condizioni nel Paese per uno sciopero generale comune e condiviso, che rappresenti un effettivo momento di contrasto e opposizione alle politiche del governo Monti-Marchionne-Napolitano e all’attacco padronale ai diritti ed alle tutele dei lavoratori”.
Un ruolo decisivo spetta ai delegati e agli operai combattivi della FIOM stessa (ma non solo), a partire da quelli delle grandi aziende. Nei mesi scorsi hanno “messo in moto” la FIOM, che ha così impedito alla Camusso (e anche ad Angeletti, Bonanni e Centrella) di collaborare apertamente con il governo Monti e costretto il PD a togliere la sua firma in bianco sulla riforma Fornero, con il risultato che il governo ha dovuto moderare i propri ardori, scegliere la via del dibattito parlamentare anziché del decreto legge e allungare i tempi. Adesso, forti anche della situazione determinata dai risultati delle amministrative, possono portare a conclusione vittoriosamente questa battaglia.
 
… e contro l’imposizione dell’IMU
Con queste elezioni in diverse città sono scese in campo e si sono affermate liste (Beni Comuni, M5S, ecc.) che rappresentano concretamente le forze portatrici della costruzione di una “nuova governabilità”, forze che sono chiamate a costruire amministrazioni locali di nuovo tipo (in rottura con le vecchie amministrazioni di C-D o C-S) che mettono al centro l’interesse collettivo, quello delle masse popolari e della tutela dell’ambiente. Questa è sfida a cui dovranno dare da subito risposte le nuove AC di Parma, di Palermo o anche di Genova, che si uniscono a quelle di Napoli, Cagliari e Milano che si sono affermate un anno fa.
“I loro banchi di prova sono il boicottaggio della riscossione dell’IMU, la rottura del Patto di Stabilità, la disobbedienza alla Tesoreria Unica, la resistenza alle altre angherie del governo Monti. La Giunta Monti-Napolitano per dare soldi alle banche e alle istituzioni finanziarie italiane e internazionali taglia i servizi pubblici e i finanziamenti agli enti locali: vuole costringere anche gli enti locali a tagliare i servizi pubblici. La Giunta Monti-Napolitano da una parte vuole attenersi alle regole del sistema finanziario, dall’altra rifiuta ostinatamente di prendere i soldi dove sono: di tassare i ricchi e i capitali della borghesia imperialista e del clero imboscati in Svizzera e negli altri paradisi fiscali, di tagliare i trasferimenti di soldi pubblici alla Chiesa, di rompere i contributi dello Stato italiano alle guerre e ai piani di riarmo della NATO, del governo Usa e dei sionisti, di ridurre le pensioni d’oro, gli stipendi e i compensi degli alti funzionari pubblici, dei dirigenti delle banche e delle altre aziende e istituzioni capitaliste pubbliche e private. La Giunta Monti-Napolitano è l’agente dell’asservimento del nostro paese alle istituzioni finanziarie, al sistema imperialista mondiale e alla Comunità Internazionale presieduta dal governo di Washington e benedetta dal papa di Roma. Vuole soddisfare le pretese del sistema finanziario senza però intaccare la ricchezza della borghesia imperialista e del clero: per questo accresce la miseria e la disoccupazione tra le masse popolari, aumenta lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti, soffoca i lavoratori autonomi e spoglia il resto delle classi intermedie ” (Comunicato (n)PCI n. 17 del 12.05.12.).
Varie sono le amministrazioni comunali che hanno già deciso di azzerare l’IMU e/o di togliere ad Equitalia la riscossione dei tributi, i risultati delle elezioni aumenta il numero di quelle che possono mettersi sulla stressa strada. La pressione della cittadinanza attiva, delle organizzazioni popolari, dei comitati anti Equitalia, delle vedove del fisco, ecc. e le iniziative collettive per non pagare imposte, ticket, mutui possono far decidere e avanzare su una linea di lotta e costruzione anche quelle che ancora oscillano.
 
Non dare tregua al governo Monti che traballa. Abbiamo l’occasione e la forza per cacciarlo!
Questa volta senza cadere dalla padella alla brace come con Berlusconi. Senza lasciare ancora in mano l’iniziativa ai mandanti di Monti o sperare in Bersani, Casini, Montezemolo e compagnia. L’unico modo è instaurare un governo che obbedisca non alla BCE, alla Confindustria e al Vaticano, ma alle RSU e alle altre organizzazioni dei lavoratori, alle reti di studenti, ai coordinamenti degli immigrati, ai comitati NO TAV, agli organismi dei pastori e degli altri lavoratori autonomi, alla miriade di organizzazioni operaie e popolari esistenti. Solo così possiamo saltarci fuori!
Che piani di investimenti pubblici e privati per il rilancio dell’economia reale è possibile fare senza abolire il debito pubblico (tutelando solo i piccoli risparmiatori), senza una patrimoniale, senza tagliare spese militari, pensioni e stipendi d’oro, senza chiudere il rubinetto dei soldi che lo Stato regala ogni anno al Vaticano e alla Chiesa cattolica? Come si fa a eliminare la precarietà se non si aboliscono le leggi Biagi & C., se non si stabilizzano tutti i precari a partire dalla pubblica amministrazione? Che soluzione è possibile all’emergenza casa se non si requisiscono le case sfitte delle grandi immobiliari, dei palazzinari, della Chiesa (che possiede il 30% del patrimonio immobiliare nazionale!)? Come si fa a dissuadere i padroni da chiudere o delocalizzare le aziende se non si è decisi e attrezzati per tenerle aperte e farle funzionare comunque, con ritmi e condizioni ben diverse da quelli criminali e indegni che i Marchionne vogliono imporre e che hanno ucciso quattro operai in Emilia-Romagna sotto le macerie delle fabbriche dove stavano lavorando nella notte tra sabato 19 e domenica 20 maggio? Come mettere fine allo strozzinaggio di Equitalia senza abolirla, riorganizzare la riscossione e ancora prima la tassazione su base veramente progressiva? Che lotta all’evasione fiscale (alla grande evasione, non la caccia al povero cristo!) è possibile senza abolire il segreto bancario e senza tassare le montagne di soldi depositate nelle banche svizzere? Perché le banche dovrebbero usare i soldi a favore delle famiglie e delle piccole imprese anziché per le speculazioni se non vengono sottoposte tutte al controllo pubblico? Di che lotta alla corruzione dilagante parliamo se non si rende da subito trasparente la pubblica amministrazione? Sono tutte cose possibili, necessarie a rimediare qui e ora agli effetti più gravi  della crisi, ma occorre un governo deciso a farle.
 
Landini, Cremaschi, Rinaldini, Leonardi, Bernocchi, De Magistris, Gino Strada, Ugo Mattei, Beppe Grillo e tutte le persone che oggi hanno ascolto, seguito, prestigio e fiducia tra i lavoratori e le masse popolari hanno questa responsabilità, devono essere messe di fronte a questa responsabilità. Se vogliono veramente quello che loro stessi dicono che occorre per far fronte efficacemente alla crisi, se vogliono veramente un “nuovo modello di sviluppo” che combini lavoro, diritti, giustizia e ambiente, devono assumersi il compito di chiamare le masse a mobilitarsi per formare un governo d’emergenza che queste cose le faccia. Alcuni di loro, all’assemblea costituente dell’Alleanza per il Lavoro, i Beni Comuni e l’Ambiente (ALBA) tenutasi il 28 aprile scorso a Firenze, hanno lanciato la proposta di un Comitato di Liberazione Nazionale: cosa li trattiene dal dare seguito a questa proposta? Un Comitato di Liberazione Nazionale (o di salvezza nazionale o governo ombra o comunque lo si voglia chiamare) che indichi i provvedimenti da prendere per ognuno dei settori più importanti della vita del paese, che chiami i funzionari pubblici a non obbedire al governo Monti-Napolitano che è stato installato e opera in violazione della Costituzione darebbe alle proteste, alle mobilitazioni che attraversano tutto il paese (come anche alle forme di ribellione disperata e individuale) uno sbocco pratico, politico, una prospettiva di successo.
Gli alibi con cui alcuni di loro hanno giustificato attendismo e mancanza di iniziativa cadono uno dopo l’altro.
Dopo Pomigliano, il 16 ottobre 2010  e il processo che hanno innescato nel paese la favola della “scomparsa della classe operaia” è venuta meno: la classe operaia è il centro propulsore della battaglia politica per difendere lavoro, redditi, diritti, non è possibile governare un paese come il nostro se la classe operaia è all’opposizione.
Dopo le lotte spontanee, estese e decise in difesa dell’art. 18 chi può ancora dire che la combattività delle masse popolari è scarsa?
Cosa resta del berlusconismo e del leghismo dopo il tracollo anche sul terreno elettorale del PDL e della Lega Nord? 
La debacle della Lega Nord insieme allo scarso seguito elettorale della destra fascista mostrano le difficoltà che incontrano i promotori della mobilitazione reazionaria: dare per scontato che la crisi del capitalismo apra per forza di cose la strada a soluzioni autoritarie, a una riedizione del fascismo in realtà significa solo rinunciare a usare le possibilità che la situazione offre oggi per invertire la rotta.
Di fronte alle prime avvisaglie della riedizione della strategia della tensione chi può mettere la mano sul fuoco che i poteri forti permetteranno che ci siano elezioni politiche? che non useranno il precipitare della crisi interna o internazionale per rinviarle? che non faranno ricorso alla strategia della tensione o ad altre manovre criminali per determinarne l’esito?
Siamo all’emergenza economica, sociale, politica, ambientale: per invertire la rotta servono metodi, vie e progetti fuori dall’ordinario. Per non subire la guerra dei padroni e degli speculatori dob­biamo combattere a modo nostro: organizziamoci per vincere!
 
La FIOM insieme alla sinistra CGIL, all’USB e agli altri sindacati di base, insieme alle associazioni come il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ad aggregati come l’ALBA e il NO Debito, ai movimenti come quello NO TAV, dei Pastori sardi, dei Forconi siciliani, alle reti ambientaliste, ai coordinamenti di immigrati, studenti, insegnanti, disoccupati e precari, alle amministrazioni comunali progressiste e la Rete dei Comuni per i Beni Comuni, hanno la forza, il seguito, l’autorevolezza per promuovere una mobilitazione generale e permanente fino a imporre un governo d’emergenza popolare.
 
Difesa del posto di lavoro, creazione di nuovi posti di lavoro, difesa dei diritti dei lavoratori e del resto delle masse popolari, difesa e miglioramento dell’ambiente e mille altri obiettivi per cui si mobilitano e lottano milioni di persone sono incompatibili con il politicamente corretto, con il sindacalmente corretto, con le regole, le procedure e i vincoli del mercato finanziario e delle sue istituzioni.
 
Abolire il debito pubblico, mettere sotto controllo le banche, nazionalizzare la FIAT e le altre grandi aziende, lanciare un Piano generale del Lavoro che mobiliti lavoratori, disoccupati, inoccupati, cass­integrati, precari nella produzione di beni e i servizi necessari alle famiglie, alle aziende e agli scambi con l’estero, nella messa in sicurezza del territorio, delle infrastrutture, dei quartieri, nel funzionamento delle scuole, degli ospedali e degli altri servizi pubblici. E’ l’unico modo realistico per rimettere in moto l’economia reale nel rispetto dei diritti di chi lavora, dell’ambiente, delle esigenze collettive.

Per uscire dalla crisi del capitalismo dobbiamo mettere fine al capitalismo e fare dell’Italia un paese socialista: al posto dei capitali e dei profitti, dei prestiti e dei debiti, delle banche e delle istituzioni finanziarie l’intesa, la pianificazione e la decisione collettiva.




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Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA

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