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Libia, continuano le torture



La sera del 14 maggio, un gruppo di guardie in abiti militari ha effettuato una ricerca 
nel blocco 3B nella prigione Ain Zara. Poco dopo, le guardie hanno portato 20 uomini in 
una cella separata, fra di loro ci sono Abdel Latif Ali Tawil, Abdel Ati Mohamed Mosbah, 
Mohamed Sherif e Abdel Nasser al-Din Taher. Le guardie li hanno costretti a spogliarsi, 
tenendosi addosso solo le mutande, e li hanno percossi con bastoni e tubi di gomma. Il 
pestaggio sarebbe durato fino a circa mezzanotte. 

Quando i detenuti perdevano i sensi, le guardie gettavano su di loro acqua per farli 
rinvenire, così da poter continuare il pestaggio. 

Dopo le percosse, le autorità del carcere hanno lasciato i detenuti svestiti, su un 
pavimento in cemento, senza materassi né coperte, per altri due giorni.

Quando Amnesty International ha visitato la prigione, il 24 maggio, molti dei detenuti 
portavano ancora segni visibili delle percosse: un detenuto aveva un taglio sulla testa 
ed un altro aveva ferite sulla schiena. L'amministratore della prigione di Ain Zara ha 
riconosciuto che c'era stato un incidente e ha condannato la gravità del pestaggio, ma ha 
detto ad Amnesty International che si era trattato di una reazione dopo aver scoperto 
droghe e coltelli nelle celle e al comportamento violento dei detenuti nei confronti 
delle guardie. Il diritto internazionale proibisce assolutamente la tortura.

Risulta che la prigione di Ain Zara e il direttorio di polizia giudiziaria stiano 
conducendo un'inchiesta interna sulle torture ai detenuti; anche i parenti delle vittime 
hanno sporto denuncia al pubblico ministero. Il 23 maggio, dirigenti del Consiglio 
nazionale di transizione libico avevano visitato la prigione di Ain Zara e interrogato 
alcune vittime. Tuttavia, i detenuti devono ancora essere mandati a visita dai medici 
forensi, nonostante le ripetute richieste dei loro familiari. Secondo le informazioni 
ricevute da Amnesty International, almeno una delle guardie che avrebbe partecipato al 
pestaggio sta ancora lavorando nella prigione di Ain Zara.

Informazioni aggiuntive
Il 26 maggio 2012, le famiglie dei detenuti che sono stati denudati e percossi nella 
prigione di Ain Zara hanno protestato di fronte al Consiglio nazionale di transizione.

Amnesty International ha ricevuto informazioni relative a torture e altri maltrattamenti 
di numerosi detenuti in Libia dalla fine del conflitto armato nell'ottobre 2011. Molti 
degli abusi sono perpetrati da milizie armate. L'organizzazione ha scritto una lettera al 
ministro della Giustizia e dei diritti umani il 25 maggio, esprimendo le proprie 
preoccupazioni sulle notizie di torture nella prigione di Ain Zara e chiedendo alle 
autorità di fare indagini sull'incidente.

Essendo stato parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della 
Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, 
la Libia ha l'obbligo di indagare su tutte le denunce di tortura, portare i responsabili 
davanti alla giustizia e provvedere ad una giusta riparazione per le vittime.

Amnesty International


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