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Torino. Presidio al Gigante in solidarietà agli operai di Basiano



Torino. Presidio al Gigante in solidarietà agli operai di Basiano

Mercoledì 20 giugno a Torino
volantinaggio al “Gigante” di via Cigna in solidarietà con i lavoratori di
Basiano massacrati, arrestati per aver difeso il loro posto di lavoro.
Appuntamento alle 18.

Venerdì 22 giugno
sciopero generale indetto dal sindacalismo di base
corteo a Milano – ore 9,30 da largo Cairoli

Lavoratori o schiavi?
A Basiano, nei pressi di Milano, c’è un magazzino dove vengono lavorate le
merci per il supermercato il Gigante.
In questo magazzino, gestito dalla Gartico, una delle società che si
occupa servizi di magazzinaggio per conto de "il Gigante", lavorano circa
120 operai, dipendenti da due cooperative, la Sinergy del gruppo Alma per
il facchinaggio e la movimentazione merci, e la ItalTrans che gestisce la
sezione trasporti attraverso un'altra cooperativa, la Bergamasca del
gruppo CISA.
Un intrico di appalti e subappalti dove vige il caporalato del secondo
millennio.

Gli operai di Bergamasca – quasi tutti pakistani – grazie ad un balzello
che consente alla cooperativa di pretendere 2.500 euro di quote sociali
come compenso per le “perdite” della cooperativa – prendono 400 euro al
mese in meno dei colleghi di Alma, dove i lavoratori sono quasi tutti
egiziani. Il lavoro per gli uni e per gli altri è lo stesso.
A metà maggio i lavoratori della Bergamasca entrano in sciopero per il
salario, e quelli di Alma li appoggiano.
A fine mese la coop Alma disdice l’appalto, lasciando a casa 90
lavoratori, che, nonostante lo preveda la legge, non vengono riassorbiti
dall’altra cooperativa, che decide di avvalersi di lavoratori sin allora
utilizzati a “chiamata” dai “caporali”. Licenziano decine di operai che
lavoravano a 9 euro all’ora per sostituirli con altri, più ricattabili, a
soli 6 euro l’ora.

L’8 giugno scatta lo sciopero: i lavoratori di Alma occupano il magazzino,
quelli di Bergamasca lo appoggiano. Arriva la polizia, sgombera, carica,
picchia: cinque operai finiscono all’ospedale. Da quel giorno scatta un
presidio permanente.
Ma il peggio deve ancora venire.
La mattina dell’11 giugno arrivano i pullman dei crumiri accompagnati
dalla polizia, i licenziati fanno picchetto davanti ai cancelli. Poi
scatta la mattanza: lacrimogeni sparati direttamente sulle gambe, pestaggi
durissimi di persone cadute in terra, teste spaccate, gambe fratturate.
Venti operai finiscono all’ospedale, alcuni feriti in modo grave. Tutti e
venti verranno arrestati con l’accusa di resistenza aggravata. Nei giorni
successivi alla maggior parte vengono attenuate le misure cautelari:
qualcuno va ai domiciliari, altri hanno l’obbligo di firma.
Sabato scorso un migliaio di persone hanno manifestato a Milano in
solidarietà ai lavoratori di Basiano, vittime di una legislazione che
consente il caporalato. Se i lavoratori sono immigrati la loro sorte è
ancora peggiore, perché, quando perdono il lavoro, perdono anche il
permesso di soggiorno e rischiano l’espulsione.
La condizione dei lavoratori immigrati è ormai, sempre la più, la
condizione di tutti i lavoratori, obbligati a contratti precari, senza
alcuna garanzia per il futuro. Il ricatto occupazionale spinge ad
accettare orari sempre più lunghi e salari sempre più bassi.

Nel nostro paese stanno varando una riforma del lavoro che renderà le
nostre vite ancora più difficili e precarie. I padroni potranno licenziare
come e quando vorranno.
Alzi la testa, lotti per il salario, la sicurezza sul lavoro, contro il
dispotismo di capi e caporali? Di te non c’è più bisogno, vai via!
Si torna indietro e ci dicono che stiamo andando avanti.
Da anni il lavoro è diventato una roulette russa: i lavori precari,
malpagati, pericolosi, in nero sono diventati la regola per tutti.
Chi si fa ricco con il lavoro altrui non guarda in faccia nessuno. Chi
governa racconta la favola che sfruttati e sfruttatori stanno sulla stessa
barca e elargisce continui regali ai padroni.
I padroni si sentono forti e passano all’incasso di quel che resta di
garanzie, libertà, salario. Un macello che gronda sangue.

Monti vuole la fine delle lotta di classe, con la resa senza condizioni
dei lavoratori. Cgil; Cisl e Uil lo hanno accontentato. I lavoratori,
strangolati dalla crisi, dall'aumento di tariffe e dalla riduzione di
salari e garanzie saranno disponibili a fare altrettanto?
O decideranno di difendere le loro vite, di lottare contro lo
sfruttamento, di costruire un mondo diverso, senza servi né padroni.
Ci vogliono far credere che è impossibile. Mentono.
Cambiare la rotta è possibile. Con l’azione diretta, costruendo spazi
politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione,
abbandonando l’illusione elettorale, perché destra e sinistra in questi
anni si sono divise su tutto ma non su quello che conta. Hanno attuato lo
stesso programma: farci pagare la crisi dei padroni finanziando le imprese
e tagliando i servizi.
Facciamola finita con chi ci dice di abbassare sempre la testa, di tirare
a campare, di rassegnarsi. Che se ne vadano tutti!
Un mondo di liberi ed eguali è possibile. Tocca a noi costruirlo.!

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it
http://anarresinfo.noblogs.org