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[Resistenza] Solidarietà con i lavoratori in lotta dell’Ilva e con gli abitanti di Taranto!



Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
e-mail: resistenza at carc.it – sito: www.carc.it
 
Sindacato Lavoratori in Lotta – per il sindacato di classe
Info: Napoli c/so Garibaldi, 46 - CAP 80142 - Tel. 081.287829 - Fax 081.5637815
sito:  http://www.sll-na.net/ - e-mail: sllna at libero.it
 
 
Napoli 4 agosto ’12
 
Solidarietà con i lavoratori in lotta dell’Ilva e con gli abitanti di Taranto! Solidarietà con i  compagni e i lavoratori denunciati per aver “turbato” il palcoscenico di CGIL-CISL-UIL!

E’ criminale chi porta avanti il ricatto o lavoro o salute, o morire di fame o morire avvelenato!
Sono complici dei criminali gli amministratori, i politici di destra e di sinistra che in questi giorni terrorizzano i lavoratori dell’ILVA e la popolazione di Taranto!

Con la contestazione del palco sindacale avvenuta il 2 Agosto gli operai ILVA e i cittadini di Taranto hanno punito il decennale servilismo di CGIL-CISL-UIL nei confronti del criminale Riva, hanno mandato un chiaro segnale ai padroni alla Riva, al governo cittadino, regionale e nazionale (che per anni hanno tenuto il sacco a Riva & C.)!

Nel corso della grande mobilitazione operaia tenutasi a Taranto per la difesa del diritto al lavoro, alla sicurezza e salute dei lavoratori e della popolazione e alla salvaguardia dell’ambiente una contestazione di massa ha sommerso e costretto alla ritirata i dirigenti sindacali di CGIL-CISL-UIL (Bonanni, Angeletti e Camusso) calati a Taranto per fare la loro sceneggiata. I media di regime imbeccati da padroni, polizia,  sindacalisti di regime e politicanti si sono subito apprestati a presentare i fatti come la contestazione di una minoranza di facinorosi (“cobas e centri sociali” ad avviso dei più). Tuttavia la realtà è ben diversa e ci racconta di una contestazione dai numeri di massa e che è stata capace di attrarre il consenso di buona parte della piazza al punto da convincere sindacalisti e politicanti appollaiati sul palco ad accelerare il passo, chiudere alla chetichella il proprio comizio e fuggire di nascosto. Altro che minoranze rumorose, violente e anti-democratiche come hanno gridato in coro davanti alle TV (ma non in piazza) i Camusso, gli Angeletti e i Bonanni. Ieri nella città di Taranto gli operai e i cittadini organizzati autonomamente da quelle dirigenze sindacali e da quegli schieramenti politici che per anni hanno sostenuto o taciuto la politica padronale dell’ILVA (sostenendo di fatto i ricatti del criminale Riva) si sono presi quel diritto di parola che gli era stato negato, hanno presentato il conto delle loro responsabilità a dirigenti sindacali e politici venduti a Riva, hanno gridato in maniera forte e chiara che non accettano e non sottostanno più ai ricatti e che la lotta per la difesa del posto di lavoro deve andare di pari passo con la difesa della salute e dell’ambiente, che non solo non sono incompatibili ma anzi sono connessi (basta con il profitto di Riva che produce migliaia di ammalati e centinaia di morti).
 
Esprimiamo piena solidarietà con le masse popolari di Taranto e i lavoratori dell’ILVA, sosteniamo la loro giusta lotta. No ai ricatti, No alla morte e devastazione dell’ambiente. In particolare siamo partecipi della giusta iniziativa intrapresa dal Comitato Lavoratori e Cittadini Liberi e Pensanti.  Riva, i governi nazionale e locali e tutte le istituzioni preposte (ASL, ISS, ISPSEL, ecc.) che lo hanno sostenuto, coperto e protetto, sono i veri responsabili della devastazione ambientale criminale che seminato morte e malattie alla popolazione della zona al solo scopo di continuare ad arricchirsi. Oggi, che la situazione ambientale è giunta allo stremo e la crisi generale del sistema capitalista è entrata nella sua fase acuta, Riva e il governo Monti-Napolitano vorrebbero sottomettere le masse popolari di Taranto imponendo un infame e criminale ricatto: o lavorare e finire di distruggere territorio e salute  dei lavoratori e della popolazione o non lavorare e morire di fame!
Salute, ambiente e lavoro sono connessi tra di loro e necessari per vivere una vita dignitosa per tutti: lavoratori e masse popolari. Nessuna azienda deve essere chiusa, nessun lavoratore deve essere licenziato, a ogni adulto deve essere assegnato un lavoro utile e dignitoso.
Ma non è vero che questa è l’unica soluzione possibile! E’ possibile imporre sia la difesa dei posti di lavoro  che la tutela della salute e dell’ambiente! Riva deve risarcire un intero territorio dei suoi crimini a scopo di lucro e i soldi dello Stato vanno usati per avviare immediatamente la bonifica del territorio impiegando tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati del territorio! Quanti anni di lavoro occorrono per compiere quest’opera indispensabile alla sopravvivenza della popolazione? Altro che rischio disoccupazione! Nel nostro paese esistono tutte le capacità tecniche e scientifiche per elaborare un piano industriale finalizzato a questo scopo, che in un colpo risolverebbe la questione lavorativa e ambientale!
 
Il problema vero è un altro: non c’è la volontà politica di adottare le misure necessarie per tutelare e favorire gli interessi di lavoratori e abitanti insieme. Il Governo Monti-Napolitano vuole difendere gli interessi Riva e degli altri speculatori che hanno devastato il territorio. Oggi dicono addirittura che le leggi sono state rispettate (e Vendola sulla questione regge il sacco) e cercano di manovrare per mettere i lavoratori dell’ILVA preoccupati dalla possibile chiusura della fabbrica contro le masse popolari di Taranto preoccupate per la propria sopravvivenza. I dirigenti dei sindacati Confederali costretti a scendere in piazza dalla mobilitazione generale di lavoratori e abitanti tirano una botta al cerchio e una alla botte (sostenendo in pratica che lo Stato deve passare ulteriori soldi a Riva per “ammodernare lo stabilimento”), ma non sanno che pesci prendere di fronte alla sana rabbia popolare di centinaia di lavoratori esplosa in questi giorni e provano a gettare fumo negli occhi additandoli come “violenti”! Insomma secondo questi signori in un modo o in un altro i padroni devono continuare a fare profitti e  le masse popolari devono continuare a pagare il conto.
Adesso ricorrono alla repressione, alle inchieste e alle denunce per cercare di frenare e dividere il movimento di operai e masse popolari in lotta. Cercano di intimidire e frenare la rabbia che monta contro questo sistema che provoca morte e miseria.  
 
GLI OPERAI DELL’ILVA DEVONO ORGANIZZARSI AUTONOMAMENTE DAI SINDACATI DI REGIME, SPINGERE LA SINISTRA DEI SINDACATI E I SINDACATI DI BASE ALL’AZIONE, ORGANIZZARE LE MASSE POPOLARI, UNIRSI AGLI ALTRI OPERAI IN LOTTA PER DIFENDERE LAVORO E DIRITTI, COORDINARSI CON IL MOVIMENTO NO TAV E QUANTI LOTTANO CONTRO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE PER IMPORRE LA SOLUZIONE ALLA CRISI A VANTAGGIO DELLA MAGGIORANZA: UN GOVERNO DI EMERGENZA POPOLARE!
 
È del tutto possibile uscire da questa situazione in cui i padroni (Riva e complici compresi) e il loro governo di banchieri posto a guida del nostro paese ci hanno trascinato. Dipende da ciascuno di noi e da ogni organizzazione che lotta contro la crisi generale che avanza e i suoi artefici, bisogna unirsi contro il nemico comune e coordinare le nostre azioni di lotta, elaborare la nostra alternativa politica alla crisi, perché una cosa è chiara: la soluzione per l’occupazione come per la bonifica è una questione di scelta politica! Quale governo emanazione dei poteri forti, quale padrone e quale dirigente sindacale legato agli interessi della sua bottega accoglierà e darà seguito alle rivendicazioni di lavoratori e cittadini? Nessuno! E’ per questa fondamentale ragione che la lotta per ostacolare la chiusura dell’ILVA e obbligare Monti e Vendola o chi che sia a rispettare gli impegni assunti per bonificare l’intera area deve incanalarsi nella lotta per la costruzione di un governo di emergenza popolare. 
 
Oggi più che mai è necessario chiudere i conti con il capitalismo fallito in tutti i suoi aspetti: cacciare il governo Monti e sostituirlo con un governo di emergenza popolare composto dagli esponenti del movimento di resistenza alla crisi, delle organizzazioni operaie e organizzazioni popolari, della società civile progressista, della sinistra sindacale che già oggi godono della fiducia di buona parte delle masse popolari. Un governo che adotti le misure rapide e necessarie per frenare la crisi, mantenere aperte le fabbriche, frenare la perdita di posti di lavoro e creare nuovo lavoro utile e dignitoso. Un governo che possiamo e dobbiamo far ingoiare ad ogni costo alla Confindustria, al Vaticano e al resto delle classi dominanti rendendo il paese ingovernabile e avanzando la nostra proposta di alternativa! Solo così possiamo rimettere in piedi il nostro paese a partire dai nostri territori.
 
SOLIDARIETA’ SENZA SE E SENZA MA AI LAVORATORI DELL’ILVA E A QUANTI LOTTANO IN DIFESA DELL’AMBIENTE E DEL PROPRIO TERRITORIO!
I PADRONI SENZA I LAVORATORI NON POSSONO NIENTE!
I LAVORATORI ORGANIZZATI SENZA I PADRONI POSSONO FARE TUTTO E MEGLIO!
 
NO AL RICATTO RIVA! VIA IL GOVERNO MONTI-NAPOLITANO!
COSTRUIAMO UN GOVERNO DI EMERGENZA POPOLARE!
 
 
Come indica il (nuovo)Partito Comunista italiano, il programma del Governo di Emergenza Popolare o di Blocco Popolare è riassunto in queste sei misure generali:
  1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa);
  2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi;
  3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato);
  4. Eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti;
  5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione;
  6. Stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.
Per uscire dalla crisi del capitalismo dobbiamo mettere fine al capitalismo e fare dell’Italia un nuovo paese socialista: l’intesa, la pianificazione e la decisione collettiva prendono il posto dei capitali e dei profitti, dei prestiti e dei debiti, delle banche e delle istituzioni finanziarie. L’instaurazione del Governo di Blocco Popolare (o governo di emergenza popolare) è il primo passo in questa direzione.
 
 
 
A norma di legge potete essere esclusi da questa lista di distribuzione,
RISPONDENDO A QUESTO MESSAGGIO con la richiesta di CANCELLAZIONE

Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA

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