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Re: Torino. Processo per vilipendio e proiezione de "Il leone del deserto"



Scusa dove si può acquistare il film il leone del deserto è introvabile. Giorgio Rossi ----- Original Message ----- From: "Federazione Anarchica Torinese" <fat at inrete.it>
To: <dirittiglobali at peacelink.it>
Sent: Thursday, October 25, 2012 1:42 AM
Subject: Torino. Processo per vilipendio e proiezione de "Il leone del deserto"


Torino. Processo per vilipendio e proiezione de "Il leone del deserto"

Venerdì 26 ottobre
Ore 11 aula 52 del tribunale
processo per vilipendio alle forze armate e alla bandiera. Alla sbarra 11
antimilitaristi

ore 20 aperi-benefit per gli antimilitaristi colpiti dalla repressione.
Segue proiezione del film "Il Leone del deserto" di Moustapha Akkad (1981)
Questo film, censurato in Italia, perché lesivo dell'onore dell'esercito
italiano" non è mai uscito nelle sale.
In corso Palermo 46 - nel cortile a destra

Il mito degli italiani brava gente è un mito falso ma duro a morire. Oggi
in Afganistan, come ieri in Libia, Eritrea, Etiopia, Somalia, Iraq
l'esercito italiano ha compiuto orrori infiniti.
La repressione della guerriglia antitaliana in Libia fu ferocissima. Il
generale Graziani usò armi chimiche letali, ordinò fucilazioni di massa,
torture, la deportazione di decine di migliaia di persone in campi di
concentramento nel deserto, dove i più morirono per fame e per sete.

La storia dell'avventura coloniale italiana in così come dell'occupazione
di Grecia e Jugoslavia è stata raccontata da pochi storici, ma non è mai
entrata nei libri di scuola. La maggior parte degli italiani crede ancora
alla favola del soldato italiano buono.
Una falsità che nasconde una verità cruda.

"Il leone del deserto" di Mustafa Akkad, uscito nel 1981, venne vietato in
Italia, perché, secondo le parole dell'allora presidente del consiglio,
Giulio Andreotti, venne ritenuta lesivo "dell'onore dell'esercito
italiano". La colpa del film? Aver rappresentato la ferocia
dell'occupazione italiana della Cirenaica, aver dato corpo ai centomila
libici che morirono durante la campagna del generale Graziani. Chi osò
proiettare il film venne processato per vilipendio alle forze armate.
Ancora oggi il film si può trovare solo in internet: solo da poco è
disponibile una versione in italiano.

Sebbene la pellicola sia intrisa di una retorica nazionalista che ci è
completamente estranea, nonostante alcuni voluti errori storici ed
un'eccesiva esaltazione della resistenza libica, ci offre tuttavia un
affresco di una vicenda che l'Italia liberale, quella fascista, quella
democratica hanno sempre tenuto nascoste.

Il 26 ottobre entra nel vivo il processo ad 11 anarchici, accusati di
vilipendio alle forze armate.
Uno, Emilio, è anche accusato di vilipendio alla bandiera. Per questo
gesto meramente simbolico rischia sino a due anni.
Nel codice penale della Repubblica italiana sono annidate numerose norme
che puniscono chi dice la propria su istituzioni e simboli investiti
dall'aura della sacralità. Così chi irride l'esercito o brucia una
bandiera finisce in tribunale
Nulla di cui stupirsi. Ammazzare, torturare, violentare, occupare città e
paesi sono attività che in genere non vengono apprezzate. Trasformare una
ginnastica di morte in attività onorevole, ben pagata è un'operazione che
richiede riti e sacerdoti. Giudici e tribunali per chi non ci sta.
Alla faccia degli altisonanti principi che sancirebbero la libertà di dire
la propria.
Facciamo un passo indietro. Era il 4 novembre del 2009, il giorno che lo
Stato italiano dedica alle forze armate, nell'anniversario di quell'immane
carneficina che fu la prima guerra mondiale.
Un plotone di soldati caricati a molla, dopo aver attraversato via Po,
esibendo immagini e fotografie delle guerre dello Stato italiano compare a
sorpresa in piazza Castello, dove, blindatissima, si è appena conclusa la
cerimonia dell'ammaina bandiera.
I soldati attraversano la piazza sino al monumento ai Cavalieri d'Italia
dove viene esposto un tricolore. La bandiera italiana, simbolo di un paese
in guerra, simbolo di quell'infamia che si chiama amor patrio, viene data
alle fiamme tra gli applausi di una piccola folla accorsa intorno al
monumento.
I soldati a molla vengono ricaricati e riprendono la loro marcia di automi.
Nonostante le centinaia di uomini schierati a difesa della cerimonia degli
assassini in divisa, qualche anarchico, senzapatria e disertore di tutte
le guerre, è riuscito a ricordare i massacri che ieri come oggi vengono
fatti sventolando la bandiera bianca rossa e verde.
A tre anni di distanza lo Stato presenta il conto.

L'udienza è fissata venerdì 26 ottobre alle 11 in aula 52 ingresso 20 del
tribunale di Torino.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
corso Palermo 46 - ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it
http://anarresinfo.noblogs.org

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