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Oltre il buio. Profughi in strada, rivolte nei CIE, processo agli antirazzisti



Oltre il buio. Profughi in strada, rivolte nei CIE, processo agli antirazzisti

Per lunghi anni i governi di centro destra hanno giocato le proprie fortune sul tema del contenimento dei flussi migratori.
Entrare legalmente nel nostro paese è quasi impossibile: il meccanismo che rende clandestini è stato oliato con cura, messo al centro di una macchina tanto crudele quanto inutile.
Inutile perché il calo attuale dell’immigrazione è frutto della crisi e non della repressione.
Nell’ultima campagna elettorale il tema dell’immigrazione è pressoché scomparso, dimenticato, relegato nel limbo delle questioni che è meglio tacere.
Non conveniva parlarne al PDL e alla Lega che in tanti anni di governo hanno fallito tutti gli obiettivi dichiarati nella repressione della libertà di circolazione, non conveniva neppure al PD, la cui complicità attiva nella costruzione dell’apparato legislativo che ha imbrigliato le vite di migliaia di uomini, donne, bambini, non consentiva alcuna possibilità di smarcamento retorico, peraltro rischioso nella raccolta dei consensi. Non interessava neppure al M5S, il cui guru si è sin troppo spesso lasciato andare a dichiarazioni scopertamente razziste.
Oggi le condizioni di lavoro dei cittadini italiani, in regola con le carte, la cittadinanza, le residenza sono molto più vicine di un tempo a quelle degli immigrati, ricattati dalle leggi classiste che regolano l’ingresso nel nostro paese.
La condizione del lavoratore immigrato è stata modello per ridefinire le relazioni tra chi lavora e chi sfrutta il lavoro altrui. Oggi l’immigrato non è più un fantasma di cui avere paura, ma un poveraccio la cui condizione non è più tanto diversa dalla nostra.
La stessa macchina delle espulsioni si rivela sempre più inefficace. I CIE sono sempre meno luoghi di transito e sempre più luoghi in cui si sconta una pena che nessun tribunale ha sancito. Discariche sociali, nelle quali il fuoco della rivolta non sopisce mai del tutto.
D’altra parte dalla distruzione di Gradisca nel 2011 i governi
hanno scelto
la linea dura. Non ci sono più le camerate? Dormi in mensa! Non ci sono più materassi e coperte? Dormi per terra! Non ci sono più tavoli e sedie? Bivacchi sul pavimento!
Da allora le rivolte rivendicative hanno sempre più ceduto il passo alle sommosse per tentare la fuga. A Gradisca,
l'ultima fuga è del 19 febbraio, quando in cinque si sono guadagnati la libertà, a Roma la resistenza alla deportazione di un giovane nigeriano ha fatto scattare una piccola sommossa. A Torino ci hanno provato senza riuscirsi il 23 febbraio
.  
Ormai, come raccontava qualche settimana fa una giovane avvocata, nel CIE di Torino
“i materassi bruciano ogni notte”.
A Trapani come a Gradisca le fughe si susseguono alle fughe.
Anarres ne ha parlato con Marco Rovelli, autore di due libri sul lavoro migrante e i CIE, e con un attivista antirazzista triestino, Federico.
Ascolta i loro interventi.

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Profughi in strada. Finita la festa per il terzo settore
Il prossimo 28 febbraio è prevista la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica”: migliaia di rifugiati in tutta Italia rischiano di finire in strada.
Nell'anno e mezzo trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza sono stati parcheggiati senza prospettive, tra incuria, assistenzialismo e mera carità.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffare sono il risultato della gestione emergenziale imposta da un governo che ha deciso di elargire un miliardo e 300 milioni di euro ad una miriade di associazioni del terzo settore, che hanno ampiamente lucrato sulle vite dei rifugiati non garantendo nulla di quanto previsto per loro sulla carta.
Ai rifugiati provenienti dalla Libia non è stata data alcuna opportunità di rendersi autonomi, indipendenti ed inserirsi nei nostri territori. Niente corsi di formazione, nessuna traccia dell’inserimento lavorativo, zero inserimento abitativo.
Dulcis in fundo, il ritardo con cui il Governo ha disposto il rilascio dei permessi di soggiorno ha letteralmente ingabbiato i rifugiati: senza permesso, senza carta d’identità, senza titolo di viaggio, senza quindi poter scegliere di restare, di lavorare, oppure di ripartire verso altre mete.

Ascolta l'intervista dell'informazione di radio Blackout a
Gianluca Vitale
, avvocato da sempre in prima fila sul fronte dell'immigrazione.
Blackout ha fatto un ulteriore
approfondimento con Federico
un compagno di Trieste che lavora in una onlus, una delle poche che non hanno partecipato alla grande abbuffata, i cui "ospiti" hanno tutti trovato una sistemazione in Italia o sono stati da tempo aiutati a raggiungere i paesi dove avevano scelto di vivere.

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Fiamme al CIE di Torino
Sabato 22 febbraio. In prima serata alcuni reclusi tentano di scappare scavalcando le grate, ma vengono ripresi dalla polizia. La reazione degli altri prigionieri non si fa attendere: alcuni salgono sui tetti, altri incendiano le camerate di alcune sezioni. La polizia spara tanti gas lacrimogeni da rendere l’aria irrespirabile anche nelle zone vicine al CIE.
Un gruppetto di solidali si raduna sotto il CIE ma viene caricato da una squadra dell’antisommossa aizzata da una delle vicine di casa del CIE, indignata per la rumorosa solidarietà degli antirazzisti. Nessun turbamento per le urla, il gas e la violenza della polizia oltre il muro.
Il giorno dopo quattro rivoltosi saranno arrestati e condotti in carcere.
Domenica 24 va a fuoco l’area gialla. 20 dei 35 reclusi sono obbligati a dormire nei locali della mensa. 
 
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Ponte Galeria in Fiamme, Gradisca in rivolta 
Continuano senza sosta le rivolte nei CIE. In questi giorni è la volta dei lager di Roma e Gradisca.  Minimo comune denominatore la voglia di uscire dalle gabbie in cui sono costretti i detenuti ed opporsi al meccanismo razzista delle deportazioni forzate. Il 18 febbraio un migrante nigeriano si è opposto alla sua espulsione dal Cie di Ponte Galeria a Roma. Victor, un ragazzo di 29 anni, non vuole tornare in Nigeria e così decide di resistere. A suo supporto altri reclusi cominciano e protestare e la polizia interviene duramente: al fuoco materassi e tavolini. Una nube di fumo si è alzata dal centro, alcuni migranti sono saliti sui tetti. Poco dopo la vendetta: manette ai polsi per 8 nigeriani. I danni sono stati ingenti. La rivolta a Ponte Galeria è avvenuta proprio nel giorno in cui era stata programmata la visita di alcuni giornalisti di testate nazionali che avrebbero dovuto mostrare le condizioni di vita all’interno del Centro.
A Gradisca invece in cinque riescono a fuggire e a darsi alla macchia dopo uno scontro a suon di sprangate con la polizia che ha coinvolto decine di reclusi. Più tardi altri immigrati danno fuoco ai materassi.

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Appuntamenti

Processo agli antirazzisti

Mercoledì 27 febbraio prima udienza del processo contro 67 antirazzisti torinesi.
Aula 46 ingresso 17 del tribunale di Torino.
Negli ultimi vent’anni il disciplinamento dei lavoratori immigrati è stata ed è tuttora una delle grandi scommesse dei governi e dei padroni, che puntano sulla guerra tra poveri per spezzare il fronte della guerra di classe.
Nel nostro paese è stata costruita una legislazione speciale per gli immigrati, persone che, sebbene vivano in questo paese, devono sottostare a regole che ne limitano fortemente la libertà.
Chi si oppone alle politiche e alle leggi discriminatorie e oppressive nei confronti degli immigrati entra nel mirino della magistratura.
Continua…
 
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Il CIE nel salotto di Torino
Sabato 2 marzo “Il CIE nel salotto della città” presidio itinerante per il centro cittadino. Appuntamento ore 15 in piazza Castello
Sono due i processi contro gli antirazzisti che, tra il maggio del 2008 e il maggio del 2009, attraversarono l’esperienza dell’Assemblea Antirazzista Torinese.
La lotta contro i CIE ha segnato alcuni momenti importanti di quell’anno ed è oggi un fronte sempre più caldo di resistenza al razzismo di Stato nella sua concreta, quotidiana, materialità.
La morte di Fathi, un immigrato tunisino lasciato senza cure nell’allora “nuovo” CPT di Torino, fu il banco di prova di una relazione politica ancora embrionale.
La lotta che ne seguì fece da catalizzatore per quelle che seguirono.
Oggi le protesta di fronte alla casa del colonnello e medico Antonio Baldacci, responsabile per la Croce Rossa militare della struttura detentiva di corso Brunelleschi, è entrata nel fascicolo del processo.
continua…

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