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[Diritti] Anarres-info. Il gioco dell’economia. Chi vince e chi perde al di là della re torica sulla crisi



Venerdì 22 novembre
ore 21
corso Palermo 46
conferenza/dibattito con proiezione di slide


Il gioco dell’economia. Chi vince e chi perde al di là della retorica sulla crisi

Interverrà Francesco Carlizza.

Qui puoi ascoltare il suo ultimo intervento per anarres

Il termine crisi è stato tanto usato da apparire logoro. Un mero rumore di sottofondo che accompagna qualsiasi discorso politico. Un rumore che si manifesta ogni volta che il governo attua tagli ai servizi e alle assunzioni, aiuti alle aziende, aumenti delle imposte.
È il rumore che ha accompagnato tutti i discorsi sulla flessibilità pretesa ed imposta ai lavoratori, la riduzione delle tutele, il taglio delle pensioni, la precarietà permanente, la disoccupazione cronica, la retorica dei giovani e la retorica dei vecchi, tutte orientate a ingannare gli uni e gli altri, facendoli sentire in colpa tutti.
Peccato che negli anni della “crisi”, tra il 2008 ed oggi i super ricchi, i Paperoni, sono cresciuti.
L’economia è un gioco a somma zero: se qualcuno perde, qualcun altro guadagna. In questi anni vissuti con la fatica di arrivare a fine mese, giocati sul risparmio su tutto, compreso l’essenziale, qualcuno, già ricco, lo è diventato di più.
Capirne di più, per smontare il discorso della crisi, è sempre più importante.

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InformAzione

Una crociera per piazzisti di guerra
Si sono messi insieme tre ministeri – Esteri, Sviluppo economico, Beni culturali – per dare manforte a quello della Difesa. Una grande alleanza per organizzare una crociera molto particolare. Un mega spot galleggiante per il Made in Italy. La flotta, partita il 14 di novembre da Civitavecchia, è costituita dalla portaerei Cavour, dalla fregata Bergamini, dalla nave di supporto logistico Etna e dal pattugliatore Borsini. 
Scopo ufficiale di questa “campagna navale” è presentare le accellenze italiane in “aree considerate strategiche” per gli interessi del Bel Paese.
A bordo ci sarà sicuramente qualche forma di parmigiano e vari pacchi di pasta, ma il piatto forte è un altro.
Il costo della campagna navale è previsto in 20 milioni di euro, di cui 7 a carico dello stato e 13 dei «partner dell’industria privata». Soldi ben spesi: essi potranno usare la portaerei, lunga 244 metri e larga 39, come una grande fiera espositiva itinerante. A bordo sono stati installati gli stand in cui espongono i loro prodotti e contattano i clienti. La missione della portaerei Cavour, ha assicurato il ministro Mauro intervenendo il 13 novembre alla Camera durante l’esame del dl missioni, non è di «vendere sistemi d’arma italiani all’estero». Non si capisce allora perché al centro dell’Expo galleggiante ci siano le maggiori industrie belliche italiane con il loro campionario, che sarà mostrato ai potenziali acquirenti di porto in porto. In primo piano quelle di Finmeccanica: l’AgustaWestland che presenta elicotteri da guerra, di cui due sono esposti sulla Cavour; la Oto Melara, che espone il sistema d’arma 127/64 LW Vulcano caratterizzato da un elevato ritmo di fuoco (fino a 35 colpi al minuto e dalla possibilità di utilizzare munizioni guidate; la Selex ES, specializzata in sistemi radar e di combattimento; la Wass, che presenta nello stand Finmeccanica il siluro pesante Black Shark; Telespazio, che offre i suoi sistemi di telecomunicazioni militari, anche satellitari; la Mbda, che espone i missili Aspide, Aster, Teseo/Otomat e altri. La Elt offre apparecchiature elettroniche per la guerra aerea, terrestre e navale; la Intermarine, vascelli militari. I clienti che non possono permettersi i cannoni Otomelara a fuoco rapido potranno sempre trovare, nello stand Beretta sulla Cavour, una vasta gamma di pistole automatiche. I prodotti civili degli altri stand sono in genere di lusso, come gli aerei executive della Piaggio e della Blackshape.
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Cota. La festa è finita?
Ieri sono stati recapitati
43 avvisi di garanzia ad altrettanti consiglieri regionali, compreso il governatore Cota e il presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo. Tra gli indagati gran parte dell’ex Pdl: 19 sono infatti esponenti del vecchio Popolo della Libertà, 12 della Lega, 3 dell’Italia dei Valori, 2 dell’Udc. Un indagato c’è anche fra i Moderati, nel Gruppo Misto, in Insieme per Bresso, in Uniti per Bresso, tra i Verdi Verdi e tra i Pensionati per Cota. Restano fuori solo i consiglieri del PD, anche se Mercedes Bresso, l’ex presidente della Regione per il centro sinistra ha ricevuto il suo avviso.
Peculato, truffa, rimborso illecito ai partiti: sono le accuse - con responsabilità e coinvolgimenti diversi - mosse per “rimborso poli” ai consiglieri della Regione Piemonte. A tutti viene chiesto conto delle spese pazze a carico del contribuente: cibi (tartufi compresi), abbigliamento, oggetti per animali, profumi, fiori.
I consiglieri regionali si sono fatti pagare di tutto: dal ristorante alle gite.
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Susa 16 novembre. Una scommessa vinta
Ad ottobre ci credevano in pochi: qualcuno si era persino azzardato a dire che saremmo stati pochissimi, che era un autogoal, che avremmo regalato la partita a nostri avversari, a chi ci sperava lacerati da un’estate fatta di marce e sabotaggi ma anche di arresti, botte, repressione.
Sino a pochi giorni prima del corteo No Tav di sabato c’era chi faceva l’uccello del malaugurio.
Gli oltre 30.000 di Susa hanno smentito chi prediceva disgrazie, chi temeva che il trenino lento dei No tav si sarebbe fermato lungo la strada.
Persino il meteo è stato sconfitto: le previsioni che disegnavano freddo e pioggia sono state smentite da una giornata tersa e limpida che ha consegnato una bella foto ricordo ai tanti che si sono radunati a Susa per una marcia di sette chilometri, che ha attraversato i luoghi simbolo dell’occupazione militare e della devastazione della Valle. La caserma dei carabinieri, la sede della polizia stradale e della Sitaf, la società che gestisce la A32, l’autostrada divenuta via maestra delle truppe di occupazione, la pizzeria Mirò dove mangiano e l’albergo Napoleon dove vengono ospitati i carabinieri di stanza a Chiomonte.
La manifestazione No Tav del 16 novembre è stata la risposta forte di un movimento che non si piega e non si divide.

Qui puoi vedere alcune foto della manifestazione e dello spezzone rosso e nero

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Schiavitù di cittadinanza
Nell’Atene di Pericle non c’erano vie di mezzo o eri schiavo o eri cittadino. Nella Germania dell’era Merkel la “schiavitù di cittadinanza” è la ricetta con la quale il governo tedesco è riuscito a ridurre la disoccupazione, garantendo lauti guadagni agli imprenditori tedeschi, sgravati dall’impegno di versare contributi.
Come funziona?
In Germania chi non ha un’occupazione riceve intorno ai trecento euro al mese. Se gli viene proposto un lavoro per venti ore settimanali a 450 euro al mese – senza obbligo per il padrone di versare tasse – ha due possibilità ugualmente sgradevoli.  Se rifiuta perde buona parte dell’assegno di cittadinanza, se accetta si lega mani e piedi ad una condizione di super sfruttamento non contrattabile e senza prospettive di pensione.
Schiavo e cittadino insieme. Un infelice ma ben riuscito ossimoro politico.
Nel 2008 la disoccupazione in Germania era superiore a quella italiana, oggi le parti si sono invertite, ma il numero di ore lavorate in realtà non è cambiato.
Per uno dei tanti paradossi di cui è capace un capitalismo sotto oculata e tenera tutela statale la Germania è riuscita a realizzare un obiettivo che, in altri tempi, è stato molto caro al movimento dei lavoratori: che tutti lavorino meno, che tutti lavorino. Peccato che la ricetta tedesca non comporti una seconda – fondamentale – parte: la parità di salario nonostante la riduzione di orario. In parole povere, un sia pur lieve, trasferimento di reddito dai padroni ai lavoratori.
Questa ricetta made in Deutchland piace anche al sottosegretario all’economia Stefano Fassina.
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Il tramonto dell’amnistia
In Italia le carceri straripano. Lo scorso anno i suicidi sono stati oltre 150. Il carcere è una struttura patogena: chi vi è rinchiuso si ammala molto di più e riceve molte meno cure di chi vive fuori dalle gabbie che lo Stato destina a discarica sociale.
L’Italia è stata condannata dalla corte europea di Strasburgo per i trattamenti inumani e degradanti
inflitti ai reclusi nelle prigioni del Belpaese. Se la situazione non cambierà rischia di dover pagare risarcimenti milionari ai detenuti che hanno fatto o faranno ricorso a Strasburgo.
Nonostante ciò l’amnistia, l’unico provvedimento veramente efficace per vuotare rapidamente le carceri degli oltre settemila detenuti “in più”, è presto tramontato.
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Nassiriya. Le stragi degli italiani brava gente
Ieri le autorità italiane hanno celebrato il decimo anniversario della strage di Nassiriya. Non lontana da Bassora, nel sud dell’Iraq, abitato prevalentemente da popolazioni shite, Nassiriya era la base del contingente italiano. Le truppe tricolori parteciparono attivamente all’occupazione militare dell’Iraq, dopo aver fornito appoggio logistico alla conquista statunitense del paese in quella che venne chiamata la seconda guerra del Golfo.
Il 12 novembre del 2003 un camion carico di esplosivo esplose dopo essere riuscito a penetrare nella base italiana nella città. Morirono 19 tra carabinieri e soldati, 7 civili italiani e 10 iracheni.
In Italia piazze e lapidi ricordano i martiri di Nassiriya. Eroi buoni, in missione di pace in Iraq.
Questa immagine caramellata resiste negli anni nonostante la storia dei militari tricolori tra il Tigri e l’Eufrate sia molto diversa.
Una storia di guerra. Una guerra come le altre: sporca, sanguinaria, senza esclusione di colpi. Ma, come scriveva nel 1917 il senatore statunitense Hiram Johnson, “la verità è la prima vittima di guerra”.
Cosa sapete della “battaglia dei Lagunari” della notte del 5 di agosto 2004?
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Uno dopo l’altro gli immigrati chiudono i CIE

L’ultimo ad essere vuotato è stato il CIE di Milano, scosso domenica dalla quinta rivolta da settembre. Ogni volta la struttura di via Corelli, appena ristrutturata, è stata danneggiata dai reclusi. Buona parte degli immigrati è stata trasferita al CIE di Trapani-Milo, alcuni, accusati dell’incendio che ha reso inagibile la quarta sezione, sono stati arrestati e trasferiti in carcere.
A due settimane dalla rivolta che ha portato alla chiusura del Centro di Gradisca, un altro CIE è di fatto inagibile. Uno dietro l’altro i centri per senza carte vengono chiusi dai prigionieri, che fanno a pezzi le loro gabbie.
Ormai sono ancora aperti i CIE di Torino, Roma, Trapani, Bari, Caltanissetta.
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Appuntamenti fissi


Ogni lunedì ore 21 – al presidio No Tav di Venaus – riunione del gruppo di monitoraggio del cantiere

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Ogni martedì riunione del collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” ore 21 in corso Palermo 46.
Il numero contro gli abusi psichiatrici funziona tutti i giorni con segreteria telefonica. Il martedì – dalle 19 alle 21 - rispondiamo direttamente.
Segnati il numero e fallo girare. 328 7623642

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Ogni giovedì – ore 21 in corso Palermo 46 - riunione degli anarchici della FAT aperta a tutti gli interessati.

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Le riunione di “Antirazzisti contro la repressione” sono aperiodiche. La prossima è giovedì 21 novembre ore 19,30 in corso Palermo 46

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Ogni
venerdì
– dalle 10,45 alle 12,45 – anarres va in onda sui 105,250 delle libere frequenze di radio blackout. Se sei lontano puoi sentire anche in streaming accedendo dal sito della radio
www.radioblackout.org

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Appello. 10.000 euro di solidarietà

Cari compagni e compagne,
siamo obbligati a fare appello alla vostra solidarietà attiva. Numerosi compagni e compagne della Federazione Anarchica Torinese sono sotto processo per la loro attività politica e sociale. Abbiamo in corso ben due maxi processi per la nostra attività antirazzista, un processo per antifascismo, uno per antimilitarismo, uno per il nostro impegno nel movimento No Tav.
Banali azioni di informazione e lotta sono entrate nel mirino della magistratura. Un presidio antirazzista diventa violenza privata, una performance antimilitarista un’offesa alla sacralità dell’esercito, il buttare via un manifesto fascista danneggiamento, un’azione popolare di contrasto al Tav viene perseguita con durezza.
Alcuni di noi hanno già subito nel recente passato condanne per la propria attività politica. Alcuni di noi rischiano la galera.
Siamo convinti che il miglior modo per rispondere alla repressione dello Stato consista nel continuare con ancora maggior impegno le lotte nelle quali siamo impegnati.
Siamo anche convinti che campagne pubbliche di appoggio ai compagni finiti nel mirino della magistratura possano riportare sul terreno della lotta le vicende che lo Stato vorrebbe relegare in un’aula di tribunale.
I processi hanno anche un costo molto elevato, sia per gli avvocati che per tutte le carte che la burocrazia della repressione pretende.
Ci servono urgentemente circa 10.000 euro.
Non siamo in grado di farcela da soli.
Il conto corrente postale cui potete inviare i vostri contributi è il numero – 1013738032 – intestato a Maria Margherita Matteo, Torino.

codice IBAN IT35 Y076 0101 0000 0101 3738 032

Codice BIC/SWIFT BPPIITRRXXX
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per info chiamate 338 6594361