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[Diritti] ADL 131205 - Basta “Porcellum”



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero www.avvenirelavoratori.eu

Sede: Società Cooperativa Italiana Zurigo - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

 

La più antica testata della sinistra italiana, fondata nel 1897

La Newsletter dell'ADL di oggi – 5.12.2013 – è inviata a 40’579 utenti

Direttore: Andrea Ermano

   

 

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IPSE DIXIT

 

Basta “Porcellum” - «E basta anche chiamarlo “Porcellum”: un'offesa per quel nobile animale. Che ne dite di "skifellum" o "skifosellum"?» – Felice Besostri

 

 

Si sono battuti contro il complice silenzio e la pigrizia dei più permettendo così all’Italia di liberarsi da una legge elettorale iniqua. Gli avvocati Felice Besostri, Aldo Bozzi, Claudio Tani e collaboratori davanti al Palazzo della Consulta. Grazie.

   

 

Il Comunicato stampa della Corte Costituzionale

 

Incostituzionalità.

 

Accolta dalla Consulta l’eccezione d’incostituzionalità presentata dagli avvocati Felice Besostri, Aldo Bozzi e Claudio Tani contro la Legge elettorale n. 270/2005 (“Porcellum”).

 

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.

    La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.

    Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici.

    Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali.

Roma, dal Palazzo della Consulta, 4 dicembre 2013

 

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Sarebbe prematuro tentare di ponderare “a caldo” le conseguenze politiche e istituzionali della sentenza annunciata ieri dalla Corte Costituzionale. A fil di logica, però, la decisione della Consulta fa ormai apparire insostenibile ogni residua pretesa di manipolare la Costituzione da parte di un Parlamento la cui rappresentatività per diversi aspetti è irreparabilmente compromessa.

    Tutti i parlamentari italiani subiscono oggi una deminutio di autorevolezza, che ricade in modo particolarmente grave su coloro i quali siano stati “nominati” per grazia delle performances, teatrali o televisive, dei loro leader.

    D’altro canto la legislatura non può però terminare finché non sia entrata in vigore una nuova legge elettorale, per quanto inevitabilmente provvisoria essa sarà. Realisticamente ciò richiederà qualche tempo. E, frattanto, il Paese giungerà quindi alle soglie del semestre italiano di Presidenza UE, sicché è nell’interesse generale consentire la continuazione della legislatura ancora per l’intero 2014. Come pure è nell’interesse generale che Governo e Parlamento sappiano utilizzare i prossimi dodici mesi per dare corso a misure in grado di fronteggiare la crisi.

    Senza dubbio, una di queste misure dovrà constare in un prelievo di ricchezza dai grandi patrimoni, e ciò nella misura minima necessaria a permettere qualche serio intervento di rilancio produttivo.

    Sul piano istituzionale il Governo e il Parlamento potrebbero altresì indire l’elezione di una Assemblea Costituente, da eleggersi con metodo proporzionale. Come nel 1946 gli elettori potrebbero ricevere due schede, l’una per l’elezione dei costituenti, l’altra per la scelta della forma di Governo, se parlamentare, presidenziale o semipresidenziale.

    All’Assemblea Costituente andrebbe affidato il compito di redigere una bozza organica di riforma, volta a mettere in sicurezza l’architettura fondamentale della nostra Repubblica. (AE)

 

Vai su Radio Radicale all’audio (ca 45 min.) dell’udienza pubblica della Corte Costituzionale: sulla Legge elettorale (Porcellum)

   

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

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EDITORIALE 

 

Lance, spade, frecce, mortaretti,

tricche, tracchi e castagnole…

 

“E con queste armi potenti, dico armi potenti…

Noi… Noi, spezzeremo le reni a Maciste!”

 

di Andrea Ermano 

 

Il 18 novembre 1940 Mussolini ebbe a dire ai suoi gerarchi:

 

«Affermai cinque anni fa: “Spezzeremo le reni al Negus”. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia in due o dodici mesi poco importa, la guerra è appena cominciata!».

 

Alcuni mesi dopo, nel 1941, il duce del fascismo aggiunse:

 

«Fra poco verrà il bello».

 

Il “bello” fu che dopo la disfatta 393.000 soldati italiani vennero deportati, circa 20.000 entrarono nelle formazioni partigiane, mentre altri 57.000 si dispersero nel territorio cercando di sopravvivere. Non c’è famiglia in Italia che non abbia pianto lacrime di sangue per una delle più immani disfatte militari nella non breve storia del Paese.

    In un celebre film il grande Totò ritornerà su quella tragedia in forma di farsa facendo il verso all’uomo di Palazzo Venezia:

 

«Tebani, abbiamo lance, spade, frecce, mortaretti, tricche tracchi e castagnole. E con queste armi potenti, dico armi potenti… Noi… Noi spezzeremo le reni a Maciste e ai suoi compagni e a Rocco e i suoi fratelli! Valoroso soldato tebano, mio padre da lassù ti guarda e ti protegge. Armiamoci e partite! Io vi seguo dopo.»

 

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Totò, Nino Taranto e Nino Marchetti

in Totò contro Maciste del 1962

 

L’altrieri, un professionista romano (nome noto alla redazione) ci ha scritto per segnalarci l’uscita di un suo testo – intriso di populismo antipolitico – contenente ben ventiquattro tesi a difesa del fascismo.

    Di seguito le riportiamo testualmente in corsivo e neretto tra virgolette. In rosso i nostri commenti:

 

1.      “Quando c’era il Fascismo la mafia era dovuta fuggire in America”.Il fascismo fu una super-mafia.

2.      “Quando c’era il Fascismo i ragazzi non si drogavano”.Non si drogavano nemmeno nella Russia di Stalin, nella Gran Bretagna di Churchill, nell’America di Roosevelt ecc.

3.      “Quando c’era il Fascismo le città erano sicure”.Ma non ci sono oggi meno violenze e assassinii di allora?

4.      “Quando c’era il Fascismo la scuola italiana era ai primi posti nel mondo”.Non c’entra il sistema politico. Pechino e New Delhi possono dire lo stesso delle loro università oggi.

5.      “Quando c’era il Fascismo non ci si doveva vergognare di essere italiani”.Il vergognoso “stile Berlusconi” è più vicino a quello di D’Annunzio e Mussolini o a quello di Saragat e Napolitano?

6.      “Quando c’era il Fascismo il potere non era corrotto e non corrompeva”.Vedi alla voce “Petacci”.

7.      Quando c’era il Fascismo non c’era il “Paese”, ma la Patria”.Meglio “Paese”. Quando c’era la “Patria” i ragazzi morivano in guerra.

8.      “Quando c’era il Fascismo anche i figli degli operai andavano nelle colonie al mare o in montagna”.In tutto questo tempo non hanno mai smesso di andare al mare e in montagna.

9.      “Quando c’era il Fascismo non c’erano né tante auto blu, né tanti stipendi e pensioni scandalose come oggi”.Le auto blu ecc. sono cose pessime. Ma la guerra è peggio.

10.   “Quando c’era il Fascismo c’era l’orgoglio di essere onesti e non, quello di essere “furbi”, come oggi”.Vedi alla voce “Stile Berlusconi”.

11.   “Quando c’era il Fascismo le grandi crisi economiche (1929)  si affrontavano così bene che dal resto del mondo venivano in Italia per vedere come avevamo fatto!”Il New deal fu realizzato senza trasformare il Congresso americano in una “Camera dei Fasci e delle Corporazioni” (e senza “Oro alla Patria”).

12.   “Quando c’era il Fascismo l’Italia era ammirata e invidiata in tutto il mondo come dimostrano i giornali dell’epoca”.Quali giornali?! Non c’era libertà di stampa sotto il fascismo.

13.   “Quando c’era il Fascismo non c’era questa casta politica infame, disonesta, corrotta, mafiosa e sporcacciona!”Vedi alle voci  “Leggi razziali”, “Seconda guerra mondiale”, “Ville tristi”, “Deportazioni”.

14.   “Quando c’era il Fascismo i Fascisti non rubavano come è provato dalla commissione per i profitti del regime insediata nel primo dopo guerra (agli atti del parlamento)”.Il fascismo non fu povero di scandali, a partire da quello scoperto da Giacomo Matteotti, che pagò con la vita.

15.   “Quando c’era il Fascismo la famiglia era composta da un padre, una madre e dai figli ed era difesa e tutelata dallo Stato”.Vedi alla voce: “Una giornata particolare”.

16.   “Quando c’era il Fascismo i preti non facevano politica”. – Il socialista don Minzoni fu ammazzato, don Sturzo esiliato, ecc. ecc.

17.    “Quando c’era il Fascismo le ragazzine minorenni non si prostituivano per una manciata di soldi”.Semplicemente falso.

18.   “Quando c’era il Fascismo la corruzione e l’evasione fiscale erano molto inferiori a quelle di oggi”.Ripetizione. Vedi sopra.

19.   “Quando c’era il Fascismo la scuola italiana era ai primi posti in Europa e sfornava elementi come i Ragazzi di via Panisperna”.I Ragazzi di Via Panisperna (cioè scienziati di statura mondiale come Fermi, Segré ecc.) dovettero emigrare a causa delle leggi razziali. fasciste

20.   “Quando c’era il Fascismo non c’erano né stipendi d’oro, né pensioni d’oro”. - Ripetizione.

21.   “Quando c’era il Fascismo gli enti statali non vendevano appartamenti favolosi a prezzi irrisori ai politici”. - Ripetizione.

22.   “Quando c’era il Fascismo l’immagine dell’Italia nel mondo era rispettata ed ammirata e non derisa e svalutata come lo è oggi”.Ripetizione.

23.   “Quando c’era il Fascismo non si sarebbe mai accettato di stare in Europa come la Cenerentola ritardata, ma se mai come protagonista”. – Falso. Orrenda tra tutte la subalternità nei confronti di Hitler.

24.     “Ecco perché nell’altro secolo le più potenti lobby si coalizzarono per abbattere il nazionalsocialismo e il fascismo”.Fu guerra di eserciti ad abbatterli, non complotto di lobby.

 

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Come ognuno può verificare sui libri, fu il duce (insieme al führer) a dichiarare guerra agli altri. Non viceversa.

    Ecco una breve cronologia della bellicosità fascista: il 10.6.1940 Mussolini dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, il 28.10.1940 fece invadere la Grecia, il 6.4.1941 dichiarò poi guerra alla Jugoslavia, il 22.6.1941 all’URSS, l’11.12.1941 agli USA e il 13.12.1941 financo a Cuba nonché al Guatemala (!).

    Ciò fece il duce, dunque, con decisione sanguinaria e anche molto ebete, giacché mandò in guerra un’Italia armata praticamente appunto solo di “lance, spade, frecce, mortaretti, tricche tracchi e castagnole”.

    In tal modo Mussolini sognava di andare a sedersi al tavolo dei vincitori, accanto a Hitler. Risultato: 300 mila i caduti italiani in un bilancio complessivo di 55 milioni di morti. Alla fine tentò di scappare dall’Italia travestito da soldato della Wehrmacht. Finì giustiziato presso Como il 28 aprile del 1945. Il giorno dopo venne portato a Milano e appeso a testa in giù. Il 30 aprile Hitler si suicidava nel suo bunker di Berlino.

    Non fu così per tutti i leader fascisti, come Franco e Salazar per esempio, i quali non entrarono in guerra. E non vennero abbattuti da nessuna “lobby”.

    Il franchismo e il salazarismo caddero sì, ma solo molti anni dopo, in seguito alla lunga azione antifascista, interna e internazionale, portata avanti, per i socialisti, da uomini come Mario Soares, Felipe González, Pietro Nenni, Olof Palme, Sandro Pertini, Willy Brandt, François Mitterrand, Bettino Craxi ed Helmut Schmidt.

    Questa, a grandi linee, la storia. Che niente insegna al populismo, nuovo e nuovissimo, vecchio e vecchissimo.

 

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SPIGOLATURE 

 

Un’invocazione con

molta interpunzione

 

di Renzo Balmelli 

 

OSSESSIONE. Basta!!!!!!! Scritta così, con una sequela infinita di punti esclamativi, è l'invocazione più usata dai lettori per biasimare l'ossessiva rincorsa a Berlusconi come fosse un divo e non un politico decaduto in virtù di una sentenza che non è uno scherzo. Ovunque cada lo sguardo, i titoli si ripetono come tanti cloni. Berlusconi con la Pascale, Berlusconi con Dudù, Berlusconi sgrida Barbara, Berlusconi ad Arcore, Berlusconi a Palazzo Grazioli, Berlusconi in elicottero, Berlusconi a Milanello. Sì, davvero basta!! Non se ne può più. Per poi concludere con la domanda dalle cento pistole: ora che farà Berlusconi? Che volete che faccia. Niente, come ha sempre fatto, tranne curare i suoi interessi personali. Ma per quanto ovvia la risposta sia, stranamente però non figura da nessuna parte per un semplice motivo: la "deberlusconizzazione" del Paese è appena iniziata e non terminerà tanto presto.

 

VENTENNIO. Dopo la decadenza l'avventura politica di Silvio B. cambia, ma non finisce qui. Purtroppo. Chiuso un ventennio, c'è il rischio che se ne apra un altro ancor più turbolento e facinoroso. I sondaggi, ammesso e non concesso che siano veri, sembrano svelare una realtà difficilissima da rimuovere dal tessuto nazionale. Come un virus, il berlusconismo è dentro gli italiani. O perlomeno una parte di essi. E' il cosiddetto "mal du siècle" di cui parla Barbara Spinelli, ancora molto radicato in chi non ha altra ambizione se non di essere come il Cav. Tutt'altro che morta, l'eredità politica e culturale del ventennio - " è un'abitudine mentale, un credo epidemico" che non cesserà di intossicare il Paese senza uno spietato esame di coscienza. Impossibile? Una utopia? Forse no. Forse quel grande, stimolante laboratorio che è l'Italia può ancora sorprenderci.

 

VISIONI. Al Pd si offre la straordinaria possibilità di guidare la riscossa civile, economica e morale dell'Italia, Basta fare le scelte giuste. Non è la prima volta che ciò accade nella storia della sinistra e non è la prima volta, ahinoi, che l'obbiettivo viene mancato per le lotte intestine, come sta appunto avvenendo adesso in vista delle primarie. Ma quali scelte? Ai cittadini nauseati dell'insulso teatrino delle poltrone occorre offrire una vera alternativa. Un deciso salto di qualità rispetto alla tetraggine un po' wagneriana della decadenza dell'ex premier, consumata nella noia dei soliti slogan davanti a quattro gatti . Occorre un forte segnale di discontinuità, alla larga dalle larghe intese prima maniera. Il Pd torni insomma ad essere orgoglioso dei suoi valori e portatore di quelle visioni su come dovrà essere il Paese nei prossimi anni: visioni che sono la chiave di volta per una buona politica, al passo coi tempi.

 

ALLEANZA. Anche declinato nella lingua di Goethe, il matrimonio delle larghe intese tra SPD e CDU/CSU non è, come si suol dire, un viaggetto di tutto riposo. A dispetto della concretezza tedesca, avulsa dai bizantinismi all'italiana, la strada verso la grande coalizione resta in salita e al momento non offre ancora garanzie di riuscita, ancorché sia considerata su entrambi i fronti un'alleanza quasi indispensabile. Uscito dalle elezioni senza una maggioranza assoluta, lo schieramento della Merkel non è in grado di fare da solo. In casa socialdemocratica la scelta appare in un certo qual senso obbligata, ma la base, chiamata a decidere con un referendum dall'esito affatto scontato, rumoreggia nel timore di perdere consensi. La posta in gioco è dunque molto alta. A detta degli esperti si tratta di far nascere il nuovo governo o di ucciderlo prima ancora che venga alla luce.

 

EUROVOTO. Nelle trattative in corso a Berlino uno dei passaggi cruciali è rappresentato dalle opzioni in vista delle prossime elezioni europee, in programma a fine maggio. All'appuntamento mancano ancora sei mesi, ma le dinamiche comunitarie occupano ormai uno spazio fisso in tutti i paesi,, tanto da poter dire che la campagna elettorale batte ormai il pieno. In questo contesto, la maggiore preoccupazione è data delle ideologie subdole che si insinuano nei gangli vitali della società sull'onda di quella che si potrebbe chiamare l'internazionale del populismo: un'alleanza paradossale che mira a fare saltare il banco dell'integrazione e dentro la quale si muovono gli aspetti più inquietanti dell'euroscetticismo, dall'ostilità verso la libera circolazione alla paura degli altri, dai proclami nostalgici, alle tendenze xenofobe. Tutte incognite che verosimilmente non avranno la meglio, ma che rischiano di pesare sull'esito del voto fornendo alle formazioni nazional-populiste altro foraggio per le loro perniciose ideologie.

 

STRAGE. Vivere e morire in una fabbrica, come schiavi dell'era moderna. Siamo nel 2013, in un secolo di tecnologia avanzata, eppure può succedere che sette operai vadano incontro a una fine orribile, arsi vivi nell'incendio del capannone in cui lavoravano e vegetavano in condizioni di drammatico e criminale sottosviluppo. Erano cinesi, sfruttati all'inverosimile, capitati chissà come a Prato, fiorente cittadina toscana, tra i distretti tessili più grandi d'Italia. Quasi ogni giorno le cronache raccontano di situazioni di disagio al limite della sopravvivenza. In un paese civile è intollerabile che cose del genere possano proseguire senza regole, sullo sfondo spietato di una immensa, disumana illegalità. Dire adesso che era una tragedia annunciata e restare a guardare senza porre fine all'ignobile sfruttamento, sarebbe come uccidere una seconda volta quei poveri esseri umani alla deriva e privi di difese.

   

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

 

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

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Parliamo di socialismo

 

Grande è la confusione sotto il cielo

 

di Giuseppe Tamburrano

 

Berlusconi è “decaduto”, ma non è caduto. A me sembra che si rimetterà in piedi, anzi è caduto in piedi.

    La nostra è una situazione che “eccita” il politologo perchè apre scenari intriganti.

    Il primo punto da considerare è che Berlusconi potrà fare politica anche se in modi diversi, ma con limitazioni pesantissime: non potrà promettere agli elettori che se è eletto e va a dirigere il governo farà miracoli perché al Parlamento e al governo non potrà più andare : ed egli è per (auto) definizione insostituibile.

    Ma potrà prendere tanti voti anche senza candidarsi: il caso Grillo insegna!

    A parte lui personalmente, il berlusconismo che fine farà? I sondaggi dicono che, decaduto da senatore non è “decaduto” nei sondaggi anche se la sua disavventura parlamentare si è associata ad una scissione che non porterà molti voti ad Alfano.

    Dunque, prudenzialmente dobbiamo ritenere che le sue disgrazie personali non si tradurranno in disgrazie per il suo movimento.

    E se Sparta piange Atene non ride. Penso al PD che è letteralmente nel caos. Cerchiamo di prevedere il suo futuro prossimo. Ormai sembra certo che il giamburrasca Renzi conquisterà la segreteria del PD. E poi? Renzi punzecchia Letta. Ma l’ascesa del Sindaco di Firenze a Palazzo Chigi non è semplice. Lo statuto del PD e l’esperienza Bersani dicono che il segretario del PD è automaticamente candidato alla premiership. Il che vuol dire che, in caso di successo elettorale, Renzi è candidato alla direzione del governo.

    Ma non sembra politicamente corretto che un Premier (Letta) che è riuscito a tenere la barra del governo in tempi procellosi – le pressioni europee, la recessione dalla quale l’Italia non esce, una scissione del PDL che gli lascia un margine esiguo e fragile di maggioranza al Senato – debba essere escluso per una norma non tanto intelligente dello statuto del PD. Il quale partito è in una situazione di alta fibrillazione : all’assemblea ultima tutto il gruppo dirigente “anziano” era assente!

    E non vogliono ulteriormente infierire sul PD!

    Il “centro ” è un brulichio di formichette, formiche e formiconi. Il democristiano doc Casini si sta dando da fare per aggregare un nuovo centro.

    Io non andrò a votare alle primarie perché non ho capito per che cosa voterei preferendo l’uno a l’altro dei candidati del PD. Ma mi auguro che il PD rifletta sulle prospettive. Può darsi che la rottamazione riesca, ma lasci solo macerie.

    Eppure come diceva Mao “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”.

   

 

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Chimica: Miceli (Filctem),

sbagliato cedere quote Eni

 

“Non sono preoccupato dalle privatizzazioni, ma dalla cessione di partecipazioni delle quote Eni del Tesoro, si. È sbagliato cederle, soprattutto perché si rafforzerà un orientamento dell'azienda proteso a concentrare la propria attenzione fuori dall'Italia”. A dirlo è Emilio Miceli, segretario generale Filctem Cgil, nel suo intervento al coordinamento nazionale delle strutture e dei delegati del settore chimico-farmaceutico tenutosi oggi (4 dicembre) a Porto Marghera, Venezia.

    “L'Italia – ha aggiunto – deve valutare l'impatto che queste operazioni hanno sugli investimenti, sulla ricchezza, sul Pil e il rischio è che il Governo perda il controllo, non azionario ma politico, sugli investimenti dell'Eni che pure si era recentemente affacciato – dopo 10 anni – a reinvestire nella petrolchimica, nelle bonifiche, nella “chimica verde”. In una parola – ha concluso – su un futuro di politica industriale con al centro sostenibilità e innovazione di cui il nostro paese ha drammaticamente bisogno”.

    In precedenza Marco Falcinelli, segretario nazionale Filctem, nella sua relazione introduttiva ha rivendicato con nettezza una politica industriale degna di questo nome: “Al Governo e alle istituzioni – ha detto – chiediamo di convocare quel tavolo nazionale della chimica, cancellato con troppa fretta, che pure aveva costruito proposte e modalità di confronto, elaborando politiche industriali per il settore. All'Eni – ha aggiunto – chiediamo un nuovo piano per la chimica, in grado di tenere insieme la chimica di base e la chimica verde”.

    Quanto al settore farmaceutico, in profonda trasformazione, Falcinelli ha avanzato una proposta al Governo: “I notevoli risparmi del Servizio sanitario nazionale derivanti dall'utilizzo del farmaco generico siano utilizzati non per fare cassa o dirottare risorse per coprire altri buchi della spesa statale, ma per incentivare le attività di ricerca pubblica e favorire quella delle aziende private, defiscalizzandone gli utili reinvestiti in ricerca”.

    “Ma ad un patto – ha concluso il relatore – che le aziende devono invertire quella tendenza che oggi le vede investire più sulle strategie commerciali, che non in ricerca e sviluppo, unico volano per mantenere il settore competitivo e salvaguardare l'occupazione”.

       

 

Economia

 

Le sfide del lavoro

e dello sviluppo

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

La più difficile sfida di fronte a noi è quella di trasformare il principio etico del valore e della centralità del lavoro e della persona in una strategia operativa immediata. Altrimenti le previsioni catastrofiche che i sindacati e le varie associazioni di categoria continuano a sfornare non lasciano scampo.

    Dopo l’aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile (15-24 anni) al 41,2%, la Confcommercio denuncia il crollo del reddito pro capite al livello del 1986, mentre la pressione fiscale del 44,3% rimane ai livelli più alti in Europa. Inevitabilmente l’aumento della precarietà e della povertà si traduce in una drastica diminuzione dei consumi che, dopo il crollo del 4,2% registrato nel 2012, sarà del 2,4% nel 2013.

    Certamente il carico fiscale è troppo elevato ed una detassazione sul lavoro è più che mai necessaria. Quel che è più grave, però, è l’assenza di un’idea, di un progetto del “sistema Italia”.

    Che il consumo possa essere la molla della ripresa economica è parzialmente vero. Ma non è automatico. Gli automatismi non sempre funzionano. Lo si è visto nel settore del credito. L’abbassamento fino a zero del tasso di sconto attuato dalla Bce non ha portato a nuovi crediti per gli investimenti, per le imprese e per le famiglie.

    La detassazione sul lavoro, invece, comporterebbe un aumento dei salari e delle pensioni delle fasce più deboli e sarebbe destinato ai consumi.

    Ricordiamoci che gli Stati Uniti uscirono dalla Grande Depressione del ’29 quando il presidente Franklin D. Roosevelt lanciò il New Deal con grandi investimenti statali nelle infrastrutture e nei settori agro-industriali. Ancora oggi, contrariamente a certe leggende, gli USA, rimangono una grande economia dirigistica nei settori fondamentali, quali quello militare, delle nuove tecnologie, dello spazio, delle infrastrutture oltre che del vasto settore amministrativo.

    Anche da noi sarebbe necessaria una strategia di rilancio economico  che punti sulle nuove tecnologie e sui comparti industriali, agricoli e turistici. Non basta la lotta alla contraffazione dei nostri prodotti agricoli e del Made in Italy, occorre modernizzare tali settori ed aumentare l’appeal turistico del nostro Paese anche rispetto ai cittadini dei Paesi del Brics.

    Il primo cambiamento paradigmatico dovrebbe essere quello di puntare sullo sviluppo invece che sulla crescita lineare. Quando si parla di crescita ci si riferisce sempre ad un aumento numerico delle cose prodotte, non importa quali purché abbiano un effetto positivo sul Pil. Lo sviluppo invece, inglobando anche la crescita, coinvolge risorse, persone, territori, popolazioni, educazione, cultura e si proietta sul lungo periodo per differenti generazioni.

    In quest’ottica la messa in sicurezza e la valorizzazione del territorio e del vasto patrimonio culturale assumono un carattere prioritario. Senz’altro positivo è l’intervento, seppur limitato finanziariamente, finalizzato alla ristrutturazione e all’efficienza energetica del patrimonio immobiliare. I sindacati ritengono che esso creerebbe 600.000 posti di lavoro a fronte di un investimento di 7 miliardi di euro.

    E’ bene ricordare che molte nostre PMI, pur in questo periodo di crisi, hanno saputo mantenere e sviluppare quote di mercato nel difficile settore dell’alta tecnologia. Perciò bisogna sostenere la loro modernizzazione ricordando che l’Italia è tra le prime 10 economie industrializzate del mondo.

    Il nostro export, per fortuna, ha retto l’urto guadagnando addirittura un significativo surplus commerciale. L’Italia è infatti la quinta economia al mondo per surplus commerciale manifatturiero. Da questo punto di vista  significativi sono i 28 contratti di cooperazione tra Italia e Russia recentemente siglati a Trieste, così come importante potrebbe rivelarsi la realizzazione di grandi reti infrastrutturali nel continente Euro Asiatico.

    Le prospettive di migliori e maggiori relazioni nello scenario internazionale esigono da un lato che l’Italia si muova come “sistema Paese” e dall’altro che sviluppi la ricerca a sostegno delle proprie imprese. L’attuale misero 1,2% del Pil investito nella ricerca andrebbe elevato almeno al 3 % come già sostenuto dall’UE a Lisbona nel 2000.

    In una situazione di ristrettezze finanziarie è ineludibile che la “spending review” riduca nettamente gli sprechi e la stessa spesa pubblica. Le risorse pubbliche devono essere finalizzate alle attività produttive, manifatturiere, del credito, della ricerca e delle nuove tecnologie. Tutto ciò è il presupposto per la creazione di lavoro qualificato.

    Finora stiamo provando sulla nostra pelle che “di solo rigore si muore”. Perciò non basta rendere più efficiente la politica economica nazionale ma occorre cambiare gli indirizzi dell’Unione Europea. Lo stesso Romano Prodi, uno dei costruttori dell’architettura europea, ripete che i parametri di Maastricht dovrebbero essere ridefiniti privilegiando la spesa per investimenti.

   

 

Riceviamo e volentieri segnaliamo

 

VALDO SPINI

AL CIRCOLO ROSSELLI

DI MILANO

 

Iniziativa del Circolo Rosselli, in programma per

 

MARTEDI' 17 DICEMBRE,

ore 18.00, presso l'auditorium dello Studio Legale La Scala,

via Correggio 43 a Milano (MM1 - De Angelis).

 

PRESENTAZIONE del volume 

 

La buona politica.- Da Machiavelli alla Terza Repubblica.Riflessioni di un Socialista (Marsilio, 2013)

 

di VALDO SPINI

 

Ne parleremo in particolare con l’Autore nonché con:

 

FABRIZIO BARCA

PIPPO CIVATI

ALBERTO MARTINELLI

 

Moderatore:

Francesco Somaini, presidente del Circolo Carlo Rosselli

 

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Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Così parlò Adam Schaff

 

di Danilo Di Matteo

 

L’essere umano “non è affatto una tabula rasa: è portatore di un doppio codice, genetico e culturale”. Egli “non è sovrano, non è un’immaginaria persona ‘assolutamente libera’, che può agire a proprio arbitrio; egli è piuttosto un monarca costituzionale, sovrano de nomine, cui la Costituzione (nel nostro caso addirittura due costituzioni) lega le mani”. Conoscendo i suoi limiti, però, può superarli e compiere delle scelte. A tal fine “deve conoscere le proprie possibilità”.

    Così scriveva nel 1985 il filosofo Adam Schaff, quasi a conclusione del libro Il prossimo DuemilaRapporto al Club di Roma sulle conseguenze sociali della seconda rivoluzione industriale (Editori Riuniti). Un testo che “si occupa di futurologia sociopolitica, ma con un breve orizzonte temporale: venti o trenta anni a partire da oggi”.

    Ѐ vero, le previsioni sono fatte per esser smentite. Eppure oggi stupisce la lungimiranza del nostro autore. Egli individua innanzitutto “la triade rivoluzionaria: microelettronica, microbiologia ed energia nucleare”. E subito delinea un problema: la disoccupazione strutturale. Inoltre scorge un pericolo. Un abisso potrebbe dividere coloro che dispongono dell’informazione, “nel senso più ampio del termine”, da quanti non ne hanno: essa “in alcune condizioni può sostituire la proprietà dei mezzi di produzione come discriminante della nuova divisione sociale”.

    L’autore coglie l’evoluzione “verso un sistema economico globale”. Se i mutamenti socio-economici saranno in gran parte spontanei, scrive Schaff, quelli che si presenteranno nella sfera politica “saranno semplicemente scelte e alternative che dipenderanno dal sistema di valori che si vuole accettare”.

    E che dire del senso della vita? Qui c’è un rimando preciso agli studi dello psichiatra Victor Frankl e alla logoterapia. Per senso della vita “intendiamo ciò che stimola l’uomo alle sue azioni dandogli poi un senso di soddisfazione se il risultato è stato positivo”. E il filosofo intravede la possibilità di realizzare due sogni: quello dell’homo studiosus, dedito alla formazione permanente, e l’homo universalis, “in possesso di un’istruzione poliedrica in grado di fargli cambiare occupazione a seconda delle circostanze”.

    L’altro volto dell’homo universalis sarà l’homo ludens. Il vecchio modello di famiglia, poi, “finirà inevitabilmente per crollare”. D’altra parte il numero delle persone che avvertiranno il bisogno della fede, magari vissuta in maniera diversa da quella tradizionale, “sarà maggiore” rispetto “a oggi”.

    In definitiva, si chiede Schaff, quale utopia si realizzerà? “Per fortuna la domanda è ancora aperta”.

    E ora noi, nel XXI secolo, potremmo pensare che i “funzionamenti” e le “capacità” di realizzarli indicateci da Amartya Sen corrispondano proprio alle possibilità e alle opzioni sulle quali insisteva il filosofo polacco.

   

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

 

Da CRITICA LIBERALE

riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

La crisi impone gli

Stati Uniti d'Europa

 

di Danilo Campanella

 

Da un’analisi della Coldiretti sulla base della "Christmas survey 2013" risulta che il 56% degli italiani ritiene che la situazione economica peggiorerà. Un altro Natale magro, quindi? Sì, ma non solo per l'Italia.

    La crisi morde in Grecia, in Spagna ma anche in quella Francia che deve fare i conti con le ingenti spese sociali legate alla tutela della sussidiarietà sociale. Le opinioni euroscettiche della destra e di parte della sinistra non sono sufficienti a convincerci né del ritorno agli stati nazionali né a continuare il percorso intrapreso finora, in balia dell'economicismo europeista che, puntando l'attenzione soltanto sullo spread ritiene di poter rilanciare la crescita e gli investimenti, nuovi posti di lavoro e unità politica.

    Occorre meno Europa, quindi? Tutt'altro. L'UE non ha creato la crisi, nata soprattutto con i prestiti USA erogati dalla "bolla" immobiliare a cui l'Europa ha reagito tramite strumenti di protezione sociale.

    L’economia “del desiderio”, contro la quale si battevano uomini come Aldo Moro e Giuseppe Toniolo ha spalancato squarci sociali che rimarranno aperti per molto tempo. Questa mentalità che promuove il gigantismo ad ogni livello, ha portato alla costituzione di banche con un volume d’affari superiore al Pil degli Stati.

    La crisi è nata da una "mancanza" o, meglio, da una "insufficienza" di Europa, nella quale il bilancino pende soprattutto da parte di quella Germania che punta tutto sulla sua autorevolezza economica, facendo coincidere performance economica con legittimazione etica.

    Oggi più che mai occorrono gli Stati Uniti d'Europa.

    Per contrastare il riarmo e controllare la produzione bellica si decise nel 1951 di costituire la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), istituzione che precorse i Trattati di Roma (1957) coi quali venne costituita la Comunità Economica Europea (1958), poi Unione Europea, con il Trattato di Maastricht entrato in vigore il 1° novembre del 1993. Il tutto venne ispirato dal manifesto di Ventotene, documento redatto dagli italiani Eugenio Colorni, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, in esilio come antifascisti sull’isola di Ventotene negli anni ’40.

    Aldo Moro era sensibile alla necessità di un’Europa unita e partecipò a lavori, convegni e conferenze con istituzioni pubbliche e associazioni assieme al Consiglio Italiano del Movimento Europeo, fondato nel 1948 e presieduto nel ’59 da Randolfo Pacciardi. Come testimonia, fra le tante,  la lettera di Moro al presidente del Movimento Europeo del 7 Agosto 1959, egli si impegnò a partecipare, come delegato italiano, ai lavori del “Comitato d’Azione per gli Stati-Uniti d’Europa sotto la guida di Jean Monnet, il quale apprezzava la Democrazia Cristiana, attiva e quotizzante, nel “Comité d’action".

    Nella riunione tenuta l’11 Luglio 1960 a Parigi, nella sua ottava sessione il Comitato prese atto dei passi essenziali verso l’unificazione dei Paesi europei ravvisando nel progetto di fusione degli esecutivi della Comunità Europea del Mercato Europeo Comune composto allora da Mec, Ceca ed Euratom.

    Il delegato di Moro per la DC, l’on. Mario Pedini, diede l’adesione del partito al progetto osservando, tuttavia, che la fusione degli esecutivi sarebbe dovuta procedere di pari passo con la volontà di incrementare l’autorità politica del nuovo esecutivo, salvando così il concetto di “supernazionalità”.

    Pedini chiese inoltre di non cadere nella tentazione di costituire una “supernazione” autarchica, impedendo anche con una legge anti-trust l’insorgere di gruppi di potere e di pressione illeciti. Per fare ciò bisognava innanzitutto dare la parola al popolo, al popolo europeo.

    Non quindi "meno" Europa, anzi, chiediamo un' Europa forte nell'unica legittimazione democratica possibile: quella popolare. (Critica liberale)

       

 

Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

“Se non ti piace obbedire, cambia lavoro”

 

di Giorgio Morale

 

vivalascuola presenta le voci di Flavio Maracchia, Andreana Deledda, Giordano Mancastroppa, docenti fatti oggetto di sanzioni disciplinari da parte dei dirigenti scolastici perché colpevoli di aver difeso la libertà d’insegnamento dalle pretese e dall’invadenza delle prove Invalsi.

 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/11/25/vivalascuola-155/

 

E le riflessioni di Cinzia Olivieri sullo svuotamento degli organi collegiali, di Vincenzo Pascuzzi sul sistema Invalsi, di Roberta Roberti sul sentire oggi diffuso nelle scuole.

    E' difficile non riconoscersi nelle parole di Roberta Roberti: "La sensazione più evidente che provo oggi camminando nei corridoi della mia scuola è di un luogo senza parole. L’afasia è figlia della rassegnazione prodotta da anni e anni di riforme, provvedimenti, annunci, minacce e tagli che hanno indotto nei docenti, negli studenti e nei genitori la netta sensazione che qualunque decisione sia già stata presa prima ed indipendentemente dal loro parere."

    Ed è storia che prosegue in queste settimane: prima la notizia di una legge delega rivolta a rendere solo consultivi gli organi collegiali, poi le reazioni e le proteste del mondo della scuola, poi l’annuncio del Miur: il contenuto della legge delega diffuso “è superato“: “superato“, non “negato” e non “abolito“.

    “È bene che tutta la scuola stia in ascolto…"

   

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

Direttore: Andrea Ermano

Amministratore: Sandro Simonitto

Web: Maurizio Montana

 

L'editrice de L'Avvenire dei lavoratori si regge sull'autofinanziamento. E' parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che dal 18 marzo 1905 opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista".

    L'ADL è un'editrice di emigranti fondata nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera.

    Nato come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte durante la Prima guerra mondiale al movimento pacifista di Zimmerwald; ha ospitato (in co-edizione) L'Avanti! clandestino durante il ventennio fascista; ha garantito durante la Seconda guerra mondiale la stampa e la distribuzione, spesso rischiosa, dei materiali elaborati dal Centro estero socialista di Zurigo.

    Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha condotto una lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana, di chiunque, ovunque.

    Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo nella salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

   

 

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