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[Diritti] Anarres-info. Cronache, analisi, appuntamenti



Anarres-info. Cronache, analisi, appuntamenti

Qualche appuntamento

Sabato 25 gennaio al Balon – via Borgodora angolo via Andreis – punto info solidale con i No Tav accusati di terrorismo. Dalle 10 alle 13.

Sabato 1 marzo - in via Po 16 - punto info solidale con i No Tav accusati di terrorismo. Dalle 15 alle 19

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Venerdì 14 febbraio. Il mito della Patria nel centenario della prima guerra mondiale. Soldi, retorica, follie identitarie, forconi e fascisti.
Ne parliamo con Pietro Stara, ore 21 - corso Palermo 46


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Sabato 22 febbraio giornata nazionale di lotta al Tav in solidarietà con gli attivisti accusati di terrorismo

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Venerdì 7 marzo. “Capaci di intendere e volere.
La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo” di Marco Rossi. Presentazione del libro con l’autore alle 21 in corso Palermo 46

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informAzioni

No Tav. La gabbia si serra sempre più forte
20 gennaio. Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, rinchiusi alle Vallette con l’accusa di terrorismo dallo
scorso 9 dicembre, sin dal primo giorno sono stati sottoposti ad un regime di sorveglianza speciale. Niente aria né socialità con altri detenuti, chiusi in cella per buona parte della giornata. Claudio e Nicolò sono nella stessa cella, Mattia è in cella con un altro ragazzo: i tre sono nella medesima sezione ed hanno la possibilità di comunicare tra di loro. Al femminile Chiara si trova da sola.
A tutti erano stati concessi gli incontri con amici a familiari. Questa mattina un amico ed un familiare di Chiara sono stati respinti, perché i colloqui sono stati sospesi dai PM Rinaudo e Padalino. Il provvedimento vale anche per gli altri tre.
La corrispondenza censurata e in ritardo già limitava i loro contatti con l’esterno, la decisione di vietare anche i colloqui, serra sempre di più la gabbia che li chiude.
Da questa mattina Chiara è completamente isolata.

È trascorsa solo una settimana dalla decisione del tribunale del Riesame di confermare l’accusa nei loro confronti.
I giudici nelle motivazioni della sentenza hanno scritto: “È ravvisabile la finalità di terrorismo tenuto conto che l’azione è idonea, per contesto e natura, a cagionare grave danno al Paese, ed è stata posta in essere allo scopo di costringere i pubblici poteri ad astenersi dalla realizzazione di un’opera pubblica di rilevanza internazionale”.
Con queste motivazioni può essere accusato di terrorismo chiunque si opponga attivamente ad una scelta del governo.
Ricordiamo che l’azione di cui sono accusati i quattro No Tav è un sabotaggio al cantiere Tav in Clarea, nella notte tra il 12 e il 13 maggio. In quell’occasione venne danneggiato un compressore, nessuno si fece male.
Per capirne di più suggeriamo di ascoltare l’intervista ad Eugenio Losco, uno degli avvocati dei No Tav arrestati il 9 dicembre. L’intervista è stata rilasciata ad anarres il giorno dopo l’udienza del Riesame, quando ancora non se ne sapeva, sebbene lo si temesse, l’esito.
Continua…

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CIE. Cosa bolle nella pentola del governo?
Riportiamo in
questa pagina in costante aggiornamento le cronache e le riflessioni delle ultime settimane sul fronte del CIE, per cercare di capire cosa stia davvero bollendo nella pentola del governo, dopo la campagna mediatica che ha ri-messo al centro dell'attenzione i centri per senza carte, le leggi razziste del nostro paese, la difficoltà del governo a fare fronte ad una spesa enorme, tra gestione dei centri, esplulsioni, ritrutturazioni continue dei CIE danneggiati o distrutti dalle rivolte. Siamo convinti che il governo intenda liberarsi della patata bollente, facendo sì che tutto cambi, affinché tutto resti come prima.
Proviamo a vedere come, andando oltre i toni intollerabilmente melensi dei media.

19 gennaio. Nel CIE di Torino vanno a fuoco i moduli abitativi dell’area rossa. I prigionieri delle due camerate sono stati spostati nella mensa dell’area gialla, che si era salvata dalla rivolta del 15 gennaio, quando sono bruciate le aree gialla e viola. In tutto il Centro non ci sono stanze libere. Tutte le aree maschili sono gravemente danneggiate: la viola è completamente distrutta, nella gialla resta in piedi solo la mensa, nella bianca e nella rossa c’è soltanto una stanza, nella blu ne restano due. Contando la quindicina di reclusi nelle celle di isolamento, nel CIE ci sono soltanto una sessantina di reclusi: meno di un terzo di quelli che la struttura potrebbe contenere.

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Accordo sulla rappresentanza. Tempi di guerra
Il 10 gennaio di quest’anno CGIL, CISL, UIL e Confindustria hanno firmato il testo attuativo degli accordi sulla rappresentanza siglato lo scorso 31 maggio. Il 18 gennaio la CGIL ha confermato l’accordo con il 95 favorevoli e 13 contrari. Un Landini tardivamente pentito ha dichiarato che l’accordo non impegna la Fiom. Quando dalla stalla lasciata scientemente aperta scappano tutti i buoi Landini cerca di salvare la faccia, per non perdere troppi iscritti.
Negli anni Settanta, dopo la firma di un contratto, i lavoratori non sapevano se sarebbero riusciti ad “esigerlo”, o, meglio, non sapevano se sarebbero riusciti a farlo subito o avrebbero dovuto fare altri scioperi per imporre al padrone quanto pattuito.
Oggi sono i padroni a preoccuparsi “dell’esigibilità” dei contratti. Evidentemente oggi i sindacati firmano accordi che soddisfano solo i padroni, che tuttavia temono che i lavoratori non si pieghino alle riduzioni di salario e alle gabbie normative sottoscritte da CGIL, CISL e UIL.
L’accordo sulla rappresentanza sindacale perfezionato in questi giorni è una corda al collo dei lavoratori.
Continua…

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Amburgo. Gentrification, lotte e repressione
E’ durata nove giorni.
Tre quartieri di Amburgo sono stati trasformati in una gigantesca zona rossa, chiusi dalla polizia che controllava tutti, con modalità che nel Belpaese sono “normali”, ma in Germania rappresentano una frantumazione di diritti del tutto nuova, che ha mosso l’indignazione di una più vasta opinione pubblica, sfociando in una manifestazione di protesta oceanica.
Cosa è successo nel più grande porto della Germania? Nei quartieri della resistenza operaia, delle occupazioni, della vita culturale più viva e libera?
Perché nelle ultime settimane Amburgo è stata teatro di scontri durissimi, che non si sono interrotti nemmeno quando la polizia ha cinto in una morsa di ferro un’area grande come i tre quartieri di Barriera di Milano, Aurora e Vanchiglia a Torino? Anzi. L’incrudirsi della repressione, gli arresti di massa, il coprifuoco, il divieto di ogni manifestazione, hanno innescato una reazione durissima.
Gli ingredienti sono tre. La gentrification che sta mutando di segno alla città, espellendo gli abitanti più poveri, che non sono più in grado di pagare i fitti delle case, la lotta dei posti occupati sotto minaccia di sgombero, la nascita di un movimento di rifugiati provenienti da Lampedusa, che rifiuta le regole di Schengen, le soluzioni individuali, battendosi per la libertà di tutti di rimanere in Germania, senza rischiare la deportazione in Italia.
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Marijuana. Tu vuo fa’ l’americano
La decisione del Colorado di liberalizzare la marijuana ha riaperto anche nel nostro paese il dibattito sulle droghe leggere, che, in base alla legge in vigore, la “Fini-Giovanardi”, sono illegali allo stesso modo di quelle pesanti: chi coltiva, regala vende la cannabis o l’eroina rischia lunghe pene detentive, chi le usa incorre in sanzioni amministrative altrettanto pesanti.
In questi giorni qualcosa si è mosso in parlamento, ma difficilmente sarà possibile che deputati e senatori raggiungano un accordo, soddisfacente. Forse a togliere le castagne dal fuoco al governo, dove è ministro Carlo Giovanardi, ci penserà ancora una volta la Consulta, che potrebbe dichiarare incostituzionale l’equiparazione tra le droghe leggere e quelle pesanti, cancellando così una parte della normativa vigente ed attenuandone il rigore.
Tuttavia tra l’Italia è il Colorado c’é ancora di mezzo un vasto oceano.
Continua…

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Immigrazione. Outsourcing della violenza: l’Italia delega alla Libia
Nei giorni scorsi i principali quotidiani davano ampio spazio alla testimonianza dell’unica superstite della strage di Lampedusa, una ragazza eritrea, che testimoniando contro uno degli mercanti di carne umana sotto processo nel nostro paese, ha raccontato le botte, gli stupri continui, i ricatti, gli omicidi che avevano segnato la sua vita di ragazza all’alba della vita. La sua storia era lo specchio di tante altre. Con lei erano centinaia di profughi incappati nel destino obbligato di chi fugge guerre e persecuzioni, attraversando il deserto ed il mare.
Le pagine dei giornali trasudavano commozione, sdegno, solidarietà umana. Da settimane persino le istituzioni paiono voler cambiare rotta, eliminare il reato di clandestinità, ridurre la detenzione nei CIE, fors’anche spezzare il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro. Sinora però il governo non è andato al di là delle chiacchiere.
I fatti, di ben altro segno, non trovano alcuno spazio nei media.
Il 28 novembre il governo Letta ha stipulato un nuovo accordo con la Libia per il controllo congiunto delle frontiere: droni italiani nel sud della Libia, militari libici e bordo delle unità della marina militare impegnate nell’operazione Mare Nostrum.
Ma non solo. E’ cominciato a Cassino l’addestramento dei militari libici che verranno impiegati nella repressione dell’immigrazione clandestina. Letta come Berlusconi, Alfano come Maroni nel 2009 decidono di esternalizzare la repressione, affidando ai libici il lavoro sporco di fermare, imprigionare, respingere profughi e migranti.
Le storie come quella di F., la diciottenne eritrea, picchiata, stuprata, venduta, scampata per un pelo al Mare Nostrum, non le racconterà più nessuno. La sabbia sarà il sudario che coprirà ogni cosa.
Di questo non troverete traccia sui principali organi di informazione, ma solo su blog e siti di nicchia.
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Fiat a stelle e strisce. L’accordo con Crysler
All’inizio dell’anno Fiat ha completato l’acquisizione del gruppo Chrysler. Il gruppo guidato da Marchionne ha concluso un accordo molto favorevole per Fiat con il Veba Trust che controllava il 41,5% della fabbrica automobilistica statunitense. La Fiat pagherà cash 1.750 milioni di dollari utilizzando la liquidità disponibile. A questa cifra si aggiungono altri 1.900 milioni di dollari che Veba incasserà attraverso una erogazione straordinaria che Chrysler Group erogherà a tutti i soci.
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No Tav. Bloccati gli alpini (e buonanotte ai cacciatori di Sardegna)
Domenica 12 gennaio. Una bella giornata e tanta voglia di mettersi in mezzo hanno creato l’alchimia giusta per la giornata di lotta contro l’occupazione e militare a Rivoli.
Il tam tam è bastato perché un centinaio di No Tav si ritrovassero di fronte alla caserma Ceccaroni di Rivoli, dove dormono gli alpini di stanza a Chiomonte.
Una brutta sorpresa per i militari che rientravano dopo il turno in Clarea, che sono rimasti fermi per una buona mezz’ora mentre i No Tav volantinavano ai passanti.
Poi arrivano la Digos e quelli del’antisommossa ramazzati in fretta e furia dallo stadio. Scudo calato, manganello alzato i picchiatori in divisa corrono verso i No Tav, che sciolgono il presidio e si allontanano di buona lena prima che i manganelli riescano a carezzarli nel solito modo.
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La memoria spezzata. La strage di Milano e il RAIvisionismo
La scorsa settimana la RAI ha mandato in onda in due puntate la prima di tre miniserie dedicate agli anni Sessanta e Settanta. In primo piano, ormai pronto per la santificazione, il Commissario Luigi Calabresi, protagonista nella caccia all’anarchico che segnò il 1969, l’anno delle lotte operaie e studentesche che si chiuse con la strage alla banca dell’Agricoltura in piazza Fontana, l’arresto dell’anarchico Vapreda, l’assassinio nei locali della questura meneghina di un altro anarchico, il ferroviere Giuseppe Pinelli.
In molti hanno sottolineato la cialtroneria di un lavoro segnato da errori palesi, anacronismi, oltre ad un mare di falsità. Quello che conta è tuttavia ben altro.
La fiction scritta e diretta da Graziano Diana è l’ennesima operazione revisionista su una vicenda, che, nonostante i 44 anni trascorsi, ancora turba i tutori dell’ordine costituito e i loro corifei.
La storia di una strage pensata e voluta nei piani alti delle istituzioni democratiche, spaventate dall’estendersi e dal radicarsi delle lotte di quegli anni, ci parla della criminalità del potere. Una criminalità di Stato che non esita di fronte a nulla: le bombe, i corpi dilaniati, le accuse false agli anarchici, la repressione feroce.
Tutto perfetto. Ma non funzionò.
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Eurofighter VS F35? Armi, affari e politica
Nel 2014 la Difesa si prepara a spendere altri 5 miliardi di euro in cacciabombardieri, navi da guerra, blindati ed elicotteri da combattimento, cannoni, siluri, bombe, droni e satelliti spia. Impermeabili a ogni spending review e refrattari a qualsiasi controllo parlamentare, gli stati maggiori continuano a sentirsi intoccabili.
Non possiamo certo dargli torto. In barba alle mozioni approvate da Camera e Senato il 26 giugno e 7 luglio che impegnavano il governo a non procedere a nessuna “ulteriore acquisizione” degli F35 in attesa delle conclusioni di un’indagine conoscitiva parlamentare, già in settembre il ministro Mauro ha dato il via all’acquisto di altri cacciabombardieri della Lockeed Martin. Giocattoli da 150 milioni di euro, che possono trasportare sia bombe “convenzionali”, che ordigni nucleari.
Senza troppa pubblicità Mauro ha autorizzato la firma di nuovi contratti per centinaia di milioni di euro.
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Falluja. Una pedina nel grande gioco
La notizia della conquista di Falluja da parte delle milizie quaediste finanziate dall’Arabia Saudita ha riportato al centro dell’attenzione l’Iraq, dove il governo dello sciita Al Maliki deve fare i conti con le milizie finanziate dalla dinastia Saud, il cui protagonismo nell’area è sempre più forte. La conquista di Falluja, città simbolo della resistenza dell’Iraq sunnita all’occupazione statunitense, è un messaggio forte e chiaro all’amministrazione Obama, che negli ultimi mesi ha dato evidenti segnali di volersi in parte smarcare dalla stretta sempre più ingombrante con i sauditi, aprendo una interlocuzione con i vecchi nemici iraniani.
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Coprifuoco ad Amburgo
Ad Amburgo c’è il coprifuoco, c’è una zona rossa circondata da poliziotti in assetto antisommossa, che fermano e portano via chiunque provi ad entrare nella zona proibita.
Nelle ultime settimane, nel roboante silenzio dei media nostrani, la città è stata attraversata da conflitti sociali molto duri, che hanno invaso le strade per diversi giorni consecutivi.
Cosa sta succedendo nel ricco cuore dell’Europa?
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No Tav. Botte di capodanno
31 dicembre/1 gennaio. Un folto gruppo di No Tav, dopo la tradizionale cena a Venaus va in Clarea per un brindisi resistente alle reti. Le truppe di occupazione li attendono al ponte sul torrente, sbarrando la strada verso la “bailatta” il rifugio di lamiera nei terreni No Tav a ridosso delle recinzioni.
Dopo un lungo fronteggia mento, qualche fuoco d’artificio e la bicchierata, a freddo parte la carica. Manganellate, feriti, gente picchiata anche a terra. Tre attivisti vengono fermati e poi rilasciati dopo qualche tempo. Le truppe di occupazione sembrano sempre più nervose.

2 gennaio. Un gruppo di No Tav si presenta al ristorante/pizzeria “Il Caminetto” di Alpignano, dove mangiano alcuni dei poliziotti che prestano servizio al fortino della Maddalena. Alcuni aprono uno striscione con la scritta “via le truppe dalla valle”, altri entrano nel locale dove distribuiscono volantini sui quattro No Tav arrestati con l’accusa di terrorismo. Continua…

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Turchia. Rivolta nelle strade
Nelle ultime settimane il governo Erdoðan è messo a dura prova dagli scandali e dalle lotte per il potere interne all’AKP, il partito che governa da dieci anni la Turchia. Il caso di corruzione che inizialmente vedeva al centro i figli del Ministro degli Interni Muammer Güler e del Ministro dell’Economia Zafer Çaðlayan, si è esteso coinvolgendo uomini d’affari di spicco, altri membri del governo ed esponenti politici del partito al potere. Sono 24 gli arrestati e decine gli indagati, lo scandalo ha spaccato l’AKP e sta travolgendo il governo. Alcuni deputati della maggioranza hanno infatti dato le dimissioni dal partito di Erdoðan, i ministri toccati dagli scandali sono stati costretti ad abbandonare i propri incarichi, ma tra chi si è dimesso dall’AKP perché critico nei confronti dei casi di corruzione c’è anche l’ex Ministro della Cultura Ertuðrul Günay che ha abbandonato negli ultimi giorni gli incarichi di governo ed il partito.
È evidente che si tratta di una lotta interna al blocco conservatore-religioso che guida il paese, diviso nelle sue componenti principali in due grandi gruppi di potere che fanno riferimento rispettivamente da una parte ad Erdoðan, capo del Governo, e dall’altra a Fethullah Gülen, capo di un movimento religioso estremamente influente in Turchia, che rappresenta una componente importante dell’AKP e che di fatto controlla la polizia turca, potendo contare su numerosi membri in questo apparato. Già in passato si erano avuti momenti di tensione tra questi gruppi, ma stavolta assistiamo ad una vera e propria guerra che, a pochi mesi dalle elezioni regionali, mette a rischio lo stesso Governo. Fethullah Gülen dal suo esilio volontario negli Stati Uniti, dove scrive libri e studia l’islam, ha condannato i casi di corruzione scagliando un vero e proprio anatema contro i propri avversari politici. Intanto Erdoðan è tornato a parlare di complotti stranieri per destabilizzare la Turchia, ha tuonato contro la polizia e la magistratura, mentre i membri “critici” dell’AKP venivano convocati dagli organi disciplinari del partito. Ha epurato la polizia di circa 500 funzionari a vari livelli della linea di comando, ha poi organizzato un’adunata di fedelissimi all’aeroporto di Istanbul, per mostrare il sostegno di cui ancora gode. In questa storia si intrecciano traffici di lingotti d’oro, di valuta, tangenti e corruzione, speculazioni e progetti faraonici come quello del terzo aeroporto di Istanbul. È una lotta per il potere, è una lotta tra ladri e corrotti che si contendono il controllo di interessi miliardari e di una regione strategica. Ma in Turchia non ci sono solo le trame di palazzo. Ad Istanbul le piazze sono tornate a riempirsi, il 22 dicembre centinaia di persone sono scese in piazza nel quartiere di Kadýköy, ad Istanbul, sulla sponda asiatica del Bosforo, scontrandosi con la polizia che ha attaccato i manifestanti con lacrimogeni ed idranti. Il 27 dicembre, una nuova manifestazione ha riportato nel centro della città lungo Ýstiklal Caddesi, gli slogan di libertà che quest’estate avevano accompagnato la rivolta contro il governo.
Gli anarchici in queste occasioni sono scesi in piazza per denunciare la natura oppressiva e corrotta di ogni governo, per rilanciare la lotta contro il potere e riaccendere la rivolta.
Di seguito il comunicato del gruppo Azione Anarchica Rivoluzionaria di Istanbul. Con questo testo i compagni hanno fatto appello a partecipare alla manifestazione del 27. Il titolo “Stiamo vincendo – 2” è un richiamo al comunicato “Stiamo vincendo” redatto all’apice della rivolta antigovernativa della scorsa estate.
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Da Trapani a Lampedusa. Stragi di Stato
Sabato 28 dicembre. A 14 anni dalla strage del “Serraino Vulpitta”, il primo CIE di Trapani ora chiuso, si è svolto in città un presidio antirazzista nel ricordo di Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo del 1999 e di tutti i migranti vittime delle frontiere e del razzismo di stato.
Tra gli obiettivi dell’iniziativa la chiusura del CIE di contrada Milo, e di tutti i CIE, l’abolizione delle leggi razziste, l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, l’apertura delle frontiere, la libertà di movimento di tutte e tutti, in Italia e nel mondo.
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Ancona. Casa di Ni Antri
Domenica 22 dicembre, un’ampia rete di realtà cittadine di base ha compiuto un gesto concreto e immediato per far fronte alla stringente emergenza abitativa, liberando l’ex scuola materna “Regina Margherita”, i cui locali erano vuoti dal 2010.  E’ la prima occupazione abitativa di Ancona.
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Firenze. Scontri all’assedio al lusso
Sabato 21 dicembre. Cariche e scontri al corteo contro il lusso convocato oggi a Firenze da alcune assemblee pubbliche tra movimento Movimento Lotta per la Casa, Sindacati di Base, realtà libertarie e antagoniste della città.
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Brasile. Desaparecidos e controllo militare
Vivere in una favela in Brasile, specie a Rio De Janeiro, non è mai stata una villeggiatura delle più ambite. La coppa del mondo calcio nel giugno 2014 ed i giochi olimpici del 2016 hanno reso ancora più dura la vita dei poveri.
Tra sgomberi delle baraccopoli più vicine ai nuovi stadi, dove gli operai muoiono, e le nuove strutture crollano come castelli di sabbia, sono il segno di un’operazione di pulizia che non potrà che incrudirsi nei prossimi mesi.
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Due giorni di rivolta al CARA di Mineo
Nel
CARA di Mineo sono ammassati oltre quattromila richiedenti asilo. La struttura di Mineo non ne potrebbe accogliere più di 2000. Venne aperta nel 2011 durante la guerra per la Libia per fare fronte all’ondata di profughi che approdarono a Lampedusa dopo l’attacco alla Libia. La rottura del trattato di cooperazione siglato dal governo italiano con quello libico riaprì la rotta verso Lampedusa, che la politica dei respingimenti di massa e della detenzione nelle prigioni di Gheddafi aveva chiuso per quasi due anni. Continua…

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Lampedusa. Una devastante normalità
Il cortile di una prigione, i reclusi che si devono spogliare davanti a tutti, irrorati con un tubo di benzoato di benzina. Le immagini trasmesse in prima serata dal TG2 hanno mostrato una realtà che non ha nulla di eccezionale. Per anni dai CIE e dai CARA, uscivano furtivamente riprese sfocate della brutalità della polizia, degli insulti, botte umiliazioni inflitti a immigrati, profughi, richiedenti asilo. Una devastante normalità.
Continua…

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Dalle navi dei veleni alla terra dei fuochi
18 dicembre. E' di questa mattina la notizia del rinvio a giudizio del capo della polizia Pansa e degli altri ex commissari straordinari alla gestione dell'emergenza rifiuti, Bertolaso e Bassolino.
E' l'ultimo atto ma certo non quello definitivo nella storia dell'ecocidio della Campania. Una storia che comincia dove ne finisce un'altra, non meno vergognosa.
Continua…

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Appuntamenti fissi


Ogni lunedì ore 21 – al presidio No Tav di Venaus – riunione del gruppo di monitoraggio del cantiere.

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Ogni martedì riunione del collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” ore 21 in corso Palermo 46.
Il numero contro gli abusi psichiatrici funziona tutti i giorni con segreteria telefonica. Il martedì – dalle 19 alle 21 - rispondiamo direttamente.
Segnati il numero e fallo girare. 328 7623642

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Ogni giovedì – ore 21 in corso Palermo 46 - riunione degli anarchici della FAT aperta a tutti gli interessati.


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Ogni venerdì – dalle 10,45 alle 12,45 – anarres va in onda sui 105,250 delle libere frequenze di radio blackout. Se sei lontano puoi sentire anche in streaming accedendo dal sito della radio
www.radioblackout.org. La trasmissione del 20 dicembre probabilmente sarà l’ultima dell’anno.

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Appello. 10.000 euro di solidarietà

Cari compagni e compagne,
siamo obbligati a fare appello alla vostra solidarietà attiva. Numerosi compagni e compagne della Federazione Anarchica Torinese sono sotto processo per la loro attività politica e sociale. Abbiamo in corso ben due maxi processi per la nostra attività antirazzista, un processo per antifascismo, uno per antimilitarismo, uno per il nostro impegno nel movimento No Tav.
Banali azioni di informazione e lotta sono entrate nel mirino della magistratura. Un presidio antirazzista diventa violenza privata, una performance antimilitarista un’offesa alla sacralità dell’esercito, il buttare via un manifesto fascista danneggiamento, un’azione popolare di contrasto al Tav viene perseguita con durezza.
Alcuni di noi hanno già subito nel recente passato condanne per la propria attività politica. Alcuni di noi rischiano la galera.
Siamo convinti che il miglior modo per rispondere alla repressione dello Stato consista nel continuare con ancora maggior impegno le lotte nelle quali siamo impegnati.
Siamo anche convinti che campagne pubbliche di appoggio ai compagni finiti nel mirino della magistratura possano riportare sul terreno della lotta le vicende che lo Stato vorrebbe relegare in un’aula di tribunale.
I processi hanno anche un costo molto elevato, sia per gli avvocati che per tutte le carte che la burocrazia della repressione pretende.
Ci servono urgentemente circa 10.000 euro.
Non siamo in grado di farcela da soli.
Il conto corrente postale cui potete inviare i vostri contributi è il numero – 1013738032 – intestato a Maria Margherita Matteo, Torino.

codice IBAN IT35 Y076 0101 0000 0101 3738 032

Codice BIC/SWIFT BPPIITRRXXX
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Che il 2014 possa essere un buon anno di libertà e sovversione ce lo auguriamo tutti.
Che succeda - come sempre - dipende da ciascuno di noi.
Per l'anarchia!


http://anarresinfo.noblogs.org
per info chiamate 338 6594361