[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

[Diritti] ADL 140130 - I migliori



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero www.avvenirelavoratori.eu

Sede: Società Cooperativa Italiana Zurigo - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

 

La più antica testata della sinistra italiana, fondata nel 1897

La Newsletter dell'ADL di oggi – 30.1.2014 – è inviata a 40621 utenti

Direttore: Andrea Ermano

   

 

Per disdire / unsubscribe / e-mail > unsubscribe_adl at vtxmail.ch

Per iscrivervi inviateci p.f. il testo: "includimi" a: ADL Edizioni

In caso di trasmissioni doppie inviateci p.f. il testo: "doppio" a: ADL Edizioni

   

 

IPSE DIXIT

 

Seguite gli esempi migliori - «Quelli di coloro che abbandonano tutto per costruire un futuro migliore.» – Salvador Allende

  

 

 

cid:image004.jpg@01CF1CB7.B19CA620

 

Convegno

 

VIVA IL SOCIALISMO

 

Nel centoventesimo di attività della

Federazione Socialista Italiana in Svizzera

 

Ø  Cooperativo / St. Jakobstr. 6 / CH 8004 Zurigo

Ø  Zurigo, domenica 23 febbraio 2014, ore 10.15

 

Relatori:

 

Valdo Spini, La buona politica e l’impegno di un socialista

presidente dell’Associazione Istituzioni di Cultura Italiane,

già Ministro dell'Ambiente e Ministro per le Politiche Comunitarie

 

Laura Garavini, La buona politica e la lotta alla criminalità

parlamentare (PD), componente della Commissione Antimafia

e della Commissione Esteri della Camera

 

Interventi di:

Paolo Bagnoli (Firenze), Per un reinsediamento socialista in Italia

Felice Besostri (Milano), Leggi elettorali, Costituzione, Democrazia

Anna Biondi (Ginevra), Un mondo di lavoro

Mauro Del Bue (Bologna), Socialismo italiano

Mattia Lento (Zurigo/Milano), Un grand old man di nome Ettore

Francesco Papagni (Lucerna), Religiöser Sozialismus in Zürich

Fabio Vander (Roma), Leopardi, la politica e la "social catena"

Conradin Wolf (Zurigo), Würde und Menschenrechte

 

 

Presiedono:

Vreni Hubmann (Zurigo), presiede la sessione antimeridiana

Andrea Ermano (Zurigo), presiede la sessione pomeridiana

 

Sui prossimi numeri dell’ADL il programma del convegno

  

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.03, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione o da fonti di pubblico dominio o da risposte ad E-mail da noi ricevute. Il nostro servizio d'informazione politica, economica e culturale è svolto senza scopo di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico e un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.03, 196, Art. 24).

   

 

EDITORIALE 

 

Senza titolo

 

di Andrea Ermano 

 

Nel bel mezzo della natura sibarita di Cassano Ionico, cara agli antichi poeti bucolici, il nuovo anno, come si sa, è iniziato malissimo: con l'assassinio di Cocò Campolongo, bimbo di tre anni reo d'essersi trovato insieme al nonno, Giuseppe Iannicelli, nel momento in cui questi era oggetto di un regolamento di conti in stile mafioso. Nel corso della carneficina ha perso la vita anche Ibtissam Touss, detta Nelly, l'amica 27enne del nonno pregiudicato. I killer hanno “finito” le vittime con un colpo alla testa dando poi alle fiamme l'auto in cui i tre si trovavano. Quando i carabinieri sono giunti sul luogo, rimanevano dei poveri corpi solo pochi resti carbonizzati.

 

cid:image016.jpg@01CF1D4F.C8D492B0

 

Cocò Campolongo

 

La tremenda notizia, giunta a Roma, ha mosso il Pontefice a parlarne nell'Angelus: «Oggi in questa piazza ci sono tanti bambini e io voglio ricordare Cocò Campolongo, a tre anni bruciato in macchina e ucciso». A fianco di papa Francesco un bambino e una bambina hanno liberato due colombe. Le quali sono state però subito ammazzate in volo da un corvo e da un gabbiano, riportano le cronache romane con dovizia di foto e dettagli: «Di certo né il pontefice né i bambini potevano sapere che lasciando volare via le due bianche colombe le avrebbero consegnate a una morte tanto rapida quanto cruenta, che si è consumata davanti agli occhi attoniti della folla in Vaticano».

    Se Francesco fosse un Pontifex nel senso imperiale del termine, potrebbe ora chiamare a consulto indovini, sibille e arùspici, come usava in epoca greco-romana. Ma cosa saprebbero aggiungere, costoro, di grazia? Ci vuol poco a capire che questo 2014 non parte sotto i migliori auspici, anche se poi le arcane leggi della divinazione invitano l'Uomo di fronte al Presagio a considerare questo non come l'anticipazione di un evento ineluttabile, ma piuttosto come monito di ciò che accade quando il sonno della ragione genera mostri.

 

<> 

 

Viviamo in tempi di alta congiuntura, per la criminalità organizzata. Mai stata così potente e così ricca, è una delle vere soggettività economico-finanziarie globali. Detiene un potere enorme sulla nostra vita, getta radici profonde nei territori delle nazioni, dall'Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno. Ed è una cosa molto idonea a ricombinarsi con le cose che sono o che non sono. Dal familismo immorale all'anarco-capitalismo globale, dalla monnezza della "terra dei fuochi" al contrabbando nucleare, dal pizzo sulla pizza alla tratta degli schiavi: tutto può esser cosa. Ma non dopo che l'affare è fatto, la grana incassata, e quando qualcuno dovrà pur caricarsi delle conseguenze.

    Dunque, per essere grande, la mafia è grande, una grande potenza. E però cieca, perché può sì influire sulle decisioni dei governi, non solo locali; può sì pilotarne e financo paralizzarne le scelte… Ma poi?! Poi è disinteressata al governo della cosa, ai problemi dei territori, delle nazioni, del mondo.

<> 

 

La crisi che da lungo tempo ormai investe le economie e le società occidentali ha pesanti ricadute su tutti i paesi europei. Si dice che la crisi greca non minaccia l'Europa. Ma il discorso cambierebbe se avesse invece luogo un cedimento eventuale dell’economia e della democrazia in Italia.

    Quella italiana è una crisi di legittimità che ha potuto determinarsi non da ultimo perché, lo ribadiva qualche giorno fa Critica Sociale, «alla via maestra della Riforma della Costituzione (ricordiamo il messaggio alle Camere del presidente della Repubblica Cossiga del 26 giugno del 1991) si è preferita la scorciatoia delle leggi elettorali…».

    Eludendo la questione della Grande Riforma, l'establishment nazionale ha abdicato all'autonomia della politica, cioè alla politica. Ne è seguito "a scatola cinese" il progressivo disciplinamento della rappresentanza legislativa rispetto a un potere di candidatura (cioè di “nomina”) sempre più arbitrariamente concentrato nelle mani di chi accende, o spegne, i tablet della visibilità mediatica. Ma a loro volta i mass media rispondono, si sa, al potere economico, pubblicitario, azionario e finanziario. Sicché il "popolo sovrano" sta perdendo ogni possibilità di controllo sul merito e sul metodo delle decisioni come pure sulla selezione dei decisori.

    Dopodiché c'è sempre qualche autorevole giornalista cui piace attribuire le crisi a questo o quel nemico della fede, del popolo o della nazione. Ma l'arrembaggio continuo cui assistiamo oggidì aggredisce il governare in quanto tale, è una sorta di anomia metropolitana. E ci sospinge verso quel "vuoto politico" che Nenni massimamente paventava, in quanto al "vuoto politico" consegue l'autoritarismo come il carro segue i buoi.

<> 

  

Ancora una volta l'anello debole è l'Italia. Nel nostro Paese le istituzioni appaiono tutte coinvolte in una convulsione incessante.

    Circa vent'anni fa abbiamo assistito alla manipolazione genetica del potere legislativo su base maggioritaria. Il problema, beninteso, non sta in sé nel maggioritario o nel proporzionale, nel parlamentarismo o nel presidenzialismo, ma in un irresponsabile mix di approssimazione e improvvisazione, fuori da ogni coerente disegno di riforme.

    Circa otto anni fa, a dodici dalla mutazione maggioritaria, il potere legislativo geneticamente modificato ha partorito il cosiddetto "Porcellum", in forza del quale i Signori delle Candidature hanno potuto subordinare al proprio arbitrio ciascun singolo parlamentare, quindi ciascun partito, quindi l'intero tessuto politico italiano.

    Infine, il "Porcellum", dichiarato incostituzionale cinquanta giorni or sono grazie a valenti giuristi tra cui Felice Besostri, viene subito riesumato dai Signori delle Candidature, affinché nell'Italia di domani si continui a negare agli elettori il diritto ad esprimere una preferenza e si continui a tramutare una minoranza elettorale in maggioranza parlamentare. Errare humanum.

    Se ciò accadrà, uno schieramento dotato del 52% dei seggi (al 37% dei voti) potrebbe per esempio allearsi dopo le elezioni con un altro schieramento, dotato dell'14% dei seggi, per procedere così a una riscrittura della Carta.

    Abbiamo detto "accadrà"? Al tempo futuro? Ma tutto questo è già in corso. E la ferita legittimatoria si allarga, il Paese annaspa, la disoccupazione aumenta, l'economia arretra, il debito incombe e mezzo Mediterraneo è in fiamme.

    Eleviamo, dunque, la speranza che nessuna crisi sistemica possa mai investire il nostro disgraziato Paese.

     Oppure, in subordine, lasciateci almeno auspicare che le elezioni d’oggi in poi, le vincano sempre soltanto i buoni, e che mai (mai!) il nuovo "Porcellum Italicum" possa finire per catapultare delle minoranze antisistema in una maggioranza qualificata dei seggi parlamentari.

 

   

 

S’avanza il nuovo Porcellum

 

FORZA

ITALICUM

 

Ovvero il gioco delle tre carte

 

di Felice Besostri *)

 

Tre è un numero magico. Dio è una Trinità. Le divinità manifestantesi nella “Trimurti”, Brahmā, Śiva e Viṣṇu sono la triplice forma dell'Essere supremo nell'Induismo. Tre è il numero della perfezione e dell’equilibrio. La Cabala lo fa corrispondere alla lettera Gimel (cammello) simbolo di un viaggio alla ricerca della saggezza.

    Anche Renzi ha iniziato il suo viaggio presentando tre proposte di riforma elettorale: 1) Modello spagnolo, con piccole circoscrizioni e premio di maggioranza del 15%; 2) Mattarellum corretto, con collegi uninominali, premio al 15%; 3) doppio turno di coalizione sul modello dei sindaci. Questi erano i sistemi sui quali inizialmente si giocava la partita del segretario. Le motivazioni dell’annullamento, come interpretate dai corifei renziani, sembravano lasciare via libera a tutti e tre.

    Tra gli avversari della sentenza n. 1/2014, soltanto il prof. Zanon nell’audizione disposta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera il 14 gennaio 2014, aveva tentato, invano, di frenare gli entusiasmi attirando l’attenzione sul passo della sentenza dedicato all’uguaglianza del “voto in uscita”. Un principio, quest’ultimo, affermato per la prima volta dalla nostra Corte Costituzionale sulla scorta di un preciso riferimento a una sentenza del Tribunale Costituzionale Federale tedesco. La sentenza contiene altre novità rispetto alla giurisprudenza precedente ed è molto più aderente al dettato costituzionale di voto “personale”(art. 48 Cost.) e “diretto”(art. 56 Cost.). Per sottolineare l’abnormità delle liste bloccare “lunghe” la Corte ha fatto riferimento a sistemi con liste  bloccate “corte” (come lo spagnolo) o miste (Germania federale). Forse sarebbe stato opportuno altresì sottolineare che  in quei paesi i partiti sono regolati per legge e le liste bloccate vengono deliberate, con largo anticipo, da assemblee congressuali. Da noi l’art. 49 Cost. non ha avuto attuazione.

    Ora, con le liste “corte” è possibile conoscere i candidati, cosa altrimenti impossibile con liste lunghe in circoscrizioni vaste. Nella mia Regione le liste bloccate dei Senatori comprendevano 49 candidati e nella circoscrizioni “Camera Lombardia “ 1 e 2, una quarantina ciascuna. Si tenga fermo, però, al fatto che in nessun punto della sentenza era detto che con liste bloccare “corte” la preferenza non fosse necessaria: puro e semplice “wishful thinking”.

    Per capire ciò bastava leggersi il dispositivo: « 3) dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 4, comma 2, e 59 del d.P.R. n. 361 del 1957, nonché dell’art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 533 del 1993, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati». Di qui è sufficiente un granello di logica: se devo finalmente poter conoscere i “miei” candidati, allora a maggior ragione devo poter esprimere la mia preferenza.

    Rappresentanza e governabilità non sono posti dalla sentenza sullo stesso piano. La prima è costituzionalmente tutelata, la seconda è un obiettivo costituzionalmente legittimo: “Le norme censurate, pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente».

    A seguito dell’incontro con Berlusconi le tre proposte di Renzi si sono ridotte a una, che in un certo senso le riassume tutte: a) liste bloccate corte, b) premio di maggioranza e c) doppio turno (eventuale) di coalizione.

    Per compensare la rinuncia ai collegi uninominali del Mattarellum è stato introdotto (mantenuto rispetto al Porcellum) il premio di maggioranza. Domanda: perché non lo chiamiamo, più correttamente, premio alla miglior minoranza? Detto premio viene elevato dal 15% al 18%, tanto più elevato quanto minore è il consenso.

    La soglia, in compenso, che si ventilava nel 40% è scesa al 37%.

    Gli errori di valutazione circa la portata dei vincoli della sentenza non sono di Renzi stesso, ma dei suoi consulenti, mentalmente prigionieri del seguente “pensiero unico”: un sistema elettorale non maggioritario e non bipolarizzante/bipartizzante sarebbe “un rigurgito proporzionalista”, laddove il proporzionalismo (che resse il Paese dal 1946 al 1993) rappresenterebbe a sua volta la causa di tutti i mali d’Italia, dalla criminalità organizzata alla corruzione, dall’evasione fiscale all’instabilità politica, mali che però non sono affatto scomparsi dal 1993 ai giorni nostri. Tutt’altro.

    Mal consigliato e in un contesto di tensioni e ferventi attese, Renzi ha dovuto prendere l’iniziativa. E il neo segretario ha  un suo stile d’azione: uno stile che non lo ha nascosto né al Partito né al colto ed inclita, i quali tutti lo hanno apprezzato e massicciamente votato.

    A Renzi non piace la guerra di trincea di logoramento continuo senza che accada nulla: è un teorico della Blitzkrieg, ma soprattutto un Rommel delle divisioni panzer mediatiche. Sa che ogni sua frase farà il titolo di prima pagina su la carta stampata e ogni sua mimica facciale un’immagine da telegiornale, cliccata su Youtube. Per questo non può fermare i mezzi corazzati, a costo di riproporre una legge con gli stessi vizi di quella annullata dalla Consulta, proprio per il mix di soglie di accesso molto elevate (anche se, per amor di verità, inferiori a quelle del Senato della legge vigente per la coalizione che dal 20 scende al 12%) e un premio di maggioranza molto consistente, con soglia bassa di attribuzione e liste bloccate.

    Bisogna dare atto che la presentazione al  pubblico era migliore del contenuto del disegno di legge. La legge è stata definita come proporzionale con premio di maggioranza e con liste corte “contro il ricatto dei partitini”. Nessun accenno alle liste bloccate, non amate dagli italiani. E che importa se una legge non può dirsi “proporzionale” quando contiene un premio di maggioranza (miglior minoranza).

    Gli italiani disprezzano i partiti, ma pare che addirittura odino i partitini. Una volta partiti con il 4,9% o il 7,9% non erano partitini. Ora, poiché s’è deciso che devono rimanere in lizza per il ballottaggio solo due partiti (Pd e Forza Italia), una semplificazione si deve pur fare.

    La distorsione elettorale è accentuata dal fatto, che si danno tanti numeri, ma nessuno relativo alla percentuale di votanti: non è la stessa cosa in linea di fatto se il 52% dei seggi vada ad una forza del 37% con l’80% dei votanti o con il 60%.

    Resta, a mio avviso, la molto probabile incostituzionalità che il 63% dei voti sopra soglia si debba dividere appena il 47% dei seggi.

    Altro punto insuperabile d'illegittimità costituzionale è che un premio di maggioranza nazionale produce un’assegnazione di seggi fuori dai collegi di candidatura e quindi viola il principio di voto personale e diretto.

    La soluzione per il riequilibrio di genere non sono rispettose dell’art. 51 Cost., con liste bloccate l’unica soluzione è l’alternanza di genere obbligatoria.

    Per i sostenitori della “profonda sintonia” tra Renzi e Berlusconi, si dovrebbe, invece, apprezzare la soglia del 37%, totalmente assente dal Porcellum e visibilmente superiore al 25% della legge Acerbo: fascismo e democrazia non sono la stessa cosa!

    Forza Italicum! Ecco la parola d’ordine blindata dei media italiani, quelli che per cinque anni avevano nascosto l’esistenza di problemi di costituzionalità del Porcellum, e che adesso nascondono un altro fatterello: davanti ai Tribunali di Napoli, Milano, Roma, Cagliari e Venezia pende l’impugnazione della legge elettorale italiana per le europee per contrasto con la Costituzione e i Trattati Europei.

 

*) Felice Besostri, senatore DS nella XIII legislatura, è uno degli giuristi che hanno sostenuto l’incostituzionalità della legge 270/2005 in Corte di Cassazione e in Corte Costituzionale.

 

 

Gli avvocati Felice Besostri, Aldo Bozzi, Claudio Tani e collaboratori davanti al Palazzo della Consulta dopo il pronunciamento sull’incostituzionalità del Porcellum.

    

 

SPIGOLATURE 

 

Il cuore a sinistra

 

Con il maestro Abbado esce di scena una personalità che ha onorato l'Italia riscattando le figuracce dei nostrani barzellettieri, ora riportati in auge dai fantasmagorici giri di valzer del potere.

 

di Renzo Balmelli 

 

IMPEGNO. Ci ha lasciato Claudio Abbado e con il grande maestro è uscita di scena una personalità che ha onorato l'Italia riscattando le figuracce dei nostrani barzellettieri, ora riportati in auge dai fantasmagorici giri di valzer del potere. Di lui, al di là della sublime direzione orchestrale, resta il ricordo di una figura integra sul piano umano in cui primeggiava l'enorme valenza sociale del suo impegno per le classi meno abbienti. Nel suonare insieme ai giovani Abbado credeva davvero nella funzione salvifica della musica quale alternativa ai guasti prodotti dal sottosviluppo economico e culturale. Per queste sue idee, lontane dal conformismo borghese, si disse che aveva il cuore a sinistra, definizione che pur nel suo rigoroso riserbo egli si guardò bene dallo smentire.

 

MEMORIA. Farebbe comodo a chi gira la testa dall'altra parte attribuire ai soliti mascalzoni la paternità delle teste di maiale recapitate alla Sinagoga e all'ambasciata d' Israele a Roma in concomitanza con la Giornata della memoria. Ma non è così. Nonostante la terribile lezione dell'Olocausto, l 'antisemitismo nella sua ripugnante versione odierna è sempre tra noi, veicolato dalle forze che alimentano l'ostilità e l'odio brutale nei confronti del popolo ebraico. Tenere alta la guardia serve proprio a questo, a rammentare agli uomini che hanno appunto la "memoria" corta che qualsiasi distrazione in questo campo è un pericoloso passo indietro nella notte buia dei tempi, quando il male assoluto divenne la regola agghiacciante della Germania nazista e lo strumento di crimini efferati contro l'umanità.

 

SFIDA. Accanto all' Italia migliore, attestata dal prestigio di cui è circondata, tocca assistere ai demenziali rigurgiti xenofobi della destra oltranzista padano-centrica, ma non solo, contro gli immigrati e il ministro Kyenge, oggetto di scherno per il colore della sua pelle. Purtroppo non è un fenomeno circoscritto, bensì una tendenza in auge nei quattro angoli del continente e che registra una ascesa preoccupante dei consensi per il Front National di Marine Le Pen e altri schieramenti al servizio delle peggiori ideologie. Se ne potrà misurare la reale consistenza alle elezioni europee di maggio che non saranno solo un banco di prova per gli equilibri nazionali, ma una sfida campale in nome dei principi cardini attorno ai quali fa perno la democratica convivenza fra i popoli nel mosaico di lingue e culture che sono il valore aggiunto della comunità allargata in cui viviamo.

 

ATTENTI. Dire che la politica è l'arte del possibile è quasi un'ovvietà. Ma c'è un limite. Se il "possibile" è ridare fiato alle anomalie e agli schemi ideologici che non hanno prodotto nulla tranne gli scandali giudiziari, il discorso non regge più, è solo un intruglio gattopardesco. E ancor meno regge se sotto l'urto dei nuovi equilibri lungo l'asse Arcore-Firenze il soccorso offerto al Cavaliere alla sede del Pd non fa che indebolire l'azione del governo. Se dall'altra parte vi fosse perlomeno una destra liberale, turandosi il naso si potrebbe provare a ragionare. Ma quella rappresentata da FI è una destra anomala rispetto ai canoni occidentali, fondata sulla concezione proprietaria del suo leader che ha abbassato l'Italia al livello del gossip. Con l'impertinenza che le è congeniale, la satira, sempre avanti di un passo rispetto alle fumisterie del politichese, ha già messo in guardia i lettori con una battuta sferzante che la dice lunga: "Attenti a quei due!!".

 

RESURREZIONE. Chi si era illuso che Berlusconi non fosse più il tema delle cene degli italiani, ha dovuto ricredersi. Tornato vispo come un galletto di primo pelo, l'ex premier si gode il trionfo dell'inaspettata resurrezione, alla faccia della giustizia, della condanna e della decadenza. Per dirla con Gadda, a vent'anni dalla sua prima discesa in campo, vent'anni di disastri, "quer pasticciaccio brutto de via del Nazareno" lo riporta in cattedra a rivendicare con proterva disinvoltura un ruolo di primo piano e il copyright di riforme mai realizzate. Con lui gongolano i suoi compagni di merenda per i quali non è Forza Italia che si deve “renzizzare”, ma è il Pd che si sta berlusconizzando. E questo sarebbe il nuovo che avanza. "Ma mi facci il piacere", taglierebbe corto Totò.

 

DELUSIONE. Conteneva una speranza implicita la fotografia con gli aerei del presidente iraniano Rohani e del premier israeliano Netanyahu allineati uno accanto all'altro all'aeroporto di Zurigo. Se la diplomazia avesse tenuto il passo con i controllori di volo oggi si potrebbe parlare di miracolo di Davos. Speranza delusa. L'atmosfera ovattata del summit alpino non è valsa ad aprire uno spiraglio nel muro dell'incomprensione tra i due Paesi. Non ancora. Altri sforzi saranno necessari per sciogliere il grumo di rivalità e sospetti che ostacolano il dialogo in una delle regioni più a rischio del pianeta e nella quale si gioca una partita decisiva per disinnescare la violenza che dall'Egitto alla Siria costituisce una seria minaccia alla distensione internazionale. Sempre che non sia troppo tardi.

 

DIKTAT. Sono commoventi i manifestanti di Kiev, commoventi e terribilmente soli nel loro strenuo e vano tentativo d opporsi alla tracotanza di Putin che da quando è al potere si è affrettato a rimpiazzare la soffocante nomenklatura ex sovietica con quella neo zarista. Per i democratici dell'Ucraina, isolati nella morsa del gelo non solo meteorologico, è stato come saltare dalla padella nella brace. Molti di loro avevano sperato di trovare in Europa una via d'uscita al diktat russo, ma quando si scriverà questo capitolo della storia i Paesi che fanno capo a Bruxelles avranno parecchie cose da farsi perdonare per avere abbandonato a se stessi i dimostranti che ogni giorno si fanno bastonare inseguendo un sogno. Ancora una volta, parafrasando Pascal, per non turbare gli assetti con Mosca sempre più grande potenza, la ragion di stato conosce ragioni che il cuore non conosce.

 

PREGIUDIZI. A volte quando i comici giocano a fare i politici riescono fare ridere. Ma quando i politici si mettono a imitare i comici, di regola fanno piangere. In Italia non è una novità, ma che la cosa potesse presentarsi anche in Svizzera e per giunta ad opera del sindaco della capitale federale è una faccenda che venendo da un esponente socialista, cioè di un partito in prima fila nella lotta contro i luoghi comuni, ha messo a soqquadro il mondo politico elvetico. Per divertire la platea, il primo cittadino di Berna non ha infatti trovato nulla di meglio che sbizzarrirsi coi soliti pregiudizi sui napoletani pigri e scansafatiche ai quali la mamma raccomanda di non crescere perché se diventano alti poi devono andare a lavorare. A questo punto bisognerebbe rammentare al borgomastro che la patria di Tell deve buona parte del suo benessere proprio al sudore e al sangue versato sui cantieri dagli immigrati del sud. Ma chissà se capirà!

         

 

Ciao, Annarella

 

Annarella Schiavetti Rotter

(8.9.1921 - 8.1.2014)

 

Si è spenta, dopo una vita lunga e appagata, Annarella Schiavetti Rotter, pittrice, esponente storica dell’emigrazione antifascista, dirigente socialista, figlia di Fernando Schiavetti (padre costituente) e Giulia Bondanini (co-fondatrice dell’Unione Donne Italiane).

    La cerimonia di commiato ha avuto luogo il 20 gennaio scorso alla presenza dei familiari, di un ristretto gruppo di amici e di una delegazione del Centro estero socialista di Zurigo.

    Durante la cerimonia i figli di Annarella hanno illustrato, con l’ausilio di una toccante sequenza fotografica, il percorso umano e artistico della madre.

    A conclusione della cerimonia di commiato, la prof.ssa Elettra Curetti Schaerrer ha letto un messaggio di cordoglio inviato da Enzio Volli, che riparò in Svizzera nei primi anni Quaranta a causa delle leggi razziali.

 

 

Annarella con il padre Fernando Schiavetti ai tempi

dell’esilio zurighese (Obstgartenstrasse, 1932)

 

L’avv. Volli ha ricordato come la famiglia Schiavetti seppe allora offrire vero conforto e vero esempio morale a una nuova generazione di giovani antifascisti, riuniti a Zurigo nel “Gruppo italiano di cultura Piero Gobetti”, cui aderirono tra gli altri l’eroe della resistenza Luciano Bolis e il grande poeta Franco Fortini Lattes.

 

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

 

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

cid:image009.jpg@01CE347D.FD91A4E0

 

Parliamo di socialismo

 

Che cosa possiamo fare?

 

di Giuseppe Tamburrano

 

Vi ricordate quando ci chiamavamo “compagni”? Eravamo socialisti perché credevamo che gli esseri umani sono tutti liberi e uguali. E a chi ci accusava di essere “totalitari” noi rispondevamo con le parole di Marx che definiva la società socialista una comunità di liberi ed eguali aggiungendo che noi lottavamo per una società in cui la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti.

    Questo era, fu, il socialismo. Inventato da Marx? No, aggiornato da Marx. Perché il socialismo è antico. Nasce il giorno in cui qualcuno recintò un pezzo di terra e dichiarò bellicosamente: “Questo è mio”.

    E ricordo quella vignetta di Scalarini nella quale si vede Cristo che esce da una sezione di “Popolari”, tutti proprietari, e si dirige verso la sezione socialista.

    E chi non si è commosso nel leggere la “Predica di Natale” di Prampolini? E chi non è stato toccato dal sentimento di quella compagna che ha definito Matteotti “Cristo laico”?

    Poi è venuto Lenin che ha dettato: “Qui bisogna sbaraccare tutto e sulle macerie del capitalismo costruire la nuova società”. Hanno sbaraccato tutto, ma hanno costruito una nuova società fondata sul rovesciamento della frase di Marx: “Una società in cui il tuo asservimento è la condizione per il mio potere”.

    E quegli altri, i socialisti? Senza la sanguinaria brutalità dei comunisti, ma con congressi ed elezioni hanno dissanguato il socialismo, ridotto ad un ectoplasma.

    Forse io non capisco che un’epoca storica, che un evo storico è compiuto.

    Ma se leggo sui giornali quanto guadagna un manager rispetto a un operaio, se noto che quell’operaio è fortunato perché comunque guadagna un salario, se noto che il numero di chi non ha un salario, specie tra i giovani, perché senza lavoro, se leggo le cifre crescenti dei poveri, degli abbandonati, degli esclusi, dei senza casa, se comparo gli scandalosi privilegi alle disumane miserie, mi dico: ma andrà sempre così? Che cosa possiamo fare?

     

 

 

LAVORO E DIRITTI - 1

a cura di www.rassegna.it

 

Electrolux: Damiano (Pd),

“Il governo intervenga”

 

"Il piano proposto da Electrolux è irricevibile. Non garantisce alcuna prospettiva di tenuta industriale e occupazionale e conferma, nonostante i forti sacrifici richiesti, la chiusura dello stabilimento di Porcia che, con 1200 dipendenti, è il piu' grande d'Italia". Così Cesare Damiano, presidente Commissione Lavoro della Camera, che continua: "La proposta di taglio dei salari da parte della multinazionale si basa su una equazione semplice e sconcertante: la paga oraria dei lavoratori italiani deve essere uguale a quella dei lavoratori polacchi del gruppo, cioe' di 7 euro. Per i nostri lavoratori si tratterebbe di sopportare un sacrificio di circa 6-700 euro mensili su una paga di circa 1.400".

    

 

LAVORO E DIRITTI - 2

a cura di www.rassegna.it

 

Labour: i conservatori si scusino

per come Thatcher trattò minatori

 

Nella sua “lotta di classe dall’alto” contro i minatori inglesi la

Lady di Ferro negli anni '80 puntò scientemente all’escalation?

 

Dopo la pubblicazione di documenti d’archivio, secondo cui la Lady di Ferro avrebbe puntato sull'escalation della tensione coi sindacati  e valutato anche l'intervento dell'esercito contro i picchetti, i Laburisti britannici chiedono ora scuse ufficiali.

    Il governo britannico a guida conservatrice ha respinto la richiesta. Nel suo intervento, l'attuale premier David Cameron ha affermato che dovrebbe essere al contrario l'ex leader sindacalista Arthur Scargill, acerrimo oppositore della Thatcher al tempo degli scioperi, a chiedere scusa per il modo in cui guidò la sua organizzazione.

    Ma il partito laburista è intenzionato ad insistere chiedendo anche un'inchiesta adeguata sullo scontro più eclatante di quegli anni di lotta, lo scontro tra 10mila minatori in sciopero e 5mila agenti di polizia, passato alla storia come “Battle of Orgreave”.

   

 

Economia

 

Banche ingessate

 

Occorre un nuovo mercato dei capitali per le Pmi europee

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

A distanza di sei anni le conseguenze della crisi finanziaria in Europa purtroppo sono state più profonde rispetto ad altre parti del mondo, compreso gli Stati Uniti. La necessità del sistema bancario europeo di deleveraging, cioè di diminuire il livello di debiti, combinata con altre azioni di “prudenza” e con regole imposte dalla Commissione europea, ha portato ad una drastica riduzione dei crediti verso le industrie ed in particolare verso le Pmi del Vecchio Continente.

    Prima della crisi finanziaria, la gran parte del credito e della raccolta di capitale per le industrie europee, comprese le Pmi, passava attraverso il sistema bancario. Si ricordi che le Pmi rappresentano circa il 60% del Pil e poco meno del 70% dell’occupazione dell’Ue. Si può ritenere che tutto sommato il sistema abbia funzionato bene almeno fino a quando le banche hanno mantenuto la loro mission, cioè quella della concessione del credito per gli investimenti e per lo sviluppo.

    E’ noto che le Pmi e le stesse imprese medio-grandi europee dipendevano per l’80% dal credito bancario. Negli Stati Uniti e i Gran Bretagna invece esse raccoglievano il capitale soprattutto attraverso il mercato e la Borsa.

    Un tale ruolo centrale delle banche europee nel finanziamento di medio e lungo termine ha però subito dei significativi cambiamenti, non sempre positivi. Nel 2010, mentre le banche americane avevano attivi per 8.600 miliardi di euro, pari all’80% del Pil Usa, quelle europee contavano attivi per 42.900 miliardi di euro, pari a 350% del Pil della Ue.

    E’ certamente vero che la Fed ha introdotto nel sistema una quantità enorme di liquidità di cui presto o tardi si pagherà il conto. Ma è altrettanto vero che il governo americano ha contemporaneamente emesso ben 200 miliardi di Build America Bond, obbligazioni per finanziare veri investimenti in infrastrutture. In Europa invece, dopo tante discussioni sui Project Bond, non vi è stato alcun risultato concreto.

    Nonostante la politica del tasso zero e dei finanziamenti super agevolati al sistema bancario praticata dalla Bce, le banche sono totalmente “ingessate” e hanno sostanzialmente bloccato il credito agli investimenti, alle Pmi e alle famiglie.

    Di conseguenza, in modo più grave in alcuni Paesi come l’Italia, il credit crunch sta di fatto bloccando la ripresa. Perciò attualmente il rapporto tra i prestiti ai clienti e il totale degli attivi delle 10 maggiori banche europee è sceso sotto il 30%.

    Mentre le grandi industrie possono rivolgersi al mercato dei capitali o attingere ai fondi propri, le Pmi sono abbandonate a se stesse. Inoltre, come più volte da noi sottolineato, con l’introduzione del sistema di high frequency trading, cioè con le transizioni ad alta frequenza guidate da algoritmi matematici, nei mercati finanziari si è determinata una concorrenza selvaggia a discapito degli operatori regolamentati. Sono sorte nuove piattaforme globalizzate che hanno indebolito i mercati nazionali regolamentati e hanno conquistato in breve tempo il 40% di tutte le transazioni favorendo l’introduzione di prodotti derivati altamente rischiosi anche se remunerativi.

    In Europa per rispondere alla progressiva globalizzazione e americanizzazione dei mercati dei capitali si era creato la Euronext, cioè il coordinamento delle borse di Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Lisbona. Nel 2007 essa però venne acquisita dalla New York Security Exchange, la borsa di Wall Street.

    Successivamente un tentativo della Borsa tedesca di acquisire la NYSE-Euronext, ormai diventata americana, fu bloccato dalla Commissione europea contraria ad ogni forma di monopolio. Invece oggi essa è stata acquisita dall’americana InterContinental Exchange (ICE) che da sempre domina il mercato delle commodity, dei futures sul petrolio e simili. Altro che monopolio! E’ davvero singolare che si sia ostacolata l’acquisizione succitata per evitare una concentrazione monopolistica in Europa, e lo si sia consentita in misura ancora maggiore a questa nuova super borsa globalizzata americana.

    Nel 2014, si badi bene, questa nuova entità dovrebbe acquisire dalla British Bankers Association il diritto di definire il Libor, cioè il tasso di interesse di base per tutte le altre transazioni finanziarie. Nel tal caso avrebbe un potere finanziario senza precedenti. Si ricordi lo scandalo delle manipolazioni del Libor e delle truffe miliardarie operate dal sistema della banche “too big to fail” che sono ancora oggetto di diversi indagini.

    In definitiva riteniamo che la sopravvivenza e il rilancio delle imprese europee richiedano la creazione di una Borsa Europea per le Pmi in grado di fornire loro i capitali necessari. Una Borsa non globale ma “di vicinanza” ai bisogni e alle richieste delle imprese.

    

 

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

C’è un futuro per

la nazione italiana?

 

di Gianfranco Sabattini

 

Dopo una prima edizione alla vigilia della celebrazione dell’Unità d’Italia, Emilio Gentile ha ridato alle stampe un suo vecchio saggio, con un capitolo aggiuntivo nel quale azzarda qualche previsione sul futuro della nazione e dello Stato. “Né Stato né nazione. Italiani senza meta”, è il titolo del saggio, nel quale Gentile riespone la considerazione che la nazione è tuttora il principio che legittima il “vivere insieme” di un popolo, organizzato nel territorio di “uno Stato sovrano e indipendente”; e rievocando una riflessione di Ernest Renan afferma che la nazione, cioè la persistenza del “vivere insieme”, è un plebiscito di quasi tutti i giorni, nel senso che nei paesi in cui sono frequenti le consultazioni elettorali, com’è avvenuto in Italia nell’ultimo mezzo secolo, tale plebiscito viene rinnovato quasi senza soluzione di continuità nel tempo.

    Ma a differenza delle altre nazioni organizzate all’interno del loro Stato, i continui plebisciti elettorali sono valsi in Italia a fomentare divisioni, in presenza di contrapposizioni ideologiche, culturali e territoriali; ed anche con il crollo delle ideologie e la fine della divisione del mondo in “blocchi” irriducibili che ne erano un’importante causa, le divisioni sono cresciute, grazie alla frammentazione dei partiti, alla municipalizzazione della politica, alla personalizzazione del potere e alla contrapposizione tra principi “non negoziabili”. Ricordando Renan, Gentile ammonisce che la nazione si regge su rapporti di solidarietà tra tutti i suoi componenti, che trovano la loro origine nel sentimento dei sacrifici compiuti e di quelli che si è ancora disposti a compiere insieme per il bene comune; ciò significa che la nazione presuppone un passato, ma si ripropone nel presente attraverso il consenso generale sulla volontà di continuare a vivere insieme.

    Senonché i componenti della nazione italiana non hanno mai condiviso il sentimento comune dei sacrifici compiuti insieme, e il ricordo del passato ha sempre diviso gli italiani; pertanto solo l’oblio potrebbe unire gli italiani in una solidarietà condivisa. La ricerca storica, precisa Gentile ricordando ancora Renan, può essere un pericolo, perché riporta alla memoria le violenze che accompagnano di solito la nascita delle nazioni, anche di quelle largamente condivise. Per evitare un tale pericolo gli italiani potrebbero fare a meno delle propria storia, e – se lo Stato dovesse sopravvivere alle divisioni – condurre un’esistenza simile a quella degli animali, gli unici esseri organici che tendono a dimenticare, vagando perciò in un presente senza storia.

    La denuncia del malessere della nazione italiana è sempre stata il leit motive dei ricorrenti giubilei dell’Unità, nel 1911, nel 1961 e nel 2011. Sistematicamente, in occasione di ogni giubileo, si è assistito al prevalere delle riflessioni critiche, e sempre è stata condivisa l’opinione che l’Italia non fosse uno Stato moderno, efficiente ed equo, perché erano molti i mali residui della raggiunta unità, che impedivano agli italiani di diventare una nazione di cittadini “liberi ed uguali”. In occasione dei giubilei, quindi, si è celebrata un’Italia che in qualche modo progrediva, ma sempre in presenza di profonde divisioni: non solo tra le diverse parti del paese, ma anche riguardo alla mentalità, al modo di concepire la nazione e all’accettazione dello Stato nazionale realizzato con il Risorgimento. In queste condizioni, giunta alla soglia dei suoi centocinquanta anni, l’Italia unita continuava a non stare bene; ed oggi, a distanza di qualche anno, sta ancora peggio.

    L’economia nazionale è in crisi, e scarse sono le possibilità di una fuoriuscita dal tunnel del disastro in cui è stata cacciata dalle scelte improvvide della politica della prima Repubblica. Tali scelte hanno compromesso la capacità di tenuta della base produttiva nazionale, inabissatasi nel vuoto dell’inefficienza non appena ha perso la “pratica” della svalutazione monetaria per reggere la concorrenza delle economie estere. Ma le scelte della seconda Repubblica non sono state meno negative, in quanto, oltre ad aver dato credito e voce ad un partito, la Lega Nord, nata col solo proposito di disunire lo Stato con continue minacce di secessione e di ricorso alla lotta armata, hanno anche in parte minato gravemente l’efficacia della sua organizzazione. Ciò è accaduto perché i partiti creati nel corso della seconda Repubblica hanno accondisceso, per soli scopi di potere, alle pretese della Lega di attuare un malinteso federalismo che ha avuto solo l’effetto di mettere lo Stato allo stesso livello istituzionale delle sue articolazioni territoriali (regioni, province e comuni).

    Come se non fosse bastato, la seconda Repubblica ha contribuito all’esasperazione delle divisioni, favorendo, con la scusa di voler assicurare una maggiore efficienza al sistema-paese, la totale distruzione dell’economia mista che in passato, pur con tutti i suoi limiti, aveva concorso ad assicurare una equità distributiva.

    La distruzione dell’economia mista ha infatti dato la stura all’approfondimento delle disuguaglianze sociali, che nella fase attuale, oltre ad impedire l’attuazione di una politica diretta a tentare di porre rimedio alle scelte errate del passato, è anche motivo dell’aggravarsi della disaffezione verso lo Stato di una crescente parte della popolazione che sta “slittando” verso una condizione di povertà relativa, quando non di povertà assoluta.

 In conclusione, come afferma Gentile, “non si può escludere che gli italiani e le italiane, vergognandosi delle condizioni malsane del loro Stato degradato, possano essere nuovamente capaci di rinnovare la simbiosi fra italianità, unità e libertà e costruire finalmente uno Stato nazionale di cittadini liberi ed uguali, del quale essere fieri: non per orgoglio, ma per dignità”. Resta però l’amara constatazione che è estremamente improbabile che ciò possa accadere, considerando che le generazioni attuali, e forse molte altre a venire, dovranno vivere nell’incertezza e nella precarietà perchè l’attuale società politica si è appiattita parassitariamente sul presente, senza riuscire a governare con successo neppure esso.

       

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

 

Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

La meglio

integrazione

 

di Giorgio Morale

 

Carissimi, vivalascuola dedica questa settimana una puntata alle classi-ghetto:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/01/13/vivalascuola-159/

Infatti si predica l'inclusione e si pratica la separazione. Nell'anno in cui si parla di BES (Bisogni Educativi Speciali), si allestiscono classi separate per studenti stranieri: classi-ghetto a Bologna, come prima ad Alte Ceccato (Vicenza), a Costa Volpino (Bergamo), a Landiona (Novara)...
    La Lega Nord ne approfitta per riproporre le “classi separate per i bambini stranieri che non sanno l’Italiano”, ignorando quanto dicono linguisti ed esperienze: che la migliore integrazione si realizza sui banchi di scuola.
    In questa puntata di vivalascuola Marina Boscaino fa un quadro della problematica dell'inclusione degli studenti stranieri nella scuola italiana, Carmelo Cassalia avanza alcune proposte, Beatrice Damiani esprime il disagio dell'insegnante quando la scuola diventa un ghetto.

    Completano la puntata materiali sull'argomento e le notizie della settimana scolastica.

  

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

Direttore: Andrea Ermano

Amministratore: Sandro Simonitto

Web: Maurizio Montana

 

L'editrice de L'Avvenire dei lavoratori si regge sull'autofinanziamento. E' parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che dal 18 marzo 1905 opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista".

    L'ADL è un'editrice di emigranti fondata nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera.

    Nato come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte durante la Prima guerra mondiale al movimento pacifista di Zimmerwald; ha ospitato (in co-edizione) l'Avanti! clandestino durante il ventennio fascista; ha garantito durante la Seconda guerra mondiale la stampa e la distribuzione, spesso rischiosa, dei materiali elaborati dal Centro estero socialista di Zurigo.

    Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha condotto una lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana, di chiunque, ovunque.

    Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo nella salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

   

 

Allegato Rimosso
Allegato Rimosso
Allegato Rimosso
Allegato Rimosso
Allegato Rimosso
Allegato Rimosso