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[Diritti] ADL 140206 - Educazione



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

   

 

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IPSE DIXIT

 

Nell'educazione si decide – «Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.» – Hannah Arendt

       

 

 

120° anno

 

120° anno di attività della

Federazione Socialista Italiana in Svizzera

 

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Convegno

 

Ø  Cooperativo / St. Jakobstr. 6 / CH 8004 Zurigo

Ø  Zurigo, domenica 23 febbraio 2014, ore 10.15

 

Relatori:

 

Valdo Spini, La buona politica e l’impegno di un socialista

presidente dell’Associazione Istituzioni di Cultura Italiane,

già Ministro dell'Ambiente e Ministro per le Politiche Comunitarie

 

Laura Garavini, La buona politica e la lotta alla criminalità

parlamentare (PD), componente della Commissione Antimafia

e della Commissione Esteri della Camera

 

Interventi di:

Paolo Bagnoli (Firenze), Per un reinsediamento socialista in Italia

Felice Besostri (Milano), Leggi elettorali, Costituzione, Democrazia

Anna Biondi (Ginevra), Un mondo di lavoro

Mauro Del Bue (Bologna), Socialismo italiano

Mattia Lento (Zurigo/Milano), Un grand old man di nome Ettore

Francesco Papagni (Lucerna), Religiöser Sozialismus in Zürich

Fabio Vander (Roma), Leopardi, la politica e la "social catena"

Conradin Wolf (Zurigo), Würde und Menschenrechte

 

 

Presiedono:

Vreni Hubmann (Zurigo), presiede la sessione antimeridiana

Andrea Ermano (Zurigo), presiede la sessione pomeridiana

   

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

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Da RETE SOCIALISTA

riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

NO alla legge Renzi/Berlusconi

 

Care compagne e cari compagni, l’accordo Berlusconi-Renzi consegna al Parlamento una bozza di legge peggiorativa, se possibile, della legge 270/2005, annullata in 2 parti fondamentali dalla Corte Costituzionale, che viene delegittimata nel suo ruolo di baluardo della Costituzione Repubblicana, come nei periodi più bui del berlusconismo imperante.

Il combinato disposto delle norme sulle soglie minime previste per accedere al riparto dei seggi e poi al premio di maggioranza, svilisce, nel nome di una presunta “governabilità” il buon diritto dei cittadini italiani di veder riconosciuta la rappresentanza delle proprie idee in Parlamento. Le soglie d’accesso rischiano di lasciar fuori dal Parlamento milioni di voti di cittadini che non si sentono rappresentati dai due maggiori partiti e noi socialisti facciamo parte di questa platea di cittadini esclusi.

    Il rifiuto di tornare a poter esprimere una preferenza sui candidati, così come stabilito dal referendum del 1993 e riconosciuto dalla sentenza 1/2014 quale legittimo diritto dei cittadini, consegna alla storia una nuova legge truffa costruita per procrastinare nel tempo l’autocrazia di leaders o padroni di partiti non regolati da alcuna legge di attuazione dell’art. 49 Cost..

    Infine riteniamo particolarmente grave il ripetuto attacco al presunto “potere di ricatto dei partitini” ripetuto più volte dal segretario del PD, anche il PSI è un partitino, ma ha una cultura che si basa sulla proporzionalità della rappresentanza elettorale, una delle Grandi Battaglie Storiche Socialiste. Storicamente negli ultimi 20 anni piccoli partiti come il PSI non hanno ricattato nessuno, ma sono, invece, stati vittime di scelte discriminatorie, come il diniego do coalizione nelle politiche 2008 e l’introduzione di soglie di accesso assurde nelle europee 2009. Sono i grandi Partiti, che si sono rivelati incapaci di governare l’Italia, malgrado le maggioranze artificiali garantite da leggi truffaldine ed incostituzionali. La grande maggioranza nel 2008 del PdL si è sciolta per le contraddizioni interne ed incapacità di affrontare la crisi. Nel 2013 sono stati i franchi tiratori presidenziali del PD a portare il Paese sull’orlo di una crisi istituzionale irreversibile.

    Sono tutti elementi che ci fanno dire che la Democrazia Parlamentare, architrave su cui si regge la Costituzione Repubblicana, è in grave pericolo, pensiamo di poterlo affermare perché nel quinquennio passato abbiamo avuto il coraggio di fare e sostenere, in solitudine, un ricorso contro il porcellum legittimato non più di due mesi fa da una sentenza storica che il segretario del PD e Berlusconi intendono ignorare: la prima opposizione all’abnorme premio di maggioranza ha avuto tra i suoi protagonisti in Corte Costituzionale lo SDI e il Comitato Promotore della Costituente Socialista come evidenziato dalle sentenze n. 15 e 16 del 2008, basi della sentenza n. 1 del 2014.

    Oggi chiediamo a voi che ancora ritenete di rappresentare in Parlamento la storia dei socialisti, di farvi carico dell’onore e dell’onere di sostenere una chiara e netta opposizione alla legge Renzi/Berlusconi, di rialzare la testa e di agire con l’orgoglio di chi sa di rappresentare un piccolo partito ma che è consapevole della sua grande Storia: dinnanzi alla Corte Costituzionale sono risuonate le parole del compagno Pietro Nenni, con le quali si oppose in Parlamento alla legge truffa del 1953.

 

    Con i nostri più fraterni saluti

 

Felice Besostri (presidente di Rete Socialista),

Patrizia Viviani (vice Presidente)

Firenze, 1° febbraio 2014

 

Contraccambiamo con affetto. – La red dell’ADL

   

 

SPIGOLATURE 

 

Cercavamo braccia…

 

di Renzo Balmelli 

 

LEZIONE. Boia chi molla! Quando la crisi morde alle caviglie, la destra nazionalista svizzera che fa capo all'UDC anziché parlare alle coscienze non molla mai nella caccia al capro espiatorio per dare sfogo alla rabbia e alle frustrazioni. E' una vera e propria ossessione, quasi la sua unica ragion d'essere alla ricerca di quel consenso che domenica prossima verrà messo alla prova nel referendum contro immigrazione e frontalieri ai quali vengono addebitati tutti i mali veri o presunti. Sul piano morale, con l'aria che tira un po' ovunque, l'attesa per l'esito della consultazione, tra l'altro ancora piuttosto incerto, travalica i confini elvetici. Cercavamo braccia, sono arrivati uomini, ammoniva Max Frisch, e solo recuperando quella memorabile lezione si potrà bloccare con un moto del cuore la deriva populista e xenofoba che infetta l'Europa.

 

FIERA. Detto con tutta franchezza e col dovuto rispetto per gli atleti, si fatica a conciliare lo spirito olimpico tramandatoci dall'antica Grecia e dai suoi tepori mediterranei, con il freddo, il ghiaccio e la neve dei giochi invernali che sembrano un'appendice posticcia e irrituale. Forse nemmeno il barone de Coubertin, fondatore delle olimpiadi moderne col motto "importante è partecipare", sarebbe del tutto a suo agio tra gli impianti faraonici di Sochi che Putin si è fatto costruire tra ombre, corruzione e degrado ambientale per la sua personalissima fiera della vanità. Costate oltre 50 miliardi di dollari, le gare sulle rive del mar Nero saranno le più costose e le più blindate della storia olimpica, monumento tanto sfarzoso quanto effimero eretto alla gloria del potere.

 

AMBIGUITÀ. Come si ricorderà, il neorealismo faceva infuriare Andreotti convinto che i panni sporchi si dovessero lavare in casa. Rivisto in televisione, il film di George Clooney "Le Idi di marzo", alza i veli sulle magagne della politica e sugli intrighi che si consumano dietro le quinte come solo i grandi registi italiani del passato sapevano fare. La pellicola coglie perfettamente nel segno anche per la contemporanea e drammatica scomparsa di uno degli interpreti, l'attore Seymour-Hoffmann, particolarmente versato nei ruoli di totale ambiguità. Per quanto casuale, è impressionante la coincidenza con le vicende romane di questi giorni che mettono in luce gli inganni, le trame e la scarsa trasparenza che circondano i palazzi del potere.

 

RIFLUSSO. In certi frangenti pare di essere al cinema, quando davano "Torna a casa Lassie". Sono solo cambiati gli interpreti. Se ci fate caso, il controverso vertice del Nazareno ha messo in moto il coming out dei falsi anti berlusconiani. Ossia di coloro che sull'onda del riflusso, tolta la maschera dell' opportunismo ondivago, scalpitano per tornare alla "casa del padre" e rientrare nelle grazie dei "maître à penser" di bottega. I voltagabbana, visto come stanno andando le cose, si posizionano in prima fila per farsi trovare pronti quando in virtù dei nuovi equilibri verranno distribuite le poltrone che contano. E nemmeno sono sfiorati dall'idea che l'impudicizia equivale a sacrificare il buon governo alla logica della spartizione, senza etica e senza onore.

 

CROLLO. Sono amare, molto amare le riflessioni che scaturiscono dal violento imbarbarimento del quadro politico italiano. Amare perché l'aggressione eversiva e sessista di un gruppo di facinorosi ai banchi del governo e di Montecitorio è l'estremo picco di un infausto ventennio che ha visto l'Italia e le sue istituzioni avvilite da una classe dirigente edonista e irresponsabile. Amare perché il Movimento a cinque stelle, vistosamente a corto di idee e sull'orlo di una crisi di nervi, cerca di riconquistare il centro facendo leva sul rancore dei delusi. Amare perché l'indigesto cocktail, oltre a creare i presupposti per un eventuale, rovinoso crollo strutturale, finisce con l'accreditare agli occhi del mondo l'immagine dell'Italia paese irriformabile.

 

SPAZZATURA. E adesso? Adesso, si chiede Galli della Loggia, quali nuove barbarie vedremo scaturire dal linguaggio dell'inciviltà di un Paese in declino? Quali altre derive ci toccherà sopportare? Questi e altri pressanti interrogativi solleva il degrado dei costumi che ogni giorno – per citare le parole di Napolitano e della Boldrini – pone una cosa ignobile sotto un cumulo di spazzatura immonda. In quest'orgia di istigazione allo stupro , si tratta di capire se è ancora possibile ripristinare il primato della ragione. Gente di quella risma - ammonisce Corrado Augias- quando tocca il fondo non ci pensa due volte: comincia a scavare. Fino a dove? Difficile prevederlo se non ricordando che già il fascismo demoliva gli avversari con battute infamanti e stritolando la democrazia sotto gli scarponi chiodati.

 

APPELLO. "Care donne Cinque Stelle, è tempo di disobbedire, di spegnere il megafono. Siate libere". Inizia con queste parole il vibrante appello che Sara Ventroni rivolge alle esponenti grilline dalle colonne dell'Unità online. E' un richiamo a darsi solidarietà a vicenda per liberarsi da una morsa intollerabile e sempre più devastante per la dignità e la condizione femminile. Offendere le donne – prosegue il messaggio – è il ripiego di chi non ha altri argomenti, eccetto "il gesto linguistico primordiale". Di questo passo, senza reagire, altissimo è il rischio di fare regredire la democrazia a fenomeno da baraccone, a trastullo per cavernicoli che non solo fanno strame della civile convivenza, ma sono il rifugio del divertimento machista " come affermazione dell'impotenza politica".

 

SOBRIETÀ. Chi l'avrebbe mai detto. Berlusconi che in questo campo si considerava imbattibile ha trovato rivali temibili e inaspettati nella corsa al pettegolezzo. Da quando l'avida curiosità del gossip si è spostata verso altri lidi, dalla Senna al Potomac, non si parla d'altro che delle disavventure di Hollande e delle maliziose insinuazioni su Obama. Con twitter che cinguetta a tutto spiano qualcuno per amore dello scandalo ha provato a cacciare il naso nelle lenzuola di Letta. Mal gliene incolse. il presidente del consiglio non guarda nelle scollature e con le colleghe, se anche gli danno qualche grattacapo, non ha la manina in libera uscita. Con lui a Palazzo Chigi è tornata la sobrietà che fa bene all'immagine, ma che la destra gaudente e orfana delle feste eleganti giudica di una noia mortale. Dal che almeno s’intuisce con quali criteri ha governato.

    

 

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FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

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Parliamo di socialismo

 

Mai come oggi

 

Mai il capitalismo è stato in crisi come oggi, mai come oggi si sente il bisogno di un’alternativa. Mai come oggi noi siamo assenti.

 

di Giuseppe Tamburrano

 

Come è risaputo il Partito socialista italiano nacque nell’agosto del 1892 dopo una lunga gestazione “dal basso”: da organismi associativi locali, sindacati, circoli, opuscoli, giornaletti, riviste che si fusero a Genova e dettero vita ad un partito nazionale separandosi dagli anarchici.

    Il panorama socialista attuale appare simile a quello: sono numerosi i circoli socialisti in tutto il paese, indipendenti l’uno dall’altro, ignorandosi. Ce ne rendiamo conto noi perché il blog della Fondazione Nenni riceve molti messaggi da questi organismi e da compagni isolati.

    Faranno una nuova Genova dando vita ad un partito nazionale?

    Ma dove è l’impegno nella lotta sociale e nella battaglia culturale? Quale è l’ “Idea” (ideologia?) fondante di questa eventuale associazione? E dove sono i Turati, i Costa, i Prampolini, le Kuliscioff?

    Si ha l’impressione che quelle di allora erano fiammelle vive che si propagavano e giunsero alla fiammata generatrice di una idea comune, di una casa comune matura per rappresentare i bisogni e le idealità di una vasto mondo escluso e oppresso dall’Italia liberal-conservatrice post-unitaria. Era un mondo proletario e intellettuale – il quarto stato – che voleva spezzare le catene dell’asservimento ideologico e sociale.

    Quelle di oggi non sembrano fiammelle vive che si propagano ma fuochi fatui. Il blog della Fondazione Nenni è nato con l’ambizione di “soffiare” su quelle fiammelle per farle vive, di creare un punto di riferimento, d’incontro, di scambi di idee, di proposte: per una idea comune di ricostruzione ideale.

    Mai il capitalismo è stato in crisi come oggi, mai come oggi si sente il bisogno di una alternativa. Mai come oggi noi siamo assenti.

    

 

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

I rubinetti del credito

 

Bancari a congresso per la buona finanza. Becchetti, docente di Economia pubblica: "Separare le banche commerciali da quelle d'affari".

 

Si intensifica il dibattito all'interno della Cgil verso le assise di Rimini. Il congresso nazionale della Fisac (bancari) si terrà a Rimini dall'8 al 10 aprile. Circa 350 i delegati per una platea complessiva di 500 persone compresi gli ospiti italiani e stranieri.

    "Siamo nella crisi globale più dura della storia, che ha le proprie origini proprio nel mondo della cattiva finanza", spiega il segretario della categoria Agostino Megale. E proprio la cattiva finanza sarà protagonista della discussione. "La vogliamo contrastare all'insegna di un'idea di buona finanza, di banche al servizio del paese per fare investimenti e crescita. Non c'è piano del lavoro possibile se non c'è crescita, ma se le banche non riaprono i rubinetti a tassi accettabili e senza l'intervento pubblico, gli investimenti non ripartono. Per questo il nostro settore, pur essendo la più piccola delle categorie della Cgil, rappresenta il cuore e il motore di un'operazione di cambiamento".

    Interpellato sul tema Leonardo Becchetti, docente di Economia pubblica all'università Tor Vergata di Roma e portavoce della campagna 005 che si batte per una tassa sulle transazioni finanziarie. "Il problema della distribuzione del reddito è più serio della globalizzazione", afferma il docente. "Il divario tra gli ultimi e i primi continua a crescere. Oxfam ha ricordato che le 85 persone più ricche del mondo possiedono una ricchezza superiore ai 3 miliardi e mezzo dei più poveri del pianeta. Sono cifre veramente incredibili. Anche se è molto difficile riuscire a prelevare quelle le ricchezze "perché - osserva Becchetti - i capitali sono mobili e il rischio è che un'imposta del genere applicata in un solo paese possa essere elusa o evasa. La distribuzione è fondamentale, ma va considerato anche in quale modo quei soldi prelevati con il fisco possano essere utilizzati. Deve essere un modo produttivo, per promuovere le pari opportunità, l'inclusione, le occasioni di studio e di creazione d'impresa per i più deboli".

    Il tutto partendo dalla separazione tra la banca commerciale e la banca d'affari, "un punto sul quale tutti concordano perché non è possibile che le banche centrali diano soldi per finanziare l'economia reale e poi quelle stesse banche li utilizzino per fare trading proprietario, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza con costi futuri per le casse dello Stato. Ne parla anche il documento "il lavoro decide il futuro" della Cgil. "Becchetti e la campagna 005 - riprende Megale - sono nostri alleati sin da quando abbiamo messo al centro questo tema. Stiamo ragionando su come avanzare la proposta dello scorporo tra banca commerciale e banca di investimenti, anche accompagnata anche da una raccolta di firme. Quando si parla di banche, molto spesso l'opinione pubblica fa un tutt'uno, vedi anche la recente vicenda sul decreto Banca d'Italia e l'azione, debbo dire, disdicevole, che condanno, fatta dai grillini nei confronti non solo della presidente della Camera a cui va tutta la mia solidarietà. Rimettere al centro l'idea di banche al servizio del paese vuol dire rompere quell'opinione comune che i bancari, i lavoratori bancari, agiscono in una dinamica corporativa e molto spesso vengono confusi con le responsabilità dei banchieri degli alti compensi, tra i 2 e i 4 milioni di euro".

   

 

Economia

 

Lo scandaloso rapporto tra

Banca d'Italia e banche private

 

Troppi i dubbi e gli interrogativi sul recente decreto legge relativo alla rivalutazione del capitale della Banca d’Italia per lasciarli “scivolare” nel dimenticatoio delle decisioni controverse.

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

Aver abbinato scelte strategiche, l'assetto della banca centrale e le dismissioni di immobili del patrimonio pubblico, alla necessità di alcune coperture di bilancio, anche in relazione alla questione IMU, costituisce una brutta macchia nell'attività del Governo, e dello stesso Parlamento che non ha tenuto conto delle vistose disomogeneità delle materie incluse nel decreto.

    In tempo non sospetto avevamo sostenuto l'opportunità di acquisire l'intera proprietà della banca centrale da parte dello Stato. Invece si è ricorso a un trucco per far passare la rivalutazione del suo capitale regalando 7,5 miliardi di euro alle banche private e ad altri pochi azionisti. E' inaccettabile.

    Per giustificare tale operazione si è detto che il valore del capitale azionario della banca centrale era immutato dal 1936 ed era pari a soli 176.000 euro. Un'incongruenza da rettificare. Ma perché sorvolare sul fatto che le quote di proprietà erano originariamente affidate a banche di interesse pubblico? Non si è tenuto conto che esse nel frattempo sono diventate banche private.

    Attualmente, Intesa San Paolo con il 42,4% e Unicredit con il 22,1% controllano quasi due terzi delle azioni della Banca d'Italia! Soggetti non bancari, come le Assicurazioni Generali, l'Inps e altri, detengono 15,5% delle quote. Il resto è in mano a banche private ciascuna con meno del 5% delle azioni.

    Dall’operazione appena varata le due maggiori banche private italiane fanno la parte del leone e ottengono quasi 5 miliardi di euro di appannaggio.

    E' un vero e proprio regalo che non ha giustificazione alcuna.

    Si ricordi che nel corso degli anni non solo gli azionisti privati della banca centrale non sono stati costretti a cedere le loro quote al Tesoro, ma hanno incassato notevoli dividendi, senza rischio alcuno, per l'attività svolta dall'istituto di via Nazionale. Nel solo 2012 ne sono stati distribuiti per 70 milioni di euro.

    Le motivazioni ufficiali di tale decisione sono risibili quanto incredibili. Si sostiene che la rivalutazione delle quote serva ad aumentare la patrimonializzazione delle banche anche in vista degli stress test richiesti dalla Bce e dal nuovo regolamento di Basilea III.  Anzi questo sarebbe proprio l'"obiettivo": aiutare le banche private.

    Al riguardo si afferma che, dopo lo scoppio della crisi del 2008 – mentre la Germania ha speso 64 miliardi di euro per salvare le sue banche ricapitalizzandole, la Francia ne ha spesi 25, il Regno Unito 82 e la Spagna 60 – l'Italia si sarebbe fermata a soli 6 miliardi. Perciò, dicono, la scelta in questione rafforzerebbe il patrimonio del sistema bancario senza spendere un euro dei contribuenti e senza mettere mano al bilancio pubblico.

    Le banche ringraziano.

    Si ricordi però che i crediti deteriorati dell'intero sistema bancario italiano ammonterebbero a circa 250 miliardi di euro. Ed è pura illusione quel che i cantori della rivalutazione sostengono, cioè futuri effetti positivi per il credito alle imprese. L'esperienza della politica dei soldi facili e a tasso zero lanciata in passato dalla Bce non ha prodotto alcun risultato virtuoso nel mondo delle imprese e degli investimenti.

    Ma è di questo che la nostra banca centrale aveva bisogno? Se "il patrimonio della Banca d'Italia è un patrimonio della collettività" perché dare tutte le sue azioni di controllo in mano alle banche private?

    La risposta è vecchia e falsa. Si sostiene che le banche private darebbero garanzie di trasparenza e d'indipendenza agli istituti di emissione.

    Non è così. Del resto quali garanzie si può mai avere da banche private che in tutto il mondo, come dimostrano le vicende degli ultimi cinque-sei anni, sembrano dominate da una corruzione dilagante?!

   

 

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Recessione e democrazia italiana

 

di Danilo Di Matteo

 

Già Norberto Bobbio si interrogava sulla solidità del “matrimonio” fra democrazia e capitalismo. E studiosi come Michele Salvati hanno riproposto il tema, anche in relazione alle possenti spinte della globalizzazione. Gli anni ’70 del secolo scorso, ad esempio, sono stati caratterizzati da grandi emergenze, e gli “shock petroliferi” evidenziavano “i limiti dello sviluppo”.

    Eppure la crisi odierna ha un altro sapore, per così dire. In quegli anni, nonostante tutto, i livelli di benessere di porzioni rilevanti della popolazione crescevano. Oggi vi è un clima di recessione, al di là della stessa accezione tecnica del termine.

    Le cronache politiche e parlamentari italiane degli ultimi giorni, poi, dovrebbero scuoterci. Dove sono, verrebbe da chiedersi, quel “consenso per intersezione” e quella “solidarietà fra estranei” che dovrebbero animare una democrazia matura?

    Parrebbe essersi smarrito lo stesso spirito laico, il solo che può consentire di trovare un denominatore comune fra posizioni e interessi diversi e può impedire al dissimile di tradursi in “setta”, in separazione. Detto altrimenti: il rischio è che l’intreccio fra malessere economico e sociale e imbarbarimento della politica comprometta gravemente la convivenza democratica.

   

 

La situazione politica

 

Ripresa?

 

Ormai siamo un po’ oltre la “Ripresa”. Forse ai tempi

supplementari, senza escludere un ricorso ai rigori

 

di Paolo Bagnoli

 

Se ancora avessimo un briciolo di speranza, e quindi di fiducia, dovremmo dire: ecco, qualcosa si muove, finalmente! Ma l’Italia, come sostenuto più volte, è l’Italia e, gira e rigira, alla fine la minestra può cambiar sapore, ma gli ingredienti sono sempre gli stessi.

    Vediamo. Antonio Mastrapasqua ha lasciato la presidenza dell’INPS; il daffare, viste le numerose cariche ricoperte, non gli mancherà. Tutte legittime e non incompatibili, ma poiché ciò è uno scandalo e una vergogna di immani dimensioni, quanto ha permesso che si realizzasse non è da meno. Che in Italia capitano cose impensabili per altri Paesi – che pure perfetti non sono – non è una novità; noi stessi ci stupiamo per il repertorio a disposizione. Ora lo facciamo perché, paese di paracadutisti, tutti cadono dalle nuvole e nessuno sapeva niente.

    Il presidente Letta – come non fosse lui che guida il governo anche se, vedi il caso recente dei professori che ha visto contrapposti i ministri Carrozza e Saccomanni, non sembra sapere bene cosa si combini dentro il suo gabinetto – si è presentato in tv con toni moralistici e ferma volontà di cambiamento. Si ride e si piange. Se anche Letta avesse i contributi versati forse non farebbe male a pensare alla pensione.

    Mastrapasqua dall’Inps se ne va, ma non per la ferma posizione di Letta – “ferma”, beninteso, perché ha parlato non muovendosi – ma perché, l’indignazione della pubblica opinione una volta tanto ha prevalso. Non sono servite né finestre, né ricongiungimenti, né la somma anagrafica più gli anni di servizio, né le altre diavolerie in atto; il montare della schifezza è stato sufficiente; il popolo italiano ha dimostrato di essere più forte dell’Inps; speriamo non se ne dimentichi in futuro.

    Colpisce, tuttavia, il non detto sui motivi delle tante cariche assommate da Mastrapasqua. Esse non sono certo dovute a perizia professionale vista pure la sua vicenda accademica. E’ lo scandalo stesso che ce lo dice: in un Paese in cui è talora pratica corrente non versare agli enti previdenziali quanto prelevato dalle buste dei lavoratori – è perché l’Inpdap è finita nell’Inps se non perché lo Stato ha mancato nei versamenti? – avere il vertice dell’Inps all’interno di un ente torna utile.

    Il caso dell’Ospedale israelitico è esemplare; se Mastrapasqua non avesse ricoperto la carica di direttore generale e di presidente dell’Inps non sarebbe stato possibile saldare quanto dal primo ente era dovuto al secondo – da sé a sé, insomma – per di più cedendo crediti inesigibili. E’ proprio vero che anche le truffe bisogna saperle fare; occorre l’intelligenza, la furbizia non surroga, ma tanto si riteneva che un’Italia così permissiva avrebbe coperto la malefatta e forse, faceva pure parte del gioco che, ogni tanto, Mastrapasqua ricordasse che nell’Inps c’erano dei buchi: In fondo non aveva torto! A mò di chiosa vogliamo ricordare la signora Fornero, ministro di uno sciagurato governo sapienziale, la quale ha detto che, dopo l’esperienza al ministero, sarebbe potuta andare in pensione, ma ha preferito tornare all’Università. Anche i ministri sapienziali, viene da dire, hanno un’anima: ha dimostrato solidarietà verso tutti quelli che è riuscita a non far andare in pensione anche se, a differenza di lei, non avevano un’università cui tornare. Accontentiamoci; anche la sfrontatezza qualche volta fa sorridere!

    Un quarto dell’industria si è persa nella crisi – solo Saccomanni annuncia periodicamente la ripresa e forse è già arrivato ai tempi supplementari, ma non è da escludere che alla fine, sempre per rimanere in ambito calcistico, dovrà ricorrere ai rigori – e ci si gingilla verso una deriva al termine della quale tutte le nostre fragilità rimetteranno il conto.

    Ciò che avviene in questi giorni è devastante; la Repubblica sembra la Costa Concordie, galleggia tutta fracassata nell’immobilità in cui la faccia sempre accigliata della presidente della Camera e quella dal mezzo sorriso del presidente del Senato, sembrano testimoniare la paresi del Paese. E’ chiaro che, in tale vuoto di autorità e di autorevolezza, governo compreso, le pulsioni squadristiche emergano; non siamo alla notte dei cristalli, ma a quella dei lunghi infamanti insulti dei manipoli grillini, agli schiaffi in aula di un ex-magistrato divenuto deputato, al tutti contro tutti in un dilagare distruttivo in cui il tandem Renzi-Berlusconi non esprime niente se non la paura che si esca dal niente e qualcosa di veramente nuovo accada. Inoltre, per sincerità e rispetto verso il Presidente della Repubblica, che per quanto saggio non è esente, nemmeno lui, da errare come tutti gli umani, un errore di fondo lo ha commesso nel riaccettare di essere rieletto perché così ha ancor più deresponsabilizzato un Parlamento che non si rende conto del proprio senso. Doveva fare come fa la Chiesa; quando i conclavi non riescono a sfornare un papa, i vescovi si chiudono dentro e cercano la possibile via d’uscita; maturano, insomma, convergenze e divergenze consapevoli. Non vogliamo, con questo, dire che la furia distruttrice dei grillini sia colpa di Napolitano, certo ha trovato un acqua di coltura libera e il tentativo di governo di cambiamento perseguito da Bersani – cui profittiamo per fare gli auguri di tornare in campo viste le tante bambole che deve pettinare – li ha messi al centro di un movimento centrifugo a cui gli altri, tutti gli altri, non sanno contrapporre niente.

    Del tentativo di blocco messo in atto dal duo Berlusconi-Renzi ce ne da conferma la legge elettorale in discussione alla Camera; essa non solo fa menempipismo rispetto alla Corte sulle liste bloccate – ma chi l’ha detto poi che i candidati uno li debba conoscere – ma ha un meccanismo di grande gravità che consegna, tramite il malefico premio di maggioranza, a una minoranza, più di quella della tante volte ricordata legge Acerbo, il governo del Paese ad una minoranza assoluta, impedendo, tra l’altro, che finché è in vigore non potranno formarsi nuovi partiti. Essa cementifica la democrazia italiana; quello che ne resta.

    L’idea che alla sera delle elezioni si sappia chi governa è ridicola come chi la sostiene. Eccetto gli Stati Uniti d’America, in cui il presidente è il governo degli USA, indipendentemente dalla composizione del Congresso, nessun altro Paese lo sa. Alla Merkel per fare il nuovo governo sono occorsi più di due mesi; in Inghilterra la sera delle elezioni non si sapeva altro che il governo sarebbe stato di coalizione. Solo in Francia è dato saperlo, in quanto si vota con il doppio turno, ma quel doppio turno qui da noi non lo vuole nessuno…

    Infine, ci sia concessa una considerazione che rende più pesante il tutto. Berlusconi e Renzi si sono accordati; le incongruenze del metodo, prima che del merito, sono molte, ma ciò che colpisce è che, giriamola come vogliamo, la visione dell’Italia dell’uno è identica a quella dell’altro. Stupefacente, soprattutto per un partito veltronianamente votato alla vocazione maggioritaria; ma capace di essere maggioranza non lo è più da tempo e le vocazioni, come sappiamo, sono in forte crisi. E se Casini torna da Berlusconi un qualche motivo ci sarà. E’ inutile spiegarlo.

    I due poli hanno una stessa idea dell’Italia perciò attrezziamoci. Una consolazione però l’abbiamo; ossia che una volta tanto qualcosa torna; vale a dire che, invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia!

 

 

Da CRITICA LIBERALE

riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Ridateci Veltroni

 

Grande meraviglia nel Paese delle Meraviglie

 

di Lepre Marzolina

 

La destra era a pezzi, usciva da una scissione imprevedibile e sospirata da decenni, il Padrone boccheggiava nel suo bunker, da poco era stato cacciato con ignominia dal senato e tutti lo definivano per quello che era, un vero delinquente, i leghisti erano alla deriva tra mutande verdi e mille altri scandali da piccoli e grandi truffatori, il centro non stava meglio perché ormai irrilevante. Un vero disastro. Come salvare questa situazione disperata? Ci voleva un vero uomo poltico. uno statista, meno male che c'era: era Renzi. In pochi giorni, in un colpo solo, ha resuscitato Berlusconi, ha assicurato anni di vita al più inetto governo della repubblica italiana, e finalmente è riuscito a unificare sotto il tallone di Arcore tutta la destra. E col più forte dei legami, quello dell'interesse elettorale. L'ultimo passo è stato un vero miracolo. Siamo ammirati: ci troviamo di fronte a un esempio di genialità pura. Lo sappiamo che Casini è tra i più famigerati voltagabbana, noto per aver creato e sciolto una decina di partiti, però da un po' di tempo stava al centro, vagheggiva una nuova dc e nel frattempo sottraeva qualche voto a Berlusconi. Adesso la strategia di Renzi lo ha costretto a ritornare all'ovile. Il motto renziano "basta con i partiti piccoli, che si mettano tutti con Berlusconi, in modo che possa definitivamentet battere il centrosinistra" lo ha convinto. Ridateci Veltroni.

 

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Critica liberale

   

 

Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

La Storia con la rete

 

di Giorgio Morale

 

Questa settimana Silvana Citterio racconta un'esperienza di insegnamento della scuola con la rete:

 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/01/27/vivalascuola-161/

 

Certo, la scuola 2.0 è ancora un’utopia nella maggior parte degli istituti scolastici italiani. L’OCSE in un suo recente rapporto sulla scuola italiana (marzo 2013) dimostra come a questo ritmo di investimenti la scuola italiana avrebbe bisogno di 15 anni per colmare il gap con i Paesi più avanzati.

    Ci si domanda come faranno le scuole dove manca la carta per le fotocopie, dove piove nelle palestre e dove molti servizi di base non esistono, a trovare i soldi per la digitalizzazione. Meno del 10% delle scuole italiane sono cablate in Banda Larga. Un tablet per ogni studente (promessa di Profumo) non l’abbiamo visto. Il registro elettronico ha fatto flop
Ciononostante la ricerca didattica prosegue e alcuni docenti provano a capire se la digitalizzazione può giovare all’insegnamento.

    Completano la puntata materiali sull'insegnamento della Storia e sullo stato della digitalizzazione nella scuola italiana, e le notizie della settimana scolastica.

   

 

Emigrazione italiana

 

UN’ OSSESSIONE

DELLA DESTRA ELVETICA

 

di Dino Nardi *)

 

Ci risiamo! La Destra conservatrice e xenofoba elvetica, rappresentata in Svizzera dall’ Unione Democratica di Centro (UDC), ancora una volta, chiama l’elettorato ad esprimersi il prossimo 9 febbraio con un referendum “contro l’immigrazione di massa”. Un referendum che, in questo caso, intende reintrodurre in Svizzera il sistema dei contingenti per tutte le categorie di lavoratori stranieri per gestire il flusso dell’immigrazione che, se approvato dagli elettori, rimetterebbe in discussione l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea entrato in vigore nel 2002.

    Si, ci risiamo con il prendersela sempre con gli stranieri addebitando loro i problemi, veri o presunti, della Confederazione. Una vecchia abitudine questa, diventata una vera e propria ossessione della Destra di questo Paese se non, addirittura, la sua unica ragione di vita politica. Infatti si iniziò nel lontano 1970 con il referendum popolare contro inforestierimento della Svizzera lanciato dall’allora leader conservatore James Schwarzenbach, proseguendo poi con analoghe iniziative contro gli stranieri ancora nel 1974, 1977, 1988 e nel 2000, peraltro sempre tutte respinte dall’elettorato.

    Dopo di che è certamente vero che nella Confederazione il numero degli stranieri è sempre stato molto elevato, con una percentuale che, nel tempo è arrivata nel 2013 al 23.3% della popolazione svizzera (cioè 1'884'860 stranieri su una popolazione autoctona di 6'173'259 persone), tanto che ci sarebbe da domandarsi (ma è meglio non darsi la risposta!) cosa accadrebbe in qualsiasi altro Paese europeo, anche in Italia, con un rapporto stranieri/autoctoni di questo livello!

    Tuttavia, se oggi la Svizzera è annoverata tra i Paesi più ricchi al mondo e dove la qualità della vita la colloca ai primi posti, qualche merito lo avrà pure avuto anche l’immigrazione con in primis quella italiana che, ancora oggi, con 291'822 persone è il gruppo etnico più numeroso (seguito da quello tedesco e portoghese) e senza conteggiare i 277'298 doppi cittadini italo-svizzeri. Un merito che, peraltro, viene riconosciuto dalla maggioranza della popolazione e da quasi tutti gli economisti svizzeri e non solo.

    Con tutto ciò, con l’avvicinarsi del 9 febbraio, il populismo dell’UDC - e la sua dispendiosa campagna pubblicitaria a sostegno della sua iniziativa referendaria - sembra far sempre più presa tra gli elettori scontenti, specie nelle zone rurali della Confederazione e nelle regioni di confine in cui operano moltissimi lavoratori frontalieri come, per esempio, in Ticino dove, secondo i sondaggi, sembrerebbero addirittura in vantaggio i sostenitori dell’iniziativa. Pertanto con questo trend, a pochi giorni dal voto, il vantaggio degli avversari dell’iniziativa dell’Unione Democratica di Centro, sempre secondo i sondaggi, si sarebbe molto assottigliato tanto da rendere incerto il risultato e da far incrociare le dita agli avversari dell’UDC ed ai quasi due milioni di immigrati che vivono e lavorano nel Paese, italiani compresi.

    Infatti se venisse approvato il referendum, come ha ricordato in una intervista la vice presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, verrebbe a cadere l’Accordo bilaterale tra Svizzera ed Unione Europea sulla libera circolazione delle persone del 2002 con i relativi altri accordi connessi e, sempre a parere della signora Reding, non è immaginabile che possano venire rinegoziati poiché gli Stati membri dell’UE non lo accetterebbero.

    Morale, se nel referendum del prossimo 9 febbraio l’iniziativa dell’UDC venisse accolta sarebbe una vera e propria catastrofe per tutti: ovviamente per la Confederazione, quindi per tutti coloro che vi risiedono e lavorano ma, soprattutto, per gli immigrati ed infine anche per gli oltre 400'000 svizzeri che vivono e lavorano nei Paesi dell’Unione Europea!

    Ma noi ci rifiutiamo di credere che possa esserci un simile esito del referendum perché confidiamo che anche questa volta, come nel passato, la saggezza del popolo e dell’elettorato elvetico avrà certamente il sopravvento sul tradizionale populismo e la xenofobia della Destra.

 

*) Coordinatore UIM Europa e membro Cgie

   

 

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LETTERA

 

Fine della democrazia parlamentare

 

Armi di distrazione di massa per nascondere

la fine della democrazia parlamentare

 

Sono stato parlamentare per quattro legislature, dal 1994 al 2008. Nel corso della mia esperienza ho subito o praticato l'ostruzionismo, ho assistito a scambi di insulti pesantissimi, sono stato testimone di scontri non solo verbali ma anche fisici e di risse sedate dai commessi. Ho visto occupazioni dei banchi del Governo o di aule di commissioni parlamentari. In occasione di gravi violazioni dei regolamenti parlamentari, sono stato personalmente protagonista di gesti che qualcuno oggi definirebbe di "dileggio delle istituzioni".

    Ovviamente si è trattato di episodi e non della normalità della vita del Parlamento. Episodi, certamente non commendevoli, che si sono manifestati soprattutto quando, su temi di grandissimo rilievo, un comportamento arrogante viola norme e regolamenti per impedire all'opposizione di fare il suo mestiere.

    Nel caso del Decreto IMU-Bankitalia le violazioni si sono ripetute ancora una volta: controfirma del Presidente della Repubblica in mancanza dei requisiti di necessità e urgenza, e del requisito della omogeneità di materia; mancata dichiarazione dei Presidenti di Camera e Senato di inammissibilità del decreto per contemporanea presenza di materie tra loro estranee; applicazione, per la prima volta nella storia della Camera dei deputati, della cosiddetta tagliola.

    Da alcuni anni il mestiere dell'opposizione è diventato difficilissimo. Leggi elettorali truffaldine che ne ridimensionano la forza parlamentare e mettono sotto il ricatto dei capi-partito la libertà e l’autonomia dei parlamentari; decreti-legge in continuazione anche quando non sono, come prescrive la Costituzione, necessari e urgenti; voti di fiducia a ripetizione che annullano ogni ruolo di chi si oppone e mettono a tacere dissensi nelle fila della maggioranza; regolamenti parlamentari che contingentano in modo molto restrittivo tempi di discussione anche quando si tratta di temi che richiederebbero più ponderazione.

    Il Parlamento italiano è ridotto ormai a semplice cassa di risonanza del Governo e degli esercizi muscolari di una maggioranza di parlamentari nominati dai vertici di partito. Qui sta il vero "dileggio delle istituzioni".

    Il tradimento della Costituzione è il vero oltraggio al Parlamento. Ma naturalmente si preferisce guardare il dito di qualche sguaiatezza maschilista grillina anziché la luna della fine della democrazia parlamentare.

    A questo serve la grancassa mediatica che dopo aver dato scarso peso in passato a certi episodi di turbolenza nella vita parlamentare, oggi, o per collocazione politica o per fare più “audience” li enfatizza oltre ogni ragionevole limite. Si tratta di armi di distrazione di massa.

 

Antonello Falomi, Roma

  

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

Direttore: Andrea Ermano

Amministratore: Sandro Simonitto

Web: Maurizio Montana

 

L'editrice de L'Avvenire dei lavoratori si regge sull'autofinanziamento. E' parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che dal 18 marzo 1905 opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista".

    L'ADL è un'editrice di emigranti fondata nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera.

    Nato come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte durante la Prima guerra mondiale al movimento pacifista di Zimmerwald; ha ospitato (in co-edizione) l'Avanti! clandestino durante il ventennio fascista; ha garantito durante la Seconda guerra mondiale la stampa e la distribuzione, spesso rischiosa, dei materiali elaborati dal Centro estero socialista di Zurigo.

    Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha condotto una lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana, di chiunque, ovunque.

    Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo nella salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

   

 

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