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[Diritti] ADL 140529 - Della vittoria



Title: Der Tag - SPIEGEL ONLINE Newsletter

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

Settimanale in posta elettronica – Zurigo, 28 maggio 2014

   

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IPSE DIXIT

 

Buon uso della vittoria - «È più difficile far buon uso della vittoria, che vincere.» – Publio Cornelio Scipione

 

Voi avete in mente... - «Bisognerebbe a questo punto riscrivere la Costituzione e trovare nuovi equilibri, sapendo che non si può certo farlo utilizzando l'articolo 138 della Costituzione, ma convocando una nuova Assemblea costituente. È questo che avete in mente? Non credo. Voi avete in mente di far mangiare la minestra o far saltare dalla finestra chi non la mangia. Ma questo può concepirlo un Berlusconi o un Grillo, non il Partito democratico. Perciò pensate bene a quel che farete; la fretta è sempre cattiva consigliera.» – Eugenio Scalfari

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

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EDITORIALE

 

Rifare l'Italia?

Sì, ma non così.

 

Grande trionfo della centro-sinistra italiano. Ma evitiamo di mettere le riforme nelle mani di un giacobinismo subalterno e frettoloso.

 

di Andrea Ermano

 

Il PD renziano trionfa. E questo trionfo, inatteso da tutti, soprattutto dai sondaggisti, fa tirare un sospiro di sollievo anche quelli che, come noi, mai sono stati "renziani". Respiro di sollievo, dunque, sia perché il "Giaguaro" è stato finalmente "smacchiato", come nota Bersani, sia perché il Paese ha evitato un éclat populista che sarebbe servito solo alle classi dirigenti per scaricare le proprie responsabilità. Lo fanno spesso, quando la situazione si fa difficile.

    Il premier Renzi ha commentato i risultati elettorali elogiando l'Italia che si è dimostrata "più forte delle sue paure" e che ha saputo sconfiggere la rabbia con una dose doppia di speranza. La speranza e la paura: binomio non propriamente nuovo, se pensiamo all'inizio della divina Commedia che riserva alcuni importanti versi alla figura della "lupa" e allo sguardo "pauroso" di quella bestia, talmente terrorizzante da far smarrire al sommo poeta la "speranza" del buon esito.

    La lupa dantesca è una fiera "carca" di ogni insaziabilità, orrendamente magra, che "molte genti fé già viver grame". E il sommo poeta aggiunge:

 

    che mai non empie la bramosa voglia,

    e dopo 'l pasto ha più fame che pria (Inf. I, 98sg).

 

Ebbene, vogliamo sperare che il "renzismo" non si riveli anch'esso – come altri già – un fenomeno politico figlio della lupa dantesca. Vogliamo sperare che l'establishment italiano, di cui il renzismo è espressione, non approfitti ora della situazione di vantaggio per tirare la coperta dalla sua parte. Sarebbe la prima volta?

    L'insperato trionfo sancito dal popolo italiano nelle urne significa che la ricchezza va ora redistribuita in modo più equo, come evidenzia la maggioranza assoluta del consenso "a sinistra". Sarebbe una presa in giro pericolosa per tutti se, alla fine, la forbice dell'ingiustizia aumentasse invece di diminuire.

 

 

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William Blake, Virgil saving Dante

from the three beasts, particolare

 

Perciò, attenzione alla lupa, ragazzi. Ché non verseremmo nella miseria in cui siamo, né in Italia né in Europa né nel mondo, se sul meccanismo delle decisioni politiche, costantemente, non agisse un'appetizione capace a volte di silenziare la voce della ragionevolezza e della coscienza.

    Tutti sanno che la dinamica "appetitiva" – per cui i ricchi usano la loro ricchezza al fine di diventare sempre più ricchi rendendo, dunque, i poveri sempre più poveri – ha un nome: decadenza. Eppure, poche decisioni politiche, poche strategie mediatiche e non moltissime "narrazioni" culturali riescono a sottrarsi all'egemonia dell'appetizione, cioè dell'avidità, cioè della decadenza. Come mai? Ma perché l'appetizione è una forza storica reale, che la ragione incontra grandi difficoltà a imbrigliare e che, se lasciata libera di scatenarsi, traligna in tracotanza: "e dopo 'l pasto ha più fame che pria".

    Attenzione alla lupa, dunque. La crisi finanziaria globale e quella dell'Euro sarebbero già risolte – e anzi non avrebbero nemmeno avuto luogo – se non fosse sempre attiva una tendenza allo sbilanciamento tra facoltà appetitiva e facoltà razionale.

    La questione dell'autonomia della politica è anche questione dell'autonomia della ragionevolezza dall'avidità. Questione drammatica. Perché, per esempio, chiunque vede come per vent'anni s'è destrutturato lo stato sociale, delocalizzata l'economia industriale, sbrigliata la finanza speculativa… Sicché ora la famelicità è scatenata come non mai. E bisognerà vedere se, chi e come riuscirà a domarla. Possono riuscirci gli strapagati termitai della politica e della burocrazia, affetti da turbo-corruzione doppia, interna ed esterna? È lecito dubitarlo.

    In questo senso, urgono le riforme. Riforme della Pubblica amministrazione, della Giustizia e del Lavoro. Urgono, per "redistribuire" un minimo di giustizia sociale che faccia respirare la nazione. Senza contare l'esigenza di dare al Paese una legge elettorale equa, dopo l'abrogazione del "porcellum" da parte della Consulta e in seguito alle azioni legali di valenti giuristi come Felice Besostri, Aldo Bozzi e Claudio Tani.

    Ma sarà necessario incidere anche e in modo strutturale sui fondamenti istituzionali e costituzionali della Repubblica. Qui si decide in ultima analisi il ritorno alla Politica intesa in senso alto e nobile, come ragionevolezza che sa debellare l'avidità.

    Ciò premesso, la questione è così riassumibile: riusciranno i nostri eroi a "rifare l'Italia", per usare la formula turatiana rievocata da Matteo Renzi nella conferenza stampa della vittoria?

    Ovviamente, a questa domanda non si può rispondere prescindendo dal "come" delle riforme costituzionali, laddove l'avidità dell'establishment tende invece a portare il dibattito sul merito, a trasformare il merito in tafferuglio e a pilotare, facilmente, la decisione sulla base di meri rapporti di forza, per altro "trasformabili" a piacere.

    È allora allarmante constatare come il governo intenda procedere in quest'ambito, con il rischio o di assurde imperizie o anche di un nulla di fatto finale. È, inoltre, allarmante che la decisione sulle riforme venga reclusa in un parlamento di "nominati" e per giunta su base maggioritaria. L'Italia – ribadiamolo – è una Repubblica d'impianto costituzionale "proporzionalistico", che è quindi assolutamente incauto voler trasformare in senso maggioritario senza ridefinire accuratamente un sistema dei controlli e dei contrappesi, tanto più se s'intende transitare verso un parlamento monocamerale.

    E allora, repetita iuvant, occorre evitare di mettere il potere di decisione sulle riforme nelle mani di un giacobinismo partitocratico subalterno, frettoloso e arbitrario. Sarebbe più ragionevole sottrarre la complessa materia alle turbolenze parlamentari, chiamando invece il popolo a eleggere su base proporzionale una Commissione costituente cui affidare la riscrittura delle regole di base.

    Il tempo impiegato alla fine sarebbe lo stesso. E l'intero processo politico potrebbe svolgersi, da qui al 2018, in modo più stabile, lineare e controllabile sul piano democratico.

          

     

A BOTTA CALDA

 

Io non salterò sul carro del vincitore

 

Felice C. Besostri, uno dei tre giuristi che hanno condotto la battaglia legale per l’abrogazione del “porcellum”, commenta a botta calda i risultati elettorali e le prospettive di controriforma che potrebbero conseguirne.

 

Mentre scrivo, le proiezioni danno il PD  al 40%, il M5S al 22%, Altra Europa sopra soglia ma non consolidata. Il PD sostituisce la DC come partito centrale dello schieramento politico. Renzi ha vinto, ma paradossalmente è morto il bipolarismo e anche il maggioritario.Per governare non c'è bisogno di premi di maggioranza e altri trucchi. Al successo ha contribuito il timore di una vittoria dei 5Stelle e il meccanismo della Union sacré per salvare il paese, un meccanismo che ha mobilitato l'elettorato responsabile della missione nazionale dal PCI. Grillo è stato percepito come il pericolo populista, più pericoloso degli attentati alla democrazia costituzionale delle proposte renziane di riforma elettorale-istituzionale. Alla sinistra del PD c'è poco, quasi niente, se la sinistra è nel migliore dei  casi appena sopra soglia, per di più intorno a una coalizione elettorale e non a un nucleo di un movimento politico. Prendiamone atto. Paradossalmente resto convinto che una nuova sinistra sia necessaria in Italia e in Europa per ridare speranza a chi da questa crisi esce massacrato.

 

Felice C. Besostri, Milano

           

    

Belgio, dopo l’attentato

 

A Bruxelles per solidarietà

 

Affrontare e sconfiggere i razzisti e i nemici del

progetto di unificazione del nostro continente

 

Missione di solidarietà a Bruxelles per una delegazione della Comunità ebraica di Roma guidata dal suo presidente Riccardo Pacifici. A unirsi in raccoglimento nei luoghi dell'attacco a matrice antisemita in cui hanno perso la vita quattro innocenti sono stati anche il primo ministro Elio Di Rupo, il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese Francois Hollande.

    In un messaggio inviato al presidente delle Organizzazioni Ebraiche del Belgio Maurice Sosnowski il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha scritto: “Siamo ancora una volta uniti nel dolore e nella preoccupazione di dover constatare che persone e gruppi ispirati dal razzismo, dal nazismo e dall’antisemitismo siano in grado di colpire persone innocenti. Tutto ciò non ci meraviglia, perché fino ad oggi nessuna reazione forte e risolutiva è stata attuata in molti Paesi europei per mettere i terroristi, i criminali e gli assassini in condizioni di non nuocere… Ci auguriamo che i Parlamenti di tutti i Paesi, in piena sinergia con il Parlamento Europeo uscito dal voto, possano trovare la determinazione e l’accordo per affrontare e sconfiggere i nemici delle nostre Comunità e del progetto di unificazione del nostro continente”.

 

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Bruxelles, 27.5.2014 –Renzi, Hollande, Di Rupo a fianco

di Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana,

davanti al Museo Ebraico.

           

   

SPIGOLATURE 

 

Ora cinque anni

per salvare l’Europa

 

 

di Renzo Balmelli 

 

SHOCK. Alla fine del combattuto passaggio elettorale l'Europa non ha subito la paventata sconfitta irreparabile che sembrava delinearsi sui fondali dell'ostracismo e del livore rancoroso, come invece avrebbero tanto desiderato le malefiche Cassandre che si auguravano la morte dell'UE dentro l'urna. Urna che in questo caso aveva un evidente doppio significato. Ma lo shock c'è stato, inutile negarlo, e ora per risollevarsi dall'avanzata dei populisti, visceralmente ostili alla costruzione comunitaria, l'Unione è condannata a vincere e consolidarsi muovendosi senza indugi nel solco dei sogni genuinamente europeisti dei Padri fondatori. Per farlo avrà a disposizione cinque anni di tempo durante i quali dovrà dare fondo a tutte le sue risorse etiche, morali, culturali ed economiche al fine di dimostrare quanto sia insensato e anti storico lo splendido isolamento britannico, ma soprattutto quanto sia insopportabile la macchia nera che, molto peggio di quanto è accaduto oltre Manica, deturpa l'immagine della Francia, culla dei lumi e della fratellanza. Quel voto sconvolgente, che scatena l'avidità del Front National deciso a scalare l'Eliseo e ad imporre un sistema retrogrado, infatti non segna soltanto la rivolta rabbiosa degli euroscettici, ma indica qualcosa di molto più inquietante. Nella sua virulenza sciovinista il verdetto di una larga maggioranza di francesi riesuma le pagine più tristi e vergognose nella storia recente di questa grande Nazione che in un momento di crisi e di sconforto pare abbia dimenticato la sua dolce Marianne preferendogli la meno allegorica Marine.

 

DEMOCRAZIA. Adesso l'essenziale è che l'UE non faccia la stessa fine delle "anime morte" di Gogol, ma che la sua anima, andata persa in quella che non sempre a torto è stata percepita come la soffocante burocrazia di Bruxelles, la ritrovi in fretta per proseguire il suo cammino senza cadere in preda al disincanto. Se fossero gli scettici a dettare l'agenda politica, per le generazioni future si aprirebbe una voragine piena di incognite. Occorre dunque fermare la deriva populista prima che diventi uno tsunami e sfoci in una situazione estrema che fa gridare all'orrore già al solo pensiero che tre neonazisti, eredi di una ideologia bacata, andranno a occupare i banchi del Parlamento di Strasburgo. Lo sforzo maggiore sarà di riportare la democrazia dentro l'Europa, ma avendo l'accortezza di non trascinare nelle istituzioni votate al bene comune dei 27 le beghe, le meschinità, gli intrallazzi e le insulse ripicche delle parrocchie nazionaliste che spesso hanno frenato l'attuazione di programmi a largo respiro e condivisi per il rilancio della crescita e dell'occupazione, più necessario che mai. Sono in gioco, non dimentichiamolo, settant'anni di pace e molti altri a venire.

 

PROMESSA. Verrebbe quasi da dire: incredibile, ma vero. A bocce ferme il riformismo italiano, più volte paralizzato dall'infausto ventennio berlusconiano, potrebbe diventare un punto di riferimento e un laboratorio per l'Europa turbata dagli estremismi e in cerca di una nuova identità. Non fa ombra di dubbio, in effetti, che il trionfo del Pd, in pratica quasi un monocolore rinforzato dai dati delle regionali in Abruzzo e Piemonte, rappresenti un segnale in controtendenza di cui si dovrà tenere conto quale stimolante risposta agli euroscettici mentre l'Italia si accinge ad assumere la presidenza di turno dell'UE nel delicato clima post-elettorale. Ad ogni buon conto, comunque lo si valuti, nell'ora del giudizio il Bel Paese dopo gli sbandamenti del passato, riscopre la politica, non tradisce, da prova di equilibrio e saggezza, e sconfessa gli avventurieri del potere. Se nell'elenco dei trombati figurano un ex ormai definitivo e uno che dopo tanto vociare sta per diventarlo, uno che con uno slogan ormai privo di senso sostituisce il "vinceremo noi" con il "vinceremo poi", vuol dire che la lezione al termine del lungo viaggio nel deserto del qualunquismo è stata recepita. A chi ha il pallino in mano dopo avere superato la prima investitura popolare, corre ora l'obbligo di non vanificarla, questa lezione, affinché il voto non sia soltanto il prodotto dell'imprevedibilità, non diventi la classica occasione sprecata, ma si trasformi in una vera promessa più forte della paura nel solco della sinistra moderna, scevra dall'inciucio alla Nazareno.

 

CACAO. Quella del cioccolato è una storia appassionante che risale al 600 dopo Cristo, quando la civiltà dei Maya era all'apice. Sconosciuto in Europa fino alla scoperta dell'America, con i semi trasportati da Colombo divenne ben presto un nettare celebrato dal Casanova ed elevato dagli intraprendenti pasticcieri svizzeri a una forma d'arte della golosità. Con meno voli pindarici, ma tanto pragmatismo, la tavoletta dai mille gusti è stata la carta vincente che ha consentito a Petro Poroshenko, noto nel suo Paese come re del coccolato, di accedere alla presidenza dell'Ucraina dopo avere sbaragliato tutti gli avversari nonostante la presenza ingombrante dello zar Putin e la minaccia del feroce separatismo filo russo. A dispetto delle difficoltà, l'Ucraina a vocazione europea è riuscita almeno per ora, grazie alle elezioni strappate coi denti, a frenare lo smembramento dei suoi assetti scandito dal neo colonialismo di Mosca, anche se l'esito delle presidenziali non basterà per riportare la Crimea sotto la sua bandiera. Ad ogni buon conto, quando verrà invitato al Cremlino, Poroshenko, inventore della diplomazia al cacao, ci andrà di sicuro con una scatola di cioccolatini che non guastano mai per distendere l'atmosfera e smaltire le tensioni.

 

SEGRETO. In una sua canzoncina che conobbe un momento di popolarità, Renato Rascel si chiedeva dove andavano a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini. Al giorni nostri, invece, sono gli evasori provenienti da tutto il mondo a chiedersi dove andranno a finire i loro milioni sottratti al fisco, dal momento che la combinazione per proteggere i compiacenti forzieri svizzeri, reputati un tempo un fortino inaccessibile agli sguardi indiscreti, sta diventando sempre meno sicura. Col lento, ma inarrestabile declino del segreto bancario, il mitico segreto bancario, si stanno infatti aprendo maglie sempre più grandi nel tessuto di una istituzione che risale addirittura al 1934 e che niente e nessuno, né guerre né rivoluzioni, sembrava in grado di scalfire. Ma a quanto pare nemmeno ai piani alti della grande finanza elvetica nulla è eterno e l'accordo richiesto dall'Ocse a Berna per lo scambio automatico di informazioni sui conti cifrati rientra nel quadro delle concessioni reciproche che tolgono la Confederazione dalla scomoda lista nera dei paradisi fiscali, ma lascia gli evasori senza nessuna voglia di cantare e pieni di dubbi sulla sorte dei loro capitali in cerca di nascondigli.

 

ENERGIE. Dopo La grande bellezza, anche Le Meraviglie. L'Italia torna in prima pagina non soltanto per il voto europeo che la distingue dagli altri, ma anche perché dà segni di risveglio nel campo della creatività che è stata un suo fiore all'occhiello prima di essere anestetizzata dalla stiracchiata indolenza culturale del sultanato di Arcore. Nel cinema, al quale diede capolavori assoluti, la scuola italiana ha ottenuto in poche settimane due riconoscimenti prestigiosi: l'Oscar per il miglior film straniero a Paolo Sorrentino, e il Grand prix du Jury ad Alice Rohrwacher, giovane regista che con le sue Meraviglie, tra api, reumatismi e incantevoli quanto profonde riflessioni su una famiglia di agricoltori divenuta specchio e metafora della società,  ha emozionato la sala e la giuria, sfiorando la Palma d'oro al festival di Cannes. Che la giovane regista, prima italiana a vincere sulla Croisette, sia stata accompagnata alla premiazione da una non meno commossa Sofia Loren sotto lo sguardo di Marcello Mastroianni, raffigurato sul manifesto della Croisette, ha avuto un duplice, ed evidente significato: da un lato l'omaggio ai mostri sacri di Cinecittà, dall'altro la conferma che in questo Bel Paese tradito dai cattivi maestri ci sono ancora tante energie da liberare.

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

  

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Sul lavoro l'Istat indica

la direzione da seguire

 

La Cgil chiede "una riforma degli ammortizzatori sociali, la sperimentazione di un contratto a tutele progressive che cancelli quasi tutte le tipologie atipiche, un cambiamento della riforma Fornero sulle pensioni e una norma sulle dimissioni in bianco".

 

“Sul tema lavoro la fotografia che lancia oggi il rapporto Istat indica la traccia che il governo dovrebbe seguire, al contrario di quanto fatto ad oggi con il recente decreto lavoro. Un provvedimento che rischia di aggravare la situazione aumentando la precarietà e la breve durata dei contratti a termine, con i rinnovi illimitati e l'alto numero di proroghe senza causali”. E' quanto afferma la Cgil in una nota.

    “I problemi evidenziati, infatti, - prosegue la confederazione - ricalcano esattamente le priorità indicate dalla Cgil nel corso degli ultimi mesi: crescita della precarizzazione dei rapporti di lavoro negli ultimi 5 anni per l'incertezza dovuta alla crisi; difficoltà di collocazione dei lavoratori over 50 e delle lavoratrici madri; ripresa dell'emigrazione giovanile in particolare qualificata; crescita dei lavoratori poveri, in particolare donne”.

    Per questo la Cgil ribadisce che “occorre una riforma universale degli ammortizzatori sociali, la sperimentazione di un contratto a tutele progressive che cancelli quasi tutte le 46 tipologie atipiche di lavoro esistenti, un cambiamento profondo della riforma Fornero sulle pensioni e una norma vera che contrasti le dimissioni in bianco”.

    Inoltre, aggiunge la nota, “il dato sulle competenze come strumento per rafforzare il rapporto di lavoro e ad inserirsi nel mercato, indica che la formazione è un settore strategico su cui investire”. La Cgil ha lanciato a riguardo “una proposta di riforma della formazione professionale, dei servizi pubblici per il lavoro e degli ammortizzatori, si possono dare risposte in tempi brevi su tutti e tre questi temi senza cancellare diritti ma al contrario estendendoli a precari e soggetti fragili. Ci vuole disponibilità al dialogo e una volontà politica che sia orientata dal principio di 'fare presto' ma soprattutto di 'fare il meglio'. A partire dalla garanzia giovani e dalla riforma degli ammortizzatori, c'è bisogno del lavoro di tutti, governo, regioni e parti sociali, per dare risposte ad emergenze non rinviabili e che facciano fare uno scatto in avanti al paese, senza che nessuno venga lasciato solo”, conclude la nota.

   

        

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

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Parliamo di socialismo

 

Che farà Renzi?

 

Questo è oggi Renzi: un gigante dai piedi (politici) d’argilla.

 

di Giuseppe Tamburrano

 

Perché Renzi ha ottenuto uno splendido successo alle elezioni europee? Certamente per il suo carisma, per la sua bravura. Ma questo è solo una ragione.

    Renzi ha vinto perché Grillo alla fine ha fatto paura oppure ha disgustato molta gente con le sue insensate urla senza proposte: ed anche molta gente – a cominciare da me – che aveva deciso di astenersi, ha provato un complesso di sentimenti che hanno indotto il voto a Renzi.

    Se dovessimo votare domani questi fattori pro Renzi non sarebbero in campo.

    Renzi orgoglioso del suo successo ha detto che ora è tempo delle riforme. Ma Renzi non ha vinto elezioni politiche e dunque non ha una sua maggioranza parlamentare. Gli sconfitti alle elezioni europee certamente penseranno “meno male che non erano elezioni politiche”. E se qualcuno salirà sul carro del vincitore, la spinta prevalente sarà al sabotaggio per non alzare ancor più il piedistallo di Renzi.

    A cominciare da Grillo – o da molti grillini – il quale capirà che “lo spettacolo è finito, la gente se ne è andata…”. Ve lo immaginate Grillo che decide di fare un comizio a Piazza S. Giovanni? Quanti ascoltatori richiamerebbe?

    E i gruppi parlamentari? Qualcuno forse resterà con Renzi. Alfano? Ma in generale prevarrà il sentimento ostile perché aiutare Renzi a realizzare le sue riforme significa rafforzarlo politicamente: e chi è causa del suo mal pianga se stesso.

    Questo è oggi Renzi: un gigante dai piedi (politici) d’argilla.

    Se gli posso dare un consiglio: faccia la legge elettorale e vada alle elezioni. Oppure vada al voto con la legge che risulta dalla sentenza della Corte.

    Finora ha detto: “Se non mi fanno fare le riforme vado a casa” Credo che dopo il successo delle europee cambi opinione: se non mi fanno fare le riforme io vado di fronte agli elettori.

    Altrimenti di lui dovremmo dire: chi troppo in alto sale, cade sovente, precipitevolissimevolmente.

       

        

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Non corrono così

anche i cavalli?

 

Nella notte del 26 maggio 2014 la professione e l’industria giornalistica italiana hanno conosciuto di nuovo il sapore della disfatta…

 

di Celestino Spada

 

Nella notte del 26 maggio 2014 la professione e l’industria giornalistica italiana hanno conosciuto di nuovo il sapore della disfatta, dopo quella del 26 febbraio 2013, a risultati delle elezioni politiche acquisiti. Questa volta la voragine si è aperta sotto i loro piedi, fondati da venti anni sui sondaggi e le ricerche di mercato, proprio mentre andava in scena l’ultimo atto dell’ordalia fra Matteo Renzi e Beppe Grillo, così efficacemente allestita e rappresentata nelle ore e nei giorni delle ultime settimane. Quello che si annunciava come lo scioglimento del dramma fra i nuovi protagonisti della scena politica italiana è stata la frana in diretta e la liquefazione di quanto restava nel nostro paese della credibilità dell’offerta televisiva e stampata di informazione: il mondo era andato da un’altra parte, le cose erano andate e stavano proprio in un altro modo, e impresari e attori dovevano cambiare subito, davanti agli spettatori frastornati, locandine e copioni. Era come se il pubblico, chiamato a gran voce ad assistere al dramma epocale della “storia che si fa sotto i vostri occhi”, si sia trovato di fronte allo scasso del copione e al crollo delle scene sulla compagnia che lo stava rappresentando: una compagnia inadeguata, chiaramente “sovrastata dagli eventi”, appunto.

    Bisogna dire che questa volta si è avuta subito una qualche reazione pubblica, se non altro perché uno spettacolo d’informazione così sconquassato da eventi esterni alla sceneggiatura non si era ancora visto. Neppure in Italia. In alcuni programmi televisivi sono finiti, naturalmente, sotto accusa i sondaggisti, chiamati a render conto dei prodotti farlocchi spacciati fino alla mezzanotte del 25. Sono stati evocati, naturalmente, gli aruspici, la lettura delle viscere, il volo degli uccelli; gli addetti ai numeri sono stati accusati non solo di cacciar balle, ma di raccontare favole, fantasie “aggiustate” fra loro, per non contraddirsi con i media, committenti creduloni. Anche industriali e giornalisti (anzi soprattutto loro, e prim’ancora del pubblico) erano la parte lesa vociferante di un cotale crollo, finché un’accusata non contumace, la signora Elisabetta Ghisleri, ha fatto presente, dopo vari abracadabra con i dati delle liste minori, che c’erano tre milioni e mezzo di incerti nei dati forniti da lei e dai suoi pari ai giornalisti.

    Qualcuno aveva mai parlato di “incerti”? Era mai stata gridata con la dovuta evidenza questa parola, nel precipitare angoscioso del nodo stretto alla gola dell’opinione pubblica nazionale, nelle settimane giorni ore e minuti del conto alla rovescia mediatico verso le elezioni europee? Con la stessa evidenza data ai punti della distanza, ai decimali dei recuperi, all’affanno della tenuta, all’empito della rincorsa fra la coppia di testa di questo racing nostrano, messo in scena dai media per il proprio declinante pubblico di lettori e spettatori? Che ne sarebbe stato delle copie vendute e, soprattutto, degli share dei tg e degli spettacolini della politica proliferati negli ultimi mesi su tutte le reti generaliste italiane, senza tutta questa concitazione, senza un tale forsennato imbonimento? Che vita avrebbero fatto i giornalisti in queste settimane, senza tutta questa adrenalina (così sprecata, si è visto) ai fini di una buona e corretta informazione, e così utile ad altri fini, tutti interni alla professione, evidentemente, e alla permanenza del primato, nell’agenda dei media e nell’attenzione del pubblico, di una politica ridotta a corse di cani e del loro ruolo in essa?

    Speriamo che quanto abbiamo potuto vedere sceneggiato nell’offerta mediale, in questa occasione, sia stata l’ultima epifania del sistema maggioritario come ci è stato scodellato in casa durante la seconda Repubblica – con il suo orizzonte mentale e istituzionale duale, primitivo, regressivo – messa in scena dopo quasi il tramonto (fino alle corse clandestine dell’ippodromo www.notapolitica.it) da un sistema ormai sclerotizzato nei linguaggi, nei ritmi, nei toni, nei formati; e ripetitivo, modesto nelle ambizioni e nelle logiche competitive dei ruoli professionali e dei mezzi, nella televisione generalista declinante come nella carta stampata agonizzante. Senza farci nessuna illusione, naturalmente, su quanto ci annuncia la grande rete, dove la sindrome ossessivo-compulsiva di un’umanità che si cerca si somma e, in parte, sorregge l’economia e la sorte di questa industria obsoleta e screditata, nella proliferazione dei “contatti” e degli introiti.

           

   

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

HOLLANDE

CI LASCIA

LE PEN

 

Intervista con Marc Osouf, esperto di politica estera del PSF

 

di Roberto Capocelli

 

    Come spiega il successo elettorale di Le Pen?

    Osouf - Il successo del FN affonda le sue radici in una molteplicità di fattori. È significativo, ad esempio, che Marie Le Pen, dopo il successo elettorale alle Europee, abbia messo subito in chiaro di non volere un accordo elettorale né con Alba Dorata, né con i neonazisti ungheresi. Il FN sa bene che un accordo con queste forze, considerate estremiste e poco istituzionali, danneggerebbe l’immagine pubblica che hanno costruito. Per intenderci, Le Pen è molto più moderata di Grillo. Il vero risultato straordinario che ha ottenuto il FN sono stati i voti raccolti nelle vecchie regioni industriali, nell’est. Parliamo di aree in cui il Partito comunista francese prendeva il 40%. Un elettorato che si è sentito completamente abbandonato: i pensionati, gli ex minatori, gente che è in disoccupazione da anni, i padri come i figli. Una fetta di popolazione che dovrebbe, insomma, naturalmente essere intercettata dal PS e che, invece, si sente abbandonata.

    Le Pen ha parlato di “priorità nazionale”. Una parola chiave che ha conquistato l’elettorato?

    Osouf - Sull’idea di preferenza nazionale i Le Pen hanno creato un vero e proprio marchio di fabbrica del Fronte, sin dagli inizi: un punto su cui non è cambiato il discorso da padre a figlia. Un argomento che si coniuga bene con il momento di insicurezza economica e con il pericolo della piccola criminalità, diventando uno slogan dirompente nelle fasce popolari. Sul fronte economico, Le Pen ha presentato un programma molto incentrato sul sociale, salvo che il discorso cambia sulle questioni dell’immigrazione.

    Una rivelazione?

    Osouf - No. In realtà c’erano già elementi in questo senso ed erano abbastanza chiari da tempo. Anche se c’è un altro dato da non sottovalutare: dobbiamo tenere conto che più della metà degli elettori non ha votato. Tra questi, non è da sottovalutare che almeno il 10 per cento delle astensioni di sinistra sono state astensioni volontarie, una sorta di voto di protesta per assenza di rappresentanza. Dati che ci danno la dimensione della crisi e che si caratterizzano attraverso 2 fattori estremamente significativi per la sinistra, due fattori terribili: il primo è che, oggi, il PS rappresenta circa l’8 per cento degli operai. Il secondo è che il FN rappresenta tra il 35 e il 40 per cento della vecchia base della sinistra. Quasi niente ha resistito e il risultato, è chiaro.

    Cosa si prospetta per la sinistra europeista francese?

    Osouf - Non certo uno scenario roseo, soprattutto se consideriamo che i moderati di centro, che hanno una base europeista, sono al 10 per cento. Sommato al resto dei partiti convintamente europeisti siamo su percentuali basse. Anche la disfatta del fronte di sinistra, che ha ha un risultato miserabile non ha intercettato voto della caduta verticale del PS. C’è un’atmosfera da fine della Quarta Repubblica con un PS che sembra non avere alcuna influenza sugli eventi. Ad esempio, molti socialisti continuano ad illudersi e ad affermare che l’elettorato magrebino non possa votare per la destra: un errore grossolano visto che gli ultimi dati hanno smentito questa credenza. Del resto era evidente visto che si parla di fasce di elettorato che hanno votato la destra perché hanno gli stessi problemi degli altri: la vita nelle periferie, la disoccupazione, la sicurezza.

    Quale scenario politico si apre?

    Osouf - Abbiamo un tripartitismo e il vero rischio è che alle prossime elezioni presidenziali, la madre di tutte le elezioni soprattutto dopo le ultime modifiche costituzionali, la sinistra non arrivi nemmeno al doppio turno. Un rischio che si fonde con la bufera che sta travolgendo anche il centrodestra negli ultimi giorni e che sta prospettandosi come una sorta di tangentopoli francese: il Segretario generale dell’Eliseo è stato interrogato dalla polizia e questa storia dei finanziamenti illeciti è evidente che, da un momento all’altro, toccherà anche Sarkozy. L’unico uomo di Stato che emerge in questo momento è Alain Juppe, ex ministro sotto Chirac. Per la sinistra c’è il buio e, così come è oggi, difficilmente potrà trovare una via d’uscita da questa situazione. Hollande ha preso una direzione conservatrice e non ha realizzato nessuna innovazione: non è un caso che nel gruppo socialista alla Camera ci siano state 40 astensioni su una votazione, e c’è il voto di un centinaio deputati dichiaratisi contrari a questa politica. Un gruppo che non ha sbocco perché senza leader e spazi di manovra. Ma il re è nudo: ricordo una battuta di alcuni anni fa quando chiesero a qualcuno se fosse vicina la “ricomposizione” e questi rispose che la “scomposizione” non era ancora finita. Descrive molto bene la situazione dei socialisti francesi. Anche la scelta di Schulz non ha portato a molto perché la gente ha capito che c’è una questione a livello europeo e la candidatura era più propagandistica che politicamente valida.

 

Vai al sito dell’avantionline

       

    

Dalla Fondazione Rosselli di Firenze

http://www.rosselli.org/

 

Una svolta nella

politica nazionale

 

di Valdo Spini

 

Le elezioni del 25 Maggio hanno segnato una svolta nella politica nazionale, dal punto di vista di una prima flessione del Movimento Cinque Stelle e del netto ridimensionamento di Forza Italia. Il Pd, partito del centrosinistra e del Socialismo Europeo, ha ora una grande chance sia in Italia che in Europa e credo sarà interesse comune dibatterne i contenuti e i possibili sbocchi. Non mancheremo, per quanto ci sarà possibile, di farlo.
    Nell’ottica fiorentina, i risultati delle elezioni non sono stati favorevoli alla lista “Sostieni Firenze”, che pure si collocava nell’ambito del centrosinistra. Direi che questo è avvenuto soprattutto in relazione a fenomeni politici generali che si sono sviluppati ben al di sopra delle nostre teste.

    Qualcuno durante la campagna elettorale ci aveva rimproverato l’abbinamento alla candidatura a Sindaco di Dario Nardella che invece si è confermata una candidatura forte e vincente.
    Il problema è stato che, nelle condizioni politiche generali, nazionali e locali, per come si sono sviluppate, si è manifestato nel centrosinistra un bisogno di identificazione con il Partito Democratico a cui il nostro elettorato potenziale è stato indubbiamente sensibile, come i risultati così significativi che questo partito ha conseguito, denotano chiaramente.

    Abbiamo fatto peraltro una battaglia giusta. Portare dentro il centro sinistra le nostre idee. Oggi 28 maggio sono stato al Collegio Sant’Anna di Pisa per discutere del mio libro “La buona Politica” con Nadia Urbinati, Emanuele Rossi e Anna Loretoni, mentre Sabato 31 Maggio farò lo stesso a Rionero in Vulture (Potenza) con il prof. Marco Paolino, Marcello Pittella presidente della Regione Basilicata, Mario Polese e Francesco Pietrantuono consiglieri regionali, il sindaco di Rionero, Antonio Placido, deputato. Coordinerà Nicola Giansanti.
    A Firenze in particolare interverrò il 3 giugno alle 18 ad un concerto della nostra candidata Camilla Insom e del suo complesso nello Spazio Quaderni Rosselli di via Alfani.

    Il 9 Giugno siete tutti invitati alla mostra di scultura e al convegno che svolgeremo, sempre allo Spazio QCR per l’ anniversario dei Fratelli Rosselli.

       

 

Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

I nuovi serali

Una scuola al 70%

 

di Giorgio Morale

 

Questa puntata di vivalascuola è dedicata a una scuola di cui poco o per niente si parla, ma che pure per molti rappresenta un'occasione preziosa, a volte l'ultima, di riscatto culturale e sociale: la scuola serale.

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/05/19/vivalascuola-173/

 

Dopo sette anni di annunci, rimandi, ripensamenti, sperimentazioni, a settembre 2014 dovrebbe partire la “riforma” dell'istruzione degli adulti che istituisce i CPIA.

    Il quadro orario si attesta sulle 23, 24 ore settimanali: alcune materie vengono drasticamente ridimensionate (italiano, matematica, le lingue), altre quasi scompaiono (storia, diritto). L’orario complessivo viene ridotto al 70% dei corrispondenti corsi diurni; la definizione dell’organico viene subordinata al vincolo di 10 docenti per 160 studenti. Lo Stato, tagliando un 30% del curriculum, prevede di tagliare anche un 30% del personale. D'altra parte, nel 2007, la proposta di istituzione dei CPIA si trovava, non a caso, al comma 632 della Legge Finanziaria.

    La logica è sempre la stessa: “riformare” per, in nome dell'efficienza, tagliare il servizio.

    Opporsi a questa "riforma" non vuol dire difendere una manciata di ore, anche quando rappresentano una cattedra in più o in meno. È una logica culturale quella per cui vale la pena di lottare, in nome di coloro che non hanno la voce e gli strumenti per farlo.

  

   

ATTENZIONE!

POESIA MIGRANTE

 

Liberi di...

dover emigrare

 

Leonardo Zanier e le sue poesie d’emigrazione, ora tradotte

in arabo, alla Casa della Storia e della Memoria di Roma

 

(Roma, 28.5.2014) Ieri alla Casa della Storia e della Memoria si è svolta la presentazione della raccolta di poesie di Leonardo Zanier, Liberi di... dover partire (effigie, 2012).

    Zanier, nato a Comeglians nel 1935, lascia il Friuli da emigrante negli anni '50 per raggiungere la Svizzera dove lavora come disegnatore, entra nel sindacato, viene eletto alla presidenza delle "Colonie Libere Italiane", partecipa alla fondazione dell'ECAP e diviene coordinatore europeo delle strutture estere della Cgil.

    Zanier ha liberato la sua lingua "da un certo che di arcadico e bellettristico in cui era stata impigliata la lirica friulana, anche la migliore e più alta", come nota Tullio De Mauro.

    Poeta di notevole statura, esordisce già grande, con Libars di… scugnî lâ - Liberi di... dover partire, la raccolta di poesie recentemente ripubblicata con le traduzioni francese e araba a fronte, in una preziosa edizione che offre spunto per mettere in relazione la testimonianza di un poeta migrante friulano di cinquant'anni fa con le sofferte vicende degli immigrati di oggi.

    Alessandra Kersevan ha cantato le poesie di Zanier in friulano, musicate dal Canzoniere di Aiello, alternandosi con Abubakar Mukhtar Jokof, rifugiato somalo, che ha letto alcune delle liriche tradotte in arabo. La versione araba è stata approntata da Ayad Alabbar, docente di Lingua e Letteratura araba all'Università di Torino.

    Alla manifestazione sono intervenuti Alessandro Triulzi (Archivio Memorie Migranti) e Alessandro Portelli (Circolo Gianni Bosio). Lucio Cereatti introdotto il pubblico al mondo poetico e sociale di Zanier. La manifestazione, promossa dal Circolo Gianni Bosio in collaborazione con Archivio delle Memorie Migranti, è stata coordinata da Fiorella Leone.

           

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

        

LETTERA

 

Grazie, Roma

 

Goffredo Bettini, europarlamentare neo-eletto, scrive un lettera

di ringraziamento ai cittadini “che hanno scelto di votarmi”

 

Il risultato elettorale è splendido, per il PD e per Renzi. Ha un valore storico. Seppellisce finalmente, con il voto democratico, l' era di Berlusconi. Sconfigge la violenza populista e confusa di Grillo. Apre una stagione di cambiamenti profondi e ridà una speranza all’Italia che in questi anni ha resistito.

Voglio ringraziare le migliaia di cittadini che hanno scelto di votarmi. La nostra lista era competitiva e di qualità. I due capilista, Bonafé e Sassoli, hanno confermato la loro meritata e grande popolarità. Roma, al contrario di quanto qualcuno sperava e annunciava, si conferma come una grande capitale democratica.

Sono risultato quarto nel collegio dell’Italia centrale. Con una affermazione bellissima nel Lazio, soprattutto nelle provincie di Viterbo, Latina e di Roma. È un voto politico e di fiducia personale, non avendo io correnti ed essendo stato negli ultimi anni senza alcun incarico di potere, di partito, istituzionale.

Ringrazio tutti e cercherò di essere all' altezza dei compiti che mi aspettano.

 

Goffredo Bettini, Roma

           

        

LETTERA

 

Se le banche non prestano

 

Sull’articolo di Lettieri e Raimondi

“E le banche fanno festa” (ADL 21.5.14)

 

Quello che Lettieri e Raimondi chiedono, la Cassa depositi e prestiti (Cdp) già lo fa. Cdp detiene il risparmio delle nonnine che, come potrà facilmente intuire, non è capitale di rischio e quindi deve investirlo con prudenza, generalmente in grandi e medi "campioni nazionali" o in infrastrutture con rendimenti di medio lungo periodo. Come al solito si ignora la storia. E quando si ignora la storia solitamente non si riesce a razionalizzare. Il problema del nanismo e del connesso scarso livello di innovazione del sistema produttivo italiano è dovuto al fatto che le imprese sfruttando un effetto tecnicamente chiamato di paratasse, hanno sempre preferito il capitale di credito di origine bancaria al capitale di rischio. Sin che il sistema bancario è stato prodigo – MPS insegna – il sistema ha tenuto. Con la crisi i limiti della sottocapitalizzazione, delle ridotte dimensioni di molte aziende a mercato esclusivamente locale (circa il 90%) e di bassa specializzazione produttiva son venute a galla. 

    Il business delle banche è prestare soldi. Se le banche non prestano è perché nella maggior parte dei casi i prenditori hanno business fallimentari. Se lei ha un buon progetto di business di soldi gliene danno quanti ne vuole. Se invece vuole aprire l'ennesima pizzeria sarà un po' più difficile.

    Si parla tanto di separazione bancaria, ma appare chiaro che sfugge completamente tra cosa, creando solo confusione.

    Le banche ordinarie hanno un business basato sulla "trasformazione per scadenza", così si chiama tecnicamente. Le banche commerciali coprono un altro mercato quello dell'equity (capitale di rischio).

Gli imprenditori italiani erano abituati a chiedere credito alle banche ordinarie invece di investire in equity ecco il motivo per cui un vero mercato dei capitali in Italia non è mai esistito. Finché la trottola girava andava bene a tutti. Ora la colpa è delle banche. Un buon corso elementare di tecnica bancaria aiuterebbe molti intellettuali a diffidare di spiegazioni un po' troppo superficiali.

 

Vito A. Ayroldi, Milano

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Ringrazio il sig. Ayroldi per le riflessioni cha ha voluto condividere su questioni relative al sistema bancario globale e alle debolezze  relative al nostro sistema bancario e di accesso al credito.

Alcuni di questi argomenti sono stati negli anni passati e in parecchie occasioni da noi già trattati. Chi fosse interessato potrebbe trovare circa 200 analisi-articoli anche in www.italiaoggi.it.

    Sono molto consapevole del ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, anche perché ho avuto importanti contatti in rapporto alla sua internazionalizzazione e alla ricerca di nuove forme di finanziamento a lungo termine non speculativo. Al riguardo sarebbe importante vedere anche i lavori presentati dal www.ltic.org/ .

    Per quanto riguarda il sistema bancario globale, tenendo certamente conto delle piccole differenze nazionali, suggerisco alcune utili letture e approfondimenti:

·        Il rapporto del 2011 della «Financial Crisis Inquiry Commission» diretta da Phil Angelides

·        Il rapporto «Wall Street and the financial crisis: anatomy of a financial collapse» della Commissione d'indagine bipartisan del Senato americano presieduta dal democratico Carl Levin e dal repubblicano Tom Coburn.

    Per quanto riguarda la separazione bancaria suggerisco anche di vedere, tra l’altro, gli interventi di Thomas Hoenig, vice presidente della Federal Deposit Insurance Corporation americana.

    La crisi globale si è scatenata negli Usa, ma alcuni istituti americani hanno avuto almeno il coraggio di analizzare a fondo le cause. Ciò non significa che finora i rimedi siano stati apportati in modo efficace. In ogni caso sono studi di grandi utilità per esperti, ricercatori ed intellettuali interessati.

 

Cordiali saluti.

Paolo Raimondi

       

    

LETTERA

 

Sono molto contento

 

Un elettore PD sull’esito elettorale

 

Salve, sono molto contento, per non dire contentissimo dei risultati elettorali italiani alle europee: PD al 40,8 %!!! Movimento 5 Stelle e Forza Italia insieme fanno meno.

    Un risultato che pone l'Italia all'attenzione dell'Europa e oltre; un risultato che "faciliterà" il cambio di passo di cui l'Italia l'Europa hanno bisogno!

 

Buona serata

Salvatore,  e-mail

           

 

LETTERA

 

RICOMINCIO DA  4

 

Un elettore di Tsipras sull’esito elettorale

 

CARISSIM*, PARAFRASANDO IL BUON MASSIMO TROISI,

E SPERANDO DI NON DISPIACERE A NESSUNO,

MI PERMETTO DI DIRE “RICOMINCIO DA  4”.

 

Cordialissimi saluti

Nino,  e-mail

           

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

Direttore: Andrea Ermano

Amministratore: Sandro Simonitto

Web: Maurizio Montana

 

L'editrice de L'Avvenire dei lavoratori si regge sull'autofinanziamento. E' parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che dal 18 marzo 1905 opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista".

    L'ADL è un'editrice di emigranti fondata nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera.

    Nato come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte durante la Prima guerra mondiale al movimento pacifista di Zimmerwald; ha ospitato l'Avanti! clandestino (in co-edizione) durante il ventennio fascista; ha garantito durante la Seconda guerra mondiale la stampa e la distribuzione, spesso rischiosa, dei materiali elaborati dal Centro estero socialista di Zurigo.

    Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha condotto una lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana, di chiunque, ovunque.

    Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo nella salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

        

 

Allegato Rimosso
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