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[Diritti] Anarres-info. Libia , No Muos, No Tav, No F35, Calcidica, democratur a, appuntamenti…



Anarres-info. Libia, No Muos, No Tav, No F35, Calcidica, democratura, appuntamenti…

Niscemi. I No Muos invadono la base
Sabato 9 agosto.
Migliaia di attivisti hanno preso parte alla manifestazione contro le antenne di guerra. Il corteo è partito da Contrada Ulmo dirigendosi verso la base dell’esercito statunitense in barba ai divieti imposti dalla Questura. Come il 9 agosto dello scorso anno un buon numero è riuscito ad entrare nella base, dove da giovedì una delle antenne è occupata da sette No Muos.
Dopo la partenza alcuni No Muos hanno dato alle fiamme i fogli dei via e i divieti di dimora imposti dalla polizia e dalla magistratura. Una bella risposta a chi credeva di allontanarli dalle lotte.
Il corteo era aperto dalle mamme No Muos, in prima linea nella lotta contro il sistema Muos e contro tutte le antenne, le cui emissioni hanno provocato tumori specie tra i più piccoli.
Senza dimenticare che le antenne vecchie e nuove sono un tassello importante del sistema di comunicazione militare statunitense per le guerre di oggi e di domani.
Il corteo ha percorso il perimetro della base fino ad arrivare a ridosso delle antenne dove erano saliti i sette attivisti.
Quando le reti sono state tagliate e i No Muos in testa al corteo hanno cominciato ad entrare la polizia ha caricato. Più in là sono stati aperti altri varchi e i manifestanti si sono riversati nell'area della base raggiungendo l’antenna occupata.
Un’importante giornata di lotta di un movimento che non si arrende.
Tre dei sette sull'antenna hanno deciso di scendere: continua la resistenza degli altri quattro.

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Libia. Il grande gioco tra sangue e petrolio
La Libia è attraversata da una guerra per bande che sta frantumando il paese, rendendo sempre più difficile la vita sia ai libici sia ai numerosi profughi subsahariani che ci vivono. Mercoledì 6 agosto c’é stato un blackout totale. A Tripoli internet, la rete dei cellulari e l’acqua funzionano a singhiozzo.
Anche l’assistenza sanitaria è a rischio, perché il governo filippino ha chiesto ai 13mila lavoratori immigrati nel paese di lasciare la Libia. Ben tremila filippini lavoravano in Libia come infermieri e medici.
Continua a leggere e ascolta l’intervista a Karim Metref, un torinese di origine Kabila, insegnante, blogger, attento osservatore di quanto accade in nord Africa.

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No Muos. Un campeggio di lotta
Giovedì 7 agosto. Ad un anno di distanza dalla
grande manifestazione popolare che invase la base statunitense di Niscemi, nel segno di un’opposizione concreta all’installazione del sistema di controllo satellitare nella sughereta di Niscemi, il movimento rilancia con una settimana di campeggio resistente e con una manifestazione di lotta il 9 agosto.
L’anno appena trascorso è stato segnato dalla fine dei lavori per l’installazione delle antenne, dall’inasprirsi della repressione, dalla tentazione della rassegnazione.
Quest’estate di lotta è un’importante occasione di rilancio per un movimento che in questi mesi ha continuato il proprio lavoro di informazione sul territorio, per aprire nuove possibilità ad un’agire che oggi mira ad impedire che le antenne vengano attivate.
Quando l’intero sistema sarà attivato su scala planetaria offrirà una straordinaria arma all’esercito statunitense, che potrà controllare i territori che vuole colpire per indirizzare i droni carichi di bombe su obiettivi ovunque nel mondo.
Il ministero dell’Interno ha deciso di tentare la carta della repressione preventiva, dando il foglio di via da Niscemi a 29 attivisti siciliani e vietando al corteo del 9 di attraversare la sughereta. Il pretesto per il divieto è la delicatezza dell’ecosistema. Peccato che tanta attenzione ai danni ambientali non tocchi gli abitanti di Niscemi sottoposti da decenni alle radiazioni delle altre antenne della base statunitense.
Un gioco sporco che mostra in controluce la trama di chi lo fa.
Anarres ne ha parlato con Pippo Gurrieri, attivista No Muos.
Ascolta la diretta

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I dolori del giovane Renzi
Il più giovane e dinamico capo del governo italiano (dopo Benito Mussolini) corre molto ma inciampa spesso.
In un paio di giorni ha dovuto incassare la bocciatura della confcommercio, che ha giudicato nullo l’effetto del taglio dell’Irpef per la ripresa dei consumi, e la delusione dei quattromila insegnanti che hanno visto sfumare la pensione mentre erano in dirittura d’arrivo.
Nonostante i frequenti scivoloni Renzi, tra un colpo di fiducia, una tagliola e una brasatura di massa degli emendamenti sta spazzando via la seconda camera elettiva dello Stato, prepara un’ennesima legge elettorale con l’asso pigliatutto per consolidare la democratura italiana.
Nonostante le statistiche lo diano in lieve calo di popolarità, riesce ancora a rappresentare il nuovo che avanza, mascherando il taglio di migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione per lotta alla burocrazia.
Ovviamente la tenuta si vedrà nel tempo. In un paese dove amicizie e clientele resistono nei decenni Renzi rischia di perdere per strada alcuni preziosi segmenti della sua base.
Il taglio di metà dei distacchi sindacali nel pubblico impiego – se ha alimentato la fama del leader che non guarda in faccia nessuno – ha allungato la fila degli scontenti.
Di oggi la notizia che la Cgil ha deciso di sottoporre alla Commissione europea la riforma del lavoro. Camusso non ha proclamato un’ora di sciopero contro le misure del governo, ma gioca la carta europea per punzecchiare il Primo Ministro.
Renzi dal canto suo imita Peron e cerca di instaurare una relazione diretta con il “popolo” tagliando i ponti con gli organismi di intermediazione sociale come il sindacato (post) concertativo e la stessa Confindustria.
L’info di blackout ne ha parlato con Cosimo Scarinzi della Cub.
Ascolta la diretta

Anarres ha discusso con Pietro Stara del populismo renziano, che più che in Mussolini, pare specchiarsi nell’argentino Juan Peron. Ascolta la chiacchierata

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Rom a Torino. Demolite altre baracche
Martedì 5 agosto. Le ruspe demoliscono un’altra porzione della baraccopoli sorta lungo le rive dello Stura, di fronte all’Iveco. E’ la seconda volta in poche settimane. I giornali parlano di degrado, abusivi, pulizia.
I rom di lungo Stura Lazio sono quasi tutti rumeni. In Romania non ci sono campi “nomadi” perché non ci sono nomadi. Chi arriva in Italia o in Francia viene etichettato come “nomade”, vagabondo, perdigiorno e relegato nei campi. Sono i campi che ti rendono zingaro, persona di passaggio per volontà dello Stato.
I mestieri tradizionali della gente rom, la riparazione delle pentole, l’addestramento dei cavalli, gli spettacoli di strada sono scomparsi come tanti altri mestieri “tradizionali” dei gagi.
I calderai rom, che viaggiavano in una regione, passando ogni anno o stagione sono spariti come i fini ebanisti piemontesi, cui la città di Torino dedica le vie.
Il nomadismo era legato al lavoro: sparito il lavoro, sparito il nomadismo. I contadini poveri piemontesi cent’anni fa in inverno andavano in Francia a fare i muratori: il loro era un nomadismo stagionale. Ogni primavera valicavano nuovamente le Alpi per tornare alle loro case.
I sinti piemontesi, che vivono nella nostra regione da 700 anni, parlano un dialetto piemu da campagnini non viaggiano più. Gli unici sinti che si muovono ancora sono quelli dei circhi: i giostrai viaggiano sempre meno, si cercano un posto fisso e lì vivono la loro vita.
Gli sgomberati di lungo Stura Lazio non hanno prospettive di trovare una casa. Più facile trovare un lavoro che una casa. Chi non ha una casa è tout court pericoloso. Così come l’uroboro che si morde la coda nutrendosi di se stesso, il razzismo istituzionale genera politiche di esclusione sociale: l’esclusione alimenta a sua volta il razzismo.
Nei fatti gli sgomberi di queste settimane sono solo operazioni di facciata. Non tutte le baracche sono state tirate giù e presto l’area tornerà a popolarsi di uomini, donne e bambini che non hanno altro posto che un’area alluvionabile e pericolosa lontana anni luce dalle case dove vivono i gagi.
Gli stessi gagi che profittano della presenza delle baracche per trasformare l’area nella propria discarica abusiva. I cronisti dei quotidiani cittadini cesellano la loro prosa su quei cumuli di immondizia. La dignità di chi è forzato a viverci viene schiacciata da un pregiudizio che si autoalimenta.

Ascolta la diretta fatta dall’info di blackout con Cecilia, antirazzista torinese

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Chiomonte. Colazione (e pranzo) No Tav ai cancelli della centrale
Mercoledì 6 agosto. Giornata di lotta ai cancelli che chiudono strada dell’Avanà nei pressi della centrale Iren al ponte sulla Dora. Una quarantina di No Tav, sin dalle sei e mezza del mattino, hanno fatto colazione di fronte all’ingresso della zona occupata, mettendo in difficoltà l’apparato disciplinare e le ditte collaborazioniste. I camion delle imprese che ogni giorno passano di lì per entrare nell’area del tunnel sono stati obbligati a fare il giro dall’autostrada.
Un altro gruppo di No Tav ha fatto un giro di monitoraggio del cantiere. Il presidio ai cancelli va avanti sino al tardo pomeriggio.
Dopo la colazione è scattata una partita a bocce quadre.
La “colazione a Chiomonte”, ripresa la scorsa settimana dopo mesi di stop, raccoglie sempre più attivisti, decisi a punzecchiare le truppe di occupazione per l’intero mese di agosto. E oltre.

Ascolta la diretta  dell’info di blackout con Mimmo (e con Paolo) attivisti No Tav della banda degli over 50

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No F35. Un business esplosivo
Il primo agosto si è svolto un presidio No F35 a Cameri, di fronte all’ingresso dello stabilimento, dove sono in fase di assemblaggio 6 (forse 8) F35, i cacciabombardieri “invisibili” prodotti dalla statunitense Loockeed Martin, in joint venture con l’italiana Alenia che fornisce i cassoni alari.
Un segnale del movimento No F35, che lungi dall’essersi rassegnato, continua la propria lotta per la chiusura dello stabilimento novarese e di tutte le fabbriche di morte.
L’info di blackout ne ha parlato con Domenico, antimilitarista novarese in prima fila nella lotta. un’occasione per fare il punto sull’acquisto dei bombardieri, sulla necessità di creare una rete di mutuo appoggio, che si dia nella concretezza della lotta.

Ascolta la diretta

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Calcidica. Lotta contro le miniere d’oro

La lotta contro l’estrazione dell’oronella penisola calcidica dura da molti anni. Ha avuto nuovo impulso con la decisione di aprire una cava a cielo aperto, dall’impatto ambientale molto forte.
É cominciata dal bosco di Skouriésl’attuazione del progetto della Ellenikos Xrisos Spa, impresa di estrazione mineraria appartenente per il 95% alla multinazionale canadese Eldorado Gold e per il 5% all’industriale greco Bobola.
Continua a leggere e ascolta l’intervista a Iannis, di Megali Panaghia

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No Tav. Polveri sottili, repressione pesante

Il limite delle polveri sottili in Clarea è stato più volte traforato. I dati, che l’Arpa rende noti in maniera lacunosa, sono però molto chiari: la salute di noi tutti è in pericolo.
I No Tav, attenti nel monitorare i danni ambientali provocati dal cantiere del tunnel geognostico in Clarea, stanno facendo un attento lavoro di informazione.
Venerdì a Giaglione si terrà una serata informativa sulle polveri.
L’info di Blackout ne ha parlato con Claudio Cancelli, del Politecnico di Torino, tra i primi a denunciare i rischi di un’opera che i governi definiscono “strategica”, continuando a pigiare il pedale dello sviluppo, nonostante tutti i dati dimostrino l’inutilità della Torino Lyon.
Cancelli, che è uomo curioso, ha fatto una ricerca per capire in che senso il Tav in Val Susa fosse strategico ed ha fatto la scoperta interessante che la natura “strategica” del grande tunnel degli affari è stata decisa dal ministero degli Interni, ossia dall’apparato repressivo dello Stato.
Dall’analisi delle polveri, dalla certa presenza di rocce di amianto e uranio, l’intervista si è spostata sull’incrudirsi della pressione disciplinare, sulla crescita dei poteri dell’esecutivo, sulla subordinazione di buona parte dei media e degli intellettuali alla narrazione dominante sulle grandi opere e sui “comitatini” (l’espressione è di Matteo Renzi) che vi si oppongono.

Ascolta qui l’intervista a Claudio Cancelli

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Serravalle. Resistenza agli espropri

Mercoledì 30 luglio. Centinaia di persone per tutto il giorno sono state per le strade di Arquata, Serravalle e Pozzolo per provare ad impedire la realizzazione degliespropri preliminari alla realizzazione del Terzo Valico.
E’ stata una lunga giornata di lotta. I No Tav No Terzo Valico sin dalle prime ore dell’alba hanno dato vita a tre presidi, nelle zone dove i proprietari delle case avevano deciso di resistere. Imponente la presenza delle forze dell’ordine in assetto antisommossa.
Intorno alle 8,30 polizia e carabinieri hanno chiuso la strada provinciale che collega Serravalle ed Arquata: dai blindati sono scesi un centinaio di agenti in assetto antisommossa. I No Tav hanno protetto con una catena umana i terreni che il Cociv voleva espropriare. Polizia e Carabinieri sono avanzati e hanno incominciato a spingere con gli scudi.
Poi un rappresentante del Cociv ha dichiarato di aver eseguito l’esproprio, perché aveva scattato da lontano una foto della casa protetto da un nugolo di poliziotti.
Dopo questa farsa gli attivisti si sono diretti nel bosco di via Moriassi fra Serravalle e Arquata dove erano previsti altri espropri.
Qui sono state erette barricate di tronchi e sterpaglie. La polizia, dopo aver rimosso la barricata ha caricato e sparato lacrimogeni.
Dopo la prima carica i No Tav si sono ricompattati continuando ad impedire l’accesso ai terreni. Sono continuati i lanci di lacrimogeni e ci sono state altre cariche ma polizia e Cociv non sono riusciti a raggiungere i terreni. La solita foto da distante e si sono dileguati. Lo stesso copione si è poi ripetuto a Moriassi all’imbocco della strada per Radimero e alla Crenna dove la polizia ha nuovamente caricato e manganellato. L’unico esproprio che sono riusciti ad eseguire secondo le procedure di legge è quello previsto a Pozzolo dove le forze dell’ordine che hanno bloccato nuovamente la strada provinciale impedendo alla maggioranza degli esponenti dei comitati di raggiungere l’area.
Numerosi manifestanti sono stati feriti durante le cariche nel bosco di Moriassi: un ragazzo ha un taglio alla testa, le ambulanze hanno medicato un anziano colpito da manganellate e calci, ed altri feriti più lievi.
La resistenza continua. In serata un’assemblea ha deciso una fiaccolata ad Arquata per domenica 3 agosto.

L’info di Blackout ha realizzato tre dirette con Salvatore, attivista No Terzo valico.

Ascoltale qui

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Appuntamenti
Dal 1° al 7 settembre

Il movimento No Tav chiude l'estate di lotta con una settimana di iniziative.
Da lunedì 1 a domenica 7 settembre incontri, assemblee, azioni dirette, cibo condiviso...
Per la libertà dei No Tav
Per la liberazione della Valle
Per la libertà di tutt*


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Mercoledì 17 settembre

- ore 9 aula 49 -
Prosegue il dibattimento al tribunale di Torino della
seconda tranche del processone agli antirazzisti torinesi.

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Sabato 20 settembre
Giornata antimilitarista agli Irreali


Ore 15/24
presidio con banchetti, bar, cibo, concerti, interventi, ai giardini reali (corso san maurizio angolo via rossini. Se piove si va a Parco Dora - corso Mortara – ex ferriere.
Interventi su F35, riconversione dell’industria bellica, occupazione militare del territorio dall’Afganistan alla Val Susa, passando per i CIE e i quartieri popolari di Torino.
Bar e cena benefit lotte antimilitariste
Azione diretta contro il militarismo!

L’Italia è in guerra da molti anni. Ne parlano solo quando un ben pagato professionista ci lascia la pelle: un po’ di retorica su interventi umanitari e democrazia, Napolitano che saluta la salma, una bella pensione a coniugi e figli.
È una guerra su più fronti, che si coniuga nella neolingua del peacekeeping, dell’intervento umanitario, ma parla il lessico feroce dell’emergenza, dell’ordine pubblico, della repressione.
Gli stessi militari delle guerre in Bosnia, Iraq, Afganistan, gli stessi delle torture e degli stupri in Somalia, sono nei CIE, nelle strade delle nostre città, sono in Val Susa.
(…)
Le radici di tutte le guerre sono nelle industrie che sorgono a pochi passi dalle nostre case.
Chi si oppone alla guerra, senza opporsi alle produzioni di morte, fa testimonianza ma non impedisce i massacri.
L’Alenia è uno dei gioielli di Finmeccanica, il colosso armiero italiano.
La “missione” dell’Alenia è fare aerei. I velivoli militari sono il fiore all’occhiello di questo colosso. Nello stabilimento di Caselle Torinese hanno costruito gli Eurofighter Thypoon, i cacciabombardieri made in Europe, e gli AMX. Le ali degli F35, della statunitense Loockeed Martin, sono costruite ed assemblati dall’Alenia.
Un business milionario. Un business di morte.

Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.

Continua la campagna antimilitarista cominciata il 2 giugno con il corteo a Caselle. Per mettere sabbia nel motore del militarismo.

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Lunedì 22 settembre

ore 9 al tribunale di Torino – corso Vittorio 130 – maxi aula 3 prosegue il processo a 67 antirazzisti torinesi.

Da quest’udienza sono previste le testimonianze degli imputati.

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Venerdì 24 ottobre
ore 21
corso Palermo 46
incontro su

Gentrification, militarizzazione, buoni affari... La Torino globale del PD
Interventi di Matteo Barale, Walter Modonesi, Simone Ruini...
Urbanisti ed architetti che ci racconteranno della nostra città e delle macerie dietro alla vetrina della stimata coppia Chiamparino/Fassino.

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Le riunioni della
Federazione Anarchica Torinese – dopo la pausa agostana – riprendono giovedì 4 settembre ore 21 corso Palermo 46.
Per contatti: 338 6594361 – fai_to at inrete.it

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La prima riunione post agosto del collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” è martedì 9 settembre ore 21 in corso Palermo 46..
Il numero contro gli abusi psichiatrici funziona anche ad agosto tutti i giorni con segreteria telefonica. Il martedì – dalle 19 alle 21 – rispondiamo direttamente.
Segnati il numero e fallo girare. 328 7623642

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