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[Diritti] Anarres-info. Antimilitaristi a Torino , l’Eni e la Nigeria, il bluff di Renzi, giornate no tav, Rojava, capo Frasca….



Anarres-info. Antimilitaristi a Torino, l’Eni e la Nigeria, il bluff di Renzi, giornate no tav, Rojava, capo Frasca….

Senzapatria. Giornata antimilitarista ai giardini (ir)reali


Sabato 20 settembre
Ore 15/24
presidio con banchetti, bar, cibo, concerti, performance, interventi, ai giardini reali (corso san maurizio angolo via rossini).


Programma

ore 15 banchetti, musica e interventi

ore 17 assemblea antimilitarista
Interventi su F35, il business delle armi, scenari di guerra globale, occupazione militare del territorio dall’Afganistan alla Val Susa, passando per i CIE e i quartieri popolari di Torino, il paradigma bellico del nuovo secolo.

Bar e cena benefit lotte antimilitariste
ore 21 concerto con
N.N. (agri-punk)
Fasti (indy-sperimentale)
a seguire DJ set

Ascolta qui le interviste a Domenico Argirò del movimento No F35 e Stefano Raspa del comitato contro Aviano 2000.

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Tav. Il Bluff di Renzi
Hanno lavorato per una settimana: il cantiere/fortino di Chiomonte è stato tirato a lucido, le televisioni allertate, i quotidiani amici hanno gestito l’annuncio, la polizia in assetto antisommossa ha bloccato il ponte sul Clarea.
C’erano tutti. Digos, giornali, delegazione europea, e, sebbene non invitati, anche un buon numero di No Tav, che hanno raggiunto i propri terreni in Clarea aggirando il blocco del ponte passando dal sentiero alto.
Renzi all’ultimo minuto da deciso di non venire. Aveva poco tempo e c’erano le nuvole basse. L’elicottero non poteva volare. Tutti gli altri visitatori “illustri” sono passati dalla via maestra delle truppe di occupazione, l’autostrada A32. Lui no. O l’elicottero o niente.
Una foglia di fico che non copre le vere ragioni di un presidente del consiglio che non tollera le contestazioni: anche in questa occasione ha preferito tagliare la corda di fronte ai No Tav che lo aspettavano armati di fischietti e campanacci.
Renzi è Si Tav o No Tav a seconda della convenienza. Nel maggio del 2013, quando ancora l’ipotesi di guidare un governo era lontana, Renzi scriveva nel suo libro-manifesto Oltre la rottamazione: “Altro luogo comune: per creare posti di lavoro è necessario inventarsi l’ennesima grande opera. (…) le grandi opere non sono né un bene né un male in sé. Dipende da dove sono, quanto costano, quanto servono. (…) Non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino-Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male..” (p. 106).

Oggi da presidente del consiglio suona una musica diversa. Ieri ha dichiarato alla stampa: “
Mi pare di capire che da parte francese ci sia un problema che riguarda il finanziamento per i prossimi anni – ha detto il premier – ma si procede. (…) Io rispetto le posizioni di chi è contrario, almeno fino a quando non sfociano in atteggiamenti violenti contro le forze dell’Ordine, che voglio ringraziare. Anche per questo è mia intenzione andare al cantiere”.

La posizione del governo francese è chiara: non muoveranno un mezzo se non saranno sicuri di avere il finanziamento europeo del 40%. Renzi sa perfettamente che nemmeno il suo governo può fare a meno di quei soldi, sa anche che le procedure per averli non sono state completate.
Anche per questo motivo, all’ultimo minuto, ha deciso di tornare a Roma.
Pare abbia dichiarato l’intenzione di venire ad ottobre.

I No Tav lo aspetteranno. Pazienti ma decisi.
Bugianen.


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Eni in Nigeria. Soldi e veleni
Matteo Renzi non ha intenzione di rimuovere i dirigenti dell’ENI, raggiunti da avvisi di garanzia per corruzione in Nigeria, un paese dove l’ENI ha ingenti interessi nello sfruttamento della ricchezza petrolifera del paese. Una ricchezza che rappresenta invece una dannazione per le popolazioni del Delta del Niger, che pagano con la salute le conseguenze dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo ma non godono in alcun modo dei profitti dell’oro nero.
Le pagine dei giornali hanno dato grande rilievo all’inchiesta che coinvolge i dirigenti del colosso italiano degli idrocarburi, accusati di corruzione per aver pagato qualche satrapo locale per garantirsi posizioni di vantaggio per i propri impianti sia di terra che di mare.
Quasi nulla l’attenzione per le responsabilità dell’ENI nell’avvelenamento del suolo, dell’acqua, dell’aria: le popolazioni del Delta, che vivono di agricoltura e pesca, sono duramente colpite da questa politica criminale.
Nonostante anche Amnesty abbia più volte denunciato le politiche di sfruttamento feroce e senza tutela dell’ambiente e per chi ci vive, i media vi hanno dedicato ben poca attenzione.
Da diversi decenni, le aziende petrolifere, presenti nel delta del fiume Niger in Nigeria – oltre all’Eni, Total e Shell – favorite da un tessuto normativo che non tutela le popolazioni dell’area, hanno fatto il bello e il cattivo tempo.
Continua…

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Fronte del Tav tra la Val Susa e Torino

Martedì 16 settembre. Con l’intervento di un consulente della difesa è ripreso a Torino, nell’aula bunker delle Vallette, il maxiprocesso a 53 No Tav alla sbarra per la resistenza allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena e per la giornata di lotta del 3 luglio 2011. Il dibattimento è oramai giunto alle ultime battute e la Procura, rappresentata dal pm Nicoletta Quaglino, intende fare la requisitoria contro i 53 imputati interamente nella giornata del 30 settembre.
Numerosi No Tav erano presenti in aula per dare sostegno attivo ai 53.
Era la prima udienza senza i due PM con l’elmetto, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, cui è stato sfilato il processo sul quale hanno giocato la loro carriera. Sebbene le ragioni della Procura oggi guidata da Armando Spataro siano formalmente ineccepibili – troppi quattro PM per un processo che volge al termine – la decisione di mettere da parte i due PM più esposti mediaticamente ha il sapore agre della bocciatura. Resta in mano a Padalino e Rinaudo il processo contro i quattro attivisti accusati di terrorismo per un sabotaggio al cantiere di Chiomonte il 14 maggio del 2013. Si tratta tuttavia di una patata bollente che rischia di scottare chi se la ritrova tra le mani. Il prossimo 6 ottobre è stata fissata la nuova udienza del Tribunale del Riesame bocciato in maggio dalla sentenza della Cassazione perché l’imputazione di attentato con finalità di terrorismo è stata giudicata inconsistente. In quell’occasione i due PM dovranno riformulare l’accusa con argomenti abbastanza forti da convincere il Riesame a pronunciarsi in senso opposto alla Cassazione. Una strada decisamente in salita.
Il processo contro Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò riprenderà giovedì 18 settembre, sempre nell’aula bunker delle Vallette.
Ci saranno anche i No Tav per far sentire la propria solidarietà per attivisti accusati di una pratica rivendicata dall’intero movimento. All’ora di pranzo i No Tav si sposteranno in piazza Nizza per il pranzo e di lì in via Falcone e Borsellino 17b dove c’é la sede di LTF, il general contractor della Torino Lyon, per un pranzo condiviso, un presidio rumoroso e un’assemblea di piazza.

Aggiornamento al 19 settembre

Qualche centinaio di No Tav ha partecipato all’udienza nell’aula bunker delle Vallette. Pochi momenti di tensione ci sono stati quando la polizia ha tentato di impedire l’ingresso in aula a tutti. Dopo un breve fronteggia mento è stato ripristinato l’ingresso a rotazione.
Dopo un pranzo condiviso in piazza Nizza i No Tav si sono spostati alla sede di LTF in via Falcone e Borsellino 17/b. Di fronte alla sede quasi clandestina della società erano schierata digos e polizia in antisommossa. Dopo un cacerolazo con pentole e fischietti, la giornata di è conclusa con un’assemblea.

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Sardegna. Luoghi a perdere

Lo scorso 9 settembre, dopo l’incendio scoppiato durante un’ennesima esercitazione militare nel poligono di Capo Frasca, il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru ha dichiarato «Penso che Capo Frasca si possa chiudere». Sul tema delle servitù in materia di servitù militari. «Sono sovradimensionate, un gravame che appare sempre più ingiustificato, anche sul piano operativo», ha detto Pigliaru. Il presidente ha ipotizzato una riduzione di quasi 7mila ettari delle servitù nell’isola, pari al 21% dell’intero onere che al momento pesa sulla Sardegna e proporzionale alla contrazione del personale impiegato.
Continua….

Approfondimenti su

Oltre le frontiere. La resistenza delle comunità federaliste e libertarie tra Siria e Iraq

Tra Mare Nostrum e Frontex Plus

Arquata. Giornata di blocchi No Tav

Beffa No Tav. Una notte al cantiere: il video


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