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[Diritti] ADL 141113 - Approssimazione



Title: Der Tag - SPIEGEL ONLINE Newsletter

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

Settimanale in posta elettronica – Zurigo, 13 novembre 2014

   

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IPSE DIXIT

 

Approssimazione per difetto - «La società borghese manca di eroismo.» – Karl Marx

  

    

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

La notizia

della settimana

 

di Andrea Ermano

 

La notizia della settimana è stata data, secondo me, domenica sera dal neo-ministro degli esteri Paolo Gentiloni a conclusione di un colloquio televisivo con Lucia Annunziata, nel quale la anchorwomen della Rai chiedeva al nuovo titolare della Farnesina se e dove la diplomazia italiana intenda "tirare un po' di botte" (testuali parole).

    In Iran, Iraq, Siria? O in Libia?

    Sì, soprattutto in Libia, non sarebbe il caso di andare lì e iniziare a riportare un po' di ordine nel paese nostro vicino nel quale le istituzioni dello stato si sono sfatte sotto i colpi della guerra di tutti contro tutti?

    No.

    È opportuno che l'Italia contribuisca a far prevalere lo spirito della pace, e cioè della mediazione politica: in Siria affinché cessi la guerra civile, in Iran affinché si giunga finalmente a un accordo sul nucleare civile. E così via, analogamente, anche rispetto ad altri paesi.

    "Ma la diamo ogni tanto, qualche botta, o parliamo soltanto di mediazione, mediazione, mediazione? C'è un posto, un quadrante della Terra dove lei vorrebbe tirare un po' di botte? Per esempio in Libia?" – ha insistito Annunziata.

    No.

    In Libia apparirebbe sconsigliabilissimo ripetere l'errore militarista-propagandista di chi già nel passato lanciò un attacco senza strategia. Con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Oramai in Libia è rimasta solo l'Ambasciata italiana a rappresentare l'intero Occidente. Tutti gli altri hanno dovuto darsela a gambe. E allora occorre cercare di riportare nelle mani dell'Onu gli strumenti per un necessario lavoro di normalizzazione di quel Paese. Perché anche l'invio di "forze d'interposizione deve andare in nome di una missione di pace…", ha detto il neo-ministro.

    Morale della favola, chi usa la forza senz'avere un progetto politico di pace sbaglia sempre.

    Sarebbe, dunque, questo il nucleo della “Dottrina Gentiloni”? Se sì, ci tranquillizza. Ma il ministro degli esteri ha voluto aggiungere, con indefinibile sorriso, un’ulteriore dichiarazione (in cauda venenum) ed è essa, a ben pensarci, la notizia della settimana.

    "Ma c'è un luogo in cui dobbiamo, invece, essere un pochino più… 'assertivi', come si dice." – ha puntualizzato: "E io penso che questo luogo sia… l'Europa".

    O bella.

    Dunque, la Repubblica nata dalla Resistenza ritiene di dover essere un po' più assertiva in Europa? Be’, se questa fosse la forma e la rappresentazione politica che il Palazzo intende dare al disagio sociale del caldo autunno italiano in corso, sarebbe difficile non essere d'accordo, purché l’uso della “assertività” sia sostenuto da un progetto politico genuinamente europeista e non si tratti del solito scaricabarile da parte dell’establishment nazionale allo scopo di non toccare mai nulla degli squilibrati rapporti di ricchezza, di forza e di potere.

    Quindi?

    Quindi – se non tutto è annuncio, pardon: inganno – vedremo da Bruxelles rotolare, prima o poi, la testa di qualche Gran Merluzzo, in senso traslato, naturalmente.

    Comunque sia, a Roma e dintorni, i lavoratori italiani – in modo rigorosamente pacifico, s'intende – fanno molto bene a manifestare tutta la loro incavolatura, senza troppe metafore.

 

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SPIGOLATURE 

 

Alzi la mano chi non si è

mai lamentato del fisco

 

di Renzo Balmelli 

 

REGOLE. Fra un paio di settimane gli svizzeri potranno fare sentire la loro voce su questo argomento molto sentito dalla gente esprimendosi in merito all'iniziativa che preconizza una maggiore imparzialità tributaria. Si vota sulla proposta di abolire i cospicui vantaggi fiscali accordati agli stranieri milionari al fine di creare un sistema più equo. Lo scontro è con la destra economica che invece considera i Paperoni d'importazione insostituibili galline dalle uova d'oro. Vista l'importanza della posta in palio, comune ad altri Paesi alle prese con problemi analoghi, non stupisce che durante la campagna sia stato scomodato persino Robin Hood. Nella Sherwood in salsa elvetica ovviamente non ci saranno imboscate. Più pacificamente si tratterà di conferire una nuova dimensione etica a un settore, quello della concorrenza fiscale internazionale, non esente da plateali ingiustizie.

 

GAMBERO. Con l'attenzione rivolta a Berlino, l'Europa si interroga sulle ragioni del disagio che la attanaglia a venticinque anni dalla caduta del Muro. Ci si chiede a cosa attribuire la crisi del valori su cui si fonda la ritrovata unità di un continente che ha saputo tornare libero, ma ora sembra distratto da una improvvisa debolezza. L'impressione più diffusa è che altre barriere , frutto di ideologie perverse che si pensavano sgominate, stiano spuntando dalle macerie del passato per scardinare le maggiori conquiste comunitarie. In primis il populismo intriso nel vetriolo della xenofobia che nega la libera circolazione delle idee e delle persone. Se poi mettiamo in conto la sorprendente aggressività post-sovietica di Mosca, ecco che la tela di fondo si fa ancora più torbida. Alla fine della Guerra fredda si disse che la Storia aveva imparato a correre, ma nessuno immaginava che potesse essere la corsa del gambero

 

PATRIE. Se Londra tirò un sospiro di sollievo per il mancato divorzio dalla Scozia, Madrid non dorme certo sonni tranquilli dopo il referendum sull'indipendenza della Catalogna che è stato tutto fuorché simbolico. Al contrario, da Barcellona, capitale cosmopolita, in prima linea nella ripresa economica della Spagna , e quindi di primaria importanza per il Paese, è arrivato un segnale che deve far pensare, tanto più che fermenti analoghi covano sotto altri cieli in controtendenza rispetto alla richiesta di una sempre maggiore integrazione di questa Europa in cerca d'autore. L'autodeterminazione dei popoli è un diritto, ma se la questione catalana dovesse inasprirsi inevitabilmente diventerà un serio problema non della sola Spagna ma dell'intera UE che da un lato è impegnata nel rispetto delle differenze e la molteplicità delle cultura, ma dall'altro non può tornare a dividersi in tante, suscettibili "piccole patrie", un tempo parecchio litigiose nella difesa delle loro prerogative.

 

PROVOCAZIONE. Premesso che la violenza è sempre deprecabile, se uno va in piazza con i lepenisti e a ogni apparizione, con qualsiasi pretesto, anche il più futile, lancia secchiate di livore contro zingari e immigrati per finire sui giornali, non può pretendere di essere accolto a braccia aperte quasi fosse un indefesso paladino della civile convivenza tra le diverse etnie. Quanto accaduto a Matteo Salvini al campo rom di Bologna è disdicevole e danneggia più gli autori dell'attacco che la vittima. Il leader leghista dovrebbe sapere tuttavia che chi di ingiuria ferisce, di ingiuria perisce soprattutto se è andato a cercarsela con l'aria spavalda che sa tanto di provocazione.

 

DIGNITÀ. Volgare, osceno, vergognoso. Nella storia del giornalismo italiano vi sono episodi frutto di un dettato informativo miserabile che nulla hanno a che vedere con la deontologia professionale. Servizi che sguazzano nei retroscena del peggior gossip senza nessun rispetto per i lettori. L'ultima vittima di questa tendenza di cui sembra di non arrivare mai a toccare il fondo, è il ministro Marianna Madia, intenta a mangiare un cono gelato. Ma il titolo delle foto pubblicate dal settimanale è chiaramente allusivo e volutamente sessista. Non meno grave, poi, è il fatto che la destra, trattandosi di una rivista diretta da un amico personale dell'ex premier, per sviare l'attenzione dal pesante rigurgito maschilista, abbia cercato di buttarla in politica, quando invece l'unica cosa onesta da fare era di riparare all'offesa fatta alla dignità delle donne. No davvero, una brutta pagina.

 

PATRIMONIO. Azzoppato, ma non al tappeto, Obama prova a rispondere da statista alla batosta elettorale. Depone a suo favore il fatto che l'America è tornata a essere il motore dell'economia mondiale nonché la determinazione a riprendere l'iniziativa diplomatica a tutto campo, come testimonia la missione in Asia, formicolante crocevia teatro del difficile dialogo tra i potenti. Ma sarà dura. La brutalità dei suoi rivali è stata in pratica una dichiarazione di guerra al patrimonio di ideali che il Presidente ha portato in dote nell'intento di fare degli Stati Uniti, come in parte gli è riuscito, un altro Paese più giusto, più solidale e veramente liberal. La frattura però non sarà semplice da sanare, e nei prossimi due anni vedremo quale bilancio verrà riservato al mandato di Obama. Le sue idee avevano una robusta costituzione morale e di esse si potrebbe dire, parafrasando il grande Edoardo quando parlava delle sue commedie, che dopotutto ciò che è veramente importante, a dispetto dei rovesci, è che " siano nate vive".

 

RAPINE. Oltre a svariate scelleratezze, i nazisti si mostrarono altrettanto zelanti nel saccheggiare i musei per appagare le folli manie di grandezza del Führer. Quel bottino, al centro di violente polemiche, sta diventando un problema scottante per il Kunstmuseum di Berna in seguito al lascito del collezionista tedesco Hildebrand Gurlitt. Le tele che compongono l'eredità, oltre 1400. formavano "il tesoro di Hitler" , una raccolta con opere di Matisse, Chagall, Picasso e molte altre dal valore immenso , sottratte con metodi brutali ai legittimi proprietari. Qualsiasi direttore sarebbe lusingato dalla prospettiva di fare del suo museo uno dei più ricchi al mondo di arte contemporanea. Ma accettare il frutto delle rapine di una banda di truci aguzzini solleva una questione in cui gli aspetti morali sovrastano i meriti artistici. Sarà interessante vedere come se ne verrà a capo.

    

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) http://es.wikipedia.org/wiki/L%27Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

  

LAVORO E DIRITTI - 1

a cura di www.rassegna.it

 

Camusso: “Sciopero generale il 5 dicembre”

 

La proposta della segreteria Cgil al comitato direttivo è

quella di una mobilitazione comune con gli altri sindacati

 

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La Cgil proclama lo sciopero generale di 8 ore il 5 dicembre e propone a Cisl e Uil di convergere sulla data.

    La proposta della segreteria Cgil al comitato direttivo è quindi quella di una mobilitazione comune con gli altri sindacati.

    Lo riferisce il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine dei lavori del direttivo nazionale del maggiore sindacato italiano.

    Dopo l’annuncio della mobilitazione operaia dato da Camusso ("La richiesta viene dalle piazze di queste settimane"), sono piovute le critiche da Ernesto Carbone, responsabile PD per la Pubblica amministrazione, i quale ha subito commentato su Twitter: “Il ponte è servito”, con allusione alla festa dell’Immacolata. Replica del segretario federale Cgil Barbi: "Polemica denota ignoranza. Il 6 si lavora".

      

 

LAVORO E DIRITTI - 2

a cura di www.rassegna.it

 

Analisi. La manovra

che non cambia verso

 

La legge di Stabilità non risponde alla necessità del paese in materia di politica economica. Punta alla riduzione della spesa e degli investimenti pubblici, sperando in un aumento degli investimenti privati che non arriveranno

 

di Mauro Beschi, coordinatore nazionale

del dipartimento Politiche economiche della Cgil

 

L’andamento dell’economia europea continua a dimostrarsi complessivamente debole. Le prospettive di crescita dipendono più che mai dal recupero della domanda interna. Occorre allentare esplicitamente la morsa depressiva imposta dai vincoli europei, per spingere gli investimenti e creare occupazione, in primo luogo attraverso politiche pubbliche. Occorre una spinta più forte per aumentare gli investimenti pubblici direttamente europei (per 2.600 miliardi di euro in 10 anni, come dice la Confederazione europea dei sindacati, non 260 in 5 anni come sostiene Juncker) nei settori innovativi e nei bisogni sociali; creare direttamente occupazione invece che svalutare il lavoro. Questo consentirebbe di dare spazio maggiore a politiche di crescita in Europa e, soprattutto, in Italia. Questo è il passaggio più importante per aiutare lo sviluppo e uscire da condizioni di deflazione (oggi ampiamente sottovalutate) che possono produrre effetti di depressione e stagnazione di lungo periodo.

    Dall’inizio della crisi a oggi, l’Italia registra la maggiore intensità recessiva tra tutti i principali paesi industrializzati: in 6 anni, si contano 8,8 punti percentuali in meno di Pil; 12,2 punti in meno di domanda interna; 28,2 punti in meno di investimenti fissi. Non solo. La produzione industriale italiana si è ridotta di oltre il 25 per cento e la disoccupazione è a livelli mai registrati negli ultimi decenni. Anche nel nostro paese si possono percorrere politiche diverse, più efficaci contro la deflazione e più eque, come proponiamo con il nostro Piano del lavoro. Nuove politiche industriali che innovino e qualifichino la nostra struttura produttiva e dei servizi, aumentandone la produttività attraverso riforme di struttura giuste (innovazione, ricerca, investimenti nella scuola e formazione e, quindi, nel capitale umano, che oggi viene sprecato in attività dequalificate e mal retribuite).

    Impostare nuove politiche per l’uguaglianza in un paese, e qui sta la grande anomalia italiana, in cui evasione e concentrazione di ricchezza hanno fatto sì che il capitale privato sia passato, in 30 anni, dal 240 per cento del reddito nazionale al 680, mentre il capitale pubblico si sia ridotto dal più 20 al meno 70 per cento. Da tempo la Cgil propone di tassare i grandi patrimoni, con un gettito potenziale di circa 10 miliardi di euro che potrebbe sostenere un piano straordinario per l’occupazione, soprattutto giovanile e femminile, per la produzione di beni e servizi utili socialmente, beni ambientali (pensiamo al dissesto idrogeologico), beni pubblici, beni comuni, beni sociali. Un impegno di spesa pubblica 2014-2016 di 10 miliardi genererebbe quasi 290.000 nuovi posti di lavoro pubblici e oltre 740.000 nuovi occupati totali, tra pubblico e privato, con un tasso di disoccupazione al 2016 che si ridurrebbe al 6,9 per cento.

    Il Pil cumulato nel triennio 2014-2016 sarebbe pari al 4,4 per cento. Ma la Cgil insiste anche, da anni, sulla necessità di dare una vera svolta alla lotta all’evasione fiscale e, se si riportasse il livello italiano alla stregua di quello francese o tedesco, si avrebbero benefici, rispettivamente, per 65 e 80 miliardi di euro all’anno. Fatte queste dovute premesse, bisogna dire che la legge di stabilità presentata in Parlamento non offre risposte alla necessità di un cambio di passo nella politica economica. Si tratta di un provvedimento che programma la riduzione della spesa e degli investimenti pubblici, sperando in un aumento degli investimenti privati finanziati da riduzioni fiscali a pioggia. La riduzione della spesa è riduzione certa di domanda aggregata che non solo non sostiene lo sviluppo, ma determina anche una riduzione della spesa sociale e/o di aumento del prelievo fiscale, in particolare quello a livello locale. Si continuano a non riconoscere i tratti strutturali della crisi, rinviando la ripresa al superamento della sfavorevole congiuntura internazionale e scommettendo sui mai comprovati “effetti di lungo periodo” delle politiche strutturali, che però si limitano alla compressione di diritti e salari.

    In questo quadro negativo, la legge di stabilità evidenzia anche provvedimenti specifici particolarmente gravi e non accettabili:

    1) La prosecuzione di una politica che in tema di spesa pubblica e di pubbliche amministrazioni si muove nella stessa direzione “di miope rigore” scelta dai precedenti governi e che produce effetti perversi anche sul lavoro pubblico. Il blocco della contrattazione nazionale fino al 2015 porta a 6 gli anni di blocco dei contratti nazionali, con una perdita di potere d’acquisto di non meno di 5.000 euro per lavoratore e, oggi, si prevede di mantenerla bloccata fino al 2018.

    2) Il bonus di 80 euro rimane limitato agli stessi beneficiari, mentre il sindacato ha più volte insistito per allargarne la fruizione ai pensionati, ai titolari di partite Iva iscritti alla gestione separata Inps e agli incapienti con redditi da lavoro dipendente e assimilati. Questo non solo per ragioni di equità, ma anche per il bisogno che il paese ha di una scossa verso il sostegno alla domanda e ai consumi. Il sindacato, inoltre, ne richiedeva la stabilizzazione, non essendo il bonus, come più volte annunciato e come fatto con l’Irap, effettivamente strutturale, ma sarà necessario trovare le risorse per la sua conferma anno per anno.

    3) Per quanto riguarda il Tfr, ribadiamo i nostri dubbi su un provvedimento che prova a far crescere i consumi senza immettere risorse, semplicemente anticipando in una partita di giro soldi dei lavoratori, mettendo a rischio il risparmio previdenziale dei lavoratori. Il tutto senza contare che il tfr liberato sarà tassato con l’aliquota marginale ordinaria Irpef (anziché con l’attuale agevolata), con l’aggiunta delle addizionali locali, che altrimenti non sarebbero state applicate in regime di tassazione separata. Gli effetti negativi della normativa relativa al Tfr in busta paga si sommano e sono aggravati dalla previsione relativa all’aumento della tassazione sui rendimenti, che non è coerente con gli impegni del Parlamento e del governo a sostegno di una politica di previdenza complementare in grado di integrare la futura prestazione del sistema pubblico, ostacolando il perseguimento di più elevati livelli di copertura previdenziale. L’auspicata spinta a liberare liquidità immediata molto probabilmente non ci sarà (né, tantomeno, i maggiori consumi), proprio a causa dell’innalzamento della tassazione che scoraggerà il lavoratore a liberare il proprio Tfr.

    4) Per le assunzioni di nuovi addetti a tempo indeterminato (e dovremo per comprendere cosa vorrà dire concretamente), è prevista la totale esenzione della quota di contribuzione a carico dei datori di lavoro, senza una precisa finalizzazione verso nuovi investimenti e occupazione aggiuntiva. L’assoluta indeterminatezza dei criteri attraverso i quali dovrebbe essere reso cogente il sostegno a nuova occupazione (aggiuntiva) rende il provvedimento una pura riduzione del costo del lavoro stabile a tutto vantaggio delle imprese. Giocare con i numeri degli occupati è molto rischioso, si creano aspettative che non verranno rispettate e gli 800.000 nuovi posti di lavoro previsti sono, ha dichiarato il presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, “del tutto virtuali”.

    5) Nella scelta di riduzione dell’Irap non si intravede un’adeguata funzione di politica economica. Essa non effettua distinzioni tra aziende che vogliono investire e aziende che sono in smobilitazione (l’Ast di Terni risparmierebbe circa 7 milioni di euro), tra aziende che innovano e assumono e aziende che invece puntano solo alla svalutazione del lavoro. Per questo crediamo che tale ingente sgravio debba essere più selettivo e orientato e per sostenere l’occupazione. In mancanza di ciò, la ricaduta più probabile sarà quella di un mero aumento dei profitti d’impresa.

    6) Il provvedimento prevede anche un pesante intervento nei confronti dei patronati. Questi tagli pregiudicheranno l’attività di assistenza e di tutela svolti in maniera gratuita nei confronti di milioni di cittadini, privandoli del diritto di avere accesso ai servizi. È da rilevare che l’Inps ha evidenziato come “senza l’attività dei patronati, la pubblica amministrazione dovrebbe aprire e gestire circa 6.000 uffici permanenti, che si tradurrebbe in un aumento degli organici di 5.130 unità, 564 milioni di euro di risparmio per l’Inps, occorrenti per garantire annualmente gli stessi servizi”.

  

    

Economia

 

Basilicata Oil

 

La geopolitica del petrolio colpisce anche in Italia

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

La questione petrolio è di indubbia portata globale anche se i riverberi locali incidono non poco sui territori,  nelle economie e sulla stessa salute dei cittadini residenti nelle regioni interessate alle estrazioni. Di conseguenza anche le ricerche e le estrazioni in Basilicata dipenderanno dal mercato globale, le cui oscillazioni tendono al ribasso.

    Mentre la domanda ristagna a causa della perdurante crisi industriale ed economica in Europa e del rallentamento delle economie del Far East, in primis quella cinese, l'offerta è cresciuta molto. A ciò si aggiunga che gli USA, con la produzione di shale gas, hanno notevolmente aumentato l'estrazione di greggio (+80%). Anche i significativi risultati dovuti alla cresciuta efficienza energetica, all’aumento delle energie rinnovabili, ai risparmi nei consumi e alla migliore produttività dei settori incidono notevolmente.

    Bisogna ricordare che il petrolio è sempre stata un'arma formidabile per mutare e condizionare le vicende e gli assetti geopolitici globali. Perciò la storia mondiale del petrolio è tristemente segnata, oltre che dai danni all'ambiente e alla salute, da guerre, colpi di stato, corruzione e assassinii.

    Anche oggi non pochi esperti ed analisti del settore sottolineano che dietro la decisione di far scendere il prezzo del petrolio ci sarebbe anche l’intenzione dell’Arabia Saudita, condivisa con gli alleati americani, di colpire le economie della Russia e dell’Iran. Si tenga in considerazione infatti che le entrate petrolifere rappresentano il 60% delle entrate del governo dell’Iran e il 50% di quelle della Russia.

    Una simile mossa venne fatta nel 1985 sempre dall’Arabia Saudita che per un certo periodo di tempo abbassò il prezzo del petrolio di 3,5 volte aumentando nel contempo la produzione di ben 5 volte. Gli sceicchi non dovettero rinunciare ai loro fasti, ma di conseguenza, nei grandi giochi della geopolitica mondiale, l’URSS venne messa in ginocchio.

  Certamente il petrolio ha determinato non poco lo sviluppo economico, soprattutto dei Paesi dell'Occidente. Né  si può ignorare il fatto che nei Paesi del terzo mondo, e non solo, le popolazioni, "affamate non solo di lavoro", e i governanti, spesso corrotti, hanno accettato estrazioni indiscriminate e subito le scelte delle varie compagnie petrolifere.

    In questo quadro macro si inserisce anche il caso Basilicata che registra già estrazioni per circa 100 mila barili al giorno a fronte di concessioni all'ENI e alla Total per complessivi 150 mila barili. Il Governo con la Regione, anziché imporre uno sviluppo ecocompatibile, ha previsto nel decreto “Sblocca Italia” una  certa gratificazione finanziaria, ma ha tolto alla Regione ogni potere in merito.

   A pensar male si fa peccato  - diceva Giulio Andreotti - ma spesso ci si indovina e noi riteniamo che Il rischio che il  bel e salubre territorio lucano possa diventare una groviera sia reale.

    A meno che al "casinò planetario" dei mercati finanziari il petrolio continui a perdere terreno. Nelle ultime settimane, infatti, il prezzo del greggio è sceso del 20-25 %.. Il brent è sceso fino a toccare i 73/75 dollari al barile!

    Chiaramente sono cambiamenti che non si possono addebitare alla legge della domanda e dell’offerta sul libero mercato. A giugno il prezzo era di circa 100 dollari al barile e nello stesso spazio di tempo non vi sono stati crolli della domanda del 20% o simili riduzioni delle capacità produttive della Cina e di qualche altro grande Paese.

    D’altra parte è noto che anche le impennate del prezzo del petrolio fino ad oltre i 150 dollari al barile nei mesi precedenti la crisi del 2007-8 erano frutto di speculazioni selvagge fatte con derivati finanziari e non delle variazioni nella domanda e nell’offerta globali.

    Si ricordi in ogni caso che le IOC (International Oil Companies) per riuscire a pagare le spese di investimento per ricerca ed esplorazione e garantire i dividendi ai propri soci devono avere  un prezzo che non scenda sotto  i 90 dollari al barile.

    Da ultimo, last but not least, si rammenti che c'è l’urgenza di nuove e più efficaci politiche rivolte alla riduzione delle emissioni a livello planetario. In merito l'ONU pochi giorni fa ha lanciato ai governi un allarme, affermando che "se vogliamo evitare danni gravi diffusi e irreversibili al clima, bisogna ridurre il consumo di combustibili fossili." Il monito vale  per tutti, ma crediamo valga anzitutto per i Paesi cosiddetti sviluppati, USA ed Europa in primis.

               

     

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

TU PARLES !

 

di Giuseppe Tamburrano

 

E’ contestato dagli operai e riverito dai paperoni della finanza italiana che hanno affollato l’elegante sala da pranzo del Salone delle fontane all’Eur di Roma: qui Renzi ha primeggiato nel chiedere soldi per il partito.

    E’ riuscito ad agganciare sia Berlusconi che Grillo per le elezioni dei membri della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

    Gli va tutto bene! Eppure la sua attività di governo si limita ai discorsi, alle interviste: parole, parole, parole, ho già notato tempo fa.

    Presidente dell’Europa ha accettato che Mare Nostrum, che ha salvato tante vite di disperati migranti, fosse trasformato in attività di pattugliamento del Mediterraneo a cura dell’Europa: vite in cambio di soldi risparmiati.

    Ha ottenuto di far modificare il Senato, ma dovrà affrontare il voto della Camera, la doppia lettura e l’eventuale referendum.

    Vuole cambiare la legge elettorale concordata con Berlusconi e forse vi riuscirà con i voti dei Cinque stelle.

    E l’economia? E il debito e il deficit? E i redditi delle famiglie (a parte gli ottanta euro: unica, modesta cosa positiva fatta)? E i disoccupati, di cui il jobs act non si occupa minimamente? E tutto il resto delle cose da fare?

    Chi è e che cosa vuole fare Renzi? Difficile capirlo non perché taciturno, ma al contrario perché parla: come cavolo fa ad aprire bocca in modo appropriato su tutto, con tutti! Parla, parla, parla e non fa niente, niente, niente. Ma forse l’ho capito: Renzi è... Renzi.

    I regimi personali normalmente si appoggiano alla forza. Renzi si appoggia solo a se stesso, si autosostiene e si alimenta a parole. E’ uno straordinario fenomeno: tutto parole e niente cose, progetti, ideali, Renzi è la sinistra? Forse perché la sinistra non c’è più. Gli esponenti del PD che lo osteggiano sono ombre che si aggirano nel cimitero di quella che fu la sinistra.

    Gubernar no es asfaltar dicono gli spagnoli. Ma Renzi non asfalta nemmeno: vedi i disastri per il maltempo.

    Che fare, oltre a sfogarsi con la penna? Il fenomeno si esaurirà da sé e lascerà un deserto.

           

       

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

In ogni treno

c’è un prefetto

 

Nasce l’Alfanellum col vincolo del tre per cento e,

come dicevano i latini, omne trinum est perfectum…

 

di Mauro Del Bue

 

Sarà perché tre è numero perfetto. “Omne trinum est perfectum”, recitavano i latini. E un mio distratto compagno di Liceo tradusse maccheronicamente: “In ogni treno c’è un prefetto”. Ma siamo ancora di fronte al vincolo del tre per cento. Quello europeo tra deficit e Pil pare sia stato inventato nella Francia di Mitterrand da un anonimo suo collaboratore, poi ripreso dall’Unione europea per misurare il tasso di credibilità economica dei vari paesi. Ora ritorna lo stesso numero per fissare, nella nuova legge elettorale, lo sbarramento della rappresentanza delle liste in Parlamento. Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

    Vi è un inevitabile intreccio tra la possibilità di varare una legge elettorale e quella di tenere insieme una maggioranza politica. Renzi si è esposto col patto del Nazareno, ma non può dimenticarsi di quello che gli garantisce Palazzo Chigi. E siccome la maggioranza si è raggiunta grazie ai voti del cosiddetto Nuovo Centrodestra è evidente che non lo si può cancellare per legge con uno sbarramento alto. Dunque, si è scesi dal 5, al 4, al 3 per cento. Berlusconi però non può lavorare apertamente per far sì che Alfano e Renzi possano governare insieme. E poiché il suo tasso di renzismo deve fare i conti con una minoranza che dal mugugno è passata ormai alla contestazione, alza la voce e anche l’asticella.

    Tutto ruota sul ruolo di Alfano. Personalmente ho sempre pensato che un partito che si chiama Nuovo Centrodestra non possa stare eternamente con il Centro-sinistra. E dunque o cambia nome, e il tema pare anche all’ordine del giorno, o dovrebbe rompere prima delle elezioni del 2018, senza arrivare al termine della legislatura, col Centro sinistra per poi contestarlo, senza alcuna credibilità, alle elezioni.

    Il premio alla lista, eliminando le coalizioni, risolve anche questo problema. Alfano può presentarsi da solo, non coalizzato, e tornare alla Camera con qualche amico. Gli basta superare il 3 per cento. Per evitare che la minima barriera venga contestata da Berlusconi oggi Alfano gli manda segnali di pace e di disponibilità a ricomporre la vecchia alleanza.

    C’è solo un piccolo particolare. E cioè che col premio di lista non ci sarà nessuna alleanza, perché non serve a nulla, se il 3 per cento varrà per tutte le liste. La rivoluzione non è di poco conto. Serve ad Alfano (soglia al 3% e premio alla lista, il che elimina le coalizioni), più che a tutti gli altri. È gradita al Pd per la sua vocazione maggioritaria. Ma lo è anche a Vendola, che potrebbe non coalizzarsi e superare anche lui il 3%.

    Non capisco cosa ci guadagni il Centro-destra. Le promesse del figliol prodigo Alfano sono senza consistenza. Forza Italia è stimata al 15% e solo coalizzandosi con la Lega e Fratelli d’Italia, ed eventualmente Alfano, potrebbe nutrire una piccola speranza di vittoria. Ma, senza coalizioni, Forza Italia dove va?

    Questa legge servirebbe al Paese?

    Diciamo la verità, l’Alfanellum è meglio dell’Italicum. Introduce le preferenze, fuoriuscendo da quel mostro che è il Parlamento dei nominati. E la soglia del premio di maggioranza passa (dal 35 e poi dal 37) al 40%. Elimina le coalizioni, che sono il virus della governabilità dell’Italia, premiando la prima lista.

    Più difficile capire a quale modello l’Alfanellum si ispiri.

    Sarebbe una legge utile a tutelare i piccoli, a dare il potere a un partito solo, a stabilire per legge che alla fine una lista, al primo o al secondo turno, vincerà.

    Se esistessero ancora i partiti, però. Già non esistono più, se pensiamo che si dovrebbero trasformare in liste pigliatutto… Perciò io mi domando se in Italia questi partiti, e ancor di più le future liste, saranno in grado di assicurare la governabilità. Ne dubito.

 

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Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Cronache e racconti

 

Le calamità naturali da sempre offrono spunti di riflessione e rappresentano un’occasione per considerazioni di vario genere: dal destino degli esseri umani alle inefficienze dell’organizzazione politica.

 

di Danilo Di Matteo

 

Il dissesto idrogeologico del Bel Paese da decenni è uno dei temi caldi del discorso ambientalista.

    Oggi, però, dinanzi alle cronache più o meno ordinarie sulle conseguenze, ad esempio, della pioggia battente o delle “bombe d’acqua”, mi sembra di scorgere una crescente difficoltà ad ordire una trama, ad organizzare un ragionamento.

    Un tempo bastava leggere, poniamo, l’editoriale de l’Unità del giorno dopo per rilevare delle chiavi interpretative di quanto accaduto: il malgoverno, il degrado del territorio, la logica del profitto, il modello di sviluppo capitalistico. Oppure, secondo altre prospettive, si poneva l’accento sull’arretratezza dell’Italia e sull’esigenza della modernizzazione.

    Oggi, invece, è come se la cronaca non riuscisse a trascendere se stessa e a trasformarsi in “racconto”. Come se il disincanto impedisse di provare a capire e di prendere davvero posizione, al di là dell’indignazione o della vicinanza umana alle vittime.

    I racconti di una volta peccavano d’ingenuità e potevano essere strumentali.

    Le cronache odierne paiono nascondere una seria difficoltà o una rinuncia a inquadrare gli eventi, al di là della polemica spicciola.

 

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Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

L’insegnamento della Fisica

 

di Giorgio Morale

 

La puntata di vivalascuola di questa settimana è dedicata all'insegnamento della Fisica:

 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/11/03/vivalascuola-182/

 

Già, perché siamo un Paese che offende e affama i suoi insegnanti e dove si chiama “riforma“ un atto senza valore giuridico che contiene il peggio del Paese.

    Ma siamo anche un Paese che se si regge è anche grazie alla scuola e al lavoro spesso volontario e non retribuito di chi insegna, che è consapevole di avere il compito della formazione del Paese di domani.

    Un Paese dove sarebbe doveroso un grazie all’insegnante che volontariamente regala il suo tempo oltre all’orario dovuto per ricercare e domandarsi come insegnare meglio la sua disciplina.

      

            

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

 

Allegato Rimosso
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