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[Diritti] Torino. Presidio solidale con l'anarchico Nikos Romanos



Torino. Presidio solidale con l'anarchico Nikos Romanos

Sabato 6 dicembre,
sesto anniversario dell’assassinio dell’anarchico Alexis Grigoropoulos
presidio al Balon
in solidarietà con l’anarchico greco Nikos Romanos da 26 giorni in
sciopero della fame per ottenere di frequantare l’università.

Ore 10/13 in via Andreis angolo via Borgodora

La criminalità del potere
Era il 6 dicembre del 2008. Nel quartiere di Exarchia ad Atene un paio di
poliziotti insultano un gruppo di ragazzini. Alla loro risposta uno di
loro, Korkoneas, estrae la pistola e spara due volte, uccidendo Alexis
Grigoropoulos. Alexis aveva 15 anni ed era anarchico. Quel giorno con
Alexis c'era Nikos Romanos, il suo migliore amico. Si erano conosciuti sui
banchi di scuola, insieme erano diventati anarchici. Nikos cercò
inutilmente di rianimare Alexis. In tribunale non ci va, ma al giudice
inquirente dice chiaro che il suo amico è stato giustiziato a sangue
freddo.
Ai suoi funerali porterà in spalla la bara di Alexis.
La morte del giovane anarchico scatenò una rivolta che scosse il paese. Le
immagini dell'albero di Natale in fiamme nella centralissima piazza
Sintagma, divennero l'emblema di quel dicembre.

Cinque anni più tardi Nikos Romanos e altri tre anarchici vengono
arrestati con l’accusa di aver preso parte a due rapine a Velvendòs, in
Macedonia.
Sono tutti pestati a sangue. I loro volti pesti e sanguinanti fanno il
giro del mondo. La polizia, per nascondere la ferocia del pestaggio,
trucca le foto. Nikos rifiuta di denunciare i suoi aguzzini. Le immagini
lo mostrano incatenato, strattonato, col volto gonfio e tumefatto per le
botte ricevute, scortato da decine di agenti di polizia che a testa alta
grida “ Viva l’Anarchia bastardi! ”. Tramite il suo avvocato rilascia la
seguente dichiarazione: “Le mie motivazioni sono politiche. Mi ritengo
prigioniero di guerra. Non mi considero una vittima. Non sporgerò denuncia
nei confronti dei poliziotti che mi hanno picchiato. Vorrei che i
maltrattamenti che ho subito sensibilizzassero l’opinione pubblica."
Viene accusato di terrorismo ma persino il PM riconosce Peponis riconosce
che l'accusa non regge e dichiara ".E’ la prima volta che assisto a una
rapina in cui si liberano gli ostaggi, con fiato della polizia sul collo.
Malgrado avessero a loro disposizione armi in abbondanza non hanno sparato
ai poliziotti che li inseguivano nè hanno usato l’ostaggio come scudo per
darsi alla fuga….” Per poi concludere “Per me non esistono elementi per
suffragare l’accusa di formazione e appartenenza ad organizzazione
terroristica”.
In galera Nikos studia e riesce a superare i difficili esami di ammissione
all'università. In primavera Nikos supera brillantemente gli esami e viene
ammesso alla facoltà di Amministrazione delle Aziende Sanitarie di Atene.
Il presidente della Repubblica e il ministro della giustizia lo invitano
per complimentarsi e gli offrono un premio di 500 euro. Nikos rifiuta sia
l'incontro sia i soldi.

La vendetta dello Stato non si fa attendere. L'amministrazione
penitenziaria cambia le regole e gli vieta di uscire dal carcere per
frequentare l'università.
Nikos decide di iniziare uno sciopero della fame di protesta. Dopo tre
settimane viene ricoverato in ospedale circondato da decine di poliziotti
in armi. Quando le sue condizioni peggiorano il ministero impone ai medici
di praticargli l'alimentazione forzata. I medici stracciano l'ordine.

In tutta la Grecia ci sono manifestazioni in solidarietà a Nikos. Martedì
ad Atene diecimila persone attraversano il centro e si scontrano duramente
con la polizia. Il bilancio è di numerosi feriti e 14 arresti. Edifici
pubblici ed università vengono occupate sia nella Grecia continentale sia
a Creta.

Il governo è in difficoltà, teme che la rivolta dilaghi come nel 2008
quando il migliore amico di Nikos venne freddato da un poliziotto.

Nikos è deciso a non mollare. Per una boccata di libertà è disposto a morire.

La storia di Alexis e di Nikos è l'emblema della criminalità dello Stato.
Di tutti gli Stati.

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