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[Diritti] Pirati e pescecani. La battaglia nella Rete: nuova frontiera del controllo globale



Pirati e pescecani. La battaglia nella Rete: nuova frontiera del controllo
globale

Venerdì 17 aprile
ore 21
corso Palermo 46
ne parliamo con Pepsy, navigatore esperto del Circolo Anarchico di Pisa,
per capirne di più delle nuove leggi, delle forme del controllo e per una
prima occhiata al funzionamento delle batterie di cannoni delle navi
pirata

Ogni volta che la “libertà è in pericolo” gli Stati la difendono
rubandocene grossi pezzi.
Promulgano leggi che danno più poteri alla polizia, inventano nuovi reati,
che esercitano un maggiore controllo sulle nostre vite.
Internet, straordinario sistema di comunicazione, che per sua stessa
natura sfugge alle vecchie regole e alle necessità che imbrigliano la
carta stampata, è sempre più nel mirino dei legislatori. Sebbene gli Stati
possano praticare talora la censura esplicita o il taglio dei flussi
informativi, tuttavia solo regimi esplicitamente autoritari vi fanno
ricorso.
I più preferiscono mantenere aperte le vie telematiche, che diventano il
luogo ove sperimentare la messa sotto sorveglianza di un’intera società.
Non solo. Gli strumenti che la tecnologia offre alle polizie sono
infinitamente più sofisticati che in passato, permettendo un’invasività
mai conosciuta in precedenza.

Difendersi è difficile ma non impossibile.

I pirati del web si affrontano in mare aperto con i pescecani della cyber
polizia.

Federazione Anarchica Torinese
corso Palermo 46 – riunioni – aperte agli interessati - ogni giovedì alle 21

www.anarresinfo.noblogs.org

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NoSindone. Sotto il lenzuolo niente

Dal 19 aprile c’è una nuova ostensione della Sindone a Torino. La kermesse
clericale all'ombra della Mole culminerà il 21 giugno con la visita di
Jorge Bergoglio.
Il lenzuolo custodito nel Duomo verrà esposto al pubblico: poco importa
che sia un buon manufatto di qualche tessitura medievale, il miracolo,
sostengono i preti, è la fede. In fondo costa meno degli psicofarmaci
anche se è altrettanto dannosa. A seconda dei tempi e delle latitudini fa
l’effetto dell’oppio, sopendo il desiderio di rivolta, oppure quello della
cocaina, spronando alla guerra.

La città è stata militarizzata, i giardini reali e parte di piazza
Castello sono stati requisiti per i pellegrini. Poliziotti e carabinieri
hanno moltiplicato i posti di blocco, rinforzando la stretta poliziesca.
Ogni grande evento è occasione per infittire i dispositivi disciplinari,
mettendo sotto sorveglianza un’intera città.

In questa primavera la rete di controllo si estende da Torino a Milano.
A Milano l'Expo mette in scena l’Italia ai tempi di Renzi, tra cantieri
miliardari e morti di lavoro, agro business e green economy, lavoro
gratuito e servitù volontaria, sfratti e polizia, gentrification e colate
di cemento.
Tra un panino trans-genico e un lenzuolo taroccato, buongustai e
pellegrini potranno nutrire il corpo e l’anima con una sola gita tutto
compreso. Peccato che le esposizioni universali dei preti, come quelle dei
padroni, le pagano tutti, anche chi preferisce altri giochi sotto il
lenzuolo.
Bergoglio benedirà i contadini che nutrono la terra, cui ogni giorno il
mondo di Expo ruba il futuro, offrendo un ombrello a chi non regge i ritmi
di produci-consuma-crepa ormai trionfanti in un paese, dove ogni tutela è
stata bruciata sull’altare del nuovismo.
Renzi e Bergoglio sono complementari, l’uno è il puntello dell’altro.
L’immagine di un uomo torturato ed ucciso, sebbene falsa, esprime la
verità della condizione di tanti troppi uomini e donne cui la religione
vuole imporre una morale di dolore e sopportazione.

La Rete NoSindone, che cinque anni fa diede vita a numerose iniziative in
occasione dell’ultima esposizione del lenzuolo e della visita di
Ratzinger, si prepara a scendere in pista con la propria critica irridente
e corrosiva.
Sebbene le favole delle religioni prestino il fianco alla satira ed al
guizzo salace, purtroppo la chiesa cattolica non fa affatto ridere. La
pervasività della chiesa nelle vite delle persone va ben al dì là di chi
volontariamente si riconosce nella metafora servile della pecora e del suo
pastore, per investire, tramite tante leggi dello Stato, la vita di tutti.
La straordinaria plasticità culturale che ha consentito ad una monarchia
assoluta di attraversare duemila anni di potere e più di duecento anni di
secolarizzazione, oggi è mirabilmente rappresentata dal gesuita venuto
dall'Argentina a dare una ripulita all'immagine della chiesa, offuscata da
infinite vicende di pedofilia, per non dire degli arresti eccellenti di
alti prelati con le mani in pasta nelle stanze della finanza vaticana.
La successione tra Ratzinger e Bergoglio si è imposta quando il teologo
tedesco, implacabile fustigatore della teologia della liberazione,
inflessibile restauratore della morale cattolica nelle sue punte più
aguzze, non si è sentito più in grado di fronteggiare il proprio potente
segretario di Stato, Tarcisio Bertone, l'uomo che più di ogni altro si era
battuto per mantenere lo IOR, la banca vaticana, nella nube di ovattato
silenzio e mistero in cui ha sempre prosperato.
Bergoglio era l’uomo giusto nel momento giusto.
Occorreva un cambiamento di stile, per garantire che tutto potesse filare
come sempre.
Bergoglio l’ha detto in modo chiaro che la costruzione del gender, la
culturalità dei generi, l’attraversamento di identità sessuali, per non
dire del radicalismo queer sono scelte ed approcci in contrasto con la
dottrina. Ha tuttavia compreso che indicare la via della redenzione
attraverso il perdono, poteva essere un buon modo per sedurre e riportare
nel recinto le pecore nere e smarrite.
La chiesa di Francesco è misogina, omofobica e transfobica come quella di
Benedetto XVI, ma nasconde la spada sotto la tonaca.

Bergoglio si fa le ossa negli anni della dittatura di Videla, quando è
capo dei gesuiti argentini. Il suo ruolo è a dir poco ambiguo in una
chiesa pesantemente collusa con i militari, che hanno torturato ed ucciso,
facendone sparire i cadaveri, oltre trentamila uomini e donne, colpevoli
di lottare contro la dittatura.
Uno tra tutti, il nunzio apostolico Pio Laghi, consigliava ai torturatori
di dare l’estrema unzione alle loro vittime.

Bergoglio sceglie di chiamarsi Francesco, imponendo da subito un'immagine
opposta a quella di Joseph Ratzinger, un'attitudine più caritatevole verso
chi non rispetta la morale cattolica. Nessuna reale modifica dottrinaria
ma uno stile più affabile decretano la fortuna mediatica del nuovo papa.
Per Francesco, Francy 2.0, resta valida la celebre massima di Tomasi da
Lampedusa “Occorre che tutto cambi, perché tutto resti come prima”. Una
formula che vale anche per i governi che si succedono in Italia dopo la
diaspora democristiana, dopo la fine del partito dei cattolici e un'epoca
che vede cattolici in tutti gli schieramenti, pronti a garantire il
finanziamento della chiesa cattolica con l'otto per mille, il pagamento
degli stipendi degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di
ogni ordine e grado, soldi pubblici per ospedali e scuole confessionali,
sostegno all'edilizia vaticana.

La Rete NoSindone sarà nelle piazze e nelle strade di Torino per esserci
ed essere come vogliamo, uscendo dal cono d’ombra di un lenzuolo che si
stende come sudario di morte sulla libertà di ciascun* di noi.
Rete NoSindone – sotto il lenzuolo niente

Primo appuntamento:

Sabato 18 maggio dalle 19 alle 23
via Roma angolo piazza Castello
Sotto la sindone… Preliminari per l’ostensione

Vieni a frugare sotto il lenzuolo.

Dalle 19 aperitivo bellavita, e Drag performance con Saturnia Galattica
and friens.
A seguire proiezioni blasfeme (solo per stomaci forti)