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[Diritti] R: Sabato 23 maggio. Una Barriera contro il razzismo!



Amiche e amici, in questi giorni di successo del cosiddetto Stato Islamico e
che pare abbia tanti soldi da comprarsi una bomba nucleare, e soprattutto
per le immense sofferenze che ci sono stati dall’11 settembre del 2001 ad
oggi, mi viene di diffondere questa riflessione che ho scritto all’epoca, a
caldo.
Ciccio

11 settembre: onoriamo i morti, imparando la lezione

Tante e di diverso segno le analisi, le valutazioni e i giudizi sui tragici
fatti dell'undici settembre duemila e uno, ma una considerazione a me pare
incontrovertibile: quei fatti hanno mostrato che esistono al mondo delle
persone e dei popoli che si sentono offesi ed umiliati dall'agire dei popoli
e dei governi dell'Occidente identificato come il MALE da combattere anche
col sacrificio della propria vita. 
La cultura occidentale, la nostra cultura, pregna di tanti aspetti di cui
siamo giustamente orgogliosi è risultata, nel corso della storia, più forte
delle altre culture in generale ed in particolare sotto gli aspetti militare
ed economico. Talmente più forte che abbiamo finito per ritenerci
invulnerabili ed abbiamo pensato ed agito di conseguenza. E così le nostre
ragioni sono diventate le ragioni de LA STORIA. La nostra storia è diventata
LA STORIA dell'intera umanità. Abbiamo ritenuto arretrate le ragioni e le
storie di altri popoli che potevano e dovevano trovare senso e significato
solo e soltanto adeguandosi alle nostre ragioni e alla nostra storia. La
nostra storia era LA STORIA dell'umanità e perciò stesso era IL PROGRESSO.
E poiché noi eravamo il PROGRESSO non potevamo pensare e neanche
lontanamente immaginare che altri popoli potessero avere ragioni diverse
dalle nostre e tali da poter risultare offese ed umiliate dall'affermazione
delle nostre.
L'undici di settembre dell'anno duemila e uno, abbiamo dolorosamente
scoperto che c'è chi si ritiene offeso ed umiliato dall'affermarsi delle
nostre ragioni. A torto o a ragione: chi può stabilirlo? Non esiste un
arbitro imparziale che può giudicare il torto o la ragione. Né la nostra
ragione può più essere imposta perché siamo risultati vulnerabili,
fortemente vulnerabili, proprio nei due punti di forza della nostra cultura.

Non ci resta che imparare la lezione e abbandonare la convinzione che le
nostre ragioni sono le ragioni del PROGRESSO e della STORIA e cominciare a
pensare e a lavorare ascoltando e rispettando le ragioni degli altri.
"E' in lotta il BENE contro il MALE". E' una frase che risente appieno del
vecchio modo di pensare e porta all'eliminazione del nemico. Col MALE non si
può venire a patti: va eliminato. Per contro chi è tacciato di essere il
MALE vede l'altro come MALE e non può non agire che per la sua distruzione.
"Gli atti di terrorismo contro innocenti offendono la civiltà". Invece fare
la guerra lanciando i missili o i proiettili ad uranio … è cosa civile?! E
le donne e gli uomini e i bambini e i vecchi - la povera gente che vive del
proprio lavoro - morti sotto i bombardamenti o a causa dell'embargo sono
colpevoli?!
 Chi ha le armi potenti dice che i conflitti vanno sanati con la guerra e
chiama ciò agire civile. Chi non ha armi potenti ma li subisce attacca con
azioni terroristiche e chiama ciò agire civile. Il terrorismo è l'arma di
chi è debole militarmente. Per l'invulnerabile Achille dotato delle
meravigliose armi forgiate dal dio Vulcano la regola era che lo scontro
andava fatto faccia a faccia ed il povero Ettore ne pagò amaramente le
conseguenze. Nessuno avrebbe potuto sconfiggerlo con quella regola. Un umile
ed ignoto guerriero uccise Achille compiendo la vile azione terroristica di
colpirlo al tallone. 
Come brilla l'insegnamento del vecchio mito di Achille: "I potenti non si
illudano di essere invulnerabili invincibili eterni". Ogni evento umano come
ha un inizio così necessariamente ha una fine. Hanno avuto un inizio ed una
fine la civiltà greca, l'impero romano, la civiltà feudale, l'impero
britannico, il portoghese, lo spagnolo… e avrà una fine anche il
capitalismo. Se non è riuscito a batterlo frontalmente il comunismo
dell'URSS lo batterà la vile azione di un arabo o di un asiatico o di un
negro o di… che lo colpirà al tallone. E chi verrà dopo il capitalismo
considererà eroica e non vile quell'azione. 
"Tutti uniti contro il terrorismo". Il terrorismo non è un soggetto, è uno
strumento. E allora la frase vuol dire: "Togliamo al nostro nemico l'unica
arma di cui dispone costringendolo al silenzio ed esonerandoci
dall'ascoltare le sue ragioni". Se saremo capaci di farlo: bene! E andremo
avanti per un altro pò. Ma chi si ritiene umiliato e offeso troverà, prima o
poi, un altro modo di farsi sentire. L'imperativo allora deve essere: "Diamo
al diverso da noi canali pacifici per esprimere le proprie ragioni
costringendolo così ad abbandonare ogni idea di terrorismo".
Certo, i morti bruciano i nostri cuori. E abbiamo tutto il sacrosanto
diritto di incazzarci forte. Brucia, forse ancora di più, la dinamica
dell'azione in cui, per colpire e per mostrare, sono stati utilizzati i
nostri stessi mezzi: è stato un portentoso colossale spettacolare pernacchio
alla nostra sicumera. Mi viene da ricordare il film L'oro di Napoli di
Vittorio De Sica e il pernacchio (da distinguersi dalla volgare pernacchia)
di Eduardo De Filippo volto a beffeggiare l'arrogante, impudente e borioso
nobilotto che sfrecciava con la sua automobile nei vicoli del quartiere
incurante delle ragioni del popolino che in quei vicoli viveva e lavorava. 
Ma abbiamo anche il sacrosanto diritto di meditare e ragionare. Onoreremo i
morti imparando la lezione e prodigandoci perché non ci siano altri morti?
La smetteremo di fare come i bambini paurosi che costruiscono mostri da
abbattere? Saremo forti e adulti a sufficienza per ascoltare le ragioni
dell'avversario? Saremo capaci di finalizzare la nostra forza militare ed
economica non all'annientamento dell'avversario ma ad evitare che lui pensi
al nostro annientamento? Non si tratta di essere buonisti ingenui canditi
imprudenti incauti imprevidenti sempliciotti sciocchi ma di avere cura delle
nostre ragioni senza affidarle ai fabbricanti di cannoni.
Qualche anno fa, una madre e un padre americani si sono visti assassinare,
in Calabria, il loro bambino da parte di criminali della peggiore specie.
Quella madre e quel padre non hanno preteso di farsi giustizia con le
proprie mani, si sono affidati alla giustizia dello Stato italiano e hanno
donato a bambini italiani gli organi del loro figlio assassinato da
italiani.
Il loro è stato un comportamento proprio della cultura occidentale che
risale al pensiero di filosofi quali Hobbes, Locke e da cui è scaturito la
nascita dello Stato di diritto.
Io sono orgoglioso di questa cultura che mi espropria del diritto di
vendicarmi dell'offesa subita per affidarlo alla giustizia dello Stato e
alle sue leggi astratte e generali e che sono al di sopra dello stesso
GIUDICE che le incarna.
Se qualcuno uccidesse la mia bambina andrei, sicuramente, fuori di testa e
potrei cadere in uno stato di debolezza tale che, invece di trovare la forza
per andare dal GIUDICE, andrei armato alla ricerca dell'assassino. Ma che
probabilità avrei di ammazzarlo? Le sue probabilità e possibilità di
ammazzarmi non sarebbero ben più alte? La polizia non garantisce di più?
Il rinunciare alla vendetta non è un impoverimento della individualità dei
cittadini, bensì un arricchimento. La legge dello Stato elaborata con
serenità e secondo le regole della democrazia contiene non solo la punizione
del colpevole ma anche la considerazione delle sue debolezze e il suo
recupero. Sentimenti che fanno parte della umanità di ognuno di noi e che
potrebbero essere smarriti nello stato di forte emozione causato dal torto
subito.
Questa è cultura occidentale!
Se siamo occidentali coerenti dobbiamo estendere ai rapporti tra gli Stati
quanto è sancito tra i cittadini nei Paesi democratici. Bisogna che gli
Stati, i più forti in primo luogo, trovino la forza di continuare con
convinzione quello che avevano iniziato con la creazione dell'ONU: privarsi
del diritto di farsi giustizia in proprio per affidarlo ad un ENTE SUPERIORE
retto da leggi generali, astratte e democraticamente definite. Rinunziare
alle guerre per affidarsi alle decisioni di TRIBUNALI  INTERNAZIONALI e ad
operazioni di POLIZIA INTERNAZIONALE.
Per l'attentato dell'undici settembre gli Usa si sarebbero rivolti al
TRIBUNALE dell'ENTE SUPERIORE che, in ottemperanza a regole certe e
condivise, attraverso un pubblico dibattimento, avrebbe pronunciato una
giusta sentenza e ordinato il perseguimento dei colpevoli con una operazione
di POLIZIA INTERNAZIONALE.
Non c'è dubbio alcuno sul fatto che gli atti di terrorismo vanno prevenuti
e, qualora avvengono, nettamente decisamente inequivocabilmente fermamente
duramente rigorosamente indubbiamente indiscutibilmente recisamente
deplorati e gli autori ricercati condannati e puniti. Il punto non è questo,
ma chi e con quali regole ricerca, condanna e punisce i terroristi. In
Calabria, due famiglie contrapposte, in ossequio ad una legge della
'ndrangheta, andarono avanti ad uccidersi a vicenda per decenni: ad ogni
morto di una famiglia doveva corrispondere un morto dell'altra famiglia. E i
ragazzini venivano cresciuti ed educati alla vendetta e i germi della faida
inoculati col latte del biberon. Nei rapporti tra Stati siamo ancora all'era
della faida!
Purtroppo su questa strada non si è andati avanti e può darsi che in questo
momento non ci sia alternativa alle bombe americane e però dico che quanti
affermano il diritto dello Stato americano di ricorrere alla guerra, danno
per scontato una cosa che scontata non è: che l'America vinca e vinca
presto. Un'altra cosa è invece scontata: miliardi di persone vivranno
l'attacco americano non come la giusta risposta di uno STATO DI DIRITTO a un
atto criminale, ma come una offesa grave, atroce e sanguinosa da vendicare
prima o poi, in un modo o in un altro. 
Abbandoniamo la convinzione che la nostra storia è LA STORIA, uniamola
piuttosto a quella degli altri per costruire assieme la storia dell'umanità
senza guerre. 
Ma! L'uomo non ha sempre fatto le guerre? Perché dovrebbe smettere? È
possibile una storia dell'umanità senza guerre? Ma! Non è neanche vietato
provarci! E provarci non fa male, anzi fa sicuramente bene!
Ragusa, 17 settembre 2001                                       
Ciccio Schembari

Articolo pubblicato sul n. 64/2010 "Rivoluzione" della rivista ondine
www.operaincerta.it


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