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[Diritti] Rom e antirazzisti bloccano la strada: il corteo dei “comitati” si scioglie



Rom e antirazzisti bloccano la strada: il corteo dei “comitati” si scioglie

Sabato 30 maggio. Era il giorno dei Comitati “spontanei”, è stato il
giorno degli uomini, donne e bambini dei campi di via Germagnano, di chi
non è disposto a tollerare la marea limacciosa e violenta che sta salendo
nelle periferie di Torino.
La misura era colma. Dopo una settimana di insulti e minacce di morte,
dopo il corteo fascista di mercoledì, dopo la Lega e Salvini in incognito,
la gente che abita in questo lembo nascosto di Barriera si è presa la
strada, bloccando per oltre un'ora corso Vercelli, finché i razzisti hanno
sciolto la loro manifestazione a poco più di duecento metri dalla
partenza.

Da tempo comitati vicini a varie formazioni fasciste avevano annunciato un
corteo da piazza Rebaudengo a via Ivrea, passando davanti al campo. Nel
mirino dei comitati i “fumi” dei falò accesi per liberare dalle loro
guaine i fili di rame. Che importa se i rottamatori di rame siano
lavoratori in nero sfruttati da italianissimi imprenditori che si
arricchiscono con l'oro rosso? Che importa che Torino sia una delle città
più inquinate d’Italia, tra inceneritore e fabbriche?

I comitati “spontanei”, avatar della destra fascista e leghista, con
qualche incursione a “sinistra”, puntano il dito sui rom, tutti colpevoli,
collettivamente, dei problemi di chi vive in Barriera. Vittime sacrificali
di un gioco crudele, nemici etnici su cui riversare il risentimento per
l'impoverimento delle periferie, per il lavoro che non c'è, per il fitto
che non si riesce a pagare, per il negozio soffocato dalla grande
distribuzione, per i supermercati che chiudono e licenziano, per le scuole
che cadono a pezzi, per le medicine che costano troppo, per l'aria che
avvelena.

Quelli dei comitati hanno detto e scritto di non essere razzisti, ma hanno
deciso un corteo da piazza Rebaudengo e via Ivrea, dove non ci sono né
fabbriche inquinanti, né altre nocività, solo i campi di via Germagnano.
Non sono passati.

Nei bar di piazza Rebaudengo, prima del corteo, l’unica aria che si
respirava in mattinata era quella della pulizia etnica.
Nel punto info mattutino al mercato di via Porpora sono passate persone
del quartiere che hanno poi partecipato al presidio all’angolo tra corso
Vercelli e via Germagnano.

Quando arriviamo apriamo gli striscioni e parliamo con gli abitanti dei
campi che ci raccontano che la polizia gli aveva intimato di non andare al
presidio. Si sono fiondati anche i soliti delle “associazioni” rom, che
suggerivano di lasciar passare il corteo, di rimanere nei campi, arrivando
ad alludere ad un “accordo” con quelli dei Comitati.

La politica della paura questa volta non ha funzionato. A piccoli gruppi
in tanti hanno imboccato la salita e si sono uniti agli antirazzisti che
avevano aperto striscioni: “via i razzisti dalla città”, “no alla guerra
tra poveri, casa per tutti”, “i rom, torinesi come noi”, “il comune
sgombera i campi e lucra sui rom”.
C'erano bosniaci dal campo “autorizzato” e rumeni da quello “abusivo”. Ad
un certo punto hanno fatto capolino anche i sinti di via Lega.

All'arrivo della clown army tanti bambini si sono arruolati nell'armata
senzapatria.
Le auto dei vigili sono state circondate dai clown, poco a poco la gente
si è riversata in strada, oltrepassando l'incrocio in direzione del corteo
“ambientalista” tra slogan, canti, sfottò. Un ragazzo del campo sventolava
una bandiera No Tav.
“Gli unici stranieri gli sbirri nei quartieri”, “via fascisti e polizia”,
“bella ciao”.
Abitanti di Barriera e solidali, uniti contro chi usa l'arma del razzismo,
per impedire che i poveri lottino insieme contro i padroni che li
sfruttano, hanno sbarrato il passo al corteo dei comitati.

Per oltre un'ora i razzisti sono rimasti fermi a duecento metri da piazza
Rebaudengo, protetti da blindati e antisommossa.
Il blocco sul corso è stato mantenuto finché il corteo non si è sciolto.
Poi è esplosa la gioia, perché questa volta i razzisti avevano fatto
dietrofront.

Tanta gente in un sabato di maggio ha spezzato il muro della
rassegnazione, scoprendo che vincere è possibile.
Insieme abbiamo portato a casa la consapevolezza preziosa che anche in
quest'angolo di città si può fare Barriera contro il razzismo.

Foto della giornata qui:

www.anarresinfo.noblogs.org