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[Diritti] Violenza di Stato al campo rom. Il video che inchioda i vigili



Violenza di Stato al campo rom. Il video che inchioda i vigili
Questa mattina è cominciato il processo ad Aramis, un abitante della
baraccopoli di Lungo Stura Lazio, accusato di aver aggredito e ferito tre
vigili del nucleo “nomadi” del comune di Torino.
Era il 29 settembre. Aramis e la sua famiglia, tornati dalla Romania dopo
otto mesi, non trovano più la loro baracca. La 104, secondo la numerazione
imposta dal comune, è stata abbattuta. La famiglia di Aramis ha accettato
il patto con il Comune, rimpatrio in Romania in cambio di 300 euro al
mese. La realtà è ben diversa. La famiglia riceve 50 euro al mese per tre
mesi e 150 per il quarto, poi più nulla. In Romania non c’è lavoro,
neppure i lavori in nero e sottopagati della maggior parte degli abitanti
di Lungo Stura.
Tornare a Torino è una scelta obbligata. La baracca 23 è vuota e viene
occupata. Questa storia, uguale a tante altre, dimostra il fallimento del
progetto “la città possibile”. O, meglio, il fallimento della narrazione –
intrinsecamente razzista – “sull’emersione dal campo”, come se il campo,
la baracca fossero una scelta e non una necessità.
Ben riuscita invece l’operazione di sgombero, indolore, pezzo a pezzo,
spesso con la complicità obbligata degli stessi abitanti, obbligati a
collaborare alla distruzione delle baracche.
Alla fine la trama logora del progetto la “città possibile”, si sta
strappando in più punti.

Lo dimostrano i cortei e le proteste dell’ultimo mese. Ne è il segno anche
la vicenda finita oggi in tribunale.

Le testimonianze contraddittorie, iperboliche, esplicitamente razziste dei
tre vigili urbani, che, secondo l’accusa sarebbero stati aggrediti e
feriti da Aramis, hanno posto l’accento sulla paura dei tre vigili. Tutti
“lavoravano” in Lungo Stura Lazio da molti anni, anni trascorsi a
controllare, cacciare, multare, intimidire. Conoscono tutti per nome e
sono abituati a vedere tutti chinare la testa. La reazione rabbiosa di
Aramis, nonostante riescano facilmente a sopraffarlo, li stupisce e li
spaventa. Temono che quella rabbia dilaghi, che altri decidano che la
misura è colma, che non vogliano più subire umiliazioni. Le altre persone
del campo non si avvicinano, limitandosi a gridare, ma ormai i tre vigili
hanno perso la testa. Una di loro estrae la pistola e la punta verso le
persone intorno, un'altra usa ripetutamente spray urticante contro Aramis,
ormai ammanettato e chiuso in un angolo, l’ultimo vigile gli pianta un
ginocchio nella schiena, schiacciandolo a terra.
In tribunale si giustificano dichiarando “eravamo in un campo nomadi,
circondati da nomadi”. Un’affermazione che cerca la complicità di chi
ascolta, che dovrebbe considerare in se pericolosi i “nomadi”: Pericolosi
perché “nomadi”, rom, “zingari”. Pericolosi per quello che sono, non per
quello che fanno. Un approccio in cui si radica la violenza razzista.

Il processo contro Aramis proseguirà il 17 febbraio. In quell’occasione
verranno proiettati i tre video realizzati durante l’arresto di Aramis.
Video che inchiodano i tre vigili.

Qui li puoi vedere:

http://anarresinfo.noblogs.org/2015/10/22/violenza-di-stato-al-campo-rom-il-video-che-inchioda-i-vigili/