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[Diritti] Crolla del 45% il prezzo internazionale dell'acciaio. Occorre un piano B per salvare i lavoratori dell'ILVA



PeaceLink chiama a raccolta le persone di buona volontà per elaborare un
piano B dettagliato e praticabile che faccia uscire la città di Taranto
dalla crisi irreversibile dell'Ilva. Taranto può e deve diventare un
laboratorio nazionale e internazionale di idee per la riconversione. Chi
ha idee da proporre ci contatti (volontari at peacelink.it).
I punti di partenza del nostro ragionamento sono questi.
1) Il mercato dell’acciaio è in fase recessiva ed è caratterizzato da un
eccesso di capacità produttiva. Negli ultimi 12 mesi il prezzo
dell'acciaio sul mercato internazionale è crollato del 45% per le
esportazioni cinesi.
2) Di fronte a questo scenario lo stabilimento siderurgico ILVA sarà
sconvolto da un’ondata di crisi che ha portato già altre acciaierie alla
chiusura. La situazione finanziaria dell’ILVA è caratterizzata dal fatto
che l’azienda non produce più profitti ma unicamente perdite che si stanno
sommando ai debiti verso le banche e verso i fornitori. ILVA ha 14 mila
lavoratori, 20 mila creditori e tre miliardi di debiti.
3) La situazione è diventata insostenibile. Se l’azienda non produce più
profitti ma perdite vengono meno le condizioni per la realizzazione degli
interventi di risanamento degli impianti. L’ILVA è in coma farmacologico e
viene mantenuta in vita solo con decreti legge che hanno solo un effetto
palliativo.
4) Fra alcuni mesi l'ILVA chiuderà e sarà la fine di un modello di
sviluppo che si è centrato sulla monocultura dell’acciaio. Questa crisi
gravissima dell’ILVA sta esponendo i lavoratori al rischio concreto della
disoccupazione.
5) Di fronte a questa drammatica situazione è saggio confrontarci su un
Programma di transizione di sostenibilità ambientale che si alimenti anche
con i Fondi Europei che nel sud dell’Italia spesso non vengono utilizzati
dalle amministrazioni pubbliche.
6) E' possibile riconvertire l’economia locale attraverso fondi europei. I
fondi non mancano. Prova ne è il fatto che i 2 miliardi di euro del
“Programma Attrattori Culturali”, destinati a migliorare l’offerta
culturale nelle Regioni del Sud, non sono stati spesi e sono ritornati a
Bruxelles. Uno spreco proprio mentre il nostro patrimonio storico e
culturale cade a pezzi. Secondo una ricerca Eurispes, l’Italia utilizza i
fondi europei solo al 45%. Attualmente sono a rischio contributi europei
per 14,4 miliardi di euro. Solo Croazia e Romania fanno peggio.
7) La crisi dell’ILVA deve diventare l’occasione per sfruttare al massimo
questa ingente quantità di fondi per realizzare un progetto complessivo di
riconversione che garantisca l’occupazione dei lavoratori ILVA offrendo
nel contempo ai giovani disoccupati una concreta prospettiva di impiego
diventando i protagonisti della riconversione, della bonifica e della
rinascita.
8) Creare lavoro senza inquinare è possibile e lo dimostrano le esperienze
di Pittsburgh, Friburgo, Bilbao, Hammarby Sjostad (Stoccolma) e della
Ruhr. Tutti esempi in cui bonifica, riconversione e green economy hanno
creato sviluppo e lavoro senza generare inquinamento. Sono proprio le
nazioni e le città che inquinano di meno che creano più occupazione.
9) Occorre creare ponti di comunicazione con le città che sono riuscite a
riconvertirsi. PeaceLink ha preso contatto con gli ambientalisti di
Pittsburgh per capire come quella città è riuscita a sopravvivere alla
crisi dell’acciaio e a far rinascere la propria economia. Pittsburgh è
stata riconosciuta come una delle tre città americane che meglio ha
superato la crisi recessiva dello scorso decennio. Il sindaco di
Pittsburgh ha dichiarato: “We employ more people in Pittsburgh than we
ever have”. Ossia: ”Noi impieghiamo più persone a Pittsburgh di quante non
ne abbiamo mai avute”). Proprio così. Da quando hanno chiuso l’acciaieria
sono usciti dalla crisi. PeaceLink è in contatto con Pittsburgh per un
interscambio di esperienze sul monitoraggio dell’aria. Stiamo cercando di
imparare dalle città che hanno avuto l’intelligenza di cambiare.
10) Occorre coinvolgere i lavoratori dell'Ilva e renderli protagonisti del
Piano B, anche attraverso forme di "Life long learning". Per senso di
responsabilità verso i lavoratori dell’ILVA e verso tutti quei soggetti
che si sorreggono sull’indotto, PeaceLink da tempo sviluppa – accanto alla
critica dell’impatto inquinante dell’acciaieria – anche una parallela
azione di ricerca di alternative occupazionali e di ricerca culturale. Ora
questa ricerca è arrivata ad una sintesi con la stesura del “PIANO B” per
Taranto. Mentre la nave sta affondando, occorre avere a disposizione le
scialuppe di salvataggio. Le scialuppe già ci sono e sono i fondi europei.
Ma occorre una grande capacità di pianificazione e di riprogettazione che
attualmente manca.
11) PeaceLink fa appello alla Camera di Commercio perché convochi un
tavolo di confronto e di progettazione per uno sviluppo sostenibile
alternativo e mette a disposizione il proprio PIANO B e gli studi svolti
in questi anni di ricerca, anche collaborando con l’Università e con
quegli studenti che hanno deciso di centrare la propria tesi di laurea su
Taranto.
12) E’ venuto il momento di far partecipare a questo tavolo di confronto e
di progettazione non solo gli attori istituzionali e sindacali (che hanno
spesso dimostrato la propria inerzia) ma anche i giovani laureati e
laureandi che hanno acquisito competenze e sono animati dal desiderio di
rimanere a Taranto o di tornarvi mettendo a disposizione il proprio sapere
e la propria voglia di cambiamento.
13) Occorre coinvolgere tutte le scuole di Taranto in una seria
riprogettazione dei profili professionali puntando sulle professioni del
futuro, in particolare quelle collegate alla green economy che, secondo
l’ONU, può creare fino a 60 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi
20 anni (cfr. http://www.peacelink.it/ecologia/a/36349.html). PeaceLink è
a disposizione delle scuole (per contatti: volontari at peacelink.it) per
fornire materiale didattico e tenere incontri con docenti e studenti
nell’ottica di una “riprogrammazione” delle scuole tarantine in funzione
di una nuova economia e di una nuova società che ponga il lavoro al
servizio dello sviluppo sostenibile e del bene comune.
14) Per i lavoratori Ilva vanno subito predisposti piani di formazione e
riconversione semestrali e sistemi di certificazione delle competenze
acquisite.

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
http://www.peacelink.it

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