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Title: Der Tag - SPIEGEL ONLINE Newsletter

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 25 febbraio 2016

  

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IPSE DIXIT

 

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Umberto Eco con Sean Connery, Michael Lonsdale

e F. Murray Abraham in una pausa di lavorazione

de "Il nome della rosa" (vedi il film su RaiCinema)

 

Primi anni - «Ho passato due dei miei primi anni tra SS, fascisti e partigiani, che si sparavano l’un l’altro, e ho imparato a scansare le pallottole. Non è stato male come esercizio... Nell’aprile del 1945 i partigiani presero Milano. Due giorni dopo arrivarono nella piccola città dove vivevo. Fu un momento di gioia… In maggio, sentimmo dire che la guerra era finita. La pace mi diede una sensazione curiosa. Mi era stato detto che la guerra permanente era la condizione normale per un giovane italiano. Nei mesi successivi scoprii che la Resistenza non era solo un fenomeno locale, ma europeo. Imparai nuove, eccitanti parole come “réseau”, “maquis”, “armée secrète”, “Rote Kapelle”, “ghetto di Varsavia”. Vidi le prime fotografie dell’Olocausto, e ne compresi così il significato prima di conoscere la parola. Mi resi conto da che cosa eravamo stati liberati. In Italia vi sono oggi alcuni che si domandano se la Resistenza abbia avuto un reale impatto militare sul corso della guerra. Per la mia generazione la questione è irrilevante: comprendemmo immediatamente il significato morale e psicologico della Resistenza.» – Umberto Eco

 

   

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

L’Opera Aperta

oggi chiusa per lutto

 

Umberto Eco sosteneva che la capacità di ridere, la più vera e autentica differenza specifica dell’uomo rispetto agli altri animali,

ha radice nella consapevolezza della nostra condizione mortale.

 

di Andrea Ermano

 

Ecco di seguito alcune polisemie, cioè espressioni dotate di due o più significati concettuali.

 

    Una rosa

    È una rosa

    È una rosa

    Rosa

    È sempre

    E mai perciò

    È rosa

    Cioè erosa

    E ancora

    Non posa

    Cosa

    A coda

    Nel campo

    Del corpo

    A monte

    La fonte del

    Nome

 

Queste parole sono qui riunite per via della loro dote polisemica, cara al Professore Umberto Eco. Nell’elencarle non ho inteso determinare un senso compiuto né formulare un certo enigma né versificare una mia poesiola o filastrocca.

    Eppure, se fingessimo che le parole di cui sopra configurino una "opera" sia pur minima, e se volessimo misurarci con le fatiche del parafrasare e del commentare, ci troveremmo dentro a una tipica "opera aperta". Aperta non soltanto perché suscettibile di molte interpretazioni, ma anche perché neppur’io – in quanto "autore" – potrei dirvi con ultima certezza quale delle interpretazioni possibili debba o possa essere ritenuta quella veramente vera.

    Nelle Postille a Il nome della rosa (p. 9sg.) Eco confessa di avere provato "un brivido di soddisfazione" nel leggere che alcuni critici letterari avevano preso a citare una battuta – contro il terrorismo religioso – che il protagonista del romanzo, il filosofo francescano Guglielmo da Baskerville, pronuncia dopo avere assistito a un processo inquisitorio: "Che cosa vi terrorizza di più nella purezza?", chiede al vecchio maestro il giovane Adso da Melk. E Guglielmo risponde: "La fretta". Il passo si trova a pagina 388 dell'edizione italiana.

    Dopodiché però, cioè dopo aver detto il brivido di soddisfazione derivante dall'essersi sentito "capito", Eco racconta di un lettore il quale gli fa notare come nella pagina successiva l'inquisitore Bernardo Gui, minacciando l'impiego della tortura, esclami: «La giustizia non è mossa dalla fretta… e quella di Dio ha i secoli a disposizione». Sicché il lettore può ben domandare allo scrittore quale rapporto avesse voluto instaurare tra queste due "frette", la fretta fanatica temuta da Guglielmo e l'assenza di fretta fanaticamente rivendicata dall'inquisitore in procinto di proseguire il sacramento della confessione con altri ferri.

    «A quel punto mi sono reso conto che era successo qualcosa di inquietante.» – annota Eco – «Lo scambio di battute tra Adso e Guglielmo, nel manoscritto non c'era. Quel breve dialogo l'ho aggiunto in bozze… Avevo bisogno di inserire ancora una scansione… E naturalmente mentre facevo odiare la fretta a Guglielmo (e con molta convinzione, per questo la battuta poi mi piacque molto) mi ero completamente dimenticato che poco più avanti Bernardo parlava di fretta. Se vi rileggete la battuta di Bernardo senza quella di Guglielmo, non è altro che un modo di dire… Ahimè, contrapposta alla fretta nominata da Guglielmo, la fretta nominata da Bernardo fa legittimamente nascere un effetto di senso, e il lettore ha ragione di chiedersi se essi stanno dicendo la stessa cosa».

 

Alla fine, il testo è quello. Interpella lettore ed autore con «una provocazione ambigua… E io stesso mi trovo imbarazzato a interpretare l'opposizione, eppure capisco che lì si annida un senso (forse molti). L'autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo».

    Un dubbio si aggira per il Romanzo.

    E questo dubbio alla fine delle Postille dilaga: «Orazio e l'amico chiamano il conte P. per risolvere il mistero dello spettro. Conte P., gentiluomo eccentrico e flemmatico. Per contro, un giovane capitano delle guardie danesi con metodi americani. Sviluppo normale dell'azione secondo le linee della tragedia. All'ultimo atto il conte P., radunata la famiglia, spiega l'arcano: l'assassino è Amleto. Troppo tardi. Amleto muore.».

    Perché muore, Amleto?

    Perché – se all’inizio degli anni Sessanta Eco c’insegna che un'opera è tanto più classicamente viva e vitale quanto più è "aperta", cioè suscettibile d'inesauribili interpretazioni – trent’anni dopo, a un certo punto delle sue ricerche filosofiche, il grande umanista respinge non senza sdegno l'idea nietzschiana secondo cui non ci sarebbero fatti, ma solo interpretazioni.

    Sono possibili infinite interpretazioni vere, ma non tutte lo sono. Ci sono anche le interpretazioni false.

    E poi ci sono, al di fuori delle interpretazioni, i fatti.

    Ci sono, esemplarmente, "gli altri".

    Da questo fatto che gli altri esistono prendeva le mosse Eco nella risposta laica al cardinal Martini, il quale gli aveva posto la domanda: "Che cosa crede chi non crede?".

    Una morale laica, che chieda allo Stato di legiferare prescindendo dalle opinioni dottrinali su Dio (o sugli dei), tiene tuttavia ben fermo all'esistenza degli altri, in quanto persone, che hanno diritti.

    Gli altri ci sono.

    Ed è esattamente perciò che ci sono I limiti dell'interpretazione: «Se Jack lo Squartatore ci venisse a dire che ha fatto quello che ha fatto per ispirazione ricevuta leggendo il Vangelo, noi inclineremmo a pensare che egli ha letto il Nuovo Testamento in un modo per lo meno inusuale».

 

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Ciao, Prof. – Umberto Eco (1932 – 2016)

       

       

RICEVIAMO

E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

 

Impegnarsi per l'Europa

 

Oggi più che mai è necessario impegnarsi per l’Europa. Riuniti a Roma i capigruppo socialisti e progressisti europei impegnati ad affrontare l’attuale crisi. L’Unione Europea sta attraversando la fase forse più difficile dal dopoguerra ad oggi. I populisti, stranieri e nostrani, scommettono su un ritorno delle frontiere e delle singole valute nazionali, con il conseguente fallimento dell'Euro. Alcuni governi europei stanno creando precedenti pericolosi, congelando il Trattato di Schengen e mettendo in discussione il risultato più importante delle politiche europee degli ultimi decenni: la libera circolazione...

 

di Laura Garavini,

Deputata eletta nella Circoscrizione Estero

Ufficio di Presidenza del PD alla Camera

 

Noi del Pd siamo convinti che per salvare l’Unione Europea sia necessario investire sul futuro, e non sul passato. Che sia urgente rilanciare il progetto europeo, avendo il coraggio di affrontare le necessarie modifiche, senza lasciare che le destre xenofobe e populiste, fomentando le paure, facciano resuscitare e vincere gli egoismi nazionali.

    E la maggioranza in Parlamento sostiene questo intento. L'ho detto in Aula intervenendo a nome del Gruppo del Pd in dichiarazione di voto sull’intervento del Presidente del Consiglio Renzi sull’Europa. Creare muri ed ergere fili spinati non è una soluzione: semmai riescono solo a deviare le rotte verso altri paesi. Gli imponenti flussi migratori verso l'Europa sono ormai un fenomeno strutturale e come tale va governato e gestito, attraverso delle politiche europee comuni.

    Proprio al fine di costruire rapporti che aiutino a realizzare politiche europee coordinate tra i diversi Parlamenti, in qualità di Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera dei Deputati abbiamo realizzato un importante incontro fra i capigruppo progressisti dei parlamenti nazionali dei 28 paesi membri dell’UE. Ho avuto il piacere di occuparmi in prima persona non solo della moderazione della conferenza, ma anche del lavoro politico preliminare, volto a tessere i rapporti con i diversi presidenti, in stretto raccordo con il PSE, così da pervenire a una posizione comune su economia e immigrazione. Proprio il giorno antecedente l'incontro dei Ministri degli Esteri dei Paesi fondatori dell’UE, riuniti a Roma per chiedere maggiore integrazione europea.

 

 

Alla Camera abbiamo scattato una foto importante: con il nostro Presidente Rosato, il Presidente del PSE, Stanisev, il capogruppo PSE all’Europarlamento, Pittella, la Presidente della Camera, Boldrini e i capigruppo e i rappresentanti dei partiti socialdemocratici di ben 17 paesi: Germania, Austria, Francia, Spagna, Svezia, Ungheria, Danimarca, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Grecia, Portogallo, Bulgaria, Belgio, Slovacchia. Tutti riuniti per dichiarare l'impegno reciproco a creare una politica comune in Europa su temi fondamentali come l’economia, la sicurezza e le politiche migratorie.

    E la cosa più importante è che non è stata soltanto un'iniziativa estemporanea. Si è formalizzato un vero e proprio coordinamento, che si riunirà due volte l’anno con l'obiettivo  di confrontarsi sui temi di maggiore attualità per l'Europa. Perché nel delicato scenario in cui viene a trovarsi l'Europa è fondamentale promuovere scambi sempre più stretti a livello parlamentare. L'Europa ci preme. Ecco perché è decisivo che i gruppi parlamentari che si riconoscono in una grande famiglia politica come quella del Pse collaborino in modo ancora più stretto ed incisivo.

   

    

Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

Pittella (PSE): “L’Europa

deve cambiare se stessa”

 

Il capogruppo del Pse Gianni Pittella analizza i prossimi scenari in vista dell’incontro, tra Jean Claude Juncker e Matteo Renzi, in programma venerdì a Roma.

 

Vai al video sul sito dell’Unità

       

   

RICORSO ITALICUM

 

Il Tribunale di Messina rimette

l’Italicum alla Corte Costituzionale

 

Il Tribunale di Messina ha ritenuto non manifestamente infondato il ricorso contro l'Italicum presentato da Besostri in varie Regioni. Ora la Corte costituzionale sarà chiamata a esprimersi sulla legge elettorale voluta dal Premier Renzi.

 

(ANSA) - ROMA, 24 FEB 2016- L'Italicum è stato approvato dal Parlamento il 4 maggio scorso e la sua entrata in vigore è prevista per luglio 2016. Il ricorso presentato a Messina è uno dei 18 depositati presso diversi tribunali italiani. Un'iniziativa nata nell' ambito del Coordinamento democrazia costituzionale, in cui si è costituito un gruppo di avvocati anti-Italicum coordinati dall' avvocato Felice Besostri, già protagonista della battaglia contro il Porcellum, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta. A curare il ricorso presentato a Messina, l'avvocato e vice-coordinatore del pool, Enzo Palumbo. Su 13 motivi di incostituzionalità proposti, sei sono stati fatti propri dal giudice nell'ordinanza di rimessione, e tra questi – spiega Besostri – anche quelli relativi al premio di maggioranza e alla mancanza di soglia minima per il ballottaggio. (ANSA). BOS 24-FEB

 

Sei su tredici Motivi di incostituzionalità sono stati condivisi dai giudici del Tribunale di Messina. Nel prossimo mese di marzo altri Tribunali si dovranno pronunciare, tra i quali Milano, Potenza e Torino. Speriamo che completino i motivi di ricorso per investire la Consulta con il complesso dei motivi, compresa la violazione dell'art. 72 Cost: sulle leggi elettorali e costituzionali non si può chiedere la fiducia! - Felice C. Besostri 

    

    

Segnalazione

PIETRO NENNI

 

Pietro Nenni, Anima socialista

 

Film documentario a cura di Paolo Mieli

      

Guarda il documentario su Rai Cultura

 

    

Pietro Nenni con Annarella Schiavetti Rotter

al XXXIII Congresso del Psi a Napoli nel 1959

        

       

SPIGOLATURE 

 

Un lumino

in fondo al tunnel

 

di Renzo Balmelli 

 

INTESA. Pur plaudendo all'iniziativa russo-americana che accende un lumino in fondo al tunnel del dramma siriano, non si può fare a meno di chiedersi: perché solo ora? Quanto ci voleva ad agire prima, se dopo tanti balletti diplomatici è bastata una telefonata tra Obama e Putin per spianare la strada all'intesa sulla cessazione delle ostilità. Vengono i sudori freddi all'idea delle morti assurde che si potevano evitare se la peggiore tragedia umanitaria del secolo fosse stata affrontata con maggiore determinazione. Un giorno forse si alzeranno i veli sul groviglio di brutture e di inconfessabili lotte di potere che hanno sconvolto la vita della regione. E non è che sia finita, tutt'altro. Il presidente Assad, senza nemmeno aspettare che l'inchiostro dell'accordo si sia asciugato, ha avuto il cattivo gusto di indire le elezioni per il 13 aprile come se il Paese non fosse coinvolto in una guerra sanguinosa da quasi cinque anni. Chissà perché?

 

BREXIT. E' facile immaginare con quanta esultanza gli eurofobici avrebbero accolto la fine dell'UE dopo la logorante maratona sul destino della Gran Bretagna. Invece non è andata come da loro ardentemente auspicato e così la galassia del populismo dovrà pazientare fino al referendum del 23 giugno, quando i sudditi di Sua Maestà decideranno se restare nella casa comune, a condizioni fatte su misura, oppure se rintanarsi nell'atavico, splendido isolamento. Con il così detto "Brexit" che spacca il Regno Unito, l' Unione di 27 Stati affronta quella che senza esagerare può essere definita la sfida più importante, se non decisiva, della sua storia , mentre sull'altro fronte dilaga l'esercito dei becchini pronti ad affossare l'ideale concepito dai padri fondatori. Nelle sue varie fasi la Comunità ha dimostrato di avere sette vite, ma ora serve uno sforzo davvero grande per evitare che l' Europa finisca mestamente con l'avere un passato davanti a se.

 

NOBEL. Siamo un popolo di navigatori, forse un po' meno di Santi. Di rado per libera scelta , molto spesso per necessità, sono milioni le persone che hanno solcato gli oceani alla ricerca di un mondo migliore o per sfuggire dalle dittature. Ora che il problema è causa di forti tensioni e di stress per i governi dell'area Schengen, l'Orso d'oro del Festival di Berlino al documentario "Fuocoammare" dell'italiano Gianfranco Rosi è un invito a riflettere sui migranti, sui loro drammi in quel mare che si è preso la vita di migliaia di uomini, donne e bambini indifesi. Di fronte a un fenomeno sempre più malamente tollerato, lo sguardo del regista ripercorre l'odissea di chi non è mai giunto al termine del viaggio della speranza e si sofferma sulla straordinaria gente di Lampedusa che ha aperto il cuore a chi arriva e ogni giorno si prodiga per asciugarne le lacrime. Più di tanti proclami sono questi i gesti che davvero contano per dare un senso concreto alla solidarietà e alla costruzione della pace ; gesti da onorare con il Nobel alla faccia di chi sigilla le frontiere. 


DINASTIE. Dopo il leggendario "Boston Tea Party", la battaglia del tè, dal dna della politica "made in USA" sono scomparsi re, principi e nobili. Non sono invece spariti del tutto alcuni retaggi della Vecchia Europa ravvisabili nella non infrequente successione dinastica delle massime cariche. Sarebbe potuto accadere anche quest'anno con Clinton e Jeb Bush se l'esito deludente delle primarie non avesse costretto il figlio e il fratello di due presidenti a gettare la spugna con una decisione che scrive la parola fine alla dinastia del petroliere texano. Comunque se ne potrebbe aprire un'altra qualora Hillary riuscisse nell'impresa di diventare la prima donna Presidente, occupando il posto che fu del marito. Quando l'America delle grandi innovazione assume le vaghe sembianze di una monarchia repubblicana, anche il Nuovo Mondo non sa resistere al fascino, un po' hollywoodiano, delle scelte dal sapore antico.

 

SOCIALISTA. Viste dal nostro osservatorio, le primarie americane offrono due variabili che presentano similitudini con quanto accade in Europa: una decisamente interessante, l'altra decisamente poco raccomandabile. Quella interessante è data dall'emergere di un candidato con concrete possibilità di successo come Bernie Sanders, l'arzillo senatore del Vermont che si è sempre definito socialista in una società dove la parola socialismo veniva pronunciata a bassa voce. Sanders piace perché si colloca fuori dagli schemi, perché rappresenta l'alternativa all'establishment teso a perpetuare se stesso. Ne prenda nota la litigiosa sinistra di casa. L'altra variabile, quella appunto poco raccomandabile, è rappresentata da Donald Trump, che, al pari di noti personaggi nostrani, incassa consensi e continua a vincere facendo leva sulla paura e la promessa di proteggere gli Stati Uniti dalle "invasioni barbariche" con la costruzione di altissimi muri. E potrebbe pure mantenerla.

 

COMPLOTTO? Sull'attendibilità di WikiLeaks, la fonte che ha fatto scoppiare la bomba delle intercettazioni ai danni di Berlusconi, i pareri divergono e non di poco. Essere spiati, attività che fa concorrenza al mestiere più vecchio del mondo, non piace a nessuno. E' una ingerenza intollerabile nella sfera sia pubblica, sia privata, talmente antica da essere già menzionata nell'Odissea. Quanto ai sistemi invero poco ortodossi usati dalla NSA, l'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, più di una volta Washington ha dovuto correre ai ripari per non incrinare le relazioni con gli alleati, cosa che potrebbe ripetersi ora con Roma. Ma da qui al teorema avanzato dall'opposizione di un complotto ordito con la complicità della sinistra, ce ne corre parecchio. Il caso c'è, ma considerando l'origine della notizia va trattato con cautela, opportune verifiche e senza spararle grosse prima di formulare ipotesi fanta-complottiste che si sono molto amplificate grazie anche ai nuovi media. 

 

EREDITÀ. La "Nave di Teseo" della letteratura saluta il suo capitano salpato verso altri lidi. Ammirato, certo, ma non da tutti, Umberto Eco consegna un ricco patrimonio alla storia delle idee che i suoi eredi stanno già sottoponendo ad accurate analisi critiche ed esegetiche. Sul piano letterario e civile, l'autore scomparso a 84 anni , si colloca tra i maître à penser della sua generazione sia per l'impegno "politico", sia per l'instancabile apostolato teso a fare della lettura una stimolante avventura dell'intelletto, una medicina per vivere meglio e più a lungo "Chi non legge – soleva dire – a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni. C'era quando Renzo sposò Lucia. Quando Leopardi ammirava l'Infinito. Perché la lettura è una immortalità all'indietro". Sfogliare libri, appassionarsi alle storie, mobilitare lo spirito era il suo modo di affrancare l'Italia dall'appiattimento del bunga-bunga, di fare Resistenza morale come lo è stata Libertà e Giustizia l'associazione creata a Milano che suggerisce non casuali assonanze con Giustizia e Libertà, movimento di esuli antifascisti prima e poi di partigiani resistenti cui questa testata fu tra le prime a dare voce. Con la vanità dello scrittore Eco sosteneva di non amare " Il nome della rosa", ma fu proprio da li, dalle ardite e anche controverse invenzioni filosofico- romanzesche di quel libro che iniziò il viaggio di milioni di lettori nei sorprendenti territori del sapere mai esplorati prima.

    

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Miracolo a Bologna: in tre mesi

'scomparsi' 45mila disoccupati

 

Il sindacato: "Si sono smaterializzati oppure autotrasportati in un'altra dimensione? Nulla di tutto ciò! Sono fermi dov'erano prima. È probabile si siano stancati di registrarsi inutilmente nella burocrazia della ricerca di un impiego inventata da Renzi"

 

"Miracolo a Bologna: in tre mesi 'scomparsi' 45.000 disoccupati! Si sono smaterializzati, oppure autotrasportati in un'altra dimensione tempo-spazio? Nulla di tutto questo! Sono fermi dov'erano prima. È probabile che si siano stancati di registrarsi inutilmente nella burocrazia della ricerca di un impiego, inventata dal governo Renzi. Nulla è cambiato nella loro condizione, piuttosto complicata e pesante. Ciò che si muove, invece, sono le statistiche e i parametri utilizzati per certificare e censire la situazione, che spesso presentano una condizione falsata rispetto alla realtà". Così Vito Rorro, della segreteria Cgil di Bologna.

    "Nella sostanza, succede che gli impieghi, prodotti come per magia dal Jobs act, restano pochi, brevissimi, mal tutelati e spesso mal pagati. Per questo, gli appassionati fanno rientrare una momentanea e aleatoria assunzione che, per sua natura, non si consoliderà in un rapporto duraturo, un cerino che si accende e si spegne, nella categoria 'nuova occupazione'. Peggio ancora. A questa mancanza di risposte strutturali, si aggiungono i trucchi statistici: avviene che la registrazione (semestrale) dello stato d'inoccupazione, (a carico della persona interessata presso i centri per l'impiego), se non risulta effettuata, produce l'effetto immediato della sparizione del lavoratore disoccupato dagli elenchi ufficiali. E così, con un gioco di prestigio, dai circa 95.000 in cerca di occupazione nella provincia di Bologna si è passati a 50.000, nell'arco di un solo semestre", continua il sindacalista.

    "La realtà, purtroppo, è molto diversa e intrisa di drammaticità. Per questo, la Cgil di Bologna ha elaborato un progetto di iniziative e di attività in favore delle persone inoccupate. Un progetto che prevede un supporto a 360° alle persone che necessitano di orientamento, di sostegno sindacale e di ausilio soggettivo per ricandidarsi a una nuova occupazione, valorizzando le proprie capacità ed esperienze. Non è una ricerca di lavoro di tipo intermediario, bensì una ricerca di valore nella propria condizione di attesa di opportunità, che grava sulla testa di tante singole persone - giovani - donne - qualificati", conclude l'esponente Cgil.

 

Il 26 febbraio, presso il Circolo Akkatà di S. Giovanni Persiceto, dalle ore 20.30, la Cgil consegnerà a decine di giovani e non giovani, alle donne e ai disoccupati, un'idea per riattivare il proprio lavoro.

   

    

LAICITÀ

dal sito di Italialaica

 

Laicità concreta o simbolica?

 

L'“unione civile” fra persone dello stesso sesso, che già rappresentava un compromesso rispetto a quel matrimonio fra tali persone ormai vigente in vari paesi, passa per un evidente ridimensionamento con l'esito cui, in Senato, si avvia il relativo disegno di legge.

 

di Attilio Tempestini

 

In effetti il fronte a difesa del testo originario mostrava, varie falle. Cominciando dal Presidente del Consiglio il quale è venuto sì, come fa abitualmente, a dichiarazioni del genere “noi tireremo dritto” -ignora probabilmente, chi fu a dire così prima di lui- ma ha pur sempre partecipato anni fa alla manifestazione organizzata, contro una proposta di legge in materia, durante il governo Prodi. Vi è davvero da chiedersi se il governo Renzi si impegnerebbe su questo tema, se l'Italia non fosse stata chiamata ad agire dalla Corte di Strasburgo.

    Quanto poi, al Movimento 5 Stelle, nulla da ridire sul suo rifiuto di forzature nel dibattito parlamentare. Ma è stato davvero clamoroso il suo revirement, dall'impegno a votare per tale disegno di legge purché non ridimensionato, al disimpegno rispetto a quell'adozione di un figlio del partner che ne rappresenta il nodo maggiore: e che si avvia, a venire stralciata.

    Peraltro, su vicende come quella delle unioni civili, le istanze laiche trovano pur sempre più spazio che allorché da questioni “concrete”, nel senso di investire direttamente rilevanti gruppi sociali, si passa a questioni “simboliche” come quelle che si sono recentemente poste in due città italiane. A Bologna, il TAR ha annullato la delibera con cui una scuola accettava una benedizione pasquale, della scuola stessa. Ebbene rispetto a tale sentenza (motivata, in termini di classica laicità) la responsabile del PD per la scuola ha manifestato dissenso. Mentre non mi risultano commenti in merito, del Movimento 5 Stelle.

    Nelle stesse settimane, a Torino un consigliere comunale del PD ha fatto sì che venisse messa ai voti la proposta di rimuovere dall'aula di tale Consiglio, il crocifisso che vi si trova esposto. La proposta ha ottenuto solamente tre voti; fra i quali per il PD vi è stato unicamente il voto del proponente, per il Movimento 5 stelle il voto di uno soltanto dei suoi due consiglieri -e non è quello, anzi quella, che si candida a sindaco-. C'è poi, chi ha scelto di uscire dall'aula: come i due consiglieri di SEL, per i quali il capogruppo ha dichiarato che in materia di laicità a contare sono non simili questioni, ma questioni come la legge sulle unioni civili…

> > >Continua la lettura sul sito di Italialaica

   

    

Segnalazione

SANDRO PERTINI

 

Fausto Bertinotti ricorda il

Presidente più amato dagli italiani

 

La vita straordinaria di Sandro Pertini, uno dei presidenti della Repubblica più amato dagli italiani, dalla lotta partigiana fino alla presidenza della Camera e del Quirinale. Come scrisse Indro Montanelli: "Non è necessario essere socialista per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità." E' indimenticabile la passione con la quale ha partecipato eventi storici di importanza internazionale ma anche piccole storie quotidiane di gioia e di dolore. Lo ricordiamo così, a 26 anni dalla scomparsa il 24 febbraio 1990, con un ricordo di Fausto Bertinotti.

 

Guarda il documentario su Rai.tv World

 

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Pertini partigiano, in un fumetto di Andrea Pazienza

             

   

Quale Europa?

 

Crisi evidente

 

Non c’è e non ci sarà accordo sulla questione dei migranti e la Brexit, comunque vada a finire, minerà la credibilità dell’UE. L’unico aspetto “positivo” potrebbe essere il ritardo nell’approvazione del TPPI, ma un ritardo non è accantonamento.

 

di Felice Besostri

 

Una delle prime cose che si insegnano è che uno Stato, vale anche per quelli federali, per esistere deve avere un popolo, un governo e un territorio.

    La UE, che non è uno Stato federale, ha certamente un territorio, peraltro non soggetto alle stesse leggi, perché l’adesione alla UE di Danimarca con la Groenlandia, Gran Bretagna e Repubblica d’Irlanda, prevede deroghe, ma soprattutto netta è la distinzione tra i paesi, che hanno una moneta comune e gli altri membri della UE (Capo 4 del Titolo VIII° TFUE). 

    Il popolo non è costituito dalla sommatoria aritmetica dei possessori della cittadinanza UE, ma dal convincimento di appartenere ad una comunità con istituzioni e valori condivisi. Nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 è detto “Un paese che non conosce la garanzia dei diritti e la divisione dei poteri non ha una costituzione”: l’Europa non ha una garanzia dei diritti rimessa direttamente all’iniziativa giudiziaria dei cittadini, se non in limitati casi, quindi non ha una Costituzione.

    Se non c’è una Costituzione non può esserci un popolo. Eppure le premesse c’erano e ci sono e stanno tutte scritte nei Trattati istitutivi di cui ho allegato ampi estratti. Mi riferisco in particolare al Preambolo e ai titoli I° e II° del Trattato sull’Unione Europea (TUE) , al Titolo II° della Parte Prima del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (CDFUE).

I principi sono chiari, ma sulla carta. A volte basta un piccolo inciso per poter stravolgere il significato come quando parla di “un'economia sociale di mercato fortemente competitiva” (art. 3 c.3 TUE), ma per scelte politiche il competitivo ha prevalso sul sociale.

    Crescita economica equilibrata e stabilità dei prezzi stanno nello stesso articolo 3 TUE, ma ancora una volta è la politica che decide se debba prevalere la stabilità dei prezzi o la crescita economica, che potrebbe richiedere un certo tasso d’inflazione: invece  ora il pericolo deriva addirittura dalla deflazione.

    La politica d’austerità ha provocato reazioni nazionaliste prevalentemente di stampo demagogico populista con tratti xenofobi, ma anche sinistra non ne è immune, quando una critica fondata all’euro si traduce in una proposta di uscita dall’UE. Nel breve periodo non escludo che ritrovare la sovranità monetaria possa avere benefici effetti congiunturali, sempre che non peggiori la valutazione dei nostri titoli di Stato da parte delle agenzie internazionali di rating , con il conseguente aumento del nostro debito pubblico causa l’aumento dello spread tra i nostri BTP e i Bund tedeschi ( mi scuso per l’uso di termini stranieri, cui ormai assegniamo un significato negativo: basta pensare a jobs act e a stepchild adoption o all’ossessione per la governance, che in italiano si traduce in “Renzi per sempre”, cioè for ever).

    Sono convito che la UE abbia molto difetti, ma la risposta dovrebbe essere un’altra costituzione europea e non la rinazionalizzazione della politica, particolarmente esiziale per una sinistra che una volta cantava “ avanti popolo non più frontiere, stanno ai confini rosse bandiere”, quella che ormai è la strofa dimenticata di Bandiera Rossa.

Come sarebbe possibile invertire la rotta quando la realtà non corrisponde all’ideale normativo: dove sono “. I partiti politici a livello europeo” che “contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell'Unione.” delineati dall’art. 10 c. 4 TUE? Sono quelli che in esecuzione dell’ articolo 224 TFUE beneficiano degli ingenti finanziamenti sul bilancio UE, ma senza assolvere alla funzione  loro attribuita dai Trattari europei.

    Se esistessero dei partiti politici europei il socialdemocratico slovacco Robert Fico, primo ministro dal 2012 e membro del PSE, non si sarebbe fatto promotore della resistenza degli Stati del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) a un qualsiasi accordo sull’accoglienza dei migranti, accodandosi al reazionario Viktor Orbán, primo ministro ungherese dal 2010 e membro del PPE. Se esistessero dei partiti politici europei i socialdemocratici danesi, all’opposizione, non avrebbero votato il prelievo forzoso dei richiedenti asilo. Non voglio per rispetto del partito socialista austriaco, SPÖ, indicare tra i reprobi l’austriaco Werner Faymann, Cancelliere dal 2008,  anche perché l’Austria, con la Germania, è stato uno dei paesi più accoglienti nel punto più alto dell’emergenza profughi. 

    Il Gruppo di Volpedo, voce isolata nel panorama della sinistra italiana, aveva prefigurato proprio nel suo documento fondativo la trasformazione del PSE in un partito  transnazionale e federale la chiave per una rinascita o risorgimento socialista in Europa.  Purtroppo non abbiamo personaggi come Brandt, Kreisky, Palme, Mitterrand, González, Soares e anche il nostro Craxi, nei suoi momenti migliori, al vertice del socialismo europeo. Comunque dobbiamo ripartire dal federalismo europeista socialista di Eugenio Colorni e Ignazio Silone, comprese le utopie degli Stati Uniti Socialisti d’Europa del laburista Harold Laski.

    Prima o poi la sinistra tutta dovrà convergere su questa posizione cioè di un’integrazione più stretta dell’Europa grazie a più democrazia e partecipazione cittadina. Ne colgo il segno nella proposta, non per caso fatta a Berlino, dall’ex ministro delle Finanze del primo Governo Tsipras, Gianīs Varoufakīs. Un progetto che per avere gambe ha bisogno che tornino alla ribalta e al potere partiti come la SPD in Germania e il PS in Francia, con un’altra leadership e altri programmi. Al rinnovamento socialista in Europa possono dare un contributo i socialisti portoghesi e spagnoli e il Labour Party, come costituisce un segnale il successo di Bernie Sanders nelle primarie democratiche USA.

    

    

Da Avanti! online

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L’Italicum rinviato

alla Corte Costituzionale

 

Dopo la battaglia del Porcellum condotta con l’avvocato Aldo Bozzi, per Felice Carlo Besostri arriva un’altra battaglia, quella sull’Italicum. Un primo punto a favore arriva anche stavolta per il costituzionalista, il tribunale di Messina ha rinviato, infatti, la nuova legge elettorale alla Corte costituzionale. Sull’Italicum Besostri aveva infatti affermato: “L’iniziativa dei ricorsi non è mia, ma del Coordinamento. Se un’azione a difesa della Costituzione diventa motivo di esclusione questo non è un problema mio, ma di chi, sbagliando, ragiona in questo modo. Non sono un nemico del Pd, ma sono un amico della Costituzione”.

    I giudici siciliani, come i colleghi togati di altri 17 capoluoghi, erano stati chiamati in causa dal gruppo avvocati anti-Italicum guidati da Felice Besostri e da Vincenzo Palumbo. Il Tribunale di Messina ha rinviato l’Italicum alla Corte costituzionale e il giudice ha fatto propri 6 dei 13 motivi di incostituzionalità della legge elettorale proposti dai ricorrenti, relativi in particolare al premio di maggioranza e alla mancanza di soglia minima per il ballottaggio.

    Per cui il tribunale ha accolto i seguenti motivi di ricorso: il terzo, ovvero il vulnus causato dalla legge elettorale al principio di rappresentanza territoriale; il quarto, il vulnus causato al principio di rappresentanza democratica (capilista bloccati); il quinto, mancata previsione di una soglia minima per accedere al ballottaggio; il sesto, l’impossibilità da parte dell’elettore di scegliere il deputato; il 12esimo (con riferimento al Consultellum che oggi sarebbe applicato all’elezione del Senato), l’irragionevolezza delle soglie di sbarramento di accesso al Senato (8% per i partiti, 20% delle coalizioni) quando il Senato ha la metà dei componenti della Camera; il13esimo, l’irragionevolezza di aver varato una legge elettorale per la sola Camera dei deputati quando oggi la Costituzione prevede il bicameralismo paritario tra Camera e Senato.

   In caso di pronuncia di incostituzionalità, gli effetti della sentenza della Corte, come fu per il Porcellum, potranno condurre a votare secondo le regole del cosiddetto Consultellum (niente liste bloccate, niente premio di maggioranza senza soglia al ballottaggio). Viene quindi messo in discussione l`impianto derivante dal combinato disposto della riforma costituzionale in fase di approvazione e la legge elettorale ultrapremiale Italicum, nei termini denunciati dai cittadini ricorrenti in Sicilia e in tutta Italia dal gruppo di avvocati organizzati dall`Avv. Besostri.

    “Spero che quello di Messina sia soltanto il primo”, ha detto Besostri, ad accogliere il ricorso tra i diversi tribunali presso i quali è stato depositato, e che magari alla fine la questione di costituzionalità giunga alla Consulta su tutte e 13 le obiezioni presentate.

 

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Da MondOperaio

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Convegno

 

Il lavoro oggi in Italia

ne discutono

 

Marco Bentivogli, Pietro De Biasi, Giorgio De Rita,
Vito Gamberale, Tommaso Nannicini

 

introduce Luciano Pero

 

In occasione dell’uscita del libro
Le persone e la fabbrica.
Una ricerca sugli operai Fiat Chrysler in Italia
Edizione Guerini Next

 

Roma, 29 febbraio 2016, ore 15:00
Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro
Viale Lubin, 2

       

   

Segnalazione

 

La casa perduta

 

Il Centro Altreitalie è lieto di invitarvi alla presentazione del libro

 

La casa perduta

La memoria dei profughi nell’Europa del Novecento

 

di Patrizia Audenino

 

Torino, 9 Marzo 2016, ore 17,15

Centro Altreitalie, via Principe Amedeo, 34

 

Presentano

Guido Franzinetti, Università del Piemonte Orientale

Enrico Miletto, ISTORETO

Elisa Signori, Università di Pavia

 

Introduce e coordina

Maddalena Tirabassi

 

Sarà presente l’autrice

          

        

Italiani nel mondo

 

Appello per un forte NO

alla xenofobia in Svizzera

 

I senatori Di Biagio e Micheloni – eletti nella Circoscrizione Estero –invitiamo i cittadini con doppia cittadinanza italo-svizzera a votare e a far votare NO al referendum del 28 febbraio.

 

Con il referendum del prossimo 28 febbraio si deciderà la sorte del 25% della popolazione Svizzera rappresentata dagli stranieri ivi residenti e come rappresentanti dei nostri connazionali all'estero sentiamo l'esigenza e il dovere di intervenire in questa fase dibattuta della campagna referendaria per lanciare un appello forte agli italiani di doppia cittadinanza a votare NO in ragione del carattere confuso e palesemente xenofobo del quesito e della ratio che lo sottende.

    Non ci si può lasciar convincere da quelle argomentazioni a sostegno del SI, che sotto il velo di un conservatorismo anacronistico celano posizione populiste e demagogiche tendenti a violare principi universalmente sanciti ed in grado di infiammare l'odio sociale in un momento storico in cui la cultura dell'accoglienza è fortemente messa a rischio.

    Non è una questione di rispetto dei diritti di cittadinanza come viene detto dai sostenitori del Sì, poiché non verranno espulsi solo i cosiddetti "delinquenti" e gli autori di reati gravi ma alto sarà il rischio che in particolare siano espulsi i giovani stranieri in ragione dell'insussistenza di parametri chiari e certi di identificazione delle categorie non gradite.

    La storia e la tradizione degli italiani e dell'emigrazione italiana, fatte di sacrifici, di rispetto, di solidarietà ma soprattutto di perfetta integrazione, devono essere un giusto riferimento per privilegiare una logica dell'accoglienza che si collochi ben oltre la facile demagogia che mal concilia con i dettami internazionali di rispetto dei diritti dei cittadini, per questo è giusto che la comunità italiana prenda una posizione chiara e degna della sua storia. Pertanto invitiamo i cittadini con doppia cittadinanza italo-svizzera a votare e a far votare NO al referendum, per dire NO alla cultura dell'espulsione legittimata dalla mera xenofobia.

 

Aldo Di Biagio, Senatore della Repubblica (AP)

Claudio Micheloni, Senatore della Repubblica (PD)

        

   

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LETTERA

 

Bocciata la legge

lombarda anti-moschee

 

Nel gennaio dell’anno scorso il Consiglio regionale lombardo approvò una legge che il sindaco di Milano Giuliano Pisapia giudicò priva di “qualsiasi dignità costituzionale”. Essa prevedeva ogni possibile ostacolo di tipo urbanistico ed amministrativo, usando in modo del tutto bizzarro delle competenze regionali, per creare ogni difficoltà alla costruzione di moschee (a partire da quella in progetto a Milano). Anche il Nuovo Centro Destra del ministro degli Interni Angelino Alfano votò la legge che però il governo fu costretto ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale. Lo stesso fecero molte comunità cristiane ed associazioni di tutela dei diritti. Ieri essa è stata bocciata dalla Consulta che deve aver ragionato sulla base del semplice buonsenso, ancora prima di aver letto gli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione.

    La Lega, che aveva voluto questa legge a qualsiasi costo, ha cercato di fare una operazione propagandistica, pur sapendo di essere nel merito perdente in partenza. Questa posizione ci sembra in diretta continuità con iniziative passate, dalle contestazioni al Card. Tettamanzi, accusato di buonismo nei confronti degli immigrati, alle sagre blasfeme durante le quali si celebrava il dio Po. Si tratta di un’unica attitudine a contrastare e ad escludere il “diverso” identificato, volta a volta, nel meridionale, nel migrante e infine nell’islamico sempre a prescindere, oltre che dall’etica, dalle singole persone, dalle circostanze, dal contesto socioeconomico ecc.… Si tratta della difesa di una pretesa identità lombarda o padana che è estranea allo spirito di accoglienza che caratterizza una parte consistente del nostro popolo e che, comunque, è in contraddizione evidente con ogni minima sensibilità cristiana.

    Questa linea, che è espressione di una cultura pagana e materialista, viene poi gestita nelle istituzioni e nel paese in modo assolutamente spregiudicato perché pretende di essere la vera difesa della cristianità e dei “principi non negoziabili”. Questo mix di ateismo pratico e di sfacciato clericalismo vuole parlare alla pancia dell’opinione pubblica. Fino a quando riuscirà ad ottenere adesioni essendo in evidente contraddizione con gli interessi del paese e con gli stessi valori costituzionali su cui si fonda la nostra Repubblica?

    Come credenti che si richiamano al Vangelo, al Concilio e al magistero di papa Francesco siamo scandalizzati dal fatto che questo tipo di leghismo riesce ad avere consensi in certe aree di una opinione che si pretende cattolica, siamo anche scandalizzati da quelli che esso ha anche in una frazione del clero che, al posto della denuncia, preferisce un comodo e colpevole silenzio.

 

Vittorio Bellavite,

coordinatore nazionale di “Noi Siamo chiesa”

        

                    

LETTERA

 

L’ADL su Issuu

 

Purtroppo non sono ancora stati caricati i numeri di AdL del 2016 su Issuu. Spero sia per qualche inconveniente momentaneo perché mi dispiacerebbe non poter arricchire l'archivio personale della Vostra bella rivista…

 

Roberto Buttura, e-mail

 

Grazie della segnalazione. Stiamo rimediando... – La red dell’ADL

        

 

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

Allegato Rimosso
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