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[Diritti] ADL 160512 - Io sono



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

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Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 12 maggio 2016

  

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IPSE DIXIT

 

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Io sono il sindaco di Londra - «Io sono un britannico di estrazione pachistana, sono europeo, sono un uomo asiatico, sono un londinese, sono un avvocato, un padre, un marito, un tormentato fan del Liverpool. Sono anche di fede islamica. Abbiamo tutti molte identità.». – Sadiq Khan

 

    

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

Due fatterelli

 

Due fatterelli di ordinaria “fuga dei cervelli”…

 

di Andrea Ermano

 

Primo fatterello. Un paio d’anni fa un giovane latinista italiano, innamoratosi di una bella ragazza che lavorava in un negozio di moda di una città mitteleuropea, decise di superare la sua innata timidezza e manifestare i propri sentimenti tramite una delicata dichiarazione d’amore… in endecasillabi latini. Le scrisse alcuni versi poetici, per la precisione “in stile alcaico e di chiaro gusto oraziano”.

    Forse aveva visto al cinema Il Postino – con quell’in­di­men­ti­ca­bile Massimo Troisi! con quella splendente Mariagrazia Cucinotta! – e s’era fatto coraggio circa le possibilità della poesia in amore.

    Salì le scale mobili, la faccia un po’ così, da intellettuale della magna Grecia. Appoggiò il foglio sul bancone del magazzino d’abiti, i pochi versi tremanti nel convincimento che avrebbero suscitata la curiosità della giovane leggiadra.

    La quale chiamò la vigilanza.

    Il latinista dovette chiarire che i suoi endecasillabi avevano un carattere assolutamente onesto e gentile, come confermò poi anche un esperto convocato telefonicamente dalla direzione dei grandi magazzini.

    Il tutto andò un po’ per le lunghe.

    Oggi, si sa, è difficile trovare gente con un debole per le lingue antiche. Beati i tempi del Leopardi!

 

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Vides ut alta stet nive candidum Soracte

 

Secondo fatterello. Qualche giorno fa un giovane ricercatore italiano, Guido Menzio, che insegna matematica economica negli USA, stava viaggiando in aereo da una città americana all’altra. A un certo punto si è messo a controllare alcune complesse questioni matematiche di search theory.

    La signora della poltroncina accanto, riconoscendo in ciò un chiaro indizio di reato, si è alzata, fingendo di respirare regolarmente per non dare nell’occhio, e si è recata dal personale di bordo per denunciare, nel giovane matematico italiano, un aspirante jiahdista.

    Sarà che certe formule algebraiche somigliano forse un po’ troppo a invocazioni rituali coraniche, fatto sta che il professor Menzio è stato sbarcato dall’aereo e posto in stato di fermo finché la sua situazione non si è chiarita.

 

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Vides ut alta stet nive candidum Soracte

 

"Che poi, questa storia ha molto a che fare anche con il mio lavoro", ha commentato il professore. "Io studio proprio questo, la teoria economica delle informazioni. Le informazioni che servono per prendere una decisione”.

    Siamo sicuri che qui non si stia parlando di quegli strumenti matematici sulla base dei quali un drone “decide”, per esempio, di bombardare un certo “obiettivo”?

    Certo che no.

    Controllate voi stessi. Questo l’esempio di domanda in stile search theory fornito dal professor Menzio: “Quand’è che dovresti smettere di cercare tra le offerte di lavoro e accettarne uno?” Non è un tema su cui il libero mercato volentieri investe a favore della ricerca?

    E allora ecco la nostra contro-domanda: ma dove le vedi tu tutte queste offerte di lavoro, se non sei un professore di matematica economica a piede libero?

    Altro esempio di domanda in stile search theory secondo il professor Menzio: “Quand’è che dovresti smetterla di uscire con una ragazza e sposarla?” Ecco un altro tema su cui il libero mercato volentieri investe milioni di dollari per la ricerca. (?!)

    Contro-domanda: il matrimonio (sempreché la ragazza non abbia chiamato la vigilanza prima del primo incontro) è davvero un’opzione reale, posto che lei è precaria e tu disoccupato?

    Ovviamente, come diceva Ungaretti, “potremmo continuare”.

    Invece, ci fermiamo qui, perché i due fatterelli di cui sopra ci parlano della nostra attuale miseria molto più che non certe teorie matematiche, pur utilissime alla povera gente che non sa mai decidersi quando accettare un’offerta di lavoro, sposare una ragazza e via tentennando.

 

 

Benvenuti al Workshop “Nuovi

Orizzonti della Search Theory”

       

   

100 anni dopo Kiental

 

Uscire dai confini

 

Alla vigilia della Prima guerra mondiale le masse che si erano opposte alla guerra si trovarono a combattere su fronti opposti. Lo stesso movimento operaio e socialista passò dall’internazionalismo alla logica della ragion di Stato e nella sua maggioranza votò i crediti di guerra.

 

di Felice Besostri

 

Alla vigilia della Prima guerra mondiale le masse che si erano opposte alla guerra si trovarono a combattere su fronti opposti. Lo stesso movimento operaio e socialista passò dall’internazionalismo alla logica della ragion di Stato e nella sua maggioranza votò i crediti di guerra. Quella scelta rappresentò la fine dell’Internazionale socialista, un’organizzazione già percorsa da divisioni ideologiche provocate dal revisionismo da un lato e dalle tendenze rivoluzionarie dall’altro: una sfida all’ortodossia socialdemocratica e al suo marxismo minimo.

Una crisi politica, che significava crisi morale e rinuncia ai valori tradizionali di solidarietà di classe per adeguarsi al nazionalismo patriottardo.

    Come allora la crisi fu più acuta in Europa, la culla del movimento operaio e socialista, anche oggi è in crisi la sinistra in tutte le sue espressioni a cominciare da quella una volta dominante ed egemonica o, comunque, maggioritaria nella parte occidentale: il socialismo democratico. La caduta dei regimi comunisti non ha rafforzato la sinistra, ma l’ha indebolita complessivamente, basta fare un confronto tra la UE a 15 negli anni novanta del XIX e quella a 28 del secondo decennio del XX secolo.

    Certamente le insufficienze sono datate da tempo: inesistenza di una politica economica alternativa a quella imposta a livello planetario dal capitalismo finanziario e dalle multinazionali, quando con la crisi economica e finanziaria ha reso impossibile il mantenimento dello stato sociale. Tuttavia è ancora una volta nel tradimento dei principi di umanità e solidarietà sociale, come 100 anni fa del pacifismo e dell’internazionalismo, che segnano la crisi della sinistra e che la travolge in tutte le sue espressioni, comprese quelle più radicali.

    E’ un dato non contestabile che la perdita di consenso elettorale dei Partiti del PSE, soltanto in minima parte è andato a beneficio di formazioni alla loro sinistra, piuttosto ha alimentato l’astensione e/o il populismo xenofobo ed identitario o i partiti conservatori al limite reazionari come in Ungheria o in Polonia. Dove l’ignavia del PSE ha colpito in primo luogo il suo partito membro, come il Pasok in Grecia, l’alternativa di sinistra non ha raggiunto mai la maggioranza assoluta e ha dovuto accettare compromessi che ne hanno minato l’unità e costretta ad alleanze con formazioni di centro-destra.

    La più solida e consistente anche temporalmente, come la Linke in Germania, non è mai uscita dai Länder della ex DDR, ad eccezione della Saar, e comunque i governi che si basavano su un’intesa SPD- Linke, meno di quelli numericamente possibili, non hanno quasi mai trovato una conferma elettorale democratica alla scadenza. Soltanto in Spagna si era profilata una possibile intesa tra sinistra tradizionale PSOE e nuova (Podemos e sue varianti), fallita e rimandata ad una prova d’appello, molto più difficile, se non vengono sconfitti l’autosufficienza socialista andalusa e il secessionismo a egemonia borghese della Catalogna. A differenza di 100 anni fa alle frontiere non si scavano trincee dalle quali spararsi reciprocamente, ma si erigono muri verso masse di disperati e si stipulano accordi di contenimento, come con la Turchia, con costi economici, per non parlare di quelli umani, superiori a quelli di un’integrazione programmata e una politica di corridoi umanitari. Su questo l’Europa si gioca il suo futuro, ma il fallimento di quest’Europa, che l’ha cercato e meritato, non aprirà nuovi spazi alla sinistra, ma alla destra come dimostrato dai successi della FPÖ al primo turno delle presidenziali austriache.

    La sinistra aveva un progetto federalista europeo, che trova il suo fondamento, nel Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni, da adeguare alle sfide epocali e planetarie dei cambiamenti climatici e alle migrazioni di massa, ma non riscoprire il nazionalismo ammantato da sovranità democratica e monetaria. L’ex ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis indica una strada di riforma dell’Europa senza tentazioni nazionaliste, continua una tradizione di federalismo socialista, la cui massima utopia di era espressa con la parola d’ordine degli Stati Uniti Socialisti d’Europa nell’immediato secondo dopoguerra mondiale.

    Soltanto l’immaginazione romanzesca di Guido Morselli in Contro-passato prossimo aveva legato la vittoria dell’Austria-Ungheria nella Prima Guerra mondiale ad una rivoluzione che avrebbe trasformato la doppia monarchia nella prima Federazione Socialista Europea, centro della trasformazione socialista mondiale al posto dell’arretrata Federazione Russa: un trionfo dell’austro-marxismo sullo stalinismo. Quelle utopie non hanno più rapporto con la realtà quando e impossibile distinguere i socialdemocratici austriaci e slovacchi da un fascistoide come Orban, leader di un partito del PPE.

    Cento anni fa i socialisti che avevano rifiutato la guerra seppero tentare almeno un riscatto morale e politico organizzando a Zimmerwald nel 1915 e a Kiental nel 1916 due conferenze internazionali, grazie a compagni come gli svizzeri Robert Grimm, e Ernest Paul Graber o gli italiani Oddino Morgari, Giuseppe Emanuele Modigliani, Costantino Lazzari e Giacinto Menotti Serrati, ma guidati dall’ebrea ucraina, naturalizzata italiana, Angelica Balabanoff.

 

 

Angelica Balabanoff

 

Ebbene il centenario di quell’evento è stato ricordato dall’associazione degli storici svizzeri dell’Università di Berna e da una Conferenza lo scorso 30 aprile del Partito del Lavoro svizzero. Vogliamo tentare, uscendo dai nostri confini identitari, di ricostruire una sinistra cui debbono concorrere tutti i suoi filoni ideali storici, socialista, comunista e libertario, arricchiti dal pensiero ambientalista, femminista e dei diritti umani. Filoni ideali, perché se scendiamo sulle realizzazioni storiche dobbiamo constatare che sono fallite o esaurite. Pura utopia? Ma c’è un’alternativa?

    Cominciamo da dove viviamo, dalle nostre città, a cominciare dalle metropoli come Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna, facendo delle differenze una ricchezza. La difesa della democrazia dalle leggi elettorali come l’Italicum e dalla deforma costituzionali sono un collante forte di una sinistra capace di coniugare libertà, lavoro, democrazia e giustizia sociale. E chiediamo dal basso una conferenza internazionale come quella di cent’anni fa.

   

    

SPIGOLATURE 

 

Pregiudizi, nient'altro che pregiudizi

 

di Renzo Balmelli 

 

SCALPORE. Dopo Rotterdam e Calgary, Londra è la terza metropoli occidentale ad avere un sindaco di origine islamiche nel solco di un riuscito processo di integrazione. Quanto basta insomma per provocare incontenibili mal di pancia alla destra eurofobica che vede Sadiq Khan come il fumo negli occhi per almeno tre ragioni: primo appunto perché è mussulmano, poi per il suo essere laburista e infine per la sua dichiarata contrarietà al Brexit. Ma è soprattutto la sua fede a mettere in subbuglio gli avversari arrivati al punto di vedere nel nuovo Lord Major un nemico mimetizzato dell'occidente. Pregiudizi, nient'altro che pregiudizi, che però dilagano, fanno proseliti e trascinano stuoli di cattivi profeti. Quanti Khan saranno ancora necessari prima che un sindaco per il solo fatto di essere mussulmano non faccia più scalpore? Su questo interrogativo si gioca la partita cruciale tra l'Europa dei lumi e quella del bieco oscurantismo.

 

NOSTALGIE. Saranno anche solo quattro gatti, ma di quelli che non fanno le fusa. Nel clima di crescente ostilità populista che dilaga in tutta Europa, il boom di Casa Pound al primo turno delle comunali a Bolzano non può essere liquidato come un banale incidente di percorso o il frutto di passeggere frustrazioni regionali. Attestati al 7%, e perciò quinto partito in città, il successo dei così detti "fascisti del terzo millennio" non è saltato fuori dal cilindro come il coniglio del prestigiatore, ma nasce da lontano ed è il risultato di un lavorio che ha sconvolto la politica locale e deve fare riflettere. Perché quei quattro gatti di oggi che si ispirano a passate nostalgie, potrebbero crescere a dismisura domani inserendosi nel contesto di una deriva generalizzata che antepone le chiusure ermetiche alla solidarietà e all'accoglienza. Segno che il fenomeno non è facile da arginare. Sebbene ancora circoscritto, non va sottovalutato in nessun modo.

 

CONGIURA. Nella sua accezione più nobile e colta, l'immagine dell'Austria felix forse sopravvive solo nel ricordo della splendida elegia che ne fece Stefan Zweig per alleviare le pene dell'esilio. Non potendo più essere capitale di quel periodo d'oro, come ebbe a definirlo uno degli scrittori più famosi del mondo, Vienna cambia registro e si trincera dietro un quadro politico che appare lontano dal clima artistico, intellettuale e multi-etnico che ne forgiò l'affascinante immagine e diede vita a correnti e scoperte straordinarie in tutti i campi dello scibile umano. Orbene, mentre l'estrema destra prova ad allungare le mani sulla presidenza, occorre sperare ardentemente che l'Austria felix, se ancora fa battere i cuori, abbia la meglio sull'Austria degli Haider. Poiché se c'è una cosa di cui l'Europa proprio non ha bisogno per resistere alla congiura dei nemici interni è una sorta di secessione austriaca in senso contrario, alla rovescia, rispetto a quella che diede vita a una nuova epoca. 

 

APPRODO. Letto da più parti a proposito delle elezioni americane: l’una non piace, l'altro fa paura. Non bisogna lambiccarsi il cervello per individuare chi è colui che fa paura. "Elementare" – direbbe Sherlock Holmes. Persino nei ranghi del GOP – acronimo di Gran Old Party – se ne sono dovuti fare una ragione: l'impensabile è diventato possibile e Donald Trump guiderà i repubblicani nella corsa alla Casa Bianca. Ma nel partito non esultano. Peggio per loro: dovevano pensarci prima. Colei che non piace – si fa per dire – risponde al nome di Hillary Clinton, brava, preparata, intelligente, corretta, ma forse un tantino algida e quindi non del tutto adatta a riscaldare gli animi. Nemmeno tutti i democratici sono compatti nel sostenerla e ciò sarebbe un "assist" gratuito per il suo rivale, abile a ribaltare le previsioni ed a creare qualche patema nei ranghi dell'ex first lady che rappresenta comunque l'approdo più sicuro per risparmiare all'America una deriva di stampo lepenista. E dite se è poco.

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Analisi: Quanto pesa

la nuova occupazione?

 

Il costo lordo per il bilancio pubblico degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti dalla legge di stabilità per il 2015 oscillerà nel triennio, a seconda delle ipotesi, tra i 22 e i 14 miliardi

 

di Marta Fana e Michele Raitano, Eticaeconomia  

 

Gli ultimi dati amministrativi forniti dall’Inps relativi ai contratti di lavoro stipulati tra dicembre 2015 e gennaio 2016 hanno riacceso il dibattito politico e mediatico sull’efficacia delle misure contenute nel Jobs Act e degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato (dal 7 marzo 2015, a tutele crescenti) previsti della legge di stabilità per il 2015. A gennaio 2015, prima del Jobs Act, sono entrati in vigore gli sgravi triennali sul totale dei contributi a carico del datore, con un tetto massimo di 8,060 euro, per ogni assunzione a tempo indeterminato o trasformazione di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. La misura è stata prorogata nella legge di stabilità per il 2016 con alcune modifiche: la decontribuzione è ora pari al 40% del totale dei contributi a carico del datore, con un tetto massimo pari a 3,250 euro e la nuova decontribuzione durerà 24 mesi, anziché 36, come per gli assunti nel 2015.

    A un anno dall’entrata in vigore degli sgravi, si discute se la crescita del numero di contratti a tempo indeterminato registrata nel 2015 sia legata, oltre che alla modifica del quadro macroeconomico, alla decontribuzione piuttosto che alle nuove norme sul licenziamento contenute nel Jobs Act. L’esplosione del numero di contratti a tempo indeterminato e di trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato attivati a dicembre 2015 – ultimo mese in cui si poteva usufruire della decontribuzione totale – e il conseguente calo di gennaio, hanno rafforzato la tesi secondo cui la dinamica del mercato del lavoro nel 2015 sia stata “drogata” dalla corposa, e temporanea, riduzione del costo del lavoro legata alla decontribuzione. La distribuzione mensile dei contratti beneficiari degli sgravi sembra ribadire tale tesi: nel 2015 i contratti che hanno beneficiato dello sgravio, incluse le trasformazioni di rapporti a termine, sono stati 1.547.935, di cui un quarto (379.243) nel solo mese di dicembre.

 

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ECONOMIA

 

L’Italia è pronta a un

Ministero per le politiche future?

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

L’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali Eurispes ha recentemente lanciato la proposta di creare in Italia un Ministero per il Futuro. In una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Renzi ha fatto propria l’iniziativa del governo svedese che l’anno sorso ha costituito un Ministero per lo Sviluppo Strategico.

    E’ un’idea interessante e forte che sollecita una visione organica dei problemi e dello sviluppo.

    In Svezia opera un vero e proprio Consiglio dei Ministri, composto dal primo ministro e dai ministri per le infrastrutture, lo sviluppo economico e l'innovazione, le finanze, la pubblica amministrazione e l'ambiente, che si riunisce periodicamente per definire le scelte strategiche ed elaborare idee di sviluppo a lungo termine.

    Non necessariamente diventa indispensabile fare lunghe ricerche accademiche sugli scenari futuri, ma diventa stringente la valutazione di ciò che già si sa, si conosce o si intuisce per cercare le soluzioni idonee. Ad esempio sappiamo che la tecnologia cambia le condizioni del lavoro e che la democrazia rischia meno se si coltiva una cultura civica condivisa. Di conseguenza i provvedimenti puntuali da adottare in merito possono ridurre le tensioni quotidiane, attenuando anche la polemica mediatica del momento e favorendo quindi una maggiore libertà ed efficacia dell’azione politica dei governanti.

    A livello internazionale, europeo e nazionale, la politica è di fronte a scelte di grande rilievo e anche a grandi opportunità. Si deve muovere su un terreno di gioco inedito e più complesso che pone domande nuove e richiede soluzioni nuove oltre che un impegno comune. Si consideri, per esempio, la grande finanza, le migrazioni, l’ambiente, l’esplorazione dello spazio, la ricerca, anche quella sanitaria e farmaceutica per debellare i grandi mali del secolo. Si consideri inoltre gli apporti che necessariamente dovranno venire non solo dall’Unione Europea ma anche dai BRICS.

    L’inevitabile passaggio dal morente mondo unipolare a quello multipolare e la creazione di una nuova architettura economica, finanziaria, monetaria e commerciale internazionale possono essere realizzati soltanto se i governi saranno in grado di progettare insieme il loro futuro.

    In alcune istituzioni internazionali, per fortuna, la cultura e la pratica degli scenari sono già avviate. Le stesse Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030. L’OECD fornisce orientamenti su economia e lavoro proiettati al 2030-2050 che sono alla base delle scelte del G20.

    La Cina, è noto da tempo, opera su una prospettiva di lungo periodo in base alla visione di una nuova riorganizzazione territoriale di tutta l’area euroasiatica. La Nuova Via della Seta e l’Asian Infrastructure Investment Bank sono i pilastri portanti di questa strategia.

    Anche la Russia ha recentemente creato un’apposita Agenzia per le Iniziative Strategiche. Si pensi al grande Progetto Razvitie, il corridoio di sviluppo infrastrutturale eurasiatico che dovrebbe collegare il Pacifico a Mosca e poi fino all’Atlantico attraversando l’Europa.

    Nel campo militare e della geopolitica sono gli Stati Uniti che da sempre operano con scenari di lungo periodo.

    Oggi in Italia, invece, siamo, purtroppo, condizionati dalle continue emergenze e da scelte politiche di breve respiro. Invece i cambiamenti paradigmatici nel campo politico, economico, sociale e culturale e le grandi sfide epocali operano sul lungo periodo. L’improvvisazione, anche se farcita dalla tanto osannata creatività nostrana, non basta.

    Ne può bastare la delega a qualche università, a qualche benemerito istituto privato, del compito di fare delle ricerche sul “futuribile”. Definire le strategie è compito dello Stato e del Governo.

    Nel nostro Paese c’è un grande bisogno di recuperare una cultura degli scenari, una visione che aiuti ed orienti gli operatori, pubblici e privati, ad affrontare meglio la complessità del mondo contemporaneo e le sue sfide globali. Perciò ci sembra condivisibile l’idea avanzata dall’Eurispes.

    

    

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Dilma Rousseff sospesa, Temer assume

la Presidenza del Brasile

 

Con 55 voti favorevoli e 22 contrari il Senato Federale ha approvato l’apertura del processo di impeachment nei confronti della Presidente Dilma Rousseff, che ora sarà sospesa dall’incarico per 180 giorni, durante i quali si svolgerà il processo vero e proprio. Assume l’incarico di Presidente il vice di Dilma Rousseff, il leader del Partido do Movimento Democrático Brasileiro (PMDB), Temer, da molti indicato come uno degli orchestratori degli attacchi al governo petista. Il nuovo Presidente del Brasile sarà ora chiamato a formare un governo, che prevedibilmente vedrà le opposizioni, ed in particolare il suo PMDB, sconfitto alle elezioni, sostituire il Partido dos Trabalhadores, con un ribaltone quantomeno inusuale per un sistema presidenziale…

 

di Riccardo Galetti

(Responsabile Esteri Federazione Giovani Socialisti)

 

La sospensione di Dilma Rousseff e l’arrivo di Temer al Palacio de Planalto rappresentano uno snodo importante dell’evoluzione della crisi politica che sta sconvolgendo il Brasile, ma non ne segnano certamente la fine. Il nuovo Presidente gode di un sostegno popolare inesistente (circa il 2% secondo diversi sondaggi) ed è a sua volta oggetto di indagini e richieste di messa in stato d’accusa. Ad indebolire la posizione di Temer si aggiungono le richieste di elezioni anticipate e i dubbi sulla legittimità di un governo contrario a quello indicato dal risultato elettorale, in un sistema che non è parlamentare ed in cui non esiste il rapporto di fiducia tra capo del governo, eletto direttamente, e parlamento.

    L’allontanamento di Dilma Rousseff, inoltre, non fermerà il selvaggio assalto politico, mediatico e giudiziario, se non pianificato almeno coordinato, al sistema di potere costruito dal PT in 13 anni di governo. Una buona parte dell’élite e delle oligarchie economiche e finanziarie brasiliane, che hanno sempre covato un profondo disprezzo per il PT e per quello che ha rappresentato, sono finalmente rientrate nella stanza dei bottoni, e non la abbandoneranno facilmente. L’occasione per ritornare a controllare la settima economia mondiale, e magari per svenderne i pezzi migliori come Petrobras, è troppo importante per rischiare un ritorno trionfale di Lula nel 2018 o in caso di elezioni anticipate. In quest’ottica si collocano anche le forzature del giudice Sergio Moro nei confronti dell’ex Presidente Lula, con l’accompagnamento in questura per la deposizione e la pubblicazione di intercettazioni illegali di conversazioni con Rousseff.

    Nel frattempo Dilma promette di tornare trionfalmente a Planalto tra 180 giorni, quando avrà dimostrato al Paese e al mondo la sua innocenza e la “trama golpista” delle opposizioni.

    L’esperienza governativa di Rousseff e del PT è sospesa, ma la fine della guerra per bande per il controllo del Brasile è lungi da una conclusione.

 

Vai al sito dell’avantionline

       

   

Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

Chiesa e politica: le unioni civili

segnano la fine di un’epoca

 

L’anomalia che ha contraddistinto il nostro Paese è venuta meno:

la legge approvata riavvicina l’Italia all’Europa

 

di  Francesco Peloso - @FrancePeloso

 

L’approvazione da parte del Parlamento di una legge che regolamenta le unioni civili fra persone dello stesso sesso, è destinata a modificare il rapporto fra Chiesa e politica così come si era configurato in Italia nell’ultimo quarto di secolo. Per molti anni le gerarchie ecclesiali si sono intestate battaglie ideologiche in materia di principi etici, interpretando in modo neotemporalista la presenza della sede di Pietro in Italia. Il teorema, in breve, era che se tutto l’occidente secolarizzato cedeva sul fronte della difesa della famiglia tradizionale, del testamento biologico, dei valori ‘antropologici’ del cristianesimo, questo non accadeva nel Paese del papa dove il cattolicesimo restava collante culturale del Paese a dispetto di tutto.

    Si trattava in buona misura di una lettura parziale, forzata, delle cose (e della storia) poiché tendeva a separare la Penisola dal resto dell’occidente e soprattutto dell’Europa, a farne un’eccezione in una stagione storica dominata invece da fenomeni di globalizzazione e integrazione. Un’anomalia storica, in un certo modo, difesa in termini intransigenti e spesso introducendo nel dibattito pubblico forme di clericalismo esasperato e cancellando o reprimendo le diversità pure esistenti nello stesso mondo cattolico.

    Oggi questa impostazione è venuta meno: la legge approvata riavvicina l’Italia all’Europa e mostra la complessità sociale e umana di un Paese nel quale convivono culture e convinzioni differenti, così come esperienze e biografie non comprimibili da un diktat ideologico. Un primo effetto di questo mutamento lo si trova nell‘editoriale odierno di Avvenire, il quotidiano della Cei, firmato da Francesco D’Agostino. Avvenire, pur ribadendo le posizioni di critica alla soluzione legislativa cui si è approdati, sottolinea però alcuni aspetti tutt’altro che scontati. In primo luogo si afferma come non sia percorribile la strada di un referendum abrogativo per contrastare gli effetti del provvedimento, così come si giudica sbagliata l’ipotesi dell’obiezione di coscienza da parte dei sindaci; si precisa ancora una volta la netta contrarietà alla maternità surrogata e allo stesso tempo però si fa un’osservazione che ci pare essenziale: la famiglia tradizionale ‘resisterà’ alla secolarizzazione, cioè la sua permanenza nel tessuto sociale non verrà messa in discussione dall’aggiornamento legislativo in corso (valutato comunque in modo preoccupante).

    E’ la prima volta che questo ragionamento viene fatto così esplicitamente e a un livello così qualificato. Resta, a nostro avviso, il limite di valutare a rischio le fondamenta dell’occidente cristiano a causa della secolarizzazione galoppante, rimane insomma aperto il dibattito intorno al tema dell’allargamento dei diritti-doveri a tutte le categorie umane senza eccezioni e discriminazioni; ma appunto si tratta di una discussione, di un confronto, non di una guerra santa come è stato fino ad ora per i settori più oltranzisti e reazionari, a volte beceri, del fronte contrario alla legge.

    Il voto del Parlamento, dunque, ha sancito una svolta storica più profonda di quanto non si creda. Di fatto, la fine della guerra fredda aveva determinato in modo traumatico scenari completamente nuovi nella vita politica del Paese: cessavano di esistere i partiti storici della prima Repubblica, irrompeva sulla scena Forza Italia, per la sinistra – chiusa la lunga esperienza comunista – diveniva concreta la possibilità di accedere al governo; ma soprattutto si dissolveva il principale protagonista politico del dopoguerra, la Democrazia cristiana.

    A questa rivoluzione – accompagnata da molti altri fattori – la Chiesa italiana reagiva seguendo un principio neoconservatore: il cattolicesimo, per mantenere intatto il proprio rilevante peso specifico nella vita pubblica del Paese, doveva stringere nuove alleanze politiche mentre gli stessi vescovi avevano il compito di assumere un ruolo di leadership guidando i laici o sostituendosi ad essi in diversi ambiti della vita civile e politica. Si è trattato di un’operazione la cui portata è stata forse sottovalutata, che cancellava l’insegnamento di De Gasperi, la cui fedeltà alla Repubblica (da credente e cristiano) veniva prima di quella dovuta finanche al Papa. Il cattolicesimo italiano è stato così uniformato in un’unica visione ideologica. I principi non negoziabili, dagli Stati Uniti all’Italia, divenivano la trincea neoconservatrice a sfondo confessionale nella quale si organizzavano le forze di destra, la religione-ideologia sostituiva la carenza di pensieri forti in politica. Da questo punto di vista l’Italia berlusconiana è stata il laboratorio europeo del pensiero teo-con d’Oltreoceano.

    Infine, è giusto sottolineare che l’episcopato italiano, formatosi sotto il governo del cardinale Camillo Ruini, fa ancora oggi fatica a liberarsi di questa impostazione; allo stesso tempo va rilevato però come il protagonismo di papa Francesco abbia rotto questo stesso schema. Non solo per il rifiuto dell’assolutismo ideologico dei principi non negoziabili, ma anche per la quasi totale estraneità del pontefice rispetto al dibattito svoltosi nel parlamento italiano, estraneità rivendicata da Francesco non tanto nel merito della vicenda, quanto per ristabilire la piena delimitazione dei rispettivi ambiti e ruoli fra Chiesa e Stato che non prevedeva eccezioni nazionali. Francesco guarda all’Europa più che all’Italia (aiutandoci così a sprovincializzare l’immagine che abbiamo di noi stessi), alla quale chiede certo la tutela sociale della famiglia, ma soprattutto ricolloca il Vangelo nel cuore del continente a partire da un’idea solidale, fraterna, di riconoscimento dell’altro che sta scuotendo coscienze e culture.

 

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Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Per Marco Pannella senatore a vita

 

di Danilo Di Matteo

 

Concordo appieno con la candidatura, rilanciata da Riccardo Nencini e fatta propria dalla platea congressuale del Psi, di Marco Pannella alla carica di senatore a vita.

  Come dimostra l’esito del primo turno delle elezioni presidenziali in Austria, la democrazia liberale, fin nel cuore dell’Occidente, è sotto pressione. Dinanzi ai possenti fenomeni in atto – dai flussi migratori ai mutamenti nel mondo del lavoro – i tradizionali equilibri politici garantiti in Europa per decenni dal Ppe e dal Pse rischiano di non reggere. Sentimenti di paura e di insicurezza serpeggiano e dilagano. Ciò che sembrava consolidato e acquisito per sempre vacilla.

    Che la globalizzazione non sarebbe stata un pranzo di gala erano in molti a dirlo. Pochi, però, potevano prevederne con precisione gli sviluppi. Non si tratta di dipingere scenari apocalittici. Per certi versi stanno venendo al pettine vecchi nodi.

    Ebbene, proprio il leader radicale, prima e più di altri, ha evidenziato nei decenni quei nodi, scorgendo limiti e contraddizioni delle “democrazie reali”, non solo di quella italiana. Oggi più che mai occorre far leva sui principi di fondo della civiltà liberale, i soli anticorpi rispetto alle derive che si profilano. Principi che, incontrandosi con le lotte nonviolente dei lavoratori, dei giovani, delle donne, facendo proprie le istanze degli esclusi e di coloro che vivono l’esperienza del margine, hanno consentito quello che ci è noto come progresso.

    Ecco; la nomina di Pannella a senatore a vita rappresenterebbe un appello a quei principi e a quei fondamenti, senza i quali lo smarrimento rischia di prevalere.

       

        

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

L’Alfio contra legem

 

di Blogghino

 

Il transumante Alfio Marchini, nel suo trasferimento da Palazzinaro rosso per origini familiari, a palazzinaro di diverso (ancorché imprecisato) colore, ha annunciato che, pur in presenza di una legge, non celebrerà unioni gay. Una sortita luminosa da parte di un candidato civico che si presenta al pubblico degli elettori romani annunciando una violazione delle regole dello Stato. Dura lex sed lex, si è sempre detto nelle aule di giurisprudenza evidentemente non frequentate da Alfio-Beautiful. Ma per il candidato che si sente libero di radere al suolo i campi nomadi e dai partiti pur appoggiandosi alla claudicante stampella berlusconiana, tutto è possibile, anche un sindaco che viola la legge. In fondo a Roma ne hanno avuto già uno che parcheggiava la Panda Rossa in divieto di sosta.

       

   

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LETTERA DA STRASBURGO

 

Non è scontato essere europei

 

Il mio intervento al Parlamento europeo

 

Nella sessione parlamentare di aprile sono intervenuto sulla strategia dell'UE in Asia Centrale. Le giovani repubbliche di quell'area condividono con l'Europa numerosi campi di partnership: energia, messa in sicurezza delle frontiere, contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo, istruzione, agricoltura (video).

    Durante la sessione plenaria di marzo sono invece intervenuto sulla direttiva europea relativa al distacco dei lavoratori, una revisione che agisce sui lavoratori distaccati anche nel campo dei subappalti, sul lavoro interinale e sui distacchi di lunga durata. L'obiettivo deve essere quello di garantire uguale retribuzione a chi svolge lo stesso lavoro nello stesso luogo e contrastare gli abusi e la concorrenza sleale, che danneggiano lavoratori e imprese. Puoi ascoltare qui il mio intervento.

    In questa sessione sono intervenuto anche sul doloroso caso di Giulio Regeni. Ho chiesto che si cerchino senza sosta verità e giustizia, un dovere delle istituzioni europee affinché, anche in Egitto, la difesa dei diritti umani sia questione prioritaria. Per chi, come me, è attivo politicamente, è ancora più inaccettabile che un ragazzo paghi con la vita il provare a cambiare le cose attraverso i suoi studi e le sue ricerche (video).

 

Brando Benifei, Europarlamentare (S&D)

        

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

Allegato Rimosso
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