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[Diritti] ADL 160519 - C'E'



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 19 maggio 2016

  

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Referendum costituzionale

 

C’È CHI DICE NO

 

Resistere alla pubblicità ingannevole, al nuovismo spacciato per riforma, alla demagogia della falsa semplificazione, ai plebisciti ricattatori.

 

I governi passano, la Costituzione resta !

 

Milano, Lunedì 23 maggio 2016, ore 20,30

Salone Di Vittorio, Camera del Lavoro CGIL,

Corso di Porta Vittoria 43, Milano

 

Il Comitato metropolitano milanese aderente ai comitati nazionali per il NO alla “deforma” costituzionale imposta dal governo e per il SÌ all’abrogazione delle peggiori storture contenute nella legge elettorale vi invita a partecipare all’incontro con:

 

GHERARDO COLOMBO, editore – ex magistrato

ANTONIO LETTIERI, Centro Internazionale Studi Sociali

ANTONIO PIZZINATO, presidente onorario ANPI Lombardia

MASSIMO VILLONE, costituzionalista

 

Durante la serata si potrà firmare per i referendum.

 

evento facebook https://www.facebook.com/events/616376651843734/

 

 

 

Il costituzionalista Massimo Villone, presidente

del Comitato Referendum contro l’Italicum

           

   

Conformemente alla Legge 675/1996 tutti i recapiti dell'ADL Newsletter sono utilizzati in copia nascosta. Ai sensi del Codice sulla privacy (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 13) rendiamo noto che gli indirizzi della nostra mailing list provengono da richieste d'iscrizione, da fonti di pubblico dominio o da E-mail ricevute. La nostra attività d'informazione politica, economica e culturale è svolta senza scopi di lucro e non necessita di "consenso preventivo" rivestendo un evidente carattere pubblico come pure un legittimo interesse associativo (D.L. 30.6.2003, 196, Art. 24).

    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

        

Editoriale

 

La Sgovernance globale

e il “Mercato delle nebbie”

 

"A volte si dice che gli operatori sui mercati siano pazzi. Non è così. Sono esseri assolutamente razionali. Ma una persona razionale che non riesce a vedere chiaro, che si sente come avvolta nella nebbia, assume decisioni istintive, brusche, a scatti" – queste parole sono state pronunciate dal Direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, in un’istruttiva intervista rilasciata l’8 maggio scorso a Giuseppe De Tomaso per la Gazzetta del Mezzogiorno.

 

di Andrea Ermano

 

Gli operatori finanziari non sono personalmente pazzi, ma la nebbia da cui sono avvolti viene prodotta da un'insania speculativa che toglie al "mercato regolatore" ogni visibilità.

    Oggi il problema economico-politico più sostanziale, sollevato anche nell’intervista di Salvatore Rossi, consiste nell’incertezza sul futuro. Incertezza sul futuro: si tratta di un effetto macroclimatico paradossale del mercato che, invece di mantenere la promessa autoregolatrice insita nella parola d'ordine neo-liberista di tant'anni, sta finendo per scardinare ogni cosa, sé incluso.

    In realtà, l’anarco-capitalismo si fonda sulla “consumazione” finanziaria del futuro.

    La struttura intrinsecamente speculativa del "mercato regolatore" consiste infatti, letteralmente, nell’usare e vendere futuro. A tale meccanismo del lucro possono essere ricondotti sia il crescente debito ecologico nei confronti delle generazioni a venire, sia l'immensa massa dei derivati finanziari che incombe, sia lo scaricamento (parziale) delle contraddizioni interne al sistema sul grande buco dei debiti pubblici e privati.

    A questi temi Gianis Varoufakis ha dedicato pagine di eccellente chiarezza nel suo libro (dedicato alla figlia) Time For Change.

    L’anarco-capitalismo consuma futuro specialmente nel duplice senso che:

    a) Il “mercato regolatore” lucra usando e vendendo futuro in misura ben maggiore alle reali, o anche solo possibili, disponibilità; così facendo crea tra l’altro le celebri “bolle” finanziarie, oltre che la crisi climatica nonché la bancarotta tendenzialmente generale del debito pubblico e privato.

    b) In tal modo il “mercato regolatore” paralizza progressivamente ogni governabilità politica, accelerando la Sgovernance globale.

    La prossima crisi finanziaria si profila ormai all'orizzonte.

    Quando sarà scoppiata, si dirà che essa impatta sulla debolezza degli stati (già lo si dice). E quindi a quel punto sarà tutta colpa degli stati, se le cose andranno di male in peggio. Ma, a parte il darwinismo da vespasiano populista di certe frasi fatte, la causa della crisi resta pur sempre un’altra.

    La causa della (delle!) crisi è – ripetiamolo – anche la causa dell’indebolimento degli stati, della liquefazione delle società, della sperequazione generale e così via.

    La causa è il "mercato regolatore" che dovrebbe essere, invece, regolato.

    In assenza di ciò, esso trasforma il pianeta, e lo trasformerà sempre più, in un "aereo senza pilota".

    Questo è, dunque il punto: nessuno regola il “regolatore”.

    Nessuno ci riesce o nessuno vuole farlo.

    Anzi, già solo parlarne è difficile, perché mille sofismi sviano, banalizzano e occludono il discorso.

    E chissà perché il discorso è così tanto occluso dai sofismi. Eppure il “mercato regolatore” si sta trasformando in un vero e proprio “mercato delle nebbie”, per gli stessi operatori del mercato.

    Ovviamente, ci sono enormi interessi enormemente interessati a occludere un certo discorso e a conservarlo occluso.

    Parafrasando Upton Sinclair, è difficile far capire una cosa a quelli il cui enorme arricchimento dipende dal non capirla.

    Perciò, non sbaglia di molto chi sostenga che la contraddizione fondamentale della nostra epoca vede drammaticamente contrapposti l’anarco-capitalismo e… l’arte del dialogo.

  

            

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Terza Edizione

del Premio Nenni

 

Il Primo premio a Giuseppe Tamburrano

 

 

La Fondazione Nenni, insieme alla UIL, alla Fondazione Buozzi e al Comune di Faenza presenteranno

 

ROMA - MARTEDÌ 24 MAGGIO

ALLE ORE 10.30 - A PALAZZO MADAMA / SALA KOCH

PIAZZA SAN LUIGI DEI FRANCESI 8

 

la Terza Edizione del PREMIO NENNI, il Premio per la buona politica, la pace e la democrazia.

 

Partecipano: Carmelo Barbagallo, Stefano Collina, Valeria Fedeli, Pierpaolo Nenni, Sergio Zavoli e numerose personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo.

 

Conduce Dania Mondini, giornalista del TG1.

 

Saranno premiati:

 

il presidente emerito Giuseppe Tamburrano,

la giornalista Federica Angeli e

il Sindaco di Riace Mimmo Lucano.

 

P.S. - È OBBLIGATORIO L'ACCREDITO. Per accreditarsi contattare la Segreteria della Fondazione: 06/8077486 info at fondazionenenni.it

trasmettendo il proprio nominativo.

       

   

SPIGOLATURE 

 

Poche idee,

e anche confuse

 

di Renzo Balmelli 

 

PRECARIETÀ. Sarà solo un'impressione, ma dopo il vertice di Vienna cresce il dubbio che la comunità internazionale abbia poche idee, e quelle poche anche confuse, su come affrontare l'emergenza nella Libia divisa e in preda alla violenza. Ora si parla di inviare armi, ancora armi, al governo del premier Serraj insediatosi tra infinite difficoltà a Tripoli. Ci saranno anche ragioni plausibili se 20 Paesi hanno ratificato tale decisione. Riflettendo tuttavia sulle condizioni di precarietà in cui versano le tre principali regioni libiche dove imperversano milizie tribali o confessionali per la supremazia sul terreno, ci si chiede se il prospettato sostegno a base di missili, mitra, bombe e ordigni vari non corra il rischio di finire nelle mani sbagliate dei terroristi.  E quindi di vanificare il vero obbiettivo che consiste nello sconfiggere l'Isis e scoraggiare gli scafisti il cui scandaloso "giro d'affari" sulla pelle dei migranti è stato di oltre 5 miliardi di euro in un solo anno!

 

PARADOSSO. Di Hillary Clinton nessuno contesta la competenza, molti la scarsa empatia che le aliena una parte non trascurabile dell'elettorato operaio, giovanile e femminile  in un Paese dove non è mai stato facile eleggere una donna. L'America, all'avanguardia in molti campi, sotto questo punto di vista ancora non è riuscita a colmare del tutto il ritardo ereditato dal passato. Ora l'ex first-lady è sulla buona strada per diventare la prima US President, ma deve stare attenta ai passi falsi che sono un invito a nozze per i Crozza made in USA. Candidare il marito, prima ancora di avere vinto, quale esperto del suo staff per rilanciare l'economia, è stata una mossa più psicologica che politica, ma poco indovinata e che gli osservatori hanno interpretato come un segnale di insicurezza mentre Bernie Sanders non desiste e Donald Trump si fa sotto nei sondaggi.  E sarebbe davvero un paradosso se il rivale miliardario, incrocio tra bullismo e sessismo, riuscisse a soffocare l'ascesa di una donna alla Casa Bianca.

 

FERVORE. E' poco probabile che le autorità di Pechino caldeggino la lettura di "Azalea Rossa", il clamoroso romanzo della scrittrice cinese Anchee Minh che ribalta la retorica del "libretto rosso" e offre una testimonianza sconvolgente ma al tempo stesso emozionante della quotidianità nei campi di rieducazione in campagna. A cinquant'anni dalla Rivoluzione culturale che non mancò di interessare una intera generazione anche in occidente, il governo cinese avrebbe preferito passare sotto silenzio il difficile anniversario che evoca ricordi imbarazzanti. Ma anche nell'Impero celeste i social network ormai spadroneggiano a dispetto dei controlli,  e la discussione è stata rilanciata con insolito vigore,  tanto più - così si mormora nei circoli della capitale -  che ai vertici del partito qualcuno pare sogni una nuova Rivoluzione culturale per rianimare il fervore ideologico ormai offuscato dal consumismo

 

BANCHE. Con qualche crepa e non pochi screzi per le liste da presentare a Roma e Milano, la Lega Nord, che da federalista e padana quale era ormai è imparentata con la famiglia Le Pen, cerca altro spazio fuori dall'Italia trovandone uno accogliente a pochi passi da Milano. Lo schieramento di Matteo Salvini ha deciso di aprire una sezione nel cantone Ticino per cementare con la Lega locale, nonostante alcuni precedenti attriti ideologici, "un rapporto che dura da vent'anni e una visione comune anti-europeista". Fin qui nulla di nuovo. Senonché gli inviati lombardi, forse a corto di argomenti, per motivare la loro scelta dicono di essere ispirati da un Paese fuori dall'Europa del business e delle banche. Un’affermazione davvero curiosa se riferita alla Svizzera che proprio sulle banche ha costruito il suo benessere con metodi che specie negli ultimi tempi non hanno mancato di fare discutere sia in patria che all'estero.  

 

FATINA. "Siate buoni", esorta la pubblicità di un soffice pandoro. Se la definizione è perfettamente azzeccata per il piacere della tavola golosa, eccola assumere  invece una valenza negativa quando la propaganda di un certo tipo  se ne appropria indebitamente per criticare coloro che " buoni" lo sono nell'animo e che senza esitare  si schierano dalla parte dei più deboli. Nella sbrigativa retorica di chi osteggia la "mano tesa", l'idea di   accogliere i migranti, non alzare muri, anteporre la solidarietà all'egoismo, anziché essere considerato un atto umanitario meritevole di plauso, viene liquidato spesso in modo spregevole come una forma di "buonismo" incapace di guardare al di là del proprio naso. Agire secondo coscienza soprattutto in quest'epoca segnata da pesanti sconvolgimenti sul piano morale è giudicata (sic) alla stregua di una azione nefasta da mettere sul conto di coloro che sanno pensare solo in bianco e nero. E in un angolo la fatina piange.

   

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

«Solidarietà ad Antoci,

la sua azione deve continuare»

 

Tanti attestati di vicinanza e sostegno al presidente del Parco dei Nebrodi, vittima di un agguato a fucilate e salvato dalla sua scorta. "È la conferma dell’azione meritoria da lui svolta per la trasparenza di appalti e affidamenti e contro la mafia"

 

Tanti attestati di solidarietà e sostegno a Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi (la più grande area naturale protetta della Sicilia), ed esponente della Fisac Cgil, che nella notte di martedì 17 maggio è stato vittima di un agguato a colpi di arma da fuoco lungo la strada statale che collega San Fratello a Cesarò, nel Messinese. A mettere in fuga i criminali, rispondendo al fuoco, sono stati il poliziotto della scorta e l'equipaggio di una seconda macchina della polizia con a bordo il dirigente del commissariato di Sant'Agata di Militello Daniele Manganaro. Gli uomini del commando - secondo quanto riporta l'Ansa - sarebbero stati quattro e uno potrebbe essere rimasto ferito di striscio nel conflitto a fuoco con la polizia.

    Da alcuni anni alla guida del Parco dei Nebrodi, Antoci ha segnalato il vorticoso giro di denaro in mano alle associazioni mafiose e qualcuno gli aveva spedito dei proiettili come avvertimento. Oltre a questo, Antoci aveva ricevuto una lettera con esplicite minacce di morte: "Finirai Scannato tu e Crocetta". Questo primo 'avviso' gli era stato inviato nel dicembre del 2014.

    "I gravi fatti accaduti e il clima di intimidazione attorno ad Antoci sono la conferma dell’azione meritoria da lui svolta per la trasparenza di appalti e affidamenti e contro la mafia", questo il commento della Cgil nazionale e della Cgil Sicilia che in una nota esprimono solidarietà. "L'azione per garantire legalità e trasparenza nell'attribuzione di terreni pubblici nel Parco dei Nebrodi, così come nel Comune di Troina dove lo stesso sindaco è oggetto di intimidazioni mafiose, ha determinato la revoca di migliaia di ettari di concessioni e tolto dalle mani dei clan le risorse finalizzate al sostegno dell'agricoltura", sottolinea la Cgil, secondo la quale questa azione "deve continuare", e per questo “ad Antoci va tutto il nostro sostegno e facciamo appello a lavoratori e cittadini onesti affinché si faccia quadrato attorno a chi si batte per una Sicilia diversa, libera da condizionamenti malavitosi, proiettata verso il futuro".

   

    

Le sfide globali

 

11 Settembre: Un altro documento

chiama in causa l’Arabia Saudita

 

di Mario Lettieri, già Sottosegretario all'economia (governo Prodi)

e Paolo Raimondi, Economista

 

La campagna elettorale negli Stati Uniti è entrata nella fase calda. E’ quindi inevitabile che le questioni  politiche irrisolte e più esplosive tornino a riconquistare l’attenzione dell’opinione pubblica. La più importante riguarda la verità su l’11 settembre, sui suoi responsabili e finanziatori.

    Non si può dimenticare che 2977 innocenti persero la vita negli attentati contro le Torri Gemelle e che le loro famiglie, e non solo loro, non sono per niente soddisfatte delle spiegazioni ufficiali.

    Come è noto, quell’attentato cambiò radicalmente anche la politica internazionale.

    Le famose “28 pages”, che rivelerebbero un importante e determinante coinvolgimento di personaggi e di strutture dell'Arabia Saudita, sono ancora segretate. Esse sono parte del rapporto della Commissione di indagine del Congresso americano su l'11 settembre.

    Nel frattempo però è apparso un altro dossier, il “document 17” di 47 pagine che punterebbe il dito sui legami di ben 21 persone, operanti per conto di istituzioni saudite, e i dirottatori. Interessante è la lettura del testo (vai al sito).

    Il documento è stato declassificato nel luglio 2015 dalla Interagency Security Clearence Appeals Panel (ISCAP). E’ una parte degli elaborati della 9/11 Commission, la seconda indagine indipendente del 2003 sul più grande atto terroristico della storia. Il testo è stato scritto da due tra i più importanti inquirenti del governo federale americano, Dana Lesermann e Michael Jaconson. Gli stessi che per conto della Commissione di indagine del Congresso hanno partecipato alla stesura delle succitate “28 pages”.

    Il “document 17” tra i tanti interrogativi chiede di conoscere chi abbia aiutato due dei dirottatori, che in precedenza avevano soggiornato a lungo in California. Essi avrebbero goduto di appoggi logistici e sostegni finanziari di cittadini sauditi operanti sul territorio americano, dei quali uno sarebbe stato addirittura un informatore della FBI.

    Nella lunga serie di domande alla FBI si cerca di comprendere se sia stato fatto tutto il necessario per fermare i terroristi e scoprire le eventuali responsabilità e complicità dei 21 cittadini sauditi. Esso rivela anche vari collegamenti internazionali con personaggi operanti in altri Paesi tra cui la Germania e la Norvegia.

    In merito si spera che le nostre autorità abbiano controllato l’eventualità che i 21 personaggi menzionati abbiano avuto contatti anche nel nostro Paese.

    Negli Usa su tali questioni il dibattito è diventato più acceso e più diffuso.

    L’ex senatore Bob Graham, già copresidente della Commissione d’indagine del Congresso sull’11 settembre, continua con insistenza a chiedere la desecretazione delle 28 pagine. Anche recentemente in diverse interviste ha ribadito che “è necessaria la riapertura di un’indagine generale su l’11 settembre perché entrambe le Commissioni di indagine hanno dovuto operare entro un limite temporale che non ha permesso un’indagine esaustiva”.

    Ha aggiunto: “Le 28 pagine sono importanti in quanto indicano come il complotto venne finanziato e, anche se non sono autorizzato a discuterne, i dettagli comunque puntano il dito in maniera forte contro l’Arabia Saudita.. . E’ notorio che agenti del governo saudita hanno aiutato almeno due dirottatori  che vivano a San Diego, con sostegni  finanziari e garantendo loro l’anonimità”. 

    La denuncia è forte tanto che definisce il lavoro della FBI una “aggressive deception”, un inganno aggressivo.

    Riteniamo che i fatti in questione siano troppo importanti per la stabilità e per la lotta contro il terrorismo internazionale e che la piena verità possa essere il primo passo per affrontare in modo giusto e pacifico le sfide globali

   

    

Da Avanti! online

www.avantionline.it/

 

Barbagallo (UIL): "Cambiare la

filosofia economica dell’Europa"

 

Barbagallo: Cambiare la filosofia economica dell’EuropaPer l’Italia 14 mld circa in più da spendere in deficit, ma anche un richiamo alla necessità di non scostarsi dagli obiettivi di correzione dei conti. Bruxelles ha concesso la tanto agognata ‘flessibilità’, ma la prossima finanziaria parte già da 10 mld di tagli (o nuove tasse). “Se mi si chiede che penso dei 14 miliardi di flessibilità che ci concede Bruxelles – commenta il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo – dico che sono pochi e sono anche a debito. Non si può continuare così”.

 

Intervista a Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL

a cura di Carlo Correr

 

“Se mi si chiede che penso dei 14 miliardi di flessibilità che ci concede Bruxelles, dico che sono pochi e sono anche a debito. Non si può continuare così. Bisogna cambiare la filosofia economica dell’Europa. Se si deve sempre pregare la Commissione europea, si può anche morire di austerità. Non mi sembra proprio la strada giusta”. Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil dal novembre 2014, non ha dubbi nell’indicare l’alternativa ed è uno che ama parlare chiaro. “Renzi ci dice di guardare a quello che ha fatto Obama per rilanciare l’economia, ma poi si piega ai voleri della Merkel. Così non funziona. In Germania hanno appena firmato l’accordo con l’IG Metall (il sindacato dei metalmeccanici, ndr) per un aumento medio dei salari del 4,8% mentre il Governo farà crescere pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici per ridare potere di acquisto ai tedeschi. Allora se vogliamo davvero guardare alla Germania, dobbiamo cominciare a dire a Federmeccanica che ha sbagliato strategia. E poi dobbiamo dire al nostro Governo che bisogna smetterla di fare interventi settoriali”.

    E invece?
    Invece servono investimenti pubblici e privati per rilanciare l’economia, soprattutto al Sud, perché dobbiamo eliminare le condizioni che spingono i nostri giovani a emigrare in cerca di lavoro. Dobbiamo fermare l’emorragia di giovani laureati. Un ricercatore ci costa 800 mila euro di istruzione pubblica e se lo si lascia andar via a lavorare all’estero, si produce un danno irreversibile al Paese. Parliamo di cosa fare e come sindacato siamo disponibili a discuterne subito.

    Ma il Governo qualche cosa ha fatto per rilanciare l’economia e l’occupazione. Gli 80 euro, i bonus cultura da 500 euro ai giovani diciottenni, agli insegnanti e forse anche il raddoppio del ‘bonus bebè’…

    Se ci avessero interpellato gli avremmo detto, per esempio, che dare 80 euro a una famiglia con tre redditi e non darla a una monoreddito, perché supera di poco la soglia per averne diritto, serve a poco e si traduce perfino in un impoverimento di quelli che possono contare su un solo stipendio, soprattutto nel Mezzogiorno.
E adesso anche con i ‘bonus bebè’ … a parte il fatto che sembra di assistere a una gara di go kart con stop & go continui, oggi l’annuncio e domani la smentita, se si vuole sostenere davvero la famiglia, allora bisogna dargli i servizi. Per sostenere una politica di sviluppo demografico, è molto meglio un posto gratuito in un asilo nido, che a Roma ad esempio costa da 400 a 600 euro al mese, e poi bisogna dare la certezza del lavoro che vuol dire sicurezza economica. Oggi con una media di 1,34 figli a coppia, siamo un Paese destinato all’estinzione e non mi pare che il ‘lascia o raddoppia’ dei ‘bonus bebè’ sia un gran rimedio.

    Redditi, ma c’è la deflazione e a qualcuno sembra un obbiettivo far crescere i prezzi al consumo e si dimentica che questo forse vuol dire tagliare i debiti dello Stato e dei privati, ma anche il reddito fisso di pensionati e salariati. Una redistribuzione di ricchezza al contrario mentre servirebbe accrescere i redditi fissi per far ripartire i consumi…

    Certo, infatti nella nostra proposta di modello contrattuale abbiamo inserito l’indicatore del pil non quello dell’inflazione. Per creare ricchezza bisogna anche distribuire quella che c’è. Invece chi crea ricchezza la esporta a Panama … Sarà banale, ma se non si fa crescere il reddito di lavoratori e pensionati, se non si rinnovano i contratti nel pubblico né nel privato, non si ridistribuisce la ricchezza e non si alimentano i consumi, il mercato interno rallenta e si ferma tutta l’economia. L’aumento delle retribuzioni non è mai stato così basso nel nostro Paese negli ultimi 36 anni! Per tornare al bonus di 80 euro, lo sa che fine hanno fatto? Se li sono mangiati gli aumenti delle tasse e delle tariffe locali. Anche per questo non sono cresciuti i consumi. Non mi stanco mai di ripeterlo: se non aumentiamo il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, le aziende che lavorano per il mercato interno, che sono il 75% del totale, chiudono.

    Ma chi paga questi aumenti? La produttività in Italia è bassa.

    Produttività bassa? Ho già sentito questa cosa. È vero, ma per alzarla servono infrastrutture, ricerca, innovazione, mica possiamo fare concorrenza sul mercato solo con lo sfruttamento del lavoro. E poi le imprese manifatturiere italiane vanno bene e l’Italia sul mercato dell’export è seconda solo alla Germania. Il nostro problema resta quello dei consumi interni. È questo il nostro tallone d’Achille. Ripeto, perché in questo caso non facciamo come in Germania?

    Qualche segno di ripresa per l’occupazione c’è, il Governo qualcosa ha fatto, sta facendo…

    Siamo sempre al penultimo posto in Europa. Dopo di noi c’è solo la Grecia. E mi permetta: in un Paese cattolico essere penultimi non serve proprio a niente. Almeno gli ultimi domani saranno i primi … Le misure per l’occupazione sono costate 18 miliardi e sono stati 18 miliardi buttati al vento.

    Perché?

    Perché non c’è alcuna proporzione tra l’impegno finanziario e i risultati ottenuti. Inoltre, non possiamo dimenticare che una parte della nostra economia – in misura significativamente maggiori di altri Paesi europei – è in nero. O noi facciamo qualcosa di serio per mettere un rimedio a questo, facciamo controlli, oppure è inutile tentare di uscirne promettendo a un evasore incentivazioni che non lo inducono a rinunciare a una condizione di illegalità per lui comunque più “vantaggiosa”. Di fronte a noi abbiamo un’evasione fiscale da 120 miliardi, una corruzione da 60 e altri 27 miliardi tra usura e pizzo solo per citare i dati denunciati alla Confcommercio.

    Torniamo al lavoro del sindacato. Com’è che ancora non è stato rinnovato il contratto dei dipendenti pubblici scaduto da sette anni?

    Questo Governo sta facendo cose ‘illegali’. E quando fa cose ‘illegali’ e invece pretende di dare i buoni esempi, diventa anche poco credibile oltre che indifendibile. La Corte l’ha ‘condannato’ già due volte sia per il mancato rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici sia per il mancato adeguamento delle pensioni. E così ci riallacciamo pure al tema iniziale, quello dell’economia e della deflazione. Ci gingilliamo tra uno zero virgola qualcosa e un altro zero virgola ancora, ma qui il peggior datore di lavoro si dimostra proprio il Governo che col contratto dei suoi dipendenti ha risparmiato fino a oggi 38 miliardi di euro, ma questo vuol dire che di altrettanto si sono impoveriti i lavoratori. Era stato condonato per gli anni precedenti, ma la Corte aveva detto che doveva rinnovare i contratti a partire da luglio dell’anno passato. E non lo ha fatto. Non è successo niente. È illegale…

 

Continua la lettura >>> sul sito dell’avantionline

       

   

Da l’Unità online

http://www.unita.tv/

 

I leader socialisti

domani a Roma

 

Il Pse alla ricerca della ricetta antiausterity.

 

di  Stefano Minnucci

@StefanoMinnucci

 

Un modello economico condiviso e una gestione comune del fenomeno migratorio, entrambi all’insegna del principio della solidarietà. Saranno questi gli argomenti sui quali si confronteranno domani (in Campidoglio) i leader del Partito socialista europeo in una riunione promossa dal presidente del Consiglio italiano. Incassato il via libera di Bruxelles alla flessibilità, Matteo Renzi si prepara così a ospitare i rappresentanti del Pse per collocare alcuni importanti paletti sull’impianto di politica economica che dovrà cambiare la rotta del Vecchio Continente.

    Ci saranno fra gli altri, oltre Renzi, François Hollande, Pedro Sanchez, Martin Schulz, Federica Mogherini, Gianni Pittella, Christian Kern.

    La riunione proseguirà il confronto iniziato all’Eliseo due mesi fa e sarà un passaggio politico di grande rilievo. Si pone infatti all’interno di un’aspra battaglia che si consuma ormai da tempo e che vede contrapposti da una parte i socialisti europei, ispirati da politiche riformiste, e dall’altra i conservatori capeggiati da Angela Merkel e scortati dal fronte dei falchi.

    Il punto di partenza su cui far convergere l’intero gruppo socialista potrebbe essere proprio il ‘Position Paper’, il documento dedicato al rafforzamento dell’Ue e delle sue politiche per la crescita, che Renzi e Padoan hanno presentato nelle settimane scorse a Bruxelles.

    D’altra parte, l’impostazione del governo italiano ribadita più volte dal premier è ormai nota da tempo: senza maggiori investimenti e più flessibilità, è il ragionamento dell’esecutivo, il Vecchio continente rischia di accelerare il proprio declino politico e istituzionale. È chiaro che l’incontro di domani non potrà sancire un punto di arrivo definitivo per il cambio di passo delle politiche economiche di Bruxelles. Di certo, però, sarà una piattaforma importante per definire le nuove sfide del Pse. Lo stesso Matteo Renzi, durante la direzione Pd del 9 maggio, aveva messo in chiaro che “se si vuole fare qualcosa di serio come Pse, bisogna giocare la carta dell’economia innovativa, dell’immigrazione con una strategia di ampio respiro ma anche affermare che il tema chiave è l’identità culturale, l’educazione e il capitale umano”.

    Su questi temi, dunque, domani si consolideranno i rapporti dei leader socialisti i quali, data la comune matrice di provenienza, proveranno a fare un ulteriore passo in avanti per rafforzare l’impianto politico che dovrà correggere la rotta del Vecchio continente.

    La vera partita per il futuro dell’Unione, tuttavia, si giocherà al Consiglio europeo di fine giugno. È lì che il premier italiano ha intenzione di portare una proposta condivisa da tutti i socialisti per correggere l’agenda comunitaria.

    È anche vero che in questo quadro un ruolo fondamentale spetterà alla coppia Renzi-Hollande, che dovrà incoraggiare la cancelliera tedesca Angela Merkel – paladina del rigore di stampo Ppe – a percorrere la strada di una politica economica più espansiva, facendole abbandonare (almeno per il momento) quella dell’austerità.

    La partita è complessa e tutto ciò non potrà non riflettersi sui conti pubblici dei vari stati membri: se infatti il tragitto anti-austerity che il Pse sta tracciando non dovesse trovare sbocco nella politica economica dell’Ue, per l’Italia (e non solo) le cose potrebbero complicarsi in vista delle future manovre finanziarie.

 

Vai al sito dell’Unità

       

   

Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Per la coesione

culturale dell’Europa

 

Nel numero di maggio dell’edizione cartacea della nostra rivista abbiamo pubblicato un dossier (“Europa sconnessa”) che dà conto del seminario promosso dal Gruppo europeo di Torino tenutosi nell’ambito del Prix Italia il 17 settembre 2015. Di seguito riportiamo il testo integrale del documento conclusivo del seminario stesso.

 

Il Gruppo europeo di Torino, costituito, su iniziativa di Infocivica nel settembre 2009 da alcuni accademici specialisti nel campo della comunicazione sociale di una decina di paesi europei, ha svolto i suoi lavori basandosi su rapporti tematici, settoriali e nazionali, e su dibattiti con i propri membri svoltisi in occasione di sei seminari a Torino nell’ambito del Prix Italia e un seminario a Lisbona. In base agli studi alle discussioni di questi ultimi sei anni,  ai quattro rapporti di base e al rapporto di sintesi finale  presentato e discusso lo scorso settembre a Torino, e tenendo conto delle proposte illustrate in Italia dall’Associazione Infocivica, nonché di quelle, in Portogallo, del Gruppo di ricerche e documentazione dell’Università Nova di Lisbona, e in Spagna del Gruppo di ricerche di Teledetodos, è pervenuto alle seguenti conclusioni e proposte operative, concordate con i propri membri.

    Il tradizionale modello duale europeo, che ha costituito un esempio di equilibrio virtuoso tra la concezione del servizio pubblico e le dinamiche commerciali, si trova di fronte ad un doppio e grave pericolo: da una parte il servizio pubblico, riconosciuto costituzionalmente in alcuni paesi europei (ma non in tutti) per il proprio carattere essenziale per il modello sociale europeo, sta attraversando la peggiore crisi della sua storia, tanto in termini di governance che  di offerta e di adattamento al nuovo ambiente digitale e che in termini finanziari e di ascolto.

    D’altra parte anche il settore privato (l’altra metà del sistema “duale”) è messo duramente alla prova dall’arrivo di nuovi concorrenti e dal restringersi delle risorse complessive a disposizione. L’intero sistema televisivo e il futuro stesso dell’audiovisivo europeo, sono minacciati dall’espansione incontrollata di nuovi giganti globali e agenti audiovisivi digitali che – approfittando di importanti falle nel modello di legislazione dell’Unione europea – presentano un rischio grave per il settore della produzione, econ essa per l’identità e la diversità europee.

    Nella sua analisi il Gruppo europeo di Torino rileva che questa combinazione negativa di elementi e di processi, in corso, audiovisivi, sociali e tecnologici (ma anche economici e politici) è stata propiziata dalla mancanza di aggiornamenti e di coerenza sul piano della regolamentazione, e di politiche attive, nazionali ed europee in materia audiovisiva che, pur  mantenendo in questo campo una dottrina generale e una linea teorica corrette, non hanno saputo o potuto adattarsi alle grandi trasformazioni della comunicazione audiovisiva contemporanea: in particolare ai processi generalizzati di convergenza digitale e alla sua globalizzazione inarrestabile.

    Così, pur beneficiando della politica regionale attiva più longeva al mondo (sono ormai passati 26 anni dall’approvazione della prima direttiva europea e dal varo del programma MEDIA), i progressi nella costruzione del tanto auspicato mercato comune dell’audiovisivo rimangono modesti, e l’industria audiovisiva europea incontra crescenti difficoltà nel competere – nei propri mercati e sulla scena mondiale – con quella  statunitense e con quella dei paesi e delle regioni emergenti del pianeta.

    Inoltre la storia dell’integrazione europea manca di quei mezzi di comunicazione in grado di costruirla e diffonderla, capaci di porre in gestazione una sfera pubblica europea autenticamente democratica. In altri termini, si assiste al crollo dell’idea dei “campioni europei” che ha caratterizzato la politica industriale europea sin dalla nascita del Mercato unico: una politica che – soprattutto nel settore audiovisivo – ha mostrato la sua profonda inefficacia e dannosità, visto che gli ultimi tre decenni dimostrano che i media restano saldamente ancorati alle tradizioni linguistiche e culturali di ciascun paese. In questi trent’anni, contrariamente alle aspettative, nessun “campione europeo” (nè tantomeno globale di origine europea) è emerso nel settore dei media. In particolare, i nostri studi hanno verificato eccezionali asimmetrie nell’attuale normativa europea che tendono a sbilanciarne ogni volta i singoli elementi, e le componenti collegate tra loro: la tendenza diffusa a esercitare un ferreo controllo sul finanziamento del servizio pubblico, soprattutto per le sue attività on line, coincide con le omissioni da parte dell’Unione europea di iniziative sul piano normativo per assicurare la sua  indipendenza editoriale, la sua autonomia nei confronti dei governi e il suo adeguato finanziamento.

    Questo stesso sforzo, che tende a considerare il ruolo del servizio pubblico come sussidiario e complementare a quello esercitato dagli operatori commerciali, risulta in contraddizione con il lassismo in materia di verifica di conformità per gli operatori commerciali circa i loro obblighi in quanto servizi di interesse generale nel campo della produzione di origine europea e indipendente o della tutela dei consumatori per quanto riguarda i messaggi commerciali.  Soprattutto abbiamo accertato la gravità delle ripercussioni di un trattamento spesso ingiusto esercitato verso i radiodiffusori classici off line rispetto a quello nei confronti dei cosiddetti “service a richiesta” on line (che con il pretesto di voler incentivare il commercio elettronico stanno mettendo al riparo i nuovi entranti extraeuropei dagli obblighi propri del settore dei media): una decisione sorprendente dell’Ue che sta vanificando tre decenni di politica europea dei media e sta ponendo i radiodiffusori europei in posizione di inferiorità competitiva nei loro mercati, sollevando al contrario le attività degli attori globali dal rispetto di tutti gli obblighi in materia audiovisiva e nei confronti dei consumatori dai quali estraggono gran parte dei loro profitti, e portando per di più a situazioni di nuovi monopoli su scala europea (ben peggiori di quelli nazionali dell’era analogica), ad esempio nel settore della pubblicità on line, con punte di concentrazione fino all’80% per un solo operatore.

    Non solo: ma in seguito al fenomeno della convergenza fra media, telecomunicazioni e industria elettronica di consumo questo aggiramento delle norme europee da parte di attori extraeuropei sta portando ad una serie di dispute intersettoriali fra gli attori nazionali che finiscono per indebolire tutti i settori europei nel loro insieme: le telecomunicazioni contro i broadcasters per accaparrarsi porzioni di spettro e per poter distribuire contenuti senza l’impiccio dei diritti d’autore; la carta stampata contro i media elettronici nel tentativo di mantenersi in esclusiva il mercato dell’on-line; le televisioni commerciali contro quelle pubbliche per toglier loro la pubblicità. Una serie di battaglie di tutti contro tutti che stanno producendo come unico risultato quello di indebolire l’insieme dei settori esposti dalla convergenza alla concorrenza globale.

    Di conseguenza, il Gruppo europeo di Torino si rivolge alle istituzioni europee con una serie di proposte e raccomandazioni che consideriamo essenziali per discutere con urgenza come affrontare su basi concettuali nuove (che superino il concetto dei “campioni europei” e il Protocollo di Amsterdam) la progressiva costruzione di un efficace sistema audiovisivo europeo comune, che non sarebbe solo un grande mercato ma costituirebbe anche uno spazio pubblico di democrazia fondato sul pluralismo e sulla diversità delle nostre culture, di vitale importanza per la costruzione europea.

1.                Elaborazione di un Libro bianco per contribuire a definire e differenziare le rispettive competenze delle istituzioni dell’Ue e delle autorità nazionali in materia di servizio pubblico audiovisivo, ripensando tutta la normativa e le politiche attive in materia audiovisiva tenendo in considerazione l’evoluzione del sistema delle comunicazioni nel suo complesso.

2.                Superamento del Protocollo di Amsterdam del 1997 con un documento adattato all’era digitale e revisione profonda della comunicazione della Commissione del 2009 sul finanziamento dei servizi pubblici per promuovere la loro piena transizione verso il mondo online, con un proprio valore e in equilibrio con l’offerta commerciale .

3.                Realizzare una Conferenza europea sul servizio pubblico, con la partecipazione degli Stati, della Commissione e del Parlamento Europeo, ma anche delle associazioni, delle realtà professionali e del mondo della ricerca più vicine alle questioni del servizio pubblico. Il principale obiettivo di tale iniziativa dovrebbe essere quello di dibattere e definire, in un documento di valore rifondativo, una nuova politica industriale europea propria al settore dei media, al cui interno è indispensabile definire un nuovo quadro per gli obiettivi, l’offerta, il finanziamento e le norme che regolano i media di servizio pubblico in Europa, specialmente per quel che riguarda la “necessaria presenza del servizio pubblico nella società dell’Informazione”. In particolare bisognerebbe in tale Conferenza definire un patto per lo sviluppo economico e democratico digitale fra servizi pubblici e Unione europea, da raggiungere attraverso una serie di progetti strategici per l’Europa digitale su cui lavorare insieme: dalla digitalizzazione e messa in rete degli archivi aallo sviluppo di progetti tecnologici di ricerca sul multilinguismo, la traduzione e l’indicizzazione automatica dei contenuti audiovisivi. In particolare sostituendo il concetto di “campione europeo” con quello di “messa in rete” degli attori nazionali, rafforzando tutti i meccanismi che favoriscano cooperazione, sinergie e collaborazioni transnazionali e plurilingue, a partire da piattaforme comuni Ott.

4.                Capacità legale per la Commissione e il Parlamento europeo di definire le condizioni elementari sine qua non per garantire media di servizio pubblico democratici in ogni Stato membro , e ciò al fine di evitare sperequazioni fra cittadini di serie A (quelli che possono accedere a servizi pubblici indipendenti, forti e di qualità) e cittadini di serie B (quelli che vivono in paesi dove l’interferenza dei partiti o di forze economiche è tale da limitare la qualità dell’offerta dei broadcaster pubblici.

5.                Definizione degli obblighi e delle missioni del servizio pubblico attraverso uno strumento legale efficace in ciascun paese (possibilmente anche attraverso la “costituzionalizzazione” dei servizi pubblici nazionali nei paesi dove ciò non è ancora avvenuto) ed attraverso la definizione del diritto di ogni cittadino europeo a ricevere un’informazione equilibrata e completa.

6.                Mandati e Convenzioni con scadenza a medio-lungo termine e Contratti di programma e/o di servizio a breve-medio termine approvati dai Parlamenti nazionali (con il coinvolgimento della società civile) per fissare le missioni di servizio pubblico.

7.                Proporzionalità del finanziamento pubblico al costo netto del servizio pubblico e trasparenza contabile sottoposta periodicamente a verifica, con possibilità di verifica ed intervento comunitario non solo (com’è avvenuto finora) nei casi di finanziamento eccessivo, ma anche in quelli (ben più numerosi) di sottofinanziamento. L’abolizione del Public Value test – per gli effetti distorsivi che sta producendo nei vari mercati nazionali – potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione..

8.                Controllo esterno della gestione del servizio pubblico da parte di Autorità di controllo davvero indipendenti dai governi, con competenze specifiche sull’audiovisivo, dotate di mezzi e finanziamenti adeguati per perseguire questi compiti

 

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Cultura

 

Recuperata la lettera

sulla scoperta dell'America

 

La missiva, stampata nel 1493, viene ritenuta di eccezionale pregio storico-archivistico. Ha fatto la stessa strada del suo autore, cinquecento anni dopo: dall'Europa all'America… e ritorno.

 

(Roma, 18.5.2016 / Ansa-ADL) - Rubata a Firenze, sostituita da una copia, e poi rivenduta al mercato nero delle opere d'arte, è stata recuperata dai carabinieri dei beni culturali (Tpc) la lettera con la quale Cristoforo Colombo annunciava la scoperta del "Nuovo Mondo".

    Il prezioso documento, hanno ricostruito gli investigatori, era stato venduto all'asta negli Usa nel 1992 e acquistato da un privato, il quale aveva poi lasciato il reperto alla Library of Congress di Washingtion, cioè alla grande istituzione bibliotecaria collegata al parlamento degli Stati Uniti, che non aveva, dunque, "comprato" la lettera di Colombo, ma ricevuta attraverso una donazione.

    In Italia l'indagine si è aperta nel 2012, partita da una denuncia di furto della Biblioteca Nazionale di Roma. Infatti, anche nella Biblioteca romana è stata trafugata una seconda copia del volume contenente la lettera, sostituito anch'esso da una sofisticatissima riproduzione.

    Il ritorno del prezioso documento in Italia, hanno convenuto il ministro della Cultura Dario Franceschini e l'ambasciatore Usa in Italia John R. Phillips, è "un fatto simbolico che segna l'amicizia e la totale collaborazione che c'è tra i Paesi". Ma, a ben vedere, esso evidenzia anche il ruolo del "pubblico" nel riparare alle derive criminali insite nel "mercato".

   

        

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LETTERA

 

Bolzano e Lugano

 

Mi si permetta un'osservazione, perché vivo a Lugano, ma ho appena votato a Bolzano e conosco bene la situazione del capoluogo sud-tirolese.

    I media hanno dato molto risalto al risultato elettorale della formazione "Casa Pound" alle recenti elezioni comunali di Bolzano. In verità questo gruppo neofascista ha raccolto il 6,21% dei voti, pari a tre consiglieri comunali su 45 in totale. Tutti i partiti si sono distanziati da loro, in primis i tre maggiori che probabilmente formeranno la nuova giunta comunale.

    Se consideriamo che solo qualche decennio fa il Msi-Destra Nazionale di Fini era il primo partito a Bolzano, possiamo vedere che ora la consistenza dei neo-fascisti a Bolzano è risibile, praticamente nulla. E nulla avranno da dire i rappresentanti di "Casa Pound" sulla composizione della nuova giunta.

    Isolati sono e tali rimarranno. In Italia – e non solo – è fisiologico che ci sia una certa percentuale di populisti o nostalgici. Il 6,21 % di Bolzano è folclore, fuori da ogni gioco politico concreto. In altri paesi e regioni come per esempio la Svizzera e il Canton Ticino le cose vanno diversamente. L'UDC/SVP e la "Lega", si collocano stabilmente intorno al 30%, primi partiti a livello nazionale e, rispettivamente, locale. Ma soprattutto partecipano al governo e detengono potere, specie in Ticino. Questa la vera differenza.

 

Peter Lorenzi - Lugano

 

 

Provetto giornalista di lungo corso sia nel campo dell'attualità che in quello delle inchieste, Peter Lorenzi certo non ignora che in talune situazioni le percentuali sono piuttosto ambigue rispetto a ciò che veramente significano come espressione di una determinata tendenza oggi, ahinoi, piuttosto diffusa. La storia è piena di schieramenti populisti o nostalgici che alla fine si sono rivelati molto meno isolati di quanto si potesse supporre. Quelli di "Casa Pound" saranno anche solo quatto gatti, che però, forti delle affinità con i circoli lepenisti e nazionalisti, graffiano anziché fare le fusa. E con il clima che imperversa in Europa sarebbe meglio non sottovalutarli. – La red dell’ADL

        

    

LETTERA

 

Benissimo il diaconato femminile, ma…

 

Benissimo il diaconato femminile ma il sistema ecclesiastico non si opponga. E si vada oltre per un protagonismo della donna che può esprimere nuovi carismi nella Chiesa

    Noi Siamo Chiesa condivide in modo incondizionato la decisione di papa Francesco di aprire concretamente la discussione sul diaconato femminile e quindi sull'accesso della donna ai ministeri ordinati nella Chiesa. Da troppo tempo i movimenti che si ispirano al Concilio hanno chiesto che si andasse in questa direzione. Non si poteva attendere oltre, pena minare la credibilità della Chiesa cattolica. Ci fa piacere che anche i media e l’opinione laica abbiano percepito l’importanza di questo momento che potrebbe veramente essere storico. Sarebbe anche l’occasione perché tutta la teologia dei ministeri possa essere ripensata secondo le indicazioni del Concilio. Le ricerche ci dicono quale fosse il protagonismo femminile nei primi secoli anche nella forma dell’imposizione delle mani alle donne incaricate di particolari ruoli. In questo modo papa Francesco, con una decisione concreta, va al di là di tante sue affermazioni generali fatte sulla donna nella Chiesa, che avevano però dato l’impressione che egli ignorasse la riflessione della teologia femminista.

    Detto ciò, ci rendiamo conto delle forti resistenze presenti nelle strutture ecclesiastiche a concretizzare l’ipotesi fatta. Sono testimoni di ciò le due interviste al Card. Kasper di oggi su “Repubblica” e sul “Corriere della sera”. La Commissione, accettata dal papa, per studiare il problema non potrà essere lo strumento per insabbiare la questione nel caso non ci sia largo consenso nell'apparato ecclesiastico. Le riforme non si possono fare senza rotture soprattutto quando pretende di comandare una vecchia cultura maschilista, pronta a usare belle parole e argomenti di comodo per non cambiare mai niente.

    Noi Siamo Chiesa ritiene che ora non si tratti di decidere “se” istituire il diaconato femminile ma solo “come” organizzarlo. A questo proposito facciamo delle osservazioni:

-                  si tratta anzitutto di prendere atto del fatto che già oggi le donne guidano in gran parte della Chiesa, soprattutto in certe aree del mondo, non solo gli interventi sociali ed educativi, ma anche momenti di preghiera e di celebrazione della Parola di Dio. Si tratta quindi di dare più autorità a situazioni già ben consolidate, nessuna concessione ma un riconoscimento importante che arriva in ritardo;

-                  papa Francesco sa che c’è il rischio che l’ampliamento del ruolo della donna possa finire in una maggiore “clericalizzazione” (questo è il termine da lui usato) in cui migliori apparenze nascondano una situazione ben poco cambiata con una Chiesa che è maschilista in radice come quella che abbiamo oggi. Questo non può e non deve avvenire;

-                  il diaconato sarebbe un passo in avanti ma non ci sembra debba essere solo modellato sulla chiesa dei primi secoli. Si può pensare ad andare oltre. Potrebbero manifestarsi modi nuovi , in luoghi e tempi diversi, mediante i quali lo Spirito offre alla comunità cristiana carismi preziosi . Pensiamo per esempio, a quanto il ruolo di mulieres probatae potrebbe essere prezioso nella funzione di accompagnamento spirituale di chi nella comunità è in ricerca o ha problemi esistenziali di qualsiasi tipo;

-                  se leggiamo il Vangelo vediamo quanto nel “seguito” di Gesù fossero presenti le donne contro le convenzioni del tempo e quanto fossero protagoniste in momenti indimenticabili del suo insegnamento. Oltre che col diaconato nella Chiesa le donne devono diventare protagoniste degli orientamenti pastorali e delle decisioni gestionali che presiedono alla vita delle nostre parrocchie e di tutte le strutture della vita cristiana (per esempio dei seminari).

Al popolo cristiano spetta adesso entrare dalla porta che papa Francesco ha iniziato ad aprire. Anche il percorso ecumenico ne sarebbe molto avvantaggiato.

 

NOI SIAMO CHIESA

www.we-are-church.org/it

        

        

LETTERA / segnalazione

 

Vi presento il mio sito di cultura,

letteratura e/o femminismo

 

Mi conoscete, anche bene, o invece no, il mio nome vi dice solo vagamente qualcosa. Molto vagamente, forse.

    Forse avrete la curiosità di buttare uno sguardo al mio nuovo sito che, contrariamente al precedente, scritto quasi esclusivamente in francese, è in buona parte bilingue, come me. Grazie per la vostra eventuale visita > www.silviariccilempen.ch

 

Silvia Ricci Lempen, Losanna

        

    

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

Allegato Rimosso
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