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[Diritti] ADL 160616 - Coro



L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

La più antica testata della sinistra italiana, www.avvenirelavoratori.eu

Organo della F.S.I.S., organizzazione socialista italiana all'estero fondata nel 1894

Sede: Società Cooperativa Italiana - Casella 8965 - CH 8036 Zurigo

Direttore: Andrea Ermano

 

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e-Settimanale - inviato oggi a 45964 utenti – Zurigo, 16 giugno 2016

  

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IPSE DIXIT

 

Coro di deportati

 

di Franco Fortini

 

Quando il ghiaccio striderà

dentro le rive verdi, e romperanno

dai celesti d'aria amara

nelle pozze delle carraie

globi barbari di primavera

noi saremo lontani.

 

Vorremmo tornare e guardare,

carezzare il trifoglio dei prati,

gli stipiti della casa nuova,

piangere di pietà

dove passò nostra madre:

invece saremo lontani.

 

Invece noi prigionieri

rideremo senza requie

e odieremo fin dove le lame

dei coltelli s'impugnano.

Maledetto chi ci conduce

lontano, sempre lontano.

 

E quando saremo tornati

l'erba pazza sarà nei cortili,

e il fiato dei morti nell'aria.

Le rughe sopra le mani,

la ruggine sopra i badili:

e ancora saremo lontani.

 

Saremo ancora lontani

dal viso che in sogno ci accoglie

qui, stanchi d'odio e d'amore.

Ma verranno nuove le mani

come vengono nuove le foglie

ora ai nostri campi lontani.

 

Ma la gemma s'aprirà,

e la fonte parlerà, come una volta.

Splenderai, pietra sepolta,

nostro antico cuore umano,

scheggia cruda, legge nuda,

all'occhio del cielo lontano.

 

Da L’Avvenire dei lavoratori,

quindicinale socialista, 15 aprile 1944

 

 

 

 

Roma-Auschwitz

 

 

Cominciò attorno alle 5,30 - «La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Con­tem­poraneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani. / Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna. / Tutti gli altri… sono morti, in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.» - Fausto Coen, 16 ot­tobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma

Giuntina, Firenze, 1983

 

   

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    L'AVVENIRE DEI LAVORATORI contribuisce da oltre 115 anni a tenere vivo l'uso della nostra lingua presso le comunità italiane nel mondo tra quelle persone che si sentono partecipi degli ideali socialisti-democratici di Giustizia e Libertà.

    

    

EDITORIALE

 

Il “Resto”

 

Eterni giovanottoni, tutti presi a misurare fino

a che punto si possa andare oltre la linea…

 

di Andrea Ermano

 

Francamente non so se certi eterni giovanottoni, tendenti alla bravata, e in questi giorni distintisi per una massiccia diffusione del Mein Kampf, si rendano bene conto di quello che fanno, tutti presi come sono a misurare fino a che punto si possa andare oltre la linea.

    Una volta Ettore Cella-Dezza – grande uomo di cultura, che era stato anche un esponente dell’emigrazione e della resistenza antifascista a nord delle Alpi – mi disse che, giunto lui all’età di 91 anni, poteva riguardare a un’esistenza molto ricca di soddisfazioni: aveva girato centocinquanta film, contribuito a centinaia di imprese teatrali, con Silone, Brecht, Strehler e tant’altri, aveva realizzato fin dagli anni Trenta trasmissioni radiofoniche di cui s’è perso il numero, aveva partecipato all’avventura della prima televisione negli anni Cinquanta, aveva diretto opere liriche, con la Callas, e poi dipinto, scritto, tradotto, discusso, recitato… E aveva mietuto per decenni l’affetto del pubblico mitteleuropeo, che lo adorava.

 

 

Ettore Cella-Dezza (a destra) con Richard Lenggenhager,

il partner di una vita, nella loro casa di Winterthur (2003)

 

Gli restavano però – parole sue – due “rimpianti”: Il primo riguardava le “nostre organizzazioni socialiste clandestine”, le quali durante la guerra non avevano potuto fare granché per le comunità ebraiche perseguitate, deportate e massacrate dal genocidio nazi-fascista.

    Ricordo che su questo punto Ettore specificò che intendeva proprio e soprattutto quegli Israeliti “con la barba lunga e i grandi cappelli”.

    Includeva cioè nel suo "rimpianto" tutti gli Ebrei perseguitati e non solo i tanti compagni d’idee e di lotta, con radici ebraiche, come Cesare Sacerdote, Giuseppe Emanuele Modigliani, Claudio Treves, Carlo e Nello Rosselli, Lucio Luzzatto, Franco Fortini Lattes...

 

Il secondo rimpianto, aggiunse Ettore, è quello “di non avere mollato un paio di pugni in più a dei fascisti che so io”.

    Non gli chiesi a chi si riferiva. Non mi pareva una questione di nomi e di cognomi.

    Penso che alludesse a un “Resto di pugni” chiusi in un misterioso contenitore, sigillato nel 1945 con la scritta a caratteri di fuoco: “Non per vendetta”.    

 

 

Berlino, 1947 – La “Tana del lupo”, bunker

di Hitler, prima dello sgombero macerie.

© Bundesarchiv, Bild 183-M1204-319

       

        

SPIGOLATURE 

 

I padroni occulti del califfato

continuano a seminare terrore

 

di Renzo Balmelli 

 

MINACCIA. Nulla sarà più come era. Ci vorrà tempo e una non comune forza d'animo prima che Orlando, paradiso del divertimento per i bambini tramutatosi in teatro dell'orrore, ritrovi il suo sorriso di città spensierata e tollerante. Per ora di fronte alla strage degli innocenti prontamente rivendicata dall'ISIS nell'ambito di una scaltra manovra di intimidazione, sembra di essere nel film di Von Trier Melancholia in cui i protagonisti inermi e rassegnati attendono l'impatto fatale tra la Terra e l'incombente corpo celeste che la distruggerà. Sullo sfondo di questo scenario diviene vieppiù urgente avviare una profonda riflessione in merito alle strategie da mettere in campo per contrastare una minaccia che rischia di diventare una tragica costante del nostro vivere quotidiano. Senza le opportune contromisure, i padroni occulti del califfato sapranno di trovare facilmente un terreno di coltura per seminare terrore e per continuare a esercitare l'effetto perverso del loro operato che annulla la ragione.

 

OMBRA. Siamo su una bruttissima china e diventa oltremodo difficile e complesso collegare come nodi lungo un filo le losche manovre dei burattinai tesi a farci sprofondare nell'oscurantismo. Ogni giorno, blog dopo blog, assistiamo a un florilegio di verdetti sommari, frutto di un approccio mentale pericoloso, nell'intento di colpevolizzare in blocco tutti i mussulmani che in stragrande maggioranza credono nella convivenza pacifica tra i popoli. E' quindi indispensabile non alimentare un clima da "guerra di civiltà" e di sospetto generalizzato secondo lo schema già ampiamente sfruttato dalla destra di Trump e dei suoi seguaci per una bieca speculazione di carattere elettorale che può causare gravi danni al Paese. Certo, il massacro in Florida fa calare un'ombra sulle elezioni americane evocando paure non facili da governare. Eppure, è proprio nei momenti storici "un po' così" che la battaglia delle idee, la madre di tutte le battaglie, rimane l'unica capace di dare scacco matto al terrore.

 

PACE. Tanto di cappello al gestore dell'edicola di Roma che per rispetto verso tutte le vittime del nazismo e per convinta fede antifascista si è rifiutato di esporre il Mein Kampf nell'ambito di una controversa operazione editoriale. Per andare a fondo de male assoluto e dei temibili meccanismi psicologici che hanno ottenebrato milioni di individui nel culto del Terzo Reich, occorre un corredo bibliografico ben più robusto che non il libraccio di Hitler, buono al massimo per l'immondezzaio. Se proprio se ne vuole sapere di più sulle nefandezze del Führer e dei suoi complici vi sono letture più appropriare, a cominciare dal bellissimo La guerra non ha un volto di donna del premio Nobel Svetlana Aleksievic. Vi si narra, senza cedimenti alla retorica, l'epopea di tante giovani, volontarie sovietiche accorse al fronte per difendere la loro patria e quindi anche la nostra da un invasore spietato. L'opera non è un manuale di storia, ma una storia dei sentimenti che ne fa uno straordinario libro di pace.

 

ISOLAMENTO. Calcoli, soltanto calcoli. Non v'è un solo briciolo di idealismo nel dibattito che precede l'infuocato referendum sulla Brexit. Tutti li col pallottoliere a tenere la contabilità in borsa e in moneta sonante su chi vince e chi perde se gli inglesi decidessero di lasciare l'UE per rintanarsi nel loro anacronistico splendido isolamento. In questa fase di totale incertezza la posta in palio va invece ben oltre il fiume di miliardi di sterline che nel caso di una vittoria del SI, attraversando la Manica prenderebbero la via di qualche dorato esilio in compiacenti forzieri. La vera sfida è altrove. Con l'addio dell'isola si aprirebbe un lungo periodo di incognite potenzialmente dirompenti, non di mesi, ma addirittura di anni, che potrebbe sancire la fine dell'Unione e portare al progressivo sgretolamento del vecchio, ma sempre attuale progetto di unità politica ora preso a calci dal nazionalismo xenofobo, pronto a riportare in auge ricette disastrose.

 

VOLONTÀ. Domanda retorica: verrà mai un giorno in cui la sinistra italiana, pur nel rispetto delle sue varie componenti, riuscirà a presentarsi unita davanti agli elettori, anziché regalare punti preziosi agli avversari? Sembrerebbe decisamente di no, perlomeno dopo avere misurato la temperatura al calor bianco delle furibonde polemiche scoppiate in vista dei ballottaggi e del referendum costituzionale e rese ancora più incandescenti dalla botta inaspettata di D'Alema. Eppure intendersi non è impossibile. Per capirlo basterebbe gettare un'occhiata a quanto accade a Washington dove due personaggi agli antipodi del partito democratico quali sono Hillary Clinton e Bernie Sanders provano a dare vita a una piattaforma comune per contrastare la destra repubblicana. Tra loro non è scoppiato l'amour fou, ma questo primo passo testimonia la concreta volontà di unire gli sforzi per il bene degli Stati Uniti. E se ce la fanno loro, cosa impedisce alla sinistra nostrana di liberarsi dalle pastoie della litigiosità cronica? Seconda domanda retorica.

   

    

Verso il Referendum

 

Perché No

 

Il mio NO rotondo e motivato, fermo, deciso e intransigente, ma sempre sereno e pacato. Affinché l’ANPI e il PD passino dallo scontro al confronto.

 

di Felice Besostri

 

Lunedì 30 maggio si è tenuto uno dei pochi confronti tra sostenitori del SI' e del NO al referendum costituzionale di ottobre. Luogo di incontro, promosso dall'ANPI e dalla sezione PD Pietro Calamandrei, la Sala Trasparenza in Via della Libertà a Cesano Boscone. Il mio interlocutore è stato un deputato del PD, Matteo Mauri. Ho esordito parlando della necessità che si moltiplichino i confronti tra il Sì e il No, come al tempo del referendum sul divorzio per avere un voto consapevole. Ai banchetti per la raccolta delle firme mi è capitato di incontrare elettori convinti che il Senato fosse stato abolito e non ridotto ad un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci.

    All'incontro partecipavo come relatore designato dall'ANPI per il NO. Non capisco perché gli organizzatori mi abbiano qualificato come ex senatore DS: nostalgia del passato o soddisfazione che non sia più in Senato? Comunque preferisco essere un ex senatore che un ex di sinistra se fossi rimasto nei DS per confluire nel PD. In effetti una proposta di revisione costituzionale, come la Renzi Boschi non avrebbe avuto alcuna probabilità di passare in una Commissione Affari Costituzionali, dove ero il capogruppo dei DS ed era presieduta dal prof. Massimo Villone e non dalla senatrice Finocchiaro.

    In questa riscrittura di 48 articoli della Costituzione manca la trasparenza: il primo ministro è di fatto eletto direttamente, grazie ad un ballottaggio, cui si accede senza quorum di partecipazione al voto e/o di percentuale delle liste ammesse, ma formalmente facendo salve le prerogative del Presidente della Repubblica come prevede la forma di governo parlamentare: quella scelta dai padri costituenti. Malgrado l' art. 92.2 Cost. potrebbe il Capo dello Stato nominare Presidente del Consiglio dei Ministri un personaggio diverso da quello indicato come capo politico della lista, che dispone almeno di 340 seggi su 630 della Camera? No!

    La preoccupazione maggiore è che questa revisione sia un antipasto di quella vera, fatta non più da un Parlamento di 945 parlamentari eletti più 6 senatori a vita o di diritto, ma da una Camera di 630 deputati e da un Senato a mezzo servizio di 100 membri. I principi fondamentali sono già stati toccati e proprio l'art. 1.2 Cost. togliendo al popolo sovrano il potere di eleggere il Senato. L'elezione diretta di un Senato di 100 membri non avrebbe migliorato la situazione. La vera soluzione, che avrebbe avuto ampio consenso, era la riduzione della Camera a 400 deputati e del Senato a 200 in totale 600 invece di 730: un risparmio maggiore dei costi della politica. L'altra soluzione sensata era di passare davvero ad un Parlamento monocamerale con una legge elettorale proporzionale, corretta da una soglia di accesso. Per dare stabilità ai governi basta la sfiducia costruttiva.

    I premi di maggioranza non sono conformi alla Costituzione, perché se vincolano il parlamentare, eletto grazie al premio, sono in contrasto con l'art. 67 Cost., che vieta il mandato imperativo. Se, invece, non lo vincolano, come è avvenuto nelle legislature conseguenti alle elezioni del 2006, 2008 e 2013, si sacrifica gravemente e inutilmente la rappresentatività. L'attuale Senato è composto da 315 senatori eletti su base regionale più i senatori di diritto, gli ex Presidenti della Repubblica e i senatori a vita, massimo 5. Il nuovo “ Senato della Repubblica è composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica” (art.. 57.1rev).

        L'art. 57 Cost. revisionato è inapplicabile perché richiede che i consigli regionali e di provincia autonoma eleggano i senatori “con metodo proporzionale”, impossibile quando i senatori siano 2 o 3 in totale, di cui uno sindaco. Ebbene è il caso di 11 regioni e 2 province autonome su 21, cioè la maggioranza. Con i sindaci tutti e i 5 di nomina presidenziale il totale dei senatori non eletti con sistema proporzionale è il 36% del nuovo Senato.

    Gli attuali senatori a vita non spariranno, ma resteranno in carica vita natural durante e con tutte le prebende ed indennità garantite a loro e agli ex Presidenti della Repubblica da una norma transitoria. Teoricamente il Presidente Mattarella, finché non promulgherà la legge di revisione costituzionale nel deprecabile esito positivo del referendum ex art. 138 Cost., ne può nominare ancora uno, come lascito del suo mandato: l’ultimo mohicano senatore. La superficialità, che ha accompagnato l’arroganza, con la quale è stata approvata la revisione costituzionale ha fatto alcune vittime specifiche, come i 5 senatori, che possono essere nominati dai Presidenti della Repubblica per 7 anni, man mano che muoiono – o si dimettono per scaramanzia – i senatori a vita in carica: non rientrano nella norma transitoria e quindi niente indennità di carica.

    Se la logica è che i consiglieri regionali e i sindaci senatori non ricevono indennità perché già ne godono di un'altra, che succede se i 5 senatori a tempo non sono né consiglieri regionali, né sindaci? Devono essere ricchi o pensionati d'oro? E l'uguaglianza dei cittadini dove la mettiamo? Per persone che hanno illustrato la Patria per meriti artistici e letterali ve ne possono essere di indigenti: proprio per loro si è fatta una apposita legge, chiamata legge Bacchelli, dal primo romanziere che ne beneficiò. Contrariamente a quanti molti pensano, avendo erroneamente interpretato l’espressione dell’art. 57.1rev. “rappresentativi delle istituzioni territoriali” come “maggiormente rappresentativi” non è detto che i senatori sindaci debbano essere sindaci di grandi città: è pura invenzione. Essi devono essere “sindaci dei comuni dei rispettivi territori” (art. 57.2rev.), cioè devono essere sindaci di un comune della regione o provincia autonoma quali che sia il numero degli abitanti.

    Penso che sia facile prevedere che nelle regioni (per es. la Sardegna) dove non c'è incompatibilità tra consigliere e sindaco di comune sotto i 5.000 abitanti sarà più probabile che sia eletto senatore un consigliere regionale sindaco di piccolo comune che il sindaco del Capoluogo di regione o di un capoluogo di un’ex provincia. All’internodi un partito per esempio uno scambio tra un posto di assessore e consigliere regionale o per far tornare i conti all’interno di una coalizione al governo di una regione, quando i senatori assegnati, ai sensi dell’art. 57.3 rev., siano pochi, al massimo 6, vale a dire in ben 15 regioni/province autonome su 21. Bisogna poi tenere conto che le indennità dei sindaci variano da 2.500 € mensili per i più piccoli fino a 15.100€ per i più grandi, ma chi prende di più non può pensare di andare a Roma non diciamo 2/3 giorni la settimana, ma nemmeno un giorno intero.

    Non solo ci sono queste controindicazioni, come ha detto il Sindaco di Cesano Boscone, una città di 23.000 abitanti, ma i sindaci di Città metropolitana possono essere nominati senatori solo se sono sindaci metropolitani ex lege, come sindaci del comune capoluogo della Città Metropolitana. Se un sindaco metropolitano avesse la cattiva idea di farsi eleggere direttamente dai cittadini insieme con il consiglio metropolitano non può essere nominato senatore, perché cesserebbe di essere sindaco di un Comune. Con l'attuale formulazione dell'art. 57rev. è impossibile, come si è accennato sopra, eleggere il Senato perché ci sono troppe indicazioni contraddittorie: 1) devono i consiglieri regionali/senatori[ non i sindaci/senatori] essere eletti dai consigli regionali o di provincia autonoma con metodo proporzionale... tra i propri componenti (art. 57.2rev.); 2) in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma (art. 57.5rev.); 3) I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio (art. 57.6 ult. periodo rev.). Ogni regione o Provincia autonoma (per questa ragione la regione Trentino Alto Adige con poco più di un milione di abitanti ha 2 senatori sindaci, mentre la Lombardia con 9.7000.000 abitanti ne ha uno solo) deve avere almeno 2 senatori (art. 57.3rev.). La ripartizione dei seggi tra le Regioni, tolti i 2 di diritto si effettua "in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale" (art. 57.4rev.).

    Nella legge del sesto comma non si può fare un’elezione diretta del consigliere regionale senatore perché bisogna tenere conto anche della composizione di ciascun consiglio: cosa succede se il più votato per il Senato appartiene ad una lista minoritaria della coalizione al governo o comunque della minoranza o addirittura di lista, che non superasse la soglia per entrare in consiglio regionale? Si può obiettare che questo è un caso di scuola, ma è un fatto, come già detto, che in 8 regioni e nelle 2 province autonome ci sono solo due senatori di cui uno sindaco, come si fa ad eleggerli con metodo proporzionale? Per colmo di scarsa rappresentatività, anche indiretta, della popolazione le leggi elettorali regionali sono tutte maggioritarie con premi di maggioranza tra il 55 e il 61% per cento e come l’Italikum la partecipazione al voto non altera l’entità del premio. Nel 2015 in Emilia Romagna ha votato meno del 38% degli aventi diritto, quindi la proposta di governo dei vincitori, ma anche quelle alternative delle opposizioni, non hanno convinto nemmeno la metà degli aventi diritto a recarsi al voto: governabilità imposta contro la volontà della maggioranza dei cittadini elettori.

    In Germania nel 2012 la Merkel, candidata Cancelliera dell’Unione CDU-CSU, ha ottenuto il 43,7% dei voti. Se avesse avuto come legge elettorale un bel Germanikum, traduzione tedesca dell’Italikum, gli sarebbe spettato il 54% del Bundestag, invece ha dovuto penare 2 mesi per trovare una maggioranza con la quale redigere in buona e dovuta forma un Contratto di Governo, non un programma dell’Ulivo (1966) o dell’Unione (2006), con dentro di tutto e il suo contrario, ma impegni precisi e un cronoprogramma. Quando si chiede a politici o costituzionalisti tedeschi. Perché non fanno come da noi? La risposta è semplice: se la Merkel ha il 43,7%, significa che il 56,3% non è s’accordo con lei e in democrazia il 56,3% è di più del 43,7%. Elementare Watson.

    La pretesa di sapere la sera delle elezioni chi governerà per tutta la legislatura stabilmente e senza pericolo non è condivisa dagli Stati Uniti, che pure hanno un sistema presidenziale. Il prossimo 4 novembre, alla sera, si saprà il nome del prossimo Presidente USA. Se poi ella/egli potrà realizzare il suo programma, questo dipenderà dalle elezioni della Casa dei Rappresentanti e del Senato. Nel primo mandato, conquistato nel 2008, Obama aveva una maggioranza al Senato, e nella la Casa dei Rappresentanti, ma nella Midterm Election del 2010 mantenne la maggioranza nel solo Senato. Nelle elezioni del 2012 Obama fu riconfermato, ma sempre in minoranza nella Casa dei Rappresentanti. E finì “azzoppato” totalmente nelle Elezioni di Mezzo Termine del 2014, perdendo la maggioranza in entrambe le Camere del Congresso USA.

    Quando si chiede la ragione di ciò la risposta è semplice: il Presidente degli Stati Uniti è molto potente, quindi i controlli e i contrappesi devono essere forti. A metà mandato spetta al popolo mandare un segnale al Presidente. La nostra revisione, invece, lascia il Presidente del Consiglio dei Ministri senza controlli e contrappesi, padrone dell’agenda parlamentare e della Camera dei deputati, che dà la fiducia – dimenticando il monito della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, per la quale “La società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha Costituzione” (Art. 16).

    Con 3 membri della Corte Costituzionale eletti dalla Camera e 2 dal Senato, non è più necessario trovare un’intesa in un Parlamento in seduta comune, più semplice eleggere a maggioranza i 2 giudici di competenza del Senato, male che vada la lista beneficiaria del premio di maggioranza ne eleggerà uno al Senato. Con un Presidente della Repubblica espressione della stessa maggioranza politica della Camera sono assicurati almeno 8 membri su 15, la maggioranza della Corte Costituzionale.

    Non basta: con il metodo di elezione indiretta del Senato, già sperimentata, senza reazioni popolari con la legge Del Rio per Province e Città Metropolitane si è scoperto più facile non abrogare Senato e/o Province, ma la democrazia nella loro elezione: con le elezioni di secondo grado si saprà chi governerà… la sera prima delle elezioni! Nelle passate elezioni provinciali era legittima la candidatura di un solo Presidente di Provincia e di una sola lista di consiglieri provinciali pari ai posti da eleggere: tutti insieme appassionatamente.

    C’è un semplice test: confrontare i testi degli art. 57 e 70 Cost. vigenti e quelli revisionati. Del 57 ho parlato, il 70 vigente era comprensibile da tutti, con licenza elementare: “La funzione legislativa è collettivamente esercitata dalle due Camere”. Un comma di nove parole: quello revisionato è di 6 commi e di diverse centinaia di parole. I costituzionalisti, titolari di insegnamento universitario, non si sono ancora accordati su quanti siano i procedimenti di approvazione delle leggi, si va da 4 a 7: una bella semplificazione! Votino SI’ chi ha capito i nuovi articoli 57 e 70, chi non li capisce o ha dei dubbi voti NO al referendum di Ottobre, se non altro per il principio di precauzione.

    E non abbiamo parlato della legge elettorale, che si chiama Italicum (io preferisco Italikum), perché in nessuna altra parte del mondo si cumulano premi di maggioranza e soglia di accesso. Inoltre il premio di maggioranza è inversamente proporzionale al consenso elettorale. In altre parole, se hai il 40% dei voti validi espressi, quindi comprese le schede bianche e i voti per liste sotto soglia del 3%, riceverai in premio un 15% di seggi in più, se sei ammesso al ballottaggio con il 25% dei voti espressi, escluse bianche e voti per liste sotto soglia, e lo vincesse, più che raddoppierebbe i seggi di sua spettanza.

    Ci sono italiani di serie A, quelli delle regioni Val d’Aosta e Trentino Alto Adige, quelli di serie B, tutti gli altri italiani residenti sul territorio nazionale ed infine quelli di serie C, quelli della Circoscrizione estero. I primi eleggono i loro rappresentanti al primo turno in collegi uninominali con recupero proporzionale di 3 seggi su 8, che nessuno può toccare, ma partecipano al ballottaggio, decidono quale lista prende il premio di maggioranza, come nel 2006 e nel 2013 con il porcellum e quindi decidono chi governerà gli altri 60 milioni di italiani.

    Quelli di serie B subiscono i capilista bloccati, non sanno chi sarà eletto nel proprio collegio con le preferenze, perché li decide l’algoritmo, che distribuisce i seggi del premio di maggioranza su scala nazionale e se appartengono ad una minoranza linguistica diversa dalla francese della Val d’Aosta o tedesca della Provincia di Bolzano, per esempio sei un sardo, un friulano, uno sloveno o un occitano identitario non hai garanzia di rappresentanza.

    Infine se siete italiani della Circoscrizione estero vi possono rubare il voto, alterare i risultati e siete esclusi dal ballottaggio, anche se siete molti milioni in più dei trentin-altoatesini.

    Con un popolo informato, la vittoria dei NO è scontata, ma va da sé: questo dovrà essere evitato ad ogni costo con il controllo dei mass-media, senza alcun rispetto del pluralismo informativo. Ma neanche questo basterà. Quindi nella parte finale della campagna referendaria ci sarà il terrorismo politico-finanziario sulle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile: il diritto di voto dei cittadini sarà espropriato dalle agenzie di rating, dal FMI e dalla BCE: alla faccia del voto libero, uguale e personale previsto dal nostro art. 48.2 Cost.

 

   

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Migranti, ecco le proposte della Ces

 

Si è svolta ieri a Roma una conferenza del sindacato europeo. Che ha licenziato un documento con sette richieste: dai corridoi umanitari alle politiche di inserimento. Grande assente, il governo italiano. Camusso: "L'Ue torni a occuparsi delle persone"

 

di Stefano Iucci

 

Un documento in sette punti per affrontare l’emergenza profughi e migranti. Lo ha presentato ieri mattina la Ces in una grande conferenza che si è svolta a Roma a Palazzo Rospigliosi e alla quale hanno partecipato 250 delegati in rappresentanza dei sindacati di tutta Europa.

    Nel documento, che sarà inviato a tutti gli Stati membri dell’Ue,  la Confederazione dei sindacati europei invoca una politica di asilo europea proattiva; operazioni continue di salvataggio per evitare ulteriori morti in mare; canali  legali sicuri di immigrazione; una revisione del regolamento di Dublino; un sostegno allo sviluppo più efficace nei Paesi d'origine; servizi pubblici adeguati in materia di occupazione e alloggi; centri ben equipaggiati di  accoglienza e di esame delle richieste di asilo.

    I dati, come si sa, sono drammatici. Nel 2016 i richiedenti asilo arrivati via mare in Europa sono stati 208.150 e, sempre nel 2016, oltre 2.800 persone hanno perso la vita in mare cercando di raggiungere il nostro continente. Una tragedia il cui bollettino è ormai quotidiano: questa mattina 140 migranti alla deriva nel Canale di Sicilia, sono stati soccorsi da nave "Bourbon Argos" di Medici senza frontiere. L’Europa, è il parere unanime di tutti i relatori che sono intervenuti, fa molto poco: si muove in ritardo e male. E spesso prevalgono interessi e piccoli, miopi, egoismi.

    I lavori – a cui hanno partecipato, tra gli altri, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Philippe Martinez, leader della Cgt francese e Ignacio Toxo, numero uno delle Ccoo spagnole – sono stati aperti da Luca Visentini, segretario generale Ces, che ha ribadito come “l’inserimento dei rifugiati nel mercato nel lavoro rappresenta una sfida e un’opportunità al tempo stesso”. Anche per questo, i sindacati europei, ha aggiunto, “chiedono più fondi "per i Paesi che accolgono i rifugiati".  Duro il giudizio sull’accordo Ue-Turchia: “Non si possono dare sei milioni a un paese perché si tenga i migranti”. Nel suo intervento, il segretario generale della Ces ha mostrato apprezzamento per il Migration Compact proposto dal governo Renzi, tuttavia, ha attaccato, “né  Renzi né il governo italiano hanno risposto oggi al nostro  invito".

    Per Susanna Camusso, “integrazione, investimenti, lavoro, politiche sociali, formazione e solidarietà sono fondamentali", così come “l’istituzione di corridoi umanitari”. Il problema, però, non si limita all’emergenza: “Finché aumentano le diseguaglianze – ha detto –, proseguiranno le migrazioni e le fughe per la sopravvivenza”. Camusso ha chiamato in causa anche le responsabilità dell’Europa, poiché c’è una “forte relazione tra crisi dell'Europa e risposte sbagliate sui rifugiati".  L'Europa, dunque, “deve tornare a occuparsi delle persone, di politiche sociali e investimenti: meno di finanza”. Anche per la sindacalista della Cgil, “l'accordo con la Turchia è sbagliato”.

   

        

Da Avanti! online

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Ttip, l’accordo arranca e fa discutere

 

Il trattato di partenariato tra Ue e Usa - il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) – è un oggetto dai contenuti ignoti e misteriosi. Ma se dovesse andare in porto modificherebbe perfino le nostre abitudini alimentari…

 

di Lorenzo Mattei

 

È toccato al ministro dello Sviluppo Economico fare un po’ di luce sul Ttip, il Trattato di partenership sugli investimenti e il commercio tra Ue e Usa. Il Ttip è un mistero per gli europei eppure, se dovesse andare in porto, avrebbe la forza di modificare profondamente il sistema economico del Vecchio Continente e perfino le sue abitudini alimentari. “Un recente sondaggio – ha ricordato la capogruppo socialista Pia Locatelli – ha rivelato che il 50% della popolazione italiana non ne ha mai sentito parlare e soltanto il 15% risulterebbe a favore”.

    Sincero interesse dunque oggi pomeriggio a Montecitorio per le parole del ministro Carlo Calenda (vai allo stenografico dell’intervento) convocato apposta per informare il Parlamento su un negoziato che a tutt’oggi viene tenuto accuratamente sotto chiave e i cui atti possono essere letti solo su richiesta da un ristretto numero di parlamentari, con un tetto temporale (portato da 1 a 4 ore) e senza poter copiare alcunché. Una segretezza che già da tempo è fonte di illazioni e proteste perché il Ttip assomiglia più a un patto tra nazioni che si preparano a una guerra che non a liberoi Stati democratici che stipulano un accordo, per quanto complesso e delicato, solo di natura commerciale.

    Il ministro ha spiegato che l’obiettivo del Ttip è inanzitutto quello “di riportare il timone della globalizzazione nelle nostre mani”, che è “un indispensabile antidoto agli squilibri causati dalla globalizzazione” e ha poi sottolineato che “gli USA sono oggi per noi il terzo mercato per volume di interscambio e in assoluto il più promettente in termini di crescita”. Il trattato “potrebbe essere particolarmente vantaggioso per l’Italia, anche perché i dazi e le barriere non tariffarie, oggi presenti negli USA, colpiscono, in particolare, i settori di nostra specializzazione; dal tessile alle calzature, dall’agroindustria alla ceramica, molti dei nostri prodotti sono oggi fortemente penalizzati dalle protezioni americane”.

    Calenda ha poi risposto ad alcuni timori diffusi non solo in Italia, ma anche in Francia e Germania, ricordando che “non fanno parte del negoziato il principio di precauzione, che ci differenzia dagli USA e sulla base del quale, tra l’altro, sono oggi tenuti fuori dal mercato UE molti OGM e altri prodotti alimentari ritenuti dalle autorità europee non completamente sicuri, i servizi pubblici, la cultura, i diritti e i servizi audiovisivi”.

    Due ostacoli alla conclusione - Ma il Ttip potrebbe non vedere mai la luce perché ci sono due scogli ancora insuperati, “gli appalti pubblici e le indicazioni geografiche”. Sugli appalti pubblici “l’offerta USA è stata ritenuta dalla Commissione europea inaccettabile; nella proposta americana non vi sono novità rispetto a quanto presentato tre anni fa, ossia agli inizi del negoziato; permane l’impianto protezionista che governa da quasi un secolo la disciplina degli appalti USA, dove vigono le norme del Buy American Act; senza una liberalizzazione significativa del sistema degli appalti a livello federale e a livello statale, in particolare quando i fondi sono federali, per noi sarà impossibile raggiungere un accordo. Il secondo punto riguarda le indicazioni geografiche, fondamentali per la nostra agroindustria. Il TTIP dovrà fornire risultati concreti in questo settore per poter essere approvato. Agli USA chiediamo, quindi, di essere pragmatici e di trovare soluzioni”.

    Il "Parmesan" - La paura in questo caso dei produttori italiani, soprattutto per quanto riguarda i beni di qualità nel settore agrolimentare, è che dagli Usa arrivino imitazioni del made in Italy di scarso valore in grado di invadere il mercato grazie al loro basso prezzo, distruggendo quello che per noi è un settore di strategico. Tra i punti che fanno storcere il naso agli italiani c’è in particolare quello che riguarda una lista di nomi che “negli Stati Uniti sono considerati nomi comuni generici, cioè impossibili da proteggere”, ma che invece vengono usati per spacciare come ‘italiani’ prodotti locali. “In questo caso riteniamo che debba essere introdotto un divieto di evocazione che contrasti l’italian sounding. Occorre impedire l’uso di simboli come il tricolore e altri segni grafici, ma anche diciture in italiano o forme colorate con tinte comunemente accostate al nostro Paese. Questo schema di accordo ricalca quello fondamentale raggiunto con il Canada sulle indicazioni geografiche. I negoziatori USA e UE auspicano che si arrivi al momento della decisione politica, l’end game, entro fine anno”.

    “Nessun pregiudizio, ma nemmeno carta bianca” ha detto Pia Locatelli intervenendo in aula a nome di parlamentari socialisti (il testo dell’intervento). Locatelli ha messo l’accento sulla necessità di dare più trasparenza al negoziato e poi ha sottolineato come non ci debba essere “nessun abbassamento degli standard UE e nessuna diminuzione della potestà legislativa degli organi democratici”.

 

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Da l’Unità online

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D’Alema non ci sta

 

“Una plateale scorrettezza giornalistica, fatta forse per compiacere i capi del mio partito, è diventata un danno per il Pd. Scorrettezza e strupidità spesso vanno di pari passo”: con queste parole Massimo D’Alema controreplica al quotidiano ‘La Repubblica’ (che oggi torna sul retroscena pubblicato ieri, confermando in sostanza quanto già scritto) in una lunga dichiarazione resa da Bruxelles. “Continuo a leggere su Repubblica falsità, forzature e valutazioni o prese di posizione pubbliche riportate come se si trattasse di trame e complotti“, si legge nella dichiarazione, “la volontà, per esempio, di impegnarmi nella campagna referendaria è stata annunciata più volte, l’ultima una ventina di giorni fa in una manifestazione pubblica a Brindisi, di cui gira anche un video. Ho ritenuto, tuttavia, di evitare pronunciamenti proprio per non provocare polemiche e strumentalizzazioni in vista delle amministrative, invitando a concentrarsi sui ballottaggi di domenica prossima”.

    “Non ho tenuto – sottolinea D Alema – alcuna riunione con la dissidenza socialista, di cui ignoro l’esistenza. E’ passato a trovarmi Bobo Craxi, che è un vecchio amico. Non ho tenuto alcuna riunione di fedelissimi né in Puglia né, in particolare, a Bari. In Puglia sono andato invitato a fare la campagna elettorale del Pd, come può essere testimoniato da tanti cittadini ed esponenti del partito”.

     “Non ho esercitato alcuna pressione su Tommaso Montanari di cui sono amico ed estimatore. Ho parlato con lui – prosegue D’Alema – che mi ha chiesto un consiglio e ho ritenuto di dirgli che un suo impegno per Roma sarebbe certamente positivo per la città. Opinione che confermo. Per quanto riguarda la famosa riunione di lunedì scorso nella sede della Fondazione Italianieuropei, come è stato chiarito anche da altri, in particolare dal presidente Gaetano Quagliariello, c’è stato, alla fine, mentre uscivamo sul pianerottolo, uno scambio di battute che non si possono considerare né dichiarazioni di voto né annunci di programmi politici. D’altro canto qualsiasi persona di buon senso capisce che, se si vuole sostenere un candidato sindaco, lo si fa con dichiarazioni e iniziative pubbliche, non con battute su un pianerottolo”.

     “In questi giorni, invece – conclude D’Alema – ho deciso di astenermi da qualsiasi considerazione critica proprio per evitare polemiche che potessero danneggiare il PD nella delicata fase delle amministrative. Un atteggiamento responsabile. E’ stato il falso scoop di Repubblica a lanciare, a poche ore dal voto, un appello a votare contro Renzi, che non ho mai pronunciato. Così che, per paradosso una plateale scorrettezza giornalistica, fatta forse per compiacere i capi del mio partito, è diventata un danno per il Pd, a conferma del fatto che scorrettezza e stupidità spesso vanno di pari passo”.

 

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Da MondOperaio

http://www.mondoperaio.net/

 

Per Paolo Leon

(Venezia, 26.4.1935 – Roma, 11.6.2016)

 

di Stefano Rolando

 

Leggo l’ampio necrologio su Repubblica che riguarda la scomparsa, a 81 anni, di Paolo Leon, nato a Venezia, ma economista formatosi a Roma alla scuola di Federico Caffè, considerato di tradizione keynesiana e politicamente membro di quella ampia famiglia intellettuale socialista che negli anni ’70 militava con passione nella corrente di sinistra del Psi.

    Proprio in quegli anni abbiamo fatto conoscenza nella stessa sezione socialista dei Parioli, con la mia preferenza (da milanese) per le posizioni dell’autonomismo. in un rapporto in cui non solo faticavano a rivaleggiare, ma dovevano alla fine sempre riconoscere tali qualità umane e intellettuali da trovare sempre sintesi ragionevoli.

    Da qui una lunga stima e amicizia, passata attraverso l’esperienza della Associazione per l’economia della cultura, e qualche anno fa nella bellissima esperienza, sotto la guida di Walter Santagata, per la redazione del rapporto sull’economia della creatività in Italia. Tante volte la sua inconfondibile voce, che improvvisamente sbucava da qualche giornale radio a commentare fatti economici rilevanti, mi riportava alle ore, anche piccole, di discussioni e dibattiti, occasione di una vita fervida, tra vicende civili e avventure della conoscenza, per le quali Roma e’ stata città, per tanti di noi, ben diversa dalla sua caricatura: città vitale, città materna, città integrativa.

    Con dolore apprendo della sua scomparsa – dopo una malattia che fronteggiava con spirito e con coraggio: e penso che mancherà a tanti, a memoria della grande qualità che la “sinistra della ragione” ha rappresentato in anni tutti da riscrivere.

       

        

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Populismi: il M5S e l’AfD

 

Roma - Lunedì 20 giugno alle ore 16.30

 

Lunedì 20 giugno alle ore 16.30, presso la sede nazionale della UIL in via Lucullo, la Fondazione Nenni presenta la sua ultima pubblicazione Populismi: il M5S e l’AFD, Bibliotheka Editore (222 pagine).

    La ricerca italo-tedesca, condotta da Jakob Schwoerer e coordinata da Cesare Salvi, si è concentrata sui nuovi e travolgenti fenomeni politici che si sono affermati in Germania e in Italia sulla scia della crisi economica e finanziaria, presentano posizioni anti-establishment e traggono i loro voti da un elettorato minato nelle sue sicurezze economico-sociali e che, sempre più, ha aumentato dissenso, avversione e sfiducia nei confronti della vecchia classe dirigente.

 

Discutono:

Carmelo Barbagallo

Giorgio Benvenuto

Michael Braun

Cesare Salvi

 

Coordina

Antonello Di Mario

 

Sarà presente e interverrà l’Autore della ricerca

Jakob Schwoerer

 

In collaborazione con:

UIL, Friedrich Ebert Stiftung, Fondazione Bruno Buozzi

      

       

Da vivalascuola riceviamo

e volentieri pubblichiamo

 

La scuola del malessere

 

Un bilancio dell’annno scolastico 2015-2016…

 

di Giorgio Morale

 

vivalascuola presenta un bilancio dell'anno scolastico 2012-2016, a firma di Tullio Carapella:

 

https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2016/06/06/vivalascuola-209/

 

Si tratta di un bilancio all'insegna del malessere, malessere che non è solo uno stato d'animo ma un chiaro sintomo di una politica.

    Nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena si vedono i cittadini vivere nell’ordine e nell’armonia, mentre nell’affresco del Cattivo Governo si vede al centro la Tirannide, circondata da Avarizia, Superbia, Vanagloria. Gli effetti sono una città in rovina, dove dominano la divisione e la miseria.

    La “Buona Scuola” di Renzi è una città in rovina, quindi uno specchio del cattivo governo. Lungi dal creare ordine e armonia, essa ha portato nelle scuole competizione e conflittualità. La miseria c’era già da tempo.

    Questa è l’ultima puntata del 2015-2016, a meno di necessità impreviste vivalascuola riprenderà a settembre. Per intanto, invitiamo a firmare per i referendum abrogativi di 4 commi della Legge 107, finché c’è tempo – entro fine giugno.

    Con un grazie di cuore a collaboratori e lettori e auguri di una buona estate a tutti.

       

   

Da CRITICA LIBERALE

riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Liberali per il NO

 

No alla deforma costituzionale

 

Care amiche e cari amici, sabato 25 giugno a Roma è convocata l'assemblea dei Liberali per il NO alla deforma costituzionale.

    Sarà un momento di confronto e dibattito per approfondire le criticità di questa riforma, ma anche per pensare a proposte concrete positive, per non essere tacciati di conservatorismo, perché, se alcuni dicono che la nostra è” la costituzione più bella del mondo”, noi pensiamo: “anche no”.

    Ci sarà modo di confrontarci e pensare a quali contenuti e quali forme dare alla nostra campagna e magari, se insieme lo riterremo opportuno, anche ad una organizzazione più operativa e capillare.

    L'incontro si terrà dalle 10, 30 alle 17,00 presso la sede di Critica liberale, in via delle Carrozze, 19.

    Per meglio organizzare i nostri lavori, e soprattutto per darci la possibilità, se dovessimo essere troppo numerosi, di trovare una sede più capiente, è obbligatorio confermare la propria presenza rispondendo a questa mail o, per ulteriori informazioni e chiarimenti, telefonando al 3931474040.

    Vi preghiamo fin da ora di segnalarci la vostra intenzione di portare un contributo al dibattito o la vostra disponibilità a dare una mano organizzativa, qualora per quel giorno non potrete essere presenti.

 

Vai al sito di Critica liberale

      

            

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI - Voci su Wikipedia :

(ADL in italiano) https://it.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_lavoratori

(ADL in inglese) https://en.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(ADL in spagnolo) https://es.wikipedia.org/wiki/L'Avvenire_dei_Lavoratori

(Coopi in italiano) http://it.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in inglese) http://en.wikipedia.org/wiki/Ristorante_Cooperativo

(Coopi in tedesco) http://de.wikipedia.org/wiki/Cooperativa_italiana

   

    

Segnalazione

 

Il Leopardi politico

nello Zibaldone

 

Giacomo Leopardi, "Lo Stato libero e democratico". La fondazione della politica nello Zibaldone – a cura di Fabio Vander (Milano, Mimesis, pp. 106).

 

È uscito il volume: Giacomo Leopardi, "Lo Stato libero e de­mo­cra­tico". La fondazione della politica nello Zibaldone (Milano, Mimesis, pp. 106).

    Curatore, oltre che autore delle note a commento dei singoli passi dello Zibaldone, è Fabio Vander, uno dei pochi intellettuali di sinistra oggi sopravvissuti in Italia e distintosi per notevoli contributi storici (sul trasformismo e sulla prima guerra mondiale) come pure filosofici (sulla ita­lian theory e il pensiero della contraddizione in Aristotele).

    In questo nuovo volume si punta a una ricostruzione del filo con cui Leopardi cerca di rifondare i termini della politica moderna, dopo la Rivoluzione e dopo la Restaurazione.

 

 

Per chi vive a Roma il volume è disponibile presso la libreria Arion di piazza Montecitorio. Altrimenti è possibile rivolgersi all’editrice Mimesis: tel +39 02 24861657 ; +39 02 2441638; fax +39 02 89403935; mimesis [at] mimesisedizioni.it.

        

            

L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

EDITRICE SOCIALISTA FONDATA NEL 1897

Casella postale 8965 - CH 8036 Zurigo

 

L'Avvenire dei lavoratori è parte della Società Cooperativa Italiana Zurigo, storico istituto che opera in emigrazione senza fini di lucro e che nel triennio 1941-1944 fu sede del "Centro estero socialista". Fondato nel 1897 dalla federazione estera del Partito Socialista Italiano e dall'Unione Sindacale Svizzera come organo di stampa per le nascenti organizzazioni operaie all'estero, L'ADL ha preso parte attiva al movimento pacifista durante la Prima guerra mondiale; durante il ventennio fascista ha ospitato in co-edizione l'Avanti! garantendo la stampa e la distribuzione dei materiali elaborati dal Centro estero socialista in opposizione alla dittatura e a sostegno della Resistenza. Nel secondo Dopoguerra L'ADL ha iniziato una nuova, lunga battaglia per l'integrazione dei migranti, contro la xenofobia e per la dignità della persona umana. Dal 1996, in controtendenza rispetto all'eclissi della sinistra italiana, siamo impegnati a dare il nostro contributo alla salvaguardia di un patrimonio ideale che appartiene a tutti.

  

     

 

 

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